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martedì 12 gennaio 2010

Authority Pari e dispare


Ieri è stato presentato il Comitato "Pari e dispare". Presidente onoraria Emma Bonino, presidente Fiorella Kostoris. La presentazione è avvenuta all'Enciclopedia Treccani, padrone di casa benevolo e "benedicente" Giuliano Amato, moderava Myrta Merlino. Questo è l'articolo che ho scritto sul Messaggero del 12-1-2010.

"DA ragazzine credevamo che tutto fosse possibile e che nella vita futura ce la saremmo giocata alla pari con i nostri ex compagni di giochi, maschi. Poi, invece, a un certo punto qualcuno ci ha ricordato brutalmente che eravamo donne e che, quindi, più di tanto non ci potevamo aspettare. Per molte è stato uno shock. Superata la sorpresa, però, molte donne, anche di successo, si sono rese conto che non si poteva più essere sole di fronte a questo problema e che serviva rimboccarsi le maniche.È di nuovo necessario, come in decenni che credevamo passati, allearsi con altre donne e, perché no, stavolta anche con altri uomini consci del problema: troppe sono ancora le disparità tra uomini e donne in Italia sul terreno del lavoro, della carriera e degli stereotipiDa questo è nato il “Comitato Pari o Dispare”, un’Authority (per ora ancora non prevista dalla legge, ma che ha tra i propri obiettivi quello di assumere un ruolo istituzionale) contro le discriminazioni verso le donne nei luoghi di lavoro e nelle carriere, e contro gli stereotipi di genere che dilagano nei mass media. Presidente onoraria la senatrice Emma Bonino, che ha messo insieme donne di tutte le provenienze, politiche e professionali, da Isabella Rauti, Capodipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, a Linda Lanzillotta, deputata del centro-sinistra, a Anna Maria Tarantola, vice direttore della Banca d’Italia.Presidente del Comitato l’economista Fiorella Kostoris che, presentandolo, ha ricordato come la bassa presenza delle donne nel mondo del lavoro tenga l’Italia lontana dal resto dell’Occidente, mentre resta una “forte segregazione orizzontale e verticale: le donne riescono a trovare un impiego soprattutto in settori con minore status sociale e inferiori retribuzioni di quelli maschili e in ogni caso è difficile che raggiungano posizioni davvero apicali. Tutto questo mentre altrove si va nella direzione opposta e si diffonde la consapevolezza dell’importanza che l’economia attribuisce al ruolo delle donne all’esterno della famiglia e nella creazione del benessere sociale. Insomma, Paesi come l’Italia sono fra quelli che otterrebbero dall’aumento dell’occupazione femminile il massimo vantaggio in termini di equità, di efficienza e di sviluppo”.A presentare l’iniziativa è stato Giuliano Amato, che ha fatto da padrone di casa, in qualità di presidente dell’Enciclopedia Italiana, e ha testimoniato la difficoltà delle donne nel battere gli stereotipi proprio quando devono assumere posti di responsabilità: “Gli uomini ha detto riconoscono una certa autorità solo alla propria madre, e finché sono piccoli. Dopo non riescono più ad accettarla”. Ecco perché poi, una donna che deve gestire altre persone è sempre esposta a critiche o di scarsa autorevolezza o, al contrario, di eccessiva durezza, perché il suo ruolo comunque non è previsto nell’immaginario collettivo. Insomma, come fa, sbaglia, e lo sappiamo un po’ tutte, soprattutto in Italia, il Paese della mamma.Il Comitato dovrà un po’ rompere le scatole. Vigilare, indagare. Cercare di capire, per esempio, quando c’è da fare una nomina, perché non sia stata scelta una donna o perché la percentuale di donne in certi organismi resti indecentemente bassa. Il Comitato si propone anche di tenere d’occhio i media e non a caso fa appello alle direttore, poche, di giornali e telegiornali. E tra i propri obiettivi il Comitato parla di “merito” e di “innovazione”, due temi sui quali le donne sono particolarmente sensibili: sarà che quando la competizione è equa, o quando c’è da sostenere un esame o un concorso, le donne se la cavano meglio degli uomini. O sarà, come ha ricordato la Lanzillotta, che le donne sono implicitamente “eversive” perché svecchiano i posti di lavoro, portando spesso novità organizzative e efficienza. Il Comitato inoltre vuole stimolare la promozione di politiche a favore delle donne, come la disponibilità di servizi e incentivi al lavoro, che liberino energie e permettano alle donne di dare tutto il loro contributo professionale, senza rinunciare a fare dei figli. In Italia oggi lavora meno di una donna su due, e nello stesso tempo abbiamo uno dei tassi di fertilità più bassi del mondo. Un paradosso micidiale. Ecco perché Emma Bonino, che è anche candidata a governatore nel Lazio, ha risposto a chi glielo ha chiesto di non essere favorevole al tanto sbandierato “quoziente familiare”: «Non è una mia questione ideologica, ma inserire oggi in Italia, in un panorama di assenza di servizi, il quoziente familiare, significa bloccare ulteriormente le donne a casa. Bisogna invece farsi carico dell’assistenza e della cura con misure che consentano di dare maggiori spazi alle donne». Insomma, seguendo lo slogan, le donne in Italia nascono pari, come effettivamente dice la legge, ma poi crescono “dispare”, e questo non fa bene a nessuno, né alle donne né agli uomini.RIPRODUZIONE RISERVATA "

domenica 6 dicembre 2009

Intervista su Dillinger.it (La pettinatura da outsider)

La pettinatura era da vera outsider! D'altra parte il tempo manca per certe frivolezze....

Questa l'intervista che mi hanno fatto i ragazzi di Dillinger.it la sera della presentazione del libro! Dopo il corpo a corpo con Brunetta, Bonino, Napoletano e last but not least Michel Martone!

mercoledì 25 novembre 2009

Presentazione La Sfda degli Outsider

Ed ecco il video con tutta la presentazione, registrata e postata sul sito di Radio Radicale.

