venerdì 5 ottobre 2007

BAMBOCCIONI DI TUTTA ITALIA, UNITEVI


Tutti contro Padoa-Schioppa: i nostri poveri figli non sono viziati, è che non c'è il lavoro, è che le case non si trovano, è che il mutuo ai precari non lo danno...



Ho conosciuto tanti ragazzi stranieri che sono venuti in Italia per un po' a studiare e lavorare, di solito con due soldi in tasca. Dopo una settimana trovano una stanza in affitto in un appartamento con altri studenti, e ancora prima un posto part time al banco di un pub. Poi si mettono a cercare la scuola e quant'altro. Magari quando li riincontri, un anno dopo, hanno già cambiato casa e lavoro un paio di volte.

E noi? Quando io ero all'università, poiché ero di Roma, vivevo in casa con mamma e papà. L'idea di andare altrove proprio non ci sfiorava, non è che non lo trovassimo. Poi quelli erano gli anni in cui ancora c'era l'equo canone, ed effettivamente l'affitto era una roba da soviet. Gli unici che vivevano da soli erano i "fuorisede", perché costretti. Questo per dire che il blocco culturale è di lunga data.
Guardiamo all'estero, ma non tanto lontano. In Francia i giovani sono viziati quasi quanto i nostri. Eppure a Parigi ho visto gente abitare in posti incredibili. Mi ricordo una volta ero con un gruppo di studenti e decidemmo di andare a bere qualcosa a casa di uno di loro. Ci guidò in un bel palazzo in una zona semicentrale. Caspita, pensai, devono avere parecchi soldi questi... All'interno del palazzo però ci inoltrammo in un'ala nascosta, una specie di scala "di servizio", che si rivelò molto buia e mal messa. In cima a svariati piani di scale strette da fare a piedi (l'ascensore a Parigi non è mai scontato) arrivammo nell'appartamento, dove apparentemente vivevano in due. Le stanze erano così piccole che c'era posto solo per il letto (singolo) e naturalmente il letto fungeva anche da piano d'appoggio per qualunque cosa. Se il ricordo non mi inganna, invece della cucina c'era un fornelletto elettrico nella stessa camera da letto. Ma non è un caso isolato. Poco tempo fa, sempre a Parigi, non frequentavo più studenti, ma persone adulte e inserite. Sono stata a una specie di festa in una casa che, anche in questo caso, si raggiungeva solo inoltrandosi nei meandri del palazzo. Era un locale a piano terra, dotato di ben due stanze, di cui con "angolo cottura". Muri e pavimenti erano in fase di restauro da parte dello stesso padrone di casa...Tra gli invitati alla festa c'erano non clochard, ma giornalisti, giovani funzionari statali e ricercatori. Immagino che anche in Francia non sia molto a portata di mano la spesa per un appartamento elegante, nella stessa zona dei genitori e con il salotto buono. Ma forse a molti neanche interessa tanto...A noi sì, ed ecco perché spesso preferiamo rimanere a casa con mamma e papà, che poi non ce lo fanno neanche pesare: che carini.

22 commenti:

Loud ha detto...

Cara Angela, il discorso mi pare semplicistico.

Tanti giovani si trovano costretti a rimanere a casa perché, nonostante la buona volontà, non possono permettersi di uscire da quelle mura a causa del lavoro o della locazione. Non sono bamboccioni.

Ma altrettanti giovani non ci pensano minimamente di darsi 'na svegliata, preferendo le comodità famigliari che l'indipendenza assai più dura. Quanti sono gli studenti universitari che studiano e basta, magari andando anche fuori corso e sostenendo che a causa degli studi non possono lavorare? E quanti di questi, una volta arrivati alla laurea, non si danno granché da fare per trovare lavoro (magari non sanno manco che vogliono fare)? Beh, molti, troppi! Io vedo all'università dei giovani con queste lamentele, che mi viene il nervoso quando me le sbattono in faccia visto che io ho sempre lavorato, prima di rimettermi all'uni e praticamente rimanendo full time mentre faccio l'uni. E alcuni di loro mi vengono a dire che hanno più esami di me in lista o addirittura corrono il rischio di andare fuori corso. Mi prendono per i fondelli??? Se ce l'ho fatta io che ho lavorato sempre, senza avere chissà quale dote (a parte la passione) in più, ce la possono fare anche loro. Eccome!! E' che non hanno voglia. Allora qualcosa va fatto, non per cattiveria ma per aiutarli. Si, farli svegliare come forma di aiuto.

I Bamboccioni ci sono e sono troppi. Italia o Europa poco importa, il risultato non cambia.

