martedì 21 agosto 2007

IL COMITATO LEGGE BIAGI


E' nato il sito del Comitato per la difesa della legge Biagi . Su questa legge, sventolata come vessillo negativo di tutti i problemi del lavoro in questi anni, si è scatenata una guerra ideologica assolutamente sconcertante e vergognosa, che non tiene conto della realtà. Mi consola quindi vedere che le adesioni al Comitato sono di personalità di tutti gli schieramenti politici. Per una volta, forse, c'è la possibilità di uscire da una logica "partitica" nel senso peggiore. Forse si può parlare di contenuti.


Quando mi sono messa a studiare direttamente le condizioni nelle quali i giovani si arrabbattano per trovare un lavoro, il "loro" lavoro, mi sono accorta di quanto i luoghi comuni che circolano fossero deleteri e in gran parte sbagliati. Per chi ha memoria delle condizioni dell'economia e del lavoro negli ultimi 30 anni (e non solo degli ultimi 5), molte polemiche hanno il tono di chi sbaglia completamente mira. La maggior parte dei problemi del mercato del lavoro in Italia sono il risultato di vecchie incrostazioni e inadeguatezze piuttosto che dei tentativi di adeguamento, modernizzazione e tutela degli ultimi anni. Ma è più facile trovare un capro espiatorio e arringare le masse: secondo questa linea chi ha delle difficoltà sul lavoro non ha che da prendersela con la legge Biagi, no?.
Poi è ovvio che qualunque legge è perfettibile. In questo caso bisognerebbe dire qualunque "corpo" di leggi, visto che il mercato del lavoro non è certo regolato da un'unica legge. Più ancora contano i comportamenti diffusi, la cultura, le strutture, l'economia, e gli uomini. Se si dovesse vedere tutto ciò che di buono, e di non applicato, c'è in questa come in altre norme regolatorie, non si finirebbe più. Sarebbe bello che su questo tema si smettesse di fare il tifo, si smettesse di parlare per luoghi comuni e per ideologie, dividendosi in buoni e cattivi. E fregandosene, molto spesso, dei problemi reali di chi entra nel mercato del lavoro o ci vive male, per motivi spesso opposti.

Un tema solo voglio qui sottolineare, a mo' di esempio: la mancanza di trasparenza del mercato, che peggiora le possibilità di lavoro dei più svantaggiati, e crea difficoltà anche a chi ha capacità e competenze di alto livello. Resta così campo libero per il malcostume del familismo, del nepotismo, della raccomandazione. La legge Biagi aveva affrontato questo problema, ma è poco applicata. Perché?
Per questo seguirò qui il sito del Comitato, e il dibattito che dovrebbe nascerne. In questo credo, più ancora che nella contromanifestazione del 20 ottobre. Spero solo che tutto ciò serva ad informare e non ad arroventare ancora di più gli animi.

6 commenti:

Fedora ha detto...

Purtroppo c'è sempre chi per ignoranza, chi per strumentalizzazione disturba e distoglie da un dibattito civile e atto a capire a fondo le questioni.
Grazie per la segnalazione, mi interessa particolarmente l'argomento.
E' da poco la notizia sul TG che a Bolzano (se non ricordo male) sono stati licenziati tre dipendenti pubblici in quanto "fannulloni". Pare che non appena sono stati confermati a tempo indeterminato, siano diventati totalmente indisponibili al lavoro...
Malcostume troppo diffuso a discapito non solo della propria moralità (questione che certamente non arrivano a percepire), ma anche verso i colleghi a tempo determinato che invece non hanno nessun margine di azione.

angela padrone ha detto...

Già. Purtroppo il mercato del lavoro in Italia è diviso, come si dice, tra insiders e outsiders. Questi ultimi (relativamente pochi)sostengono tutto il peso della flessibilità e della modernizzazione. Gli altri (una massa enorme) godono di protezioni perfino esagerate e di una rigidità dei rapporti di lavoro quasi inconcepibile. E' chiaro che in questo panorama i primi si sentoano come minimo presi per i fondelli. Esempio: Se io, precario senza particolari rivendicazioni, vado alla Posta (mi è capitato) una mattina d'estate, mi può capitare di trovare cinque impiegati che in quel momento non hanno nulla da fare. Vengo indirizzato a uno sportello, dove uno dei cinque, evidentemente poco capace o per lo meno poco informato sul suo lavoro, comincia a trafficare su quello che gli ho chiesto. Non riesce a cavare nulla, chiede consiglio al vicino, impiega un ventina di minuti buoni, mentre i suoi colleghi continuano la loro conversazione a quattro... Chiaro che io precario, dopo quella mezz'ora come minimo sarò imbufalito, o no? O sogno soltanto di saltare dall'altra parte e non dover più rendere conto a nessuno? io non ci credo, perché penso che l'Italia ancora è un paese con qualche speranza...