Presentazione degli Outsider (Gli spietati)


Ecco l'articolo che ha scritto Umberto Mancini sul Messaggero, dopo la presentazione di martedì sera del libro:



"Lei lo definisce un «libro spietato». E in effetti «La sfida degli outsider, donne e giovani insieme per cambiare l’Italia» (Marsilio, 174 pagine) di Angela Padrone, giornalista e scrittrice, è una analisi cruda e impietosa di come proprio le giovani generazioni e le donne siano state lasciate indietro, emarginate, dimenticate da un mondo del lavoro dove il predominio maschile, almeno in Italia, resta un totem assoluto. Un muro insuperabile. Del resto il nostro Paese è considerato insieme a Portogallo, Spagna e Grecia una delle «pecore nere» in Europa: un «pigs». L’acronimo identifica le nazioni che hanno meno investito nel proprio capitale umano e che hanno un basso tasso di crescita del Pil. Che, in una parola, non valorizzano l’apporto che donne e giovani possano dare. Privilegiando una organizzazione sociale che si fonda su vecchi schemi e poca flessibilità. Dove le rendite di posizione, le corporazioni, l’impermeabilità del sistema sono inscalfibili. Ma il libro della Padrone non è solo una analisi dettagliata, densa di cifre ed esempi concreti. E di citazioni illuminanti, ironiche e profonde, dai blog a Baudelaire. E’ sopratutto - come hanno sottolineato il ministro Renato Brunetta, Emma Bonino e Michel Martone che hanno presentato il volume - un punto da cui partire. Per superare l’immobilismo e dare una nuova chance ad un Paese ripiegato su se stesso. Come? Approfittando della crisi per fare la vere riforme. «Come - dice Brunetta - quella realizzata con l’aumento dell’età pensionabile per le donne, che consente di liberare risorse per asili nido e le persone non autosufficienti». O quella - avviata faticosamente nella pubblica amministrazione - di dare al merito un ruolo centrale. Dai medici ai magistrati, ai dirigenti, a prescindere dal sesso. Una rivoluzione - si legge ancora nel libro della Padrone - che si deve coniugare con la voglia di mettersi in gioco e rischiare, scommettendo su se stessi, contro tutti e tutto. «Gli outsider - chiosa il ministro - devono in fondo essere un po’ irresponsabili». Contribuendo così a cambiare - aggiunge la Bonino - una Italia ingrippata. Spazzando via ogni tipo di discriminazione, la retorica del precariato, il lamento sterile, gli insider ipergarantiti. Quel patto sociale perverso che non premia chi vale di più, chi più studia e si impegna, ma che guarda solo al passato. La Padrone offre gli strumenti culturali per avviare un percorso innovativo. Invitando giovani e donne a prendere in mano il proprio destino. Da outsider vincenti e coraggiosi."


(Pubblicato sul Messaggero del 25/11/2009)

lunedì 23 novembre 2009

Oggi 24 novembre la presentazione a Roma














Vi aspetto oggi alla presentazione della Sfida degli Outsider, Marsilio editore, a Roma.
L'appuntamento è vicino a piazza di Spagna, in via Alibert 5/A, nella sede di Roma Eventi alle ore 18,30.
Ci saranno il ministro Renato Brunetta, la vicepresidente del Senato (nonché autrice della prefazione al libro) Emma Bonino, e il professor Michel Martone (autore della Presntazione sugli Outsider all'inizio del volume). Modera il direttore del Messaggero Roberto Napoletano. E ci sarà la vostra Autrice, cioè io.
Vi aspetto.

venerdì 20 novembre 2009

Emma Bonino e le donne: basta mugugni, passate all'azione



MARTEDI' 24 NOVEMBRE ORE 18,30 EMMA BONINO PRESENTA LA SFIDA DEGLI OUTSIDER IN VIA ALIBERT 5/A (PIAZZA DI SPAGNA), CON IL MINISTRO RENATO BRUNETTA, CON MICHEL MARTONE E ROBERTO NAPOLETANO DIRETTORE DEL MESSAGGERO. CI SARO' ANCHE IO IN QUANTO AUTRICE DEL LIBRO.

mercoledì 11 novembre 2009

La Prefazione di Emma Bonino a La sfida degli Outsider

Esce oggi La sfida degli Outsider - Donne e giovani insieme per cambiare l'Italia", di Angela Padrone, Marsilio, 176 pagine, 12 euro.
Questi sono estratti dalla prefazione di Emma Bonino:


"Da tempo sono convinta che l’Italia, parafrasando
il titolo di un film, «non sia un paese per donne».
Oggi il libro di Angela Padrone ci avverte che non
è neanche «un paese per giovani».
Donne e giovani italiani creano un esercito numeroso,
ma senza armi e con poca voce. Sono gli esclusi
da un sistema che negli anni ha accumulato errori,
privilegiando le pensioni alla creazione di ammortizzatori
moderni ed equi, la cooptazione alla meritocrazia,
l’attaccamento a stereotipi femminili obsoleti
alla creazione di servizi sociali utili e funzionali.
È il ritratto di un paese in stallo che vede da un lato
una parte privilegiata e molto protetta, composta in
gran parte da uomini anziani e «potenti», e dall’altro
una parte esclusa sia dalle opportunità offerte dal
mondo del lavoro, sia da una reale protezione sociale,
composta da giovani e donne.
Altri paesi ci hanno dimostrato che si può migliorare
se si fa qualcosa. Un esempio: la Spagna nel
1994 aveva solo il 30,7% di donne occupate, contro
il 37,4% dell’Italia, ma nel 2007 la Spagna ha registrato
il 54,7% di occupazione femminile, con un aumento
dell’80%, rispetto a un modestissimo 46,6%
dell’Italia

(...)
Non mi pare che si sia attivata alcuna iniziativa
per scalfire questo contesto culturale, né sul piano
istituzionale né da parte dei media, che continuano
a proporre stereotipi femminili francamente impresentabili.
(...)