Ognuno sa di sé, qualcuno si sentirà offeso e qualcun altro se ne fregherà. Ma spero che qualcun altro ancora, invece, si svegli.

Luca

Loud ha detto...

ah, comunque sono d'accordo sulla parte conclusiva (perché forse il tuo post era più provocatorio di quanto pensassi): i giovani italiani non ci pensano ad andare fuori di casa se non hanno il lusso atteso, mentre in altri paesi europei vanno fuori solo perché rimanere in casa è un po' una vergogna, non importa in che tipo di locale si vada ad abitare, l'importare è vivere da soli o con amici. Questo è bello.
Pensa che in alcune famiglie ad una certa età sono le mamme a farti la valigia, e lo fanno per te.

Però io credo anche, per par condicio discorsivo, che se uno si impegna negli studi (importantissimi), nel lavoro (diritto e dovere), allora può tranquillamente rimandare il momento di vivere da solo per concludere prima un percorso di vita (gli studi) e poi iniziarne un altro (la carriera professionale). Qui le famiglie fanno bene ad aiutare, considerando gli alti costi del viver da soli. Ma se non c'è questo mix studi-lavoro (che io porrei come obbligo in tutte le università), allora non ci sono giustificazioni per coccolare cosi tanto di figli da farli uscire di casa a trentanni!

Ciao
Luca

angela padrone ha detto...

Certe volte ho l'impressione che siamo un popolo pretenzioso e depresso. Il povero Padoa-Schioppa ha detto quello che pensa chiunque abbia girato un po' il mondo. Ma la verità da noi è difficile dirla, fa sempre arrabbiare tutti...il problema è sempre un altro e ci sono sempre altre difficoltà, ecc Diciamo la verità: ci piace vivere con mamma e papà, e basta

Ladypiterpan ha detto...

Cara Angela,
in parte hai sicuramente ragione, però non dobbiamo mai generalizzare...In alcuni casi i problemi sono reali e di difficile risoluzione.Tutti abbiamo bisogno di un pò di certezze.
(leggi http://miglioriamolavoro.blogspot.com/2007/10/i-paradossi-della-flessibilita-o-meglio.html)
E' chiaro che spesso non si vogliono fare "sacrifici", questa parola è troppo forte forse per le giovani generazioni?
La colpa è anche un pò nostra, nel senso genitoriale del termine. A mia figlia, sicuramente sbagliando, non nego nulla e quindi forse sono anche i nostri genitori che ci hanno abituato male? Se è così... hai ragione tu, siamo un popolo pretenzioso e depresso!
Anna

studentefreelance ha detto...

Ciao a tutti...

Il discorso che si fa(per ovvi motivi) diventa molto generico e si rischia quindi di cadere in errore...i discorsi di cui voi parlate sono seri,ma ripeto non bisogna guardare i singoli casi se no ognuno di noi ha ragione, bisognerebbe guardare le cose dall'alto con un pizzico di imparzialità...

@Loud dico ad esempio,che il suo caso è da apprezzare , ma il suo caso non rientra nella fattispecie come norma...

Non tutti hanno un lavoro come lui, altri come me vivono fuori casa(questo per dire appunto che non tutti amano abitare con i genitori) ma è solo grazie ai sacrifici dei miei genitori che riesco a stare a Roma...e non credere che non abbia mai lavorato nella mia vita,ma lavorare significa rallentare lo studio...e ti spiego subito perchè....non so se tu abbia mai vissuto a ROma, ma per chi c'è stato sa di cosa parlo...lavorare aROma significa perdere molto tempo negli spostamenti...e volendo tralasciare il discorso che molte lezioni all'università richiedono la presenza obbligatoria(anche se loro dicono che è facoltativo per non incorrere contro la legge)lavorare aRoma significa uscire la mattina e tornare la sera alle 20:30 se tutto va bene...vivendo da solo oltre allo studio bisogna anche provvedere a mangiare, pulire, RIPOSARSI!Pertutti questi motivi lo studio rallenta...

Premesso questo,come pensi che un ragazzo in questa "società veloce"possa competere con altri ragazzi nel mondo del lavoro se finisce di laurearsi a 28 anni quando i concorrenti ne anno molto di meno,magari conoscono 2 lingue straniere ed hanno fatto 2-3 master!?

Allora tu mi dirai,quindi esiste chi c'è la fa?Ed io ti rispondo si che esistono,ma chi ci riesce è ben mantenuto economicamente e si può permettere di viaggiare ed imparare le lingue, di pagarsi MAster da 15000 euro ciascuno ed in più gli rimane anche tempo per studiare in Università private dalla retta di 12000 euro annui...

