lunedì 8 febbraio 2010

INTERVISTA SU WOMENOMICS

martedì 12 gennaio 2010

Authority Pari e dispare


Ieri è stato presentato il Comitato "Pari e dispare". Presidente onoraria Emma Bonino, presidente Fiorella Kostoris. La presentazione è avvenuta all'Enciclopedia Treccani, padrone di casa benevolo e "benedicente" Giuliano Amato, moderava Myrta Merlino. Questo è l'articolo che ho scritto sul Messaggero del 12-1-2010.

"DA ragazzine credevamo che tutto fosse possibile e che nella vita futura ce la saremmo giocata alla pari con i nostri ex compagni di giochi, maschi. Poi, invece, a un certo punto qualcuno ci ha ricordato brutalmente che eravamo donne e che, quindi, più di tanto non ci potevamo aspettare. Per molte è stato uno shock. Superata la sorpresa, però, molte donne, anche di successo, si sono rese conto che non si poteva più essere sole di fronte a questo problema e che serviva rimboccarsi le maniche.È di nuovo necessario, come in decenni che credevamo passati, allearsi con altre donne e, perché no, stavolta anche con altri uomini consci del problema: troppe sono ancora le disparità tra uomini e donne in Italia sul terreno del lavoro, della carriera e degli stereotipiDa questo è nato il “Comitato Pari o Dispare”, un’Authority (per ora ancora non prevista dalla legge, ma che ha tra i propri obiettivi quello di assumere un ruolo istituzionale) contro le discriminazioni verso le donne nei luoghi di lavoro e nelle carriere, e contro gli stereotipi di genere che dilagano nei mass media. Presidente onoraria la senatrice Emma Bonino, che ha messo insieme donne di tutte le provenienze, politiche e professionali, da Isabella Rauti, Capodipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, a Linda Lanzillotta, deputata del centro-sinistra, a Anna Maria Tarantola, vice direttore della Banca d’Italia.Presidente del Comitato l’economista Fiorella Kostoris che, presentandolo, ha ricordato come la bassa presenza delle donne nel mondo del lavoro tenga l’Italia lontana dal resto dell’Occidente, mentre resta una “forte segregazione orizzontale e verticale: le donne riescono a trovare un impiego soprattutto in settori con minore status sociale e inferiori retribuzioni di quelli maschili e in ogni caso è difficile che raggiungano posizioni davvero apicali. Tutto questo mentre altrove si va nella direzione opposta e si diffonde la consapevolezza dell’importanza che l’economia attribuisce al ruolo delle donne all’esterno della famiglia e nella creazione del benessere sociale. Insomma, Paesi come l’Italia sono fra quelli che otterrebbero dall’aumento dell’occupazione femminile il massimo vantaggio in termini di equità, di efficienza e di sviluppo”.A presentare l’iniziativa è stato Giuliano Amato, che ha fatto da padrone di casa, in qualità di presidente dell’Enciclopedia Italiana, e ha testimoniato la difficoltà delle donne nel battere gli stereotipi proprio quando devono assumere posti di responsabilità: “Gli uomini ha detto riconoscono una certa autorità solo alla propria madre, e finché sono piccoli. Dopo non riescono più ad accettarla”. Ecco perché poi, una donna che deve gestire altre persone è sempre esposta a critiche o di scarsa autorevolezza o, al contrario, di eccessiva durezza, perché il suo ruolo comunque non è previsto nell’immaginario collettivo. Insomma, come fa, sbaglia, e lo sappiamo un po’ tutte, soprattutto in Italia, il Paese della mamma.Il Comitato dovrà un po’ rompere le scatole. Vigilare, indagare. Cercare di capire, per esempio, quando c’è da fare una nomina, perché non sia stata scelta una donna o perché la percentuale di donne in certi organismi resti indecentemente bassa. Il Comitato si propone anche di tenere d’occhio i media e non a caso fa appello alle direttore, poche, di giornali e telegiornali. E tra i propri obiettivi il Comitato parla di “merito” e di “innovazione”, due temi sui quali le donne sono particolarmente sensibili: sarà che quando la competizione è equa, o quando c’è da sostenere un esame o un concorso, le donne se la cavano meglio degli uomini. O sarà, come ha ricordato la Lanzillotta, che le donne sono implicitamente “eversive” perché svecchiano i posti di lavoro, portando spesso novità organizzative e efficienza. Il Comitato inoltre vuole stimolare la promozione di politiche a favore delle donne, come la disponibilità di servizi e incentivi al lavoro, che liberino energie e permettano alle donne di dare tutto il loro contributo professionale, senza rinunciare a fare dei figli. In Italia oggi lavora meno di una donna su due, e nello stesso tempo abbiamo uno dei tassi di fertilità più bassi del mondo. Un paradosso micidiale. Ecco perché Emma Bonino, che è anche candidata a governatore nel Lazio, ha risposto a chi glielo ha chiesto di non essere favorevole al tanto sbandierato “quoziente familiare”: «Non è una mia questione ideologica, ma inserire oggi in Italia, in un panorama di assenza di servizi, il quoziente familiare, significa bloccare ulteriormente le donne a casa. Bisogna invece farsi carico dell’assistenza e della cura con misure che consentano di dare maggiori spazi alle donne». Insomma, seguendo lo slogan, le donne in Italia nascono pari, come effettivamente dice la legge, ma poi crescono “dispare”, e questo non fa bene a nessuno, né alle donne né agli uomini.RIPRODUZIONE RISERVATA "

