domenica 21 ottobre 2007

APPUNTAMENTI PER DOMANI E MARTEDI'

Settimana di appuntamenti a Roma:
LUNEDI' 22, ORE 15,30 "Ceti medi senza futuro?" Se ne discute in via Santa Chiara 4/a

MARTEDI' 23, ORE 11,30 "Precari e contenti" Se ne discute alla Luiss, aula Nocco in via Parenzo, 11






Allora il dibattito che modererò domani pomeriggio è su un libro interessante, che raccoglie le analisi di uno studioso del mondo del lavoro e che è rivolto in particolare al mondo del lavoro autonomo contemporaneo, quello che lui chiama "di seconda generazione". Si tratta del libro "Ceti medi senza uturo" di Sergio Bologna, edizioni DeriveApprodi. Perché dietro l'espressione "lavoro autonomo" in effetti, c'è un intero mondo, poco conosciuto e poco discusso e troppo spesso misurato solo con il metro del lavoro dipendente, sbagliando. Un mondo che mischia flessibilità subita, flessibilità scelta e una sorta di imprenditoria in scala ridotta. Tutto ciò in un panorama che è quello dell'organizzazione del lavoro moderna "post fordista". Insomma c'è da scoprire molto, per chi vuole capire cosa sta succedendo veramente nel mercato italiano e non solo. Appuntamento alle 15,30 presso l'ex Hotel Bologna-Senato della Repubblica, in via di Santa Chiara 4/a, Roma. Partecipano alla discussione, oltre all'autore, Papi Bronzini, Klaus Neundlinger, Ida Dominijanni, Aldo Tortorella, Mario Tronti. Modera: Angela Padrone .








Martedì mattina invece, sotto esame ci sarà il mio libro, Precari e contenti, Marsilio editore. Un tentativo, come molti ormai sanno, di guardare al mondo del lavoro dei giovani uscendo dai luoghi comuni e cercando piuttosto la chiave per trovare la propria, difficile, strada nel lavoro. Nell'aula Nocco della Luiss, via Parenzo 11, ne discuteranno Pier Luigi Celli, Michel Martone, Fabrizio Buratto, Roberto Pessi e la sottoscritta.

6 commenti:

Raffaella R. Ferrè ha detto...

Cara Angela,
ti faccio i miei complimenti per le iniziative e spero che presto potrai presentare il tuo libro anche a Napoli, città dove "provo" a lavorare. Mi chiamo Raffaella R. Ferrè e sono una giornalista campana; ti ho inviato una e-mail alcuni giorni fa a proposito dei due ragazzi napoletani di cui racconti la storia nel tuo libro.

Spero di sentirti presto e grazie ancora dell'attenzione.

Anonimo ha detto...

non conosco nessun precario contento.. io non un rappresentante di 27 precari del formez.. se venisse dalle nostra parti a napoli si renderebbe conto che è vergognoso lavorare sodo per 500 euro al mese mentre i raccomandati nullafacenti assunti grazie alla politica si grattano la pancia..

Anonimo ha detto...

Cntinua le belle iniziative.
www.onlinecasinomania.net

Anonimo ha detto...

gent.ma dott.ssa Angela Padrone,
sono Vincenzo Mangione, la "pecora nera" del suo libro!
L'unica storia negativa fra "le storie di giovani che ce l'hanno fatta".
Finalmente son riuscito a leggere il famoso libro (nelle librerie è stato praticamente impossibile trovarlo. allora l'ho ordinato tramite bol).
Devo però dire che il quadro che ne risulta non è veritiero.
Lei parla di "alcuni treni persi e della difficoltà di raggiungerne altri", paragona il mio caso ad un "cieco sull'orlo di un burrone".
La mia situazione è invece chiaramente descritta dall'intervista dello stilista Armani sulle condizioni essenziali per un lavoro, ovvero la passione e l'interesse per quel lavoro.
Invece come ho già detto le aziende puntano solo sul dato anagrafico e ... se proprio la vogliamo dire tutta soprattutto sulla italica spintarella...
Vorrei aggiungere l'opinione di in BiIl Bernbach: un personaggio che ha cambiato la storia della pubblicità.

Il primo suo grande successo fu nel 1960 quando insegnò agli americani a “pensare in piccolo”: una pagina di quotidiano quasi vuota con il “Maggiolino” Volkswagen piccolo piccolo in alto a sinistra e la scritta “think small” . Una filosofia provocatoria per l’America del “think big”.

Bernbach lasciava liberi tutti i creativi alle sue dipendenze dando a ciascuno la possibilità di crescere a proprio modo, anziché renderli tutti uguali. Per entrare alla D.D.B., soltanto due erano le condizioni: dovevi avere talento e essere una persona perbene.
Le pubblicità da lui create contenevano caratteristiche che oggi stentiamo a definire qualità, ma erano destinate a perdurare nella memoria del pubblico (infatti ancora adesso le stiamo citando ad esempio!) mentre invece scordiamo rapidamente gli effetti speciali moderni più roboanti.
Ecco a cosa mi riferisco io!
Dare spazio al talento, al merito, alla passione...
Ecco perchè sono inviperito col mondo del lavoro.
Quindi più che un "cieco sull'orlo di un baratro" sono piuttosto un maratoneta a cui hanno legato i piedi e costretto a correre con altri con piedi liberi, o un pugile a cui hanno legato le mani!
Cordiali saluti
VINCENZO MANGIONE
v.mangione@alice.it

angela padrone ha detto...

Caro Vincenzo,
non è certo lei personalmente ad essere un caso negativo: al contrario, è chiaro anche da quello che lei dice che ci può essere passione e determinazione, ma che sia mal guidata e male indirizzata. Secondo me una delle responsabilità maggiori è del sistema scolastico, che lascia una apparente totale libertà a chi lo frequenta, senza farsi carico della sua riuscita nel mondo del lavoro. Ecco cosa intendevo con la similitudine "un cieco sull'orlo del burrone". Ripeto, non è certo riferito a una persona in particolare, ci mancherebbe, anche se essere ciechi non è né una colpa né una vergogna. Lei dice: è una"colpa" anagrafica. In parte, ma solo in parte, è vero: ma le aziende cercano persone molto giovani da formare, o persone già molto competenti. Non parliamo poi dei cinquantenni, che se perdono il lavoro hanno scarsissime probabilità di trovarne un altro. Sempre perché in Italia la formazione permanente e la riqualificazione professionale sono spesso delle formule vuote. In altri paesi non è così. Io spero che lei legga questa risposta e mi scriva di nuovo
a presto
a. p.

Anonimo ha detto...

Gent.ma dott.ssa Padrone,
come vede ho letto, e ora rispondo, qui pubblicamente!
La mia risposta la "copio e incollo" dal Suo post precedente: " in Italia la formazione permanente e la riqualificazione professionale sono spesso delle formule vuote. In altri paesi non è così."
La mia colpa? Essere un inguaribile idealista (o ingenuo, come in molti penseranno!) che crede che ancora esistano dei geni come Bill Bernbach che aveva fissato soltanto due condizioni per essere assunti nella sua prestigiosissima D.D.B. : avere talento e essere una persona perbene .
Questa è la mia unica colpa!

Vincenzo Mangione
v.mangione@alice.it

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