Questo quadro così spietato, ma dipinto con freschezza
e umorismo da Angela Padrone, è salutare,
perché mette tutti gli attori davanti a scelte che sono
oramai improrogabili. L’autrice non è compiacente
né con i potenti né con gli esclusi e, senza cedere
alla lamentela priva di proposte, richiama tutti alla
discussione e all’azione politica (...)
"

mercoledì 4 marzo 2009

In pensione dopo, ma non "a gratis"

Le carte sono partite. Il governo italiano ha mandato a Bruxelles il suo piano per l’innalzamento graduale dell’età di pensionamento delle donne che lavorano nella pubblica amministrazione. Come era stato promesso, dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea che condannava l’Italia per disparità di trattamento.
Trattandosi solo delle dipendenti pubbliche, il risparmio che è stato stimato, sarà di appena 2,3 miliardi di euro in otto anni. Un piccolo passo per le casse dello Stato. Ma per le donne potrebbe essere, se ben capito e sfruttato, un grande balzo. La cosa più sbagliata, invece, che le donne possano fare, è di lasciar passare questo momento senza chiedere niente in cambio. Perché se l’equiparazione dell’età (per ora solo nel pubblico impiego) è sacrosanta, però va affiancata allo stesso tempo, con delle azioni forti per promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, come hanno ripetuto in Parlamento donne e uomini di destra e di sinistra, a partire da Emma Bonino, che propone da anni l’equiparazione dell’età pensionabile. Le donne devono pretendere pari opportunità di inserimento professionale e di carriera. Cose che oggi invece sono lontanissime.
Se, per esempio, i soldi risparmiati con le pensioni venissero utilizzati tutti per un grande piano nazionale di asili nido, l’impatto sull’occupazione femminile sarebbe fortissimo. E’ alto infatti il numero di donne costrette a lasciare il lavoro con la nascita del primo e soprattutto del secondo figlio, a causa delle difficoltà di cura del bambino. La diffusione degli asili nido, inoltre, libererebbe molte energie anche per quelle donne che, pur convinte di rimanere al lavoro nonostante i figli, fanno tutti i giorni le funambole per gestire l’ingestibile, tra tempi di lavoro e tempi di famiglia. E questo è solo un esempio. Se in futuro si deciderà di cominciare una discussione più ampia sull’età pensionabile delle donne (e degli uomini) rendendola magari sempre più flessibile e soggetta alle scelte individuali, si dovrà ancora di più sottolineare come i risparmi vadano utilizzati per le politiche attive di inserimento delle donne al lavoro e ai livelli più alti delle carriere, fino ad oggi, di fatto, a loro quasi precluse. Non è un’opinione, i numeri stanno lì a testimoniarlo: nei Cda delle aziende, nella dirigenza delle banche, ai vertici dello Stato in Italia le donne sono delle mosche bianche. La presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, una di queste mosche bianche, lo ha ricordato più volte a partire dal suo insediamento: un numero crescente di donne nell’economia significherebbe immediatamente una crescita del Pil, cosa di cui in tempi di crisi abbiamo particolarmente bisogno.
Alle donne che si preoccupano e si rammaricano che ora venga loro tolto ”anche” il privilegio di andare in pensione di vecchiaia anticipatamente, va detto: non vivete questa decisione come l’ennesima penalizzazione della vostra vita. Piuttosto, consideratela come la tappa di un cammino ancora lungo verso la piena dignità e il riconoscimento (prima della pensione, non dopo) delle vostre potenzialità. Per voi, le vostre figlie e i vostri figli.
(Pubblicato sul Messaggero il 4/3/2009)

lunedì 15 dicembre 2008

CARITA' PELOSA






Là dove anche chi è in cuor suo d’accordo, si è messo paura e sta zitto, è partito lancia in resta Renato Brunetta. Alzare l’età delle pensioni per le donne, portarla a parità con quella degli uomini. Ce lo chiede l’Unione Europea, ce lo impone una sentenza della Corte di Giustizia Europea, lo chiede l’equità e l’interesse stesso delle donne.



Eppure è una delle battaglie più impopolari che si possa combattere. A destra come a sinistra. Però ha ragione Brunetta: studiate, leggete, informatevi, cercate di capire come stanno le cose. La pensione anticipata non è un favore alle donne. E’ l’ennesima discriminazione per mandarle a casa (da oltre un secolo, il solito posto dove si vuole tenere le donne in Italia) a fare da badanti in primis ai poveri mariti, poi agli anziani e magari anche ai figli bamboccioni, che quando le madri hanno sessant’anni i figli ormai sono autonomi e si spera che facciano la loro vita, lavino, stirino e buttino la spazzatura.


Naturalmente quelle donne che gli ipocriti a destra e a sinistra vogliono ”proteggere” mandandole in pensione prima, hanno delle pensioni da fame, perché durante la loro vita hanno cominciato a lavorare (mediamente) tardi, avevano stipendi bassi, contributi ancora più bassi, carriere discontinue e comunque stoppate verso l’alto. Ecco perché molte donne se può già restano al lavoro oltre la data in cui potrebbero andarsene.

Chi dice di fare il loro interesse, chi gli vuole lasciare questo piccolo privilegio fa solo carità pelosa. No grazie.


I radicali, ”rompiballe” in senso buono della destra e della sinistra, lo vanno dicendo da un paio d’anni: alziamo l’età della pensione. rendiamo anche in questo le donne uguali, ma diamogli più opportunità durante la vita ativa: congedi obbligatori per i padri (sapete quanto io personalmente batta su questo tasto), asili nido per tutti, assistenza agli anziani, e un vero welfare per chi perde il lavoro o è precario. Tutto si può discutere, ma questo è quello che anche Brunetta intende. Io la chiamo modernizzazione.