Per tutti gli altri ciò che resta sono lavori da ufficio, dietro una scrivania a ricevere ordini per 1000 euro al mese i quali non gli bastano neanche per mantenersi da solo...

@angela ho già risposto sul mio blog, ritengo semplicemente che fino a 10-15 anni fa le cose erano molto diverse, e non è giusto guardare le cose con la stessa "lente"altrimenti come dicevo prima si cade nel qualunquismo...

angela padrone ha detto...

A voi piace dire che 10-15 anni fa le cose erano molto diverse...ma non so chi ve lo abbia fatto credere. Quindici-venti anni fa c'era più disoccupazione, questa è la realtà, il resto è qualcos'altro, oppure stato d'animo collettivo. Ma io non intendo che tutto vada bene così (come certo non andava 20 anni fa) solo che ho l'impressione che si cerchi di colpire l'obiettivo sbagliato. Facciamo così: voi che dite "il problema è un altro" suggerite anche una, una sola, correzione che porterebbe un miglioramento collettivo, e che sia fattibile.

angela padrone ha detto...

studente freelance ha scritto un post sul suo blog, che dice "siamo fieri di essere bamboccioni". Se questa è la sua piattaforma rivendicativa, difficile dargli torto, ma se aspira a fare qualcosa altro, oltre al bamboccione, è ora che sia dia un po' da fare. ;-)

angela padrone ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
studentefreelance ha detto...

Il problema non sono gli altri come tu dici...il problema è che non c'è garanzia di formare le persone!


Un soluzione?
Subito...

Rendere le scuole , le Università dei veri e propri luoghi di formazione...

Fattibile?...beh mi sa che adesso sei tu a mettere le mani avanti...

é facile dire ...proponete qualcosa e poi dire che sia fattibile però!E' come dire chiedetemi tutto e poi ci si tira indietro...Naturalmente dico "tu" per dire chi ha il potere per cambiare le cose!

angela padrone ha detto...

ok, la scuola e la formazione. Finalmente un argomento! Allora battetevi per questo, ce ne sarebbe per un vero partito che volesse combattere per i prossimi 5-10 anni. Eppure, se si facesse, fra 10 anni l'Italia sarebbe un posto migliore. Io sono d'accordo. E sono disponibile a dare qui ampio spazio alla discusiione e a qualunque iniziativa si volesse prendere!

studentefreelance ha detto...

Essere fieri di essere bamboccione era una provocazione ambigua, che evidentemente non hai recepito...

Bamboccioni sono coloro i quali hanno il sederino parato dai loro bei paparini e non certamente io o studenti fuori sede come me che veramente con poche lire, come tu indicavi per gli stranieri erasmus i quali invece sono finti poveri, andiamo a vivere in scantinati pagati peso d'oro,facciamo lavori massacranti per poche decine di euro a sera e studiamo pure andando inevitabilmente fuoricorso(anche se non tutti)...Sei tu che parli di cose che non conosci...gli anni 80 per antonomasia sono stati gli anni del casinismo, del fan caxxismo generale...adesso invece la voglia di fare c'è sono "gli strumenti" che mancano!

studentefreelance ha detto...

Un partito?
Se fosse un partito "sui generis" se ne potrebbe parlare...ma dubito che un partito possa rimanere incorruttibile alle richieste dei "grandi"..

Mario ha detto...

Cara Angela,
sono un docente che ha contatti con studenti da 18 anni in sù. Ebbene, vorrei esporre il mio pensiero su quanto ha affermato il ministro Padoa Schioppa a proposito della definizione sulla generazione giovanile definita di "bamboccioni".
Parlando con molti di loro, mi è sembrato di cogliere le loro difficoltà dovute specialmente dalla disoccupazione, dal mercato delle abitazioni troppo alto che ostacola l'uscita della famiglia, dall'università che non sempre li prepara adeguatamente e non li inserisce nel mondo del lavoro ecc...
Mi sono detto:visto che ci sono dati oggettivi per alimentare movimenti giovanili di protesta, il giovane che fa? A mio parere, niente!!!
Mi spiego meglio. Ho visto, per esempio, che ogni riforma della scuola viene osteggiata dalla maggior parte di loro e che molti cercano di difendere lo status quo.Oppure, ho visto giovani che scendono in piazza per difendere le pensioni dei loro padri, ignari di arrecare danno a sè stessi, perchè se ora possono beneficiare delle loro pensioni, quando anche loro saranno padri non potranno essere così generosi con i loro figli.
Perchè tutto questo? Sarà forse, che il ministro Padoa Schioppa ha ragione, sarà che molti giovani stanno bene con i loro genitori, da non aspirare a un' autonomia nè economica nè abitativa e restare, invece, a lungo nel nido protettivo della casa dei genitori, lasciandosi accudire dalle accoglienti cure familiari?
p.s. Nel 2002 sono stato, per lavoro, in Nuova Zelanda, e ho incontrato ragazzi inglesi e francesi, mandati in questo paese dai loro genitori per fare esperienza. Ebbene lavoravano nei mesi estivi, come cameriere, autista, ecc...
Quanti dei nostri genitori avrebbero il coraggio di mandare i propri figli all'altro capo del mondo per fare lavori stagionali?