martedì 22 dicembre 2009

"Siamo tutti outsider?" di Michel Martone


Vi regalo un estratto della presentazione di Michel Martone al mio libro La Sfida degli Outsider. Per chi vuole leggerla tutta c'è sempre il libro, che si può anche comprare online qui accanto.
"(...) Una società nella quale prosperano gli insider, di fronte alla crisi economica, può anche avere l’impressione di poter sopravvivere sacrificando ulteriormente gli outsider. Ma poi rapidamente declina fino alla stagflazione. Perché, se i primi a impoverirsi sono gli outsider, che già hanno poco e in genere sono donne e giovani, poi, inevitabilmente, la crisi contagia l’intero sistema.
Basta guardare i dati sull’occupazione 2008-2009 richiamati nelle sue considerazioni finali dal governatore della Banca d’Italia. Quando arriva la crisi economica, i primi a rimetterci sono i neolaureati, perché le imprese smettono di assumere. Poi, cominciano a perdere il posto di lavoro anche i più tipici degli
outsider, ovvero i lavoratori precari, che immediatamente
riducono i loro consumi, perché non hanno ammortizzatori sociali. Così l’economia rallenta ulteriormente e, dopo un po’, cominciano a diffondersi i licenziamenti collettivi degli insider, ovvero di quei lavoratori che hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato e sono assistiti dall’articolo 18, che
però non vale a scongiurare le riduzioni di personale per motivi economici. Conseguentemente aumentano la precarietà, il lavoro nero e la disoccupazione, i consumi si riducono ulteriormente e il sistema entra in recessione. Quando il sistema entra in recessione, gli outsider, che siano disoccupati, precari o neolaureati, cominciano ad arrabbiarsi, perché vedono che
altre categorie di lavoratori possono contare su ammortizzatori
sociali ben più generosi, mentre a loro viene negata persino la speranza di un’occupazione a tempo indeterminato. E se non trovano i canali per riscattarsi dalla propria condizione attraverso l’impegno e il merito, è facile che diventino violenti, prima verbalmente e poi, magari, persino fisicamente. E così
la crisi economica, che in origine doveva colpire solo gli outsider, contagia l’intera società.
Il pericolo oggi è quanto mai attuale, visto che l’Italia registra il più basso tasso di mobilità sociale dei paesi occidentali, s’impoverisce giorno dopo giorno ma, ciononostante, non trova il coraggio di adottare quelle riforme di cui si discute da decenni. Riforme, come quella degli ammortizzatori sociali o del mercato
del lavoro, e liberalizzazioni, dalle professioni ai servizi pubblici locali, che Angela Padrone, coraggiosa sostenitrice del riformismo nostrano, ripropone con forza nelle pagine conclusive del libro, per abbattere quei muri e quelle barriere che, costringendo le donne e i giovani ai margini della nostra economia, compromettono il futuro del nostro paese."

martedì 8 dicembre 2009

Il mondo di Arnald



Qui in Rete molti già conosceranno Arnald. E' l'uomo delle vignette.


Come altri amici del Web Arnald ha trasformato le sue ansie lavorative in un fattore creativo. Ha testardamente lavorato ai testi, che gli sono più congeniali, poi ai disegni. E' partito con delle figure che erano solo dei pretesti, dei pupazzetti neri poco attraenti, anche se le battute erano sempre fulminanti. Poi sono nati i personaggi con le buste di carta in testa, sotto le quali si indovinano ragazzi e ragazze , anzi ultimamente direi più ragazze che ragazzi.E posso svelare ai suoi fans che Arnald sta pensando a una evoluzione, grazie a una collaborazione con un disegnatore che porterà probabilmente nuova energia ai personaggi. Ma non corriamo avanti.