Per chi ama le sintesi: ecco il commentino sul Messaggero di domenica 14/12/2008

giovedì 11 dicembre 2008

LA CRISI E LE DONNE

(pubblicato sul Messaggero di mercoledì 10/12/2008)

L’ETÀ della pensione per le donne, per ora, non si tocca. La condanna della Corte di Giustizia Europea, che bacchetta l’Italia per la diversa età minima alla quale donne e uomini possono prendere la pensione di vecchiaia nel settore pubblico, non basta a spingere il governo italiano a modificare le regole. Però ha spinto Destra e Sinistra a trovarsi unite di fronte alla malattia che affligge il lavoro delle donne in Italia: un livello già bassissimo (intorno al 47%) rispetto a tutti gli altri Paesi europei (media al 60%) in anni di crescita e che adesso, con la Crisi, rischia di scendere ancora di più. Toccato il fondo, a quanto pare, alle donne italiane non resta che ”scavare”.
«Abbiamo dimenticato l’emancipazione economica delle donne», ha provocato Emma Bonino, che sul tema ”In pensione quando, al lavoro come?” ha messo insieme nella stessa sala del Senato non solo il ministro Maurizio Sacconi e il suo opponente ”ombra” Pietro Ichino, ma anche l’economista Fiorella Kostoris e il giuslavorista Michel Martone, Valeria Fedeli della Cgil e Renata Polverini dell’Ugl, Luca Paolazzi della Confindustria e Milena Carone dell’Udi, e poi Anna Bonfrisco, Benedetto Della Vedova, Giuliano Cazzola del Pdl, e Francesca Marinaro e Donatella Poretti del Pd. Ospite d’onore perfino la centenaria Rita Levi Montalcini. Tutti, sostanzialmente, d’accordo che la situazione del lavoro delle donne in Italia è insostenibile e che l’arrivo della Crisi avrà due effetti: 1)la situazione delle donne peggiorerà; 2) si aprirà un’opportunità per cambiare qualcosa. Si sente il bisogno di una ”spallata” ha detto Ichino, difendendo la proposta di ridurre le tasse sul lavoro femminile. E anche chi non era d’accordo con lui ha apprezzato l’immagine della spallata.
In Italia ci sono 4 milioni di donne che sono fuori dal mercato del lavoro e che per questo non hanno gli stessi diritti degli uomini. Ci sono milioni di altre donne che lavorano e non ricevono nessun supporto dallo Stato, perché mancano gli asili nido, perché gli orari di lavoro delle aziende non sono flessibili e mal si adattano alla gestione della vita familiare, perché le donne faticano a fare carriera, guadagnano mediamente meno degli uomini, e infine, quando vanno in pensione, rischiano di ritrovarsi sull’orlo della povertà.
Se con un colpo di bacchetta magica, le donne italiane lavorassero nella stessa misura delle altre europee, il Pil dell’Italia farebbe un balzo del 15%, ha detto Luca Paolazzi, direttore del Centro Studi di Confindustria. Anche Emma Marcegaglia lo disse nel suo primo discorso da presidente. Anche alle imprese il lavoro delle donne serve. Anzi, servirebbe se ci credessero con convinzione.
Di più, ha sottolineato Milena Carone dell’Udi, la si smetta di parlare di ”aiuti alle donne”. Perché si continua a dire che gli asili nido sono ”per le donne”, quando in realtà sono per i bambini e per un’intera società che deve investire su di loro? Valeria Fedeli ha rincarato: «Dico no alla ”conciliazione”, (cioè a quelle politiche che dovrebbero permettere alle donne di lavorare e allo stesso tempo farsi carico degli impegni familiari), ma dico sì alla ”condivisione”». Che tradotto vuol dire: donne e uomini dovrebbero imparare a condividere carichi di lavoro e carichi familiari. Alla pari.
Ecco, tutto questo è venuto a galla a partire da quella sentenza sull’età pensionabile delle donne. Tema che Emma Bonino e i radicali utilizzano da tempo come ”leva” per affrontare un problema che è una vera emergenza nazionale e che, invece, spesso viene trattato come ” colore”.
Il ministro Sacconi non si è sottratto. Di mettere mano alle pensioni però non vuole parlare. Fa i calcoli e afferma che nel pubblico impiego le donne già tendono a lavorare più del minimo necessario e che, in fondo, l’equiparazione per legge dell’età tra donne e uomini, sarebbe una piccola cosa anche in termini di risparmio per il bilancio dello Stato: non più di 250 milioni di euro.
Sacconi però sa che in Italia il numero dei lavoratori è troppo basso e che questo, oltre a essere ingiusto nei confronti delle categorie penalizzate (le donne in primis), danneggia il nostro sistema economico. «Dobbiamo puntare alla flessibilità dell’orario di lavoro - ha sottolineato - e sull’offerta di servizi per le madri». Cioè asili nido, ma non solo: anche tagesmutter dice lui, cioè baby sitter di condominio o di quartiere, sulle orme dell’esperienza tedesca.
Ma basta? Sul Corriere della Sera di ieri Maurizio Ferrera ha messo in guardia dal rischio che la crisi penalizzi ancora di più gli outsider (donne e giovani), mentre partiti e sindacati continuano a pensare a chi già è protetto. Meno tasse alle donne, più ammortizzatori sociali per i lavoratori che rischiano il posto e non hanno cassa integrazione (e sono soprattutto donne), asili nido e servizi all’infanzia, congedi di paternità obbligatori. Tutto ciò servirebbe a fare argine contro un rischio sul mercato del lavoro delle donne. Le “tagesmutter” non bastano di certo.

mercoledì 25 giugno 2008

"ATTACCO MORTALE ALLA SCUOLA" ?