Lo sguardo di Michele ha detto...

caro mario ,

permettimi di dire che quello che tu dici è vero ma solo in parte...e come ho detto prima si rischia di rendere omogenea una cosa che non lo è affatto...

Non stiamo con i nostri genitori per piacere ma per necessità...Non tutti(o almeno per forza) devono andare dall'altro lato del mondo per diventare migliori...

Avere a che fare con i giovani non significa capirli...il !punto di osservazione"della realtà è inevitabilmente diverso!

studentefreelance ha detto...

Quello appena detto è di studentefreelance...

angela padrone ha detto...

vorrei dire che sempre ciò che si dice "è vero ma solo in parte". se però si continua a dire così, non si riesce a discutere mai di niente. Ho fatto un nuovo post, citando due articoli che parlano esattamente del problema della scuola e dellla formazione. concentriamoci su questo, per esempio. Quanto al docente, lo so bene quello che dici: io 30 anni fa andai a lavorare in una fabbrica in Inghilterra per imparare l'inglese. Ma la stragarnde maggioranza degli italiani che erano lì invece studiavano in degli inutili corsi pieni di loro connazionali, con i quali parlavano sempre in italiano. I bamboccioni ci sono sempre stati! Infine, per studente freelance: non dire a qualcuno che parla di cose che non conosce, perché potrebbe dire lo stesso di te (et pour cause!) e chiuderla lì.

studentefreelance ha detto...

@angela

Repeat:

Avere a che fare con i giovani non significa capirli...il "punto di osservazione"della realtà è inevitabilmente diverso!

E' semplicemente questo quello che intendo quando dico che parli di cose che non conosci...la mia non è presunzione è deduzione...

Non si può "conoscere" un punto di vista da un punto di vista diverso...lo si può comprendere o criticare ma MAI conoscere...

Conoscere: Apprendere con l'intelletto il vero delle cose, avere idea per mezzo dei sensi...

Io non ho criticato il punto di vista che potrebbe essere il tuo, tu hai invece criticato il punto di vista che è mio, senza dare una soluzione ma semplicemente facendo retorica intellettuale come d'altronde ha fatto anche Mario(il docente)...Il vostro punto di osservazione della realtà è diverso dal nostro...il fatto che anche voi avete avuto la nostra età non significa conoscere i problemi di una generazione successiva...

Il mio tono non è arrogante ne tanto meno arrabbiato,vorrei solo che capissi/ste le mie ragioni senza essere considerato un "ragazzino" che parla solo per lamentarsi...

Democrazia Giovanile ha detto...

Il Ministro Padoa-Schioppa non sembra avere le idee troppo chiare. Anche ora che ha parzialmente rettificato le sue infelici dichiarazioni: la colpa in realtà sarebbe - così si è corretto - della generazione dei sessantottini, in quanto troppo "permissivi" nei confronti dei figli.

In realtà, è certamente vero che la "colpa" della situazione tragica in cui versano oggi i giovani è proprio di quella generazione (in realtà, si tratta di coloro che sono nati orientativamente tra il 1935 e il 1950), ma non certo perché troppo "permissivi", quanto piuttosto perché si è trattato (con le dovute ovvie eccezioni, che confermano la regola) di una generazione di parassiti che ha "rubato" il futuro dei propri figli attraverso un uso spregiudicato del debito pubblico negli anni '70 e '80. Il ricorso al debito pubblico ha generato una ingente ricchezza privata delle famiglia, cui corrisponde una desolante povertà pubblica, e nel frattempo questo enorme debito pubblico pesa *tutto* sulle spalle delle generazioni più giovani.

In altre parole, la società è stata letteralmente "spolpata" da questa generazione di parassiti (oggi saldamente al potere, sia dal punto di vista economico che politico), e proprio come conseguenza di ciò oggi ai giovani (i "bamboccioni") vengono negati tutti quei fondamentali diritti (lavoro stabile, pensione dignitosa, casa) proprio nella misura in cui è necessario preservare i corrispondenti diritti (lavoro parassitario e intoccabile, pensioni generosissime in rapporto a quanto versato, reddito da affitto da seconda casa, ecc.) usurpati (pardon: "acquisiti") dalla generazione precedente.