Dopo il blog , sul quale continua a sfornare vignette senza tregua, e dopo aver trovato ospitalità su vari altri siti, Arnald è approdato al libro, il caro vecchio libro di carta che nonostante tutto, resta l'oggetto del desiderio di tutti. "Diversamente occupati", Edizioni Angelo Guerini e Associati, 13,50 euro, contiene una vignetta per pagina, una più esilarante e sorprendente dell'altra. Anche se Arnald è convinto che il suo bersaglio sia il precariato nel lavoro, io sono convinta che senza rendersene conto lui vada molto oltre. Basta vedere la vignetta della copertina: "I miei genitori guadagnano più di me", dice la ragazza con il bicchiere in mano. E l'altra, un po' annoiata: "E perché non se ne vanno a vivere da soli?". Un concentrato di significati e di descrizioni sul mondo dei giovani, delle famiglie italiane, e della nostra esperienza quotidiana. C'è un intero mondo in quelle due battute. Ecco perché con le vignette di Arnald io mi diverto tanto, anche quando non le condivido.

domenica 6 dicembre 2009

Intervista su Dillinger.it (La pettinatura da outsider)

La pettinatura era da vera outsider! D'altra parte il tempo manca per certe frivolezze....

Questa l'intervista che mi hanno fatto i ragazzi di Dillinger.it la sera della presentazione del libro! Dopo il corpo a corpo con Brunetta, Bonino, Napoletano e last but not least Michel Martone!

mercoledì 2 dicembre 2009

Donne e giovani fuori dal lavoro



I dati Istat di ottobre sulla disoccupazione sono già abbastanza negativi da far capire quanto sia sottile il ghiaccio su cui pattina il desiderio di ripresa. C’è in questi dati, va detto, anche una nota positiva: la voglia di lavoro degli italiani. Sempre più persone decidono di attivarsi e guadagnarsi da vivere. Ma queste cifre nascondono una realtà ancora peggiore: alcune debolezze profonde che vanno oltre il carattere temporaneo dell’attuale crisi.Innanzitutto il dato buono: sono sempre di più coloro che si mettono alla ricerca di un’occupazione retribuita. Significa che continua la tendenza alla modernizzazione che coinvolge l’Italia e il mondo del lavoro da alcuni anni. Perché è giusto che in un Paese sano, non solo economicamente ma anche dal punto di vista del suo capitale ”sociale”, tutti si muovano sul mercato del lavoro. Significa che qualcuno emerge dal ”nero”, che comunque non ci si accontenta di più di vivere in famiglie monoreddito, e che si perde qualche posizione di rendita. Quindi fatti positivi. Ciò detto, però, sono finite le note dolci. Quelle amare riguardano tre dati: primo, il numero degli occupati, che diminuisce; secondo, si riduce il tasso di occupazione femminile, che già era anni luce lontano dagli altri paesi europei; terzo, aumenta enormemente il tasso di disoccupazione dei più giovani.
Allora, il tasso di occupazione ci parla del nostro mercato del lavoro in un modo particolare, ci descrive un Paese nel quale un terzo degli abitanti, grosso modo, non lavora e non cerca lavoro. A questo di solito si pensa poco. Molti di loro sono pensionati, ma si tratta anche di tantissimi ragazzi, che entrano troppo tardi nel mondo del lavoro, e delle donne, che spesso ne restano fuori o ai margini per tutta la vita.
Questo si connette al secondo dato: il basso tasso di occupazione delle donne. A ottobre 2009 è sceso ancora. Le donne che lavorano sono appena il 46,6 per cento. Ricordiamo che nel resto d’Europa le medie sono vicine al 60 per cento, e che in quei paesi sono più alti anche i tassi di natalità. Quindi, non consoliamoci con la retorica delle mamme italiane, perché da questo punto di vista siamo messi proprio male. E su questo si riflette poco e si agisce ancora meno, se non quando si levano periodici appelli a fare di più ”per la famiglia”, come se le donne non meritassero una tutela ”di per sé”. Va aggiunto che una crescita dell’occupazione delle donne comporterebbe un grande sviluppo dell’economia dei servizi, che da più parti si invoca per modernizzare la nostra economia. L’ultimo dato riguarda i nostri figli. Forse anche loro hanno le loro colpe, forse pascolano troppo a lungo nell’indecisione di cosa fare dopo la scuola e negli anni fuori corso dell’università, ma il loro approccio al mercato del lavoro è probabilmente più incidentato qui in Italia che altrove. Su di loro, e solo su di loro, pesa una flessibilità che dovrebbe essere più equamente distribuita e dotata di ammortizzatori sociali dei quali solo ora si comincia a discutere un po’ di più. Per questo dobbiamo ringraziare la crisi. Ma ancora quello che si fa non basta. E lo vediamo quando si parla dei dipendenti a tempo determinato, collaboratori a progetto, piccole partite Iva e lavoratori autonomi che sono poco tutelati dai soggetti e dagli istituti tradizionali, leggasi sindacati, cassa integrazione o mobilità. Forse partendo da questi semplici dati si potrebbe fare qualcosa di più per affrontare non solo i problemi quantitativi, ma anche la qualità del mondo del lavoro e la qualità della vita dei lavoratori in Italia.