Ha proprio ragione Emma Bonino a proposito degli stereotipi e degli automatismi! Agiscono in modo implacabile. E soprattutto sulle donne. Per cui a lei è bastato inventarsi una "notizia" da stereotipo ("Sono innamorata a 60 anni!") per avere attenzione dai giornali, dopo che tentava da giorni di parlare di altri argomenti che le stavano a cuore, come per esempio il vertice Fao sulla nutrizione.


Bene, questo funziona anche per i sindacati. E' bastato che il ministro Gelmini dicesse: spendiamo troppo per la scuola, ma dobbiamo motivare e pagare meglio gli insegnanti, quindi dovremo "tagliare" il numero. Tra l'altro visto che da noi ci sono più insegnanti che in Germania e che i risultati scolastici dei nostri ragazzi sono a dir poco così così, forse c'è qualcosa che non va, e non è la mancanza di insegnanti, ma quella di "buoni" insegnanti...
Subito i sindacati sono saltati su a dire: attacco mortale alla scuola! Difficile capire come si possa fare un attacco mortale a un cadavere. Piuttosto, una cura shock forse potrebbe risvegliarlo. Speriamo.


A proposito: quando si parla di scuola tutti si preoccupano degli insegnanti e dei precari. Ma ci fosse un cane che si preoccupa degli studenti, costretti a sciupare i loro anni migliori in una struttura senza né capo né coda.

lunedì 24 marzo 2008

PENSIONI IN ROSA



In periodo elettorale non si può dire niente di sensato. Questo purtroppo è quello che emerge. Se però uno ci volesse provare, nessun argomento mi sembra migliore di quello sull'età pensionabile delle donne. Concreto, di prospettiva (perché non riguarda né l'oggi né il domani immediato, ma il dopodomani) e denso di sviluppi.
Poiché in Italia l'età della pensione di vecchiaia per uomini e donne non è uguale (60 per le donne, 65 per gli uomini) l'Unione Europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. Questo significa che è stato avviato un procedimento che si può concludere con sanzioni e multe.
Come alcuni sanno Emma Bonino, ministro delle Politiche Comunitarie, nonché radicale e candidata del Pd, ha proposto da tempo di innalzare l'età pensionabile per le donne, portandola gradualmente ai 65 anni, ma vincolando i soldi risparmiati a servizi e benefici come gli asili nido, la cura agli anziani non autosufficienti, e altri tipi di assistenza che di solito si caricano sulle spalle delle donne e impediscono loro di svolgere una vita normale, soprattutto nel periodo di lavoro più intenso, tra i 40 e i 50 anni.Soprattutto questo tipo di attività impedisce a molte donne di lavorare, infatti siamo il paese europeo con il tasso di lavoro femminile più basso. Mi sembra una proposta degna quanto meno di essere discussa. Chi vuole può documentarsi QUI.
Invece fa paura. Anzi, il fatto è che in periodo elettorale fanno "paura le parole". Il motivo è presto detto e si capisce leggendo quello che afferma un esponente di Forza Italia, che pure è un politico intelligente e competente, Maurizio Sacconi, il quale così commenta: «Il Pd vuole caricare sulle donne gli oneri del riequilibrio del sistema previdenziale», dice Sacconi, che sottolinea la loro «evidente condizione di svantaggio nel mercato del lavoro per cui raramente arrivano a fuire delle pensioni anticipate per anzianità». Se l'età della pensioni di vecchiaia fosse alzata a 65 anni, si otterrebbe -sottolinea Sacconi- l'effetto di condannarle ad un'età di pensione più tardiva degli uomini in quanto questi fruiscono largamente della pensione di anzianità. Sintesi: povere donne, gli volete togliere anche quel piccolo privilegio di andare in pensione a 60 anni? Con tutto il lavoro non retribuito che fanno per tutta la vita? Ingrati!
Intanto io vedo che la maggioranza delle donne che lavorano, arrivate a 60 anni, se ne hanno la possibilità, restano al lavoro. Ma sono convinta che Sacconi sia perfettamente al corrente di molti altri elementi:1) le donne iniziano a lavorare più tardi degli uomini, e lavorano spesso in modo più discontinuo. Farle ad andare in pensione presto significa dare loro delle pensioni da fame.2) A 60 anni la maggior parte delle donne è in buona salute e ha ormai finito di crescere i figli. Avrebbe avuto bisogno di aiuto prima, quando svolgeva doppi e tripli lavori e non riusciva a fare carriera per mancanza di servizi.3) moltissime donne in Italia non cercano un lavoro o non riescono a conservarlo perché non hanno una rete di servizi che le sostenga. Il basso tasso di lavoro femminile in Italia è una emergenza sottolineata dall'Unione Europea. Oltre a essere ingiusto, riduce la crescita, il livello del Pil, aumenta il rischio di povertà di adulti e bambini, e influisce perfino sul bassissimo tasso di natalità dell'Italia (fanno molti più figli le donne dei paesi dove lavorano di più).
Risponde la Bonino: «Si tranquillizzi Sacconi: quella sull'età pensionabile delle donne non è una proposta contenuta nel programma del Pd. È una mia proposta, della quale mi assumo la responsabilità, una responsabilità da Ministro delle Politiche Europee, perchè l'Italia è stata mandata davanti alla Corte per discriminazione sull'età di pensionamento delle donne e degli uomini». L'Italia - ha aggiunto Emma Bonino - è rimasto l'unico paese tra i quindici che non si è messa in regola, neanche con un piano graduale. Sicuramente saremo condannati dall'Europa, con tutte le penalità che conosciamo, e pagheremo in modo salato una non scelta. Io trovo che, vista l'assoluta mancanza nel nostro paese per le attività di cura e di servizi, che ricadono sulle spalle delle donne italiane, sarebbe molto utile pensare ad un innalzamento graduale dell'età pensionabile delle donne, vincolando i risparmi ad un fondo per la rete di assistenza che in Italia non esiste e che impedisce di fatto alle donne di scegliere di lavorare». «Ricordo a tutti che solo sei bambini italiani su cento hanno diritto all'asilo nido, contro i 54 bambini danesi. In Italia abbiamo il non accesso al mercato del lavoro di sei milioni di donne in età lavorativa, donne che spesso non lo cercano nemmeno, perchè non è conveniente, perchè dovrebbero pagarsi una baby sitter piuttosto che altri servizi. È una emergenza nazionale, non è nel programma del Pd, ma - ha concluso il ministro- responsabilità istituzionale e convinzione mi induce a chiedere di riflettere su questo tema».