Da tutto questo deriva, evidentemente, che gli aiuti intrafamiliari-intergenerazionali che le famiglie danno ai figli (inclusa - a maggior ragione, e quale minimum - la possibilità di restare a casa fino a 30 anni, e oltre) non solo non può essere considerata in alcun modo una "graziosa concessione", ma viceversa deve essere considerata come un obbligo "morale" (che peraltro sarebbe opportuno potesse trasformarsi presto in un vero e proprio obbligo giuridico).

Si tratta infatti, in altri termini, della semplice *restituzione*, a livello micro (familiare), di una quota *minima* di quanto sottratto a livello macro (strutturale) nel passato (-> debito pubblico) e nel presente (-> lavoro precario *solo per i giovani*, riforma delle pensioni *solo per i giovani*, mercato della casa caratterizzato da prezzi esorbitanti *solo per i giovani*, giacché la "generazione dei parassiti" la casa - e spesso anche la seconda casa - l'ha comprata in modo relativamente facile: come è noto, l'80% delle famiglie è proprietaria della casa in cui abitano).

Forse la lettura di questo "manifesto" (elaborato nel 2005, quando si parlava pochissimo del "problema giovani") potrebbe essere di aiuto al signor ministro, che - non ha caso - è nato nel 1940, e per il quale la realtà attuale sembra non essere perfettamente intellegibile:

Manifesto di Democrazia Giovanile
www.democraziagiovanile.it

Max Cosmico ha detto...

Bamboccioni o precari?

Invito tutti a leggere un intervento di Luca Bolognini sul tema:

http://www.terzarepubblica.it/articolo_blog.php?cat=5&codice=748

Anonimo ha detto...

Gent.ma dott. PADRONE sono una sua "vecchia conoscenza": Vincenzo Mangione da Sassari.
Un bamboccione., anzi un superbamboccione: infatti ho 40anni (ben oltre la soglia di 30 anni ipotizzata dal ministro!) e vivo ancora a casa.
Dopo la laurea in Giurisprudenza, un master in Comunicazione Creativa, fino a due anni fa ero ancora a spasso.
Ora collaboro con una banca. Ovvero ciò che viene definito "job on call"!
Agisco come libero professionista e in quanto tale devo essere titolare di partita IVA!
Ma gli interventi agli atti possono variare da 1 a 10/15 al mese (o possono anche non esserci!!!).
Il mio "mensile" quindi varia da un centinaio di euro o talvolta può sfiorare i 1000euro.
A questo si aggiunge la mannaia del fisco (che poichè mi vede come libero professionista, mi strizza il portafoglio!)
Lo scorso anno, conti alla mano, ho "donato" quasi il 50% del mio compenso.
Secondo il ministro T.P.S. sarei il prototipo del bamboccione che non se ne vuole andare di casa,....
Ma con una media di 600 euro al mese dovrei pagarmi affitto, vivere e anche mangiare?
Forse in un tugurio? e con un pasto caldo alla Caritas?
Ecco perchè resto a casa!
Vincenzo Mangione (super bamboccione!)
v.mangione@alice.it

P.S.: ho appreso ora che...il suo libro è arrivato nelle librerie! Corro -per ovvi motivi!- ad acquistarne una copia.

angela padrone ha detto...

Un saluto speciale a Vincenzo Mangione! Caro Vincenzo, lei è l'emblema di un sistema formativo falsamente democratico, che poi abbandona le persone al proprio destino, di una industria di master totalmente inutili, che non hanno sbocco lavorativo, eccc Per sua fortuna, grazie alla flessibilità, ha l'occasione di fare comunque un lavoro, che se non le consente di vivere come vorrebbe, però le dà qualcosa. Purtoppo, se questo tipo di lavoro non fosse contemplato dalla legge, lei avrebbe probabilmente la scelta tra un lavoro in nero e la disoccupazione. Capisco che è un discorso molto ingrato, questo, ma il mercato del lavoro italiano è così. Comunque sempre in bocca al lupo

Anonimo ha detto...

Confermo quanto detto dalla dr.ssa Padrone.
Il nostro sistema formativo è "falsamente democratico, e poi abbandona le persone al proprio destino", dopo master totalmente inutili, che non danno sbocco lavorativo!
Per lo meno con la flessibiltà posso avere questo lavoro, senza il quale l'alternativa sarebbe la disoccupazione!



P.S.: PERSONALE PER LA DR.SSA PADRONE

Ho girato fra le librerie della mia città, ma non ho trovato il suo libro che sono sempre più curioso di leggere!

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