sabato 28 novembre 2009

La Sfida delle imprenditrici di Verona


Le imprenditrici di Verona si sono fatte una bellissima festa e mi hanno invitato a partecipare. Non poteva esserci niente di meglio: si è parlato e scherzato di noi, dei nostri lavori, dei nostri progetti, delle nostre vite, dei nostri disastri. Una serata incredibile, in un antico palazzo di Verona, palazzo Giusti, circondaato da giardini storici che dovrò tornare a visitare prima o poi (visto che ieri sera con il buio non ho potuto), con tante donne belle, energiche, piene di esperienza e di energia, e pochi uomini, una volta tanto, contenti di partecipare a un evento nel quale però non erano protagonisti.
"Leggendo il tuo libro ho avuto l'impressione che ogni capitolo parlasse di un mio problema, ognuno infilava un argomento su cui spesso avevo riflettuto, ma non avevo mai messo tutto insieme", è stato uno dei complimenti che mi hanno riempita d'orgoglio. "Questo libro parla di noi", mi ha detto un'altra, e nulla poteva rendermi più felice.





Tutto è nato da una fulminea decisione di Matilde Poggi (nella foto), mamma di una splendida ragazza dall'aspetto rinascimentale, e imprenditrice del vino, che ha sentito me a Radio Uno parlare del mio libro "La sfida degli outsider". In un baleno ha deciso di comprarlo, leggerlo (mica poteva fidarsi solo delle parola lanciate nell'aria dalla radio!) e quindi lo ha proposto al Comitato per l'Imprenditoria femminile, che aveva già organizzato la festa-convegno di ieri sera. Il comitato ha comprato un certo numero di copie e ha distribuito il libro alle presenti, che così lo hanno potuto discutere, sapendo di che cosa si trattava.
A Verona le donne lavorano tutte. E tanto. Ancora più che in altre parti d'Italia, forse, stanno sempre lì a inventarsi qualcosa, a pensare progetti nuovi, a sviluppare qualche impresa. E ieri sera ho visto chi sfoderava il suo "progetto" dalla borsa per discuterne, per farlo vedere. Non voglio svelarlo. Se e quando vorranno, lo potranno fare loro, anche qui su questo blog, se ne avranno il tempo.
Perché tra le cose che mi hanno detto, discutendo per esempio del discorso sul tempo che faccio nella Sfida degli Outsider, c'è che loro sono ancora molto al di sopra della media del tempo lavorato dalle italiane (che già segna un record in Occidente). Ma sono solo medie, mi sono giustificata. E voi perché non obbligate i vostri mariti e compagni a darsi da fare, a farsi carico di qualcsa, per ridurre un po' il vostro temepo di lavoro? Eh, difficile, dicono le signore che non si arrendono. Però progettano viaggi di vacanza a Parigi e intanto lavorano senza sosta e con il sorriso sulle labbra. Parlano tanto di sé, dei propri figli, ma il loro lavoro non vale meno di quello di tanti imprenditori, anzi. Se penso ache cosa sarebbe un'analoga riunione di imprenditori uomini, in giacca e cravatta, mi viene la tristezza e mi dispiace per loro. E' ora che imparino però dalle donne!
Voglio qui salutare e ringraziare in particolare Graziella Tabacchi, che oltre alla sua attività si occupa anche di politica e dei nipotini. Voglio citare Alessia Rotta (nella foto), instancabile e poliedrica comunicatrice dal sorriso irresistibile anche quando è stanca, e poi le donne che hanno parlato. Prima fra tutte la prefetta, Perla Stancari, che ha strappato applausi e bis come una rockstar. Poi la senatrice Cinzia Bonfrisco (nella foto in alto), con la quale se ci fossimo messe d'accordo prima non saremmo riuscite ad andare tanto di comune accordo. E poi Lia Sartori, deputata europea, e Donata Gottardi, giuslavorista. Con loro abbiamo forse seminato qualcosa che va oltre la serata e le discussioni di ieri. Lo spero, perché in questi casi ho veramente la sensazione che raccogliere idee e diffonderle con un libro abbia veramente un valore

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