martedì 4 marzo 2008

DONNE STRITOLATE DAGLI STEREOTIPI




Ho assistito a un convegno - maratona (dalle 9 alle 18 !) ieri a Milano sulle donne, strette tra difficoltà nel mondo del lavoro e stereotipi in tv, nella pubblicità e sui media in generale. Era organizzato dal ministro delle Politiche Comunitarie, Emma Bonino, e ogni aspetto è stato approfondito, con dovizia di dati, con racconti e testimonianze molto interessanti e anche con una notevole dose di divertimento, vista la presenza tra le tante di Paola Cortellesi e Serena Dandini. Mi riservo di raccontarvi un po' di particolari, appena il tempo me lo consente. Intanto riporto qui il commento che ho scritto sul Messaggero di oggi. In questi giorni si parlerà molto di donne, non solo perché l'8 marzo è in agguato, ma anche perché in tanti si stanno accorgendo che si tratta di un tema emergente nel mondo del lavoro e determinante per la possibile ripresa dell'economia italiana. Quindi preparatevi!





di ANGELA PADRONE
In questi giorni tutti i partiti danno la caccia alle donne:
cercano volti femminili da mettere nelle liste di candidati.
Meno male. Anche se quello che alcune temono
e' che si possa trattare qualche volta di operazioni di
facciata, di abbellimento. Un po' come le donne che ''decorano''
le pubblicita' per vendere automobili. Infatti la realt' delle
donne nella vita di tutti i giorni continua ad essere
invece di scarsa partecipazione. Una situazione per
la quale anche l'Unione Europea ci bacchetta e per la
quale il ministro delle Politiche Comunitarie ha lanciato una
serie di iniziative dedicate alle donne e alla crescita economica.
Nell'ambito di questa serie, ieri a Milano si e' parlato di
stereotipi femminili e del baratro che esiste tra la vita delle
donne e la loro immagine in tv, nella pubblicita' e nei
cosiddetti media.

Cosa c'entrano gli stereotipi con il problema di una societa' nella quale solo il 46% delle donne lavora (l'obiettivo che chiede l'Ue e' il 60%) e dove si fanno 1,3 figli per donne (contro i 2,0 della Francia per esempio) ? C'entrano, perche' gli stereotipi ci possono far capire come mai le donne italiane siano ancora poco autorevoli e considerate nel lavoro, mentre dilaga invece l'immagine di veline. Bastera' dire che, secondo la ricerca fatta per la Rai dall' Osservatorio di Pavia, in tv le donne raramente sono protagoniste nei programmi di attualita', o sono interpellate come esperte, mentre spesso ''decorano'' un programma (magari sportivo) o lo presentano (ci sono sempre piu' conduttrici di telegiornali, ma non direttore). E naturalmente, le donne sono ''regine'' della fiction, anche se poi il vero protagonista nella grande maggioranza dei casi e' un uomo. Nelle aziende poi ha ruoli di responsabilit' una piccolissima minoranza di donne, come quel 5% che siede nei Cda delle aziende quotate. Tutte le altre lavorano eccome, fanno il doppio e triplo lavoro anche di madri e assistenti, ma negli stereotipi sono sempre veline o angeli della cucina. E' ora che le donne che lavorano facciano ''rete'', come hanno sempre fatto gli uomini, ha raccomandatao Emma Bonino, che come ministro ha visto tante cordate di imprenditori e ha visto anche tante imprenditrici ''isolate'', come ha detto lei. Nessuno ce l'ha con le veline,hanno sottolineao due personaggi ''comici'' come Serena Dandini e Paola Cortellesi: ''Non sia mai!''. Magari pero' sarebe bello che si parlasse, si', di loro MA ANCHE delle altre, di quelle che in Italia lavorano in media un'ora piu' degli uomini e suppliscono alla carenze di un welfare senza asili nido e poca assistenza agli anziani e alle famiglie. E' auspicabile quindi che l'inserimento di queste donne come candidati nelle prossime liste elettorali non sia solo una questione di immagine.

domenica 30 dicembre 2007

DONNE, SERVE UNA CURA SHOCK PER LA PARITA' SUL LAVORO





Questo è l'ultimo post dell'anno...vi lascio con un tema ponderoso e mi ritiro in eremitaggio per qualche giorno. Tornerò dopo la Befana ;-D










