lunedì 5 novembre 2007
mercoledì 26 settembre 2007
CONTRATTO UNICO, QUESTO SCONOSCIUTO
"Nella nostra proposta - dicono Boeri e Garibaldi - il contratto ha tre fasi: la prova, l'inserimento e la stabilità". Dopo il periodo di prova di sei mesi e fino al terzo anno, "il lavoratore è coinvolto in un periodo di inserimento in cui viene tutelato dalla protezione indennitaria (da due a sei mesi di salario) nel caso di licenziamento economico....Al termine del terzo anno, l'obbligo di reintegrazione viene esteso anche ai licenziamenti economici senza giusta causa." Gli altri tipi di contratti, aggiungono gli autori, "rimangono, ma devono essere compatibili con gli standard minimi...in termini di salario minimo orario e contributi previdenziali obbligatori".
Credo che sia una base di discussione importante, anche se mi piacerebbe un confronto con Michele Tiraboschi che in suo articolo di pochi giorni fa scriveva: "...Sul piano progettuale riscuote oggi un discreto successo la proposta del contratto unico in tre tempi: prova, inserimento, stabilità. A noi pare che questa forma di lavoro già esista sulla carta, anche se poco e male applicata dalle norme regionali e dai contratti collettivi. È il nuovo apprendistato della Legge Biagi, che è infatti un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ma senza articolo 18, che prevede una prova, un inserimento in modalità formativa e infine, al termine del periodo di apprendimento, la possibilità di stabilizzazione senza soluzione di continuità".
Ci sono però altri due passaggi dell'articolo di Tiraboschi che mi hanno colpito. Il primo riguarda la sovrabbondanza di norme che alla fine non fanno contento nessuno:
"...Anche dopo le recenti innovazioni apportate dalle Leggi Treu e Biagi è palese, e non solo nei settori maggiormente esposti alla competizione internazionale, l’insofferenza verso un corpo normativo sovrabbondante ed ostile che, pur senza dare vere sicurezze a chi lavora, intralcia inutilmente il dinamismo dei processi produttivi e l’organizzazione del lavoro. Così, se per un verso i lavoratori chiedono maggiori e più incisive tutele, le imprese reclamano a loro volta maggiore flessibilità e un quadro di regole meno invasivo".
Il secondo mette in guardia da imposizioni di legge formali che poi il mercato si incarica puntualmente di eludere, senza quindi portare grandi vantaggi:
"La verità è che lavoratori e imprese hanno oggi bisogno di un quadro di regole semplici, sostanziali più che formali, accettate e rispettate in quanto contribuiscano a cementare rapporti di fiducia e un clima di fattiva collaborazione nei luoghi di lavoro. Una economia competitiva fondata sulla conoscenza - scrive Tiraboschi - deve cioè poter contare su lavoratori il cui potere contrattuale poggi sulla loro qualità professionale e capacità di adattamento piuttosto che su di un sistema di garanzie ingessate. Questa è la vera stabilità del lavoro. Una stabilità basata su un sistema di convenienze reciproche piuttosto che su formalistiche imposizioni di legge, che vengono poi largamente superate nei processi normativi reali, se è vero che l’articolo 18 trova applicazione per una cerchia sempre più ristretta di lavoratori e, comunque, nulla può quando una impresa chiude o delocalizza".
In biologia e anche in cibernetica esiste il concetto di omeostasi che io trovo affascinante: è la capacità dell'organismo ( o di un sistema complesso) di conservare una stabilità al suo interno, data da alcuni processi regolativi e controregolativi che si attivano a ogni variazione delle condizioni esterne.
Che vuol dire? Vuol dire che in un sistema organico (e in senso lato un sistema sociale ed economico certamente si può definire "organico") le parti cercheranno sempre un sistema per rimanere più o meno come erano, anche se qualcosa dall'esterno (in questo caso una legislazione astuta) cerca di modificarlo. Il rischio che l'eccesso di regolazione spinga alcune fasce di lavoratori e di aziende verso il lavoro nero, l'elusione più o meno ampia, l'utilizzo di escamotage, o che semplicemente ne impedisca i movimenti, credo che sia sempre in agguato. Comunque meno male che si comincia a discutere su qualcosa di nuovo.
Pubblicato da
angela padrone
alle
10:01
1 commenti
Etichette: garibaldi pietro, michele tiraboschi, tito boeri, treu tiziano, walter veltroni
giovedì 20 settembre 2007
FRATELLI PRECARI IN SPAGNA E FRANCIA
Pubblicato da
angela padrone
alle
11:00
10
commenti
Etichette: affitto, francia, precari, sarkozy, spagna, tito boeri, treu tiziano, walter veltroni, zapatero
venerdì 7 settembre 2007
"SVENTURATO IL PAESE CHE HA BISOGNO DI UN COMICO COSI'"
Pubblicato da
angela padrone
alle
11:15
13
commenti
Etichette: beppe grillo, ichino pietro, legge biagi, michele tiraboschi, v-day, venerdì, walter veltroni
lunedì 2 luglio 2007
MANDIAMO UNA E-MAIL A DAMIANO: NON PENSATE ALLO SCALONE, PENSATE AI GIOVANI
Una cartolina, una email, una lettera, un fax. Se arrivassero migliaia di messaggi al ministero del Lavoro il governo non potrebbe ignorarlo. Ed è del tutto fattibile se tutti quelli che leggono questo blog e i siti linkati lo facessero. Gli indirizzi si trovano sulla homepage del ministero del Lavoro. L'indirizzo della posta eletronica è capo.gabinetto@lavoro.gov.it . Il numero di telefono +39 0648161638-9 . L'indirizzo postale via Veneto 56 - 00187 roma"Al netto dei lavori usuranti - ha detto Walter Veltroni, leader in pectore del nuovo Partito democratico - è un fatto matematico che si debba allungare l'età lavorativa"
Mentre a sinistra del Pd saltano su, come Cesare Salvi: "Il governo Prodi l'aveva promesso, è nel programma!" Già, tante cose sono state promesse, intanto però si prepara una nuova stretta di tasse, per via della spesa sanitaria che sta sfondando le previsioni, e così via...
A fronte di ciò, per i giovani cosa c'è? 600 milioni di ammortizzatori sociali, che in realtà non riformano il sistema. E' giusto? In parte purtroppo "è giusto", perché il peso politico dei cinquantenni è superiore a quello dei giovani. Questo è l'unico motivo. Ma certo mettereste il governo in un bell'imbarazzo se in tanti gli scriveste per dire: invece che allo scalone pensate alle nostre, di pensioni! Pensate alle nostre tutele. Dateci dei veri ammortizzatori sociali, non delle schifezze!
Pubblicato da
angela padrone
alle
00:35
6
commenti
Etichette: bonanni, damiano, giovani, giuliano cazzola, governo, massimo d'alema, pensioni, walter veltroni
giovedì 28 giugno 2007
IL LAVORO, L'INNOVAZIONE E I VERI CONSERVATORI
Pubblicato da
angela padrone
alle
18:43
1 commenti
Etichette: antonio signorini, cinquantenni, giovani, innovazione, michele tiraboschi, nicola rossi, partito democratico, walter veltroni