Loud ha detto...

Occupazione? Legge Biagi?
Non voglio dilungarmi troppo, essendomi già espresso sul mio blog e su BlogGoverno a più riprese; ti linko direttamente il mio ultimo post:
Treu-Biagi: oggi vince la riforma del 2003. Le modifiche future? Probabilmente solo ideologiche e nessuna centrarà il vero bersaglio.

Un po' drastico forse, ma questo è quanto porto nel mio breve bagaglio culturale e professionale. Almeno oggi la penso così.
Rimango comunque dell'idea che il Co.Co.Co. fosse più adatto del Co.Pro. per determinate figure professionali cui non può applicarsi alcun progetto per il tipo di mansioni svolte, ma rimango convinto che sia lodevole aver tentato di assestare il mercato cercando di applicare un contratto "precario" (comunemente considerato) laddove via sia un progetto piuttosto che a chiunque senza distinzione.
Il problema rimane l'abuso, adesso come prima.
Ecco perché credo che il bersaglio sia un altro (vedi post linkato).

Ah, tutto ciò ferma restando l'assurdità giuridica del Job sharing e l'inadeguatezza del Job on call... Ma questo è un altro paio di maniche ;)

Saluti,
LL

angela padrone ha detto...

ciao luca, se tu parli di assurdità giuridica magari hai qualche fondamento...però mi sembra che i casi in cui il lavoro a chiamata viene usato (vedi post successivo) non sono così assurdi...
a presto
a.

Loud ha detto...

Ciao Angela, grazie della risposta e del commento sul mio blog (cui ora mi accingerò a rispondere per ringranziarti pubblicamente e contraccambiare il link nel mio blogroll dinamico).

Per quanto concerne questa tua risposta, preciso che nel parlavo di assurdità giuridica del Job sharing o lavoro intermittente, non già del lavoro a chiamata cui vi assoggetto l'ineguatezza.
Ora mi spiego:
Il lavoro a chiamata è inadeguato perché troppo precario, veramente applicazione secondo la ratio della legge solo in pochi rapporti di lavoro, per poche mansioni. Spesso un part time verticale sarebbe più opportuno. Inoltre l'abuso è alto: es. in negozi dove viene usato con alta frequenza, quando invece andrebbe usato solo per occanionalità come nel fine settiman o nelle festività, fermo restando che se la continuità ripetuta della chiamata allora significa che tanto "a chiamata" non è, bensì andrebbe stabilizzato almeno il part time.
Ecco perché lo definisco inadeguato alla nostra realtà.

Il Job sharing, invece, lo ritengo assolutamente assurdo. Perché? Semplice, perché è un obrobrio giuridico, un'assurdità giuridica visto che non dovrebbe esistere una obbligazione "solidale" in un rapporto di lavoro che, per definizione, dicasi "individuale". E' questo concetto che continuo a contestare ad alta voce questa tipologia contrattuale assurda.
Inoltre, per effetto di una durata indeterminata nell'applicazione più congrua dell'istituto, si crea una sorta di obbligazione troppo onerosa dei due lavoratori in Job sharing, una sorta di schiavismo... Se uno si dimette anche l'altro perde il lavoro salvo diverso accordo con il datore? Da non credere!!
Per fortuna è raro trovare applicazione di questa assurda e complessa (nella pratica) tipologia contrattuale nel nostro paese.

Boh, esaurite (spero) le spiegazioni, torno al mio blog per lasciare il ringraziamento promesso al tuo commento e torno al lavoro a preparare qualche bella istanza di rimborso o annullamento che tanto mi piacciono ;)
Anzi no, prima devo pranzare :D :D

Luca

Anonimo ha detto...

Riguardo il comitato Legge Biagi,
solo dei nostalgici lo potevano fondare...Il presidente...figlia di chi ha gonfiato a dismisura il debito pubbico nel nostro Paese!!! (Altro che Giovane Italia, io direi povera Italia)
E poi, tutta gente che dice a noi che flessibile è bello, per loro però il bello è mantenere tutti i privilegi (quelli veri però)che hanno.
Non mi risulta che nessuno di loro abbia ancora deciso di abbandonarli, d'altronde si tratta di giornalisti e politici....

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