Si discute su come incentivare il lavoro delle donne, visto che la loro partecipazione al mercato del lavoro è in Italia a livelli bassissimi (come ho scritto sul Messaggero del 27/12: da noi lavora il 46% delle donne, contro la media europea del 57%). Una delle proposte sul tavolo è quella degli economisti Alberto Alesina e Andrea Ichino che propongono di abbassare le tasse sui redditi femminili. Questo spingerebe le donne a cercare lavoro fuori di casa e, si presume, gli imprenditori ad assumerle. Per di più, il provvedimento sarebbe a costo zero per le casse dello Stato, perché si calcola che la riduzione della tassazione in percentuale sul reddito, sarebe compensata dalla maggiore produzione di reddito da parte delle donne stesse. In caso di necessità, si potrebero alzare lievemente le tasse sul lavoro degli uomini, ma non dovrebbe essercene bisogno.
Una delle voci più in sintonia con il tema, ma in parziale disaccordo sulla proposta, è il ministro Emma Bonino, che oltre a occuparsi di politiche comunitarie e di moltri altri temi, si occupa attivamente di donne. "Qualunque donna che abbia una storia di fatica professionale - dice la Bonino - si accorge subito che lo sgravio fiscale propone, forse in modo inconsapevole, un assioma molto maschile e “italiano” e cioè che il lavoro di cura domestico sia sempre e comunque un “affare privato” delle donne. C’è bisogno di una badante o una baby sitter? Aumentiamo il potere d’acquisto delle donne, così se la pagano. Questa proposta potrebbe suggerire che il lavoro di cura sia appannaggio esclusivo delle donne e che debbano essere loro, se necessario, a pagarsi una sostituta. Le buone intenzioni a volte non bastano per evitare di ricadere in vecchi schemi culturali".

Tornano alla carica Alesina, Ichino e Loukas Karabarbounis, con un articolo pubblicato su Vox Europe , portale europeo di economia. Loro difendono la loro proposta di agire attraverso la "leva fiscale" in quanto la considerano la più semplice, efficiente e "neutrale". Fanno l'esempio delle importazioni: per regolarle, in caso di necessità, meglio agire sulle tariffe che sulle quote (cioè sulle quantità). Lo studio si pone esplicitamente tre domande cruciali: 1) perché il lavoro delle donne dipende così tanto dal livello del salario? (Quello degli uomini no: loro vanno a lavorare comunque); 2) come cambierebbe questo comportamento con tasse diverse basate sul sesso? 3) che effetti ci sarebbero all'inerno dell'organizzazione familiare?





Il fulcro di tutto il ragionamento è che le differenze di comportamento rispetto al lavoro esterno nascono all'interno dell'organizzazione familiare e nella divisione dei compiti in casa. Gli uomini vanno a lavorare comunque, indipendentemente dal livello di reddito, perché trovano socialmente inaccettabile rimanere a casa. Le donne, invece, sono soggette a forti pressioni all'interno della famiglia, affinché non vadano a lavorare, e lo faranno solo se il guadagno è "convincente". Solo, cioè, se il salario supera le spese necessarie per trovare un aiuto in casa e/o una baby sitter. La divisone dei compiti di cura, così, risulta sbilanciata, con il carico principale sulle spalle delle donne.

"Se la società valuta il lavoro delle donne tanto quanto quello degli uomini, allora la divisione dei compiti all'interno della famiglia deve essere più bilanciata, più paritaria", scrivono i tre studiosi. Ed ecco che la riduzione delle tasse sui loro redditi dà alle donne un "potere di contrattazione" in più. Le rende più forti: poiché il mio reddito è meno tassato, mi conviene andare a lavorare, quindi, marito caro, dividiamoci equamente le pulizie, le faccende e la cura dei bambini. Questa sarebbe la conseguenza desiderata della riduzione delle tasse per incentivare il lavoro femminile.

Se ne potrebbe concludere che, naturalmente, asili nido, servizi sociali e congedi parentali per gli uomini nascerebbero proprio grazie a questo spostamento dei rapporti di forza, ottenuto attraverso il prezzo: sul mercato ci sarebe una maggiore domanda di asili nido (tanto per fare un esempio) e gli asili nido sorgerebbero come funghi.




Ma, in pratica, nulla impedisce che le politiche affermative, chieste dalla Bonino, e cioè l'intervento dello Stato per offrire questi servizi, si affianchino a un intervento fiscale. Un "doppio attacco" al problema potrebbe aiutare a sgretolare le resistenze e affrontarlo in modo più veloce ed efficiente.

venerdì 26 ottobre 2007

DONNE: PIU' LAVORO, PIU' LIBERTA'


AGGIUNTO LINK
per ascoltare il convegno



Oggi si discute di donne e welfare in un convegno organizzato dai radicali e dal gruppo welfare to work: "Proteggimi di meno e includimi di più". Si discute di equiparazione dell'età pensionabile per le donne, ma anche di tutto ciò che servirebbe alle donne per lavorare meglio e di più: asili nido, meno tasse, orari più flessibili...che poi servirebbe a tutti, anche agli uomini, per una migliore qualità della vita. Ne avevo già cominciato a parlare in un precedente post e poi nella trasmissione a radio radicale, che potete ascolatare qui accanto.
Al convegno di oggi ci saranno Emma Bonino,, Rita Bernardini, Valeria Manieri, Cinzia Dato, Maria Teresa Amorosino, Maria Leddi Maiola, Margherita Boniver, Donatella Poretti, Fiorella Kostoris, Natale Forlani, Giulia Bongiorno, Benedetto della Vedova, Marco Pannella, Natale D'Amico, Alessandra D'Amico. Modera Angela Padrone. QUI POTETE ADERIRE ALL'APPELLO. Qui c'è il BLOG IN PANCHINA VACCI TU

giovedì 27 settembre 2007

PARLIAMO DI DONNE (e pensioni)



Domani a Radio Radicale parleremo di pensioni, e di donne. Emma Bonino da un bel po' di tempo si batte per l'equiparazione dell'età pensionaibile di uomini e donne a 65 anni. Sembra paradossale: una storica paladina dei diritti delle donne chiede una cosa che sembra aggravare un po' le donne, ora "privilegiate" (almeno in questo, dicono tante) dall'età della pensione di anzianità a 60 anni, rispetto ai 65 degli uomini. Ma è proprio così? E' un vantaggio per le donne andare in pensione a 60 anni ?






I radicali hanno presentato una mozione alla Camera nella quale sotto la dicitura "Equiparazione dell'età pensionabile..." sono indicati 18 punti che riguardano quello che oggi va di moda chiamare welfare, e che sono politiche sociali. L'aumento dell'età pensionabile per le donne è solo uno di questi punti. Cerco di riassumere gli altri: aumentare la spesa per il welfare fino al 2,3% del Pil entro il 2010; incentivare la creazione di asili nido; promuovere gli asili nido aziendali; riduzione delle rette degli asili; incentivare il lavoro femminile attraverso riduzioni fiscali; attivare il lavoro occasionale per la cura di casa, bambini e anziani con dei voucher; incentivi alle imprese family friendly (orario flessibile, telelavoro, asili nido aziendali, ecc); liberalizzare gli orari di apertura di esercizi commerciali e banche; promuovere i congedi di paternità; orari flessibili e part time sul lavoro per entrambi i sessi; telelavoro; formazione per il reingresso nel mercato del lavoro soprattutto per le donne in maternità; rilancio dell'imprenditorialità femminile.






La domanda di fondo è: voi donne, che andate in pensione prima (e forse di questo siete contente, ma chissà) ma di solito con una pensione bassa (perché avete versato pochi contributi in confronto a un uomo), non scambiereste quei 5 anni per tutte queste altre cose, che migliorerebbero tutta la vostra vita? Non pensiamo infine che queste linee guida migliorerebbero la vita non solo delle donne, ma anche quella degli uomini? Insomma io credo che tutto ciò sia piuttosto interessante. Anzi, direi meravigliosamente rivoluzionario per la nostra società ingessata. Anche se qualche piccolo dubbio lo vorrei introdurre...ma stasera ne discuteremo a Radio Radicale. La trasmissione andrà in onda domani venerdì 28 intorno alle 15 (replica alle 23)

martedì 17 luglio 2007

SCALONE, L'AUT AUT DELLA BONINO...E LA MIA COMMESSA PREFERITA

AGGIORNATO


Scalone. La Bonino ha preso sul serio il significato della trattativa sulle pensioni, e ha posto una specie di aut aut a Prodi: valuta tu se la mia posizione è compatibile con la trattativa che il governo vuole condurre in porto con i sindacati sullo scalone. Non si dimette, ma mette Prodi di fronte alle sue responsabilità. Alla luce di quello che ha detto anche Draghi il giorno prima, ha il suo bel peso. Finalmente le generazioni più giovani hanno trovato qualcuno che le difende sul serio. Grande Emma.



Precari e contenti. Domani Francesca Venturo, già segnalata su questo blog per la sua storia di precaria di buona volontà e autrice della Sindrome della Commessa, sarà ospite alla trasmissione di Maurizio Costanzo "Stella", su Sky alle 12,30. Complimenti e in bocca al lupo.

mercoledì 4 luglio 2007

I PADRI DIVORANO I FIGLI



Piccola notazione personale: sono un a furia. Ce l'ho con la Telecom che mi ha attivato un abbonamento Voip tutto incluso e poi non funziona niente...e vorrebbero che io stessi a casa da brava casalinga ad aspettare un loro tecnico dalle 13 alle 17! Questo è il nostro mondo dell'innovazione!

L'altro motivo per cui sono una furia è la faccenda delle pensioni. E non parlo per motivi personali, perché io più o meno so cosa mi aspetta. Certo, non so che cosa darei per essere nelle condizioni degli attuali 57enni che vogliono andarsene in pensione subito e con quasi l'80 % dello stipendio! Io in confronto farò la fame a 70 anni. Ma quello che mi fa veramente imbestialire sono due cose: la follia di Giordano, Ferrero e compagnia bella che con grandissima faccia tosta difendono questa minoranza di privilegiati. Mi fanno pensare ai monarchici di un tempo. O ai padri che divorano i figli (nelle immagini il conte Ugolino di Fussli e Crono che sbrana uno dei figli di Rubens).


Ma ciò che mi fa impazzire è l'inerzia dei giovani: qui ne va del vostro futuro. E nessuno si scalda. Una mia amica mi ha informata che, di fronte all'appello di mandare una email di protesta a Damiano, quelli che si sono mossi di più sono i 50enni! Ma al contrario: non vogliono mica perdere i loro privilegi. E li capisco pure. Ma ce l'hanno dei figli questi 50 enni? Non ci pensano che quando loro saranno così vecchi da non essere più neanche più autosufficienti, i loro figli dovranno lavorare come pazzi fino a 70 anni (e oltre?) per stipendi falcidiati dalle tasse, grazie a un sistema previdenziale nel quale potrebbe essere saltato il banco?!


Sui giornali di oggi questo tema è ripreso da vari commentatori intelligenti. Prima di tutti vi segnalo la splendida analisi di Antonio Golini sul Messaggero "La pensione dei padri ricade sul futuro dei figli. Segnalo poi un altro commento bellissimo: "L'occasione sprecata" dell'economista Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera. Anche lui parla di padri e figli e fornisce una cifra raccapricciante: nel 2050 ogni lavoratore dovrà pagare per il mantenimento di due persone. La sua considerazione: "La verità, come ha scritto Tito Boeri sulla Stampa -e sostenuto Emma Bonino - è che sindacati e sinistra radicale non vogliono alcun innalzamento dell'età: preferiscono un gigantesco scalone - dai 57 ai 70 anni - purché non si applichi a noi ma solo ai nostri figli". Segnalo anche sul Giornale "Il prezzo della follia" di Nicola Porro, il cui titolo mi sembra il più azzeccato. Il giorno prima su Repubblica cose analoghe aveva scritto anche Massimo Giannini in "Se la politica si arrende"


Insomma, non posso che rinnovare l'appello a fare almeno qualcosa: mandate una mail a Damiano [...]




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