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lunedì 31 marzo 2008

CALL CENTER, NUOVA CIRCOLARE DI DAMIANO

AGGIORNATO CON IL LINK

ALLA CIRCOLARE SUL SITO ADAPT

Una nuova circolare del ministro del Lavoro (dopo quella del 2006) per "spiegare" e applicare la legge Biagi nei call center: anche gli operatori outbound (cioè quelli che fanno le telefonate al cliente, e non quelli "inbound" che semplicemente rispondono al telefono, che erano già stati stabilizzati) ora dovranno essere assunti come lavoratori dipendenti, tranne che in casi e condizioni di lavoro specifiche, nelle quali sia provata una vera autonomia di lavoro. C'è un termine per queste procedure di regolarizzazione, che è quello del prossimo settembre.


Tutti contenti, a quanto pare: destra, sinistra e sindacati. E questo dovrebbe finalmente placare le polemiche su questi benedetti call center, incubo e delizia di chiunque parli del lavoro "precario".


Sarei più curiosa invece di sapere cosa ne pensano gli interessati e se, o in quale modo, il loro lavoro è cambiato.

venerdì 28 marzo 2008

CALL CENTER & OUTSOURCING...



A proposito di call center e dell'outsourcing: come si sa i call center anglosassoni, per costare meno, sono dislocati in altri paesi: Ho trovato un : video molto carino su un sito di Tennessee, Clarksville. Ve lo consiglio, è molto divertente, e non così irrealistico!

martedì 25 marzo 2008

IL CALL CENTER DI VIRZI'

AGGIORNATO


"Un viaggio nell'inferno della sotto-occupazione italiana, un viaggio nella nostra attualità, nella vita dell'Italia di oggi. Ma lo sguardo non è apocalittico, perché c'è l'apocalisse di sempre, basata sull'ingiustizia, forse più beffarda del solito. Se c'è un'apocalisse, è comunque allegra». Così Paolo Virzì presenta il suo ultimo film "Tutta la vita davanti". L'ho visto ieri in anteprima a Roma e devo prima dire che il film non è male, gli attori sono bravi e ogni personaggio ha una sua carica che lo rende interessante. Il regista, Sabrina Ferilli, Isabella Ragonese, Massimo Ghini, valerio Mastrandrea, Micaela Ramazzotti, Elio Germano... bravi, bravi tutti.
Ciò detto, la sensazione di deja vu di fronte ai call center, ai giovani sgrammaticati e innamorati dei miti tv e del Grande Fratello, è angosciante. In questo quadro non si salva nessuno, neanche il sindacalista di buona volontà, costantemente sbeffeggiato dai giovani tritatutto del call center. Si salva solo, un po', la protagonista: una bella ragazza acqua e sapone, intelligente ma sognatrice, laureata in Filosofia con 110 e lode e una tesi su Heidegger, che recita un po' a pappagallo di fronte a una commissione di anziani professori, decisamente fuori dal mondo e assolutamente non interessati al suo futuro. La protagonista, Marta, non si sa cosa vuole fare, forse la ricercatrice. Comunque si trova un po' per caso in mezzo ai moderni "Mostri" e, soprattutto per buon carattere, accetta di misurarcisi. Ma poi si capisce che il suo animo si lega più a una bimba piccola e a un'anziana pensionata, anche loro personaggi decisamente fuori moda.
Ma allora, questo "mondo" lo vogliamo buttare? Dopo il film di Virzì la risposta è decisamente sì. Oppure ci vogliamo ritirare tutti in campagna? Sìììì! Ma siccome un po' mi conoscete, la mia risposta non può essere questa. Ecco perché ho scritto un altro pezzo, sul Messaggero, che domani potrete anche leggere QUI.

lunedì 20 agosto 2007

IL CALL CENTER DI FEDORA? UN SACCO DI RISATE

Il call center è tante cose, è un luogo della nostra realtà, non certo solo quell'intrico di luoghi comuni che spesso si legge. Può essere anche uno spunto per sorridere. E Fedora in questo è insuperabile. Leggete il suo blog Ilcallcenter e divertitevi. Questa invece è la storia di Fedora. Mi ha colpita e commossa. In più Fedora è nata nel mio stesso giorno: il 19 giugno. Bello, no?


"Fedora è il nome di mia nonna scomparsa tanti anni fa, e l’ho adottato per ovvie ragioni di precauzione nel lavoro che attualmente svolgo. Da bimba volevo fare la ballerina, ma non essendo filiforme ed eterea come una farfalla mi convinsi a lasciar perdere e mi indirizzai verso il mio secondo desiderio: girare il mondo e parlare le lingue straniere.
A soli 7 anni mi muovevo con i mezzi pubblici e andavo a prendere mia madre che lavorava in un albergo. Mentre aspettavo che la mamma finisse il suo turno, me ne stavo seduta ad ascoltare i fotomodelli americani che bivaccavano nella hall.Imparai così bene a pronunciare correttamente i fonemi (cosa che non saprei più riprodurre) che a scuola mi spacciai per “inglese” allo scopo di attirare l’attenzione dei miei compagni.
Buzzurra e maschiaccia non sopportavo di giocare con le femminucce perchè le consideravo delle pappamolle, e i maschi li picchiavo tutti i santi giorni. Finché, devo dire finalmente, qualcuno me le diede di santa ragione. Mi braccarono in tre sulla strada di ritorno da scuola e da quel giorno ritenni opportuno iniziare a giocare con le femmine a un due tre stella, all'elastico e alla corda. Le “bambine” per permettermi di giocare, mi facevano pagare pegno chiedendomi di parlare “in inglese” e a me non pareva vero di poter fare sfoggio di qualcosa che gli altri non conoscevano.
Ma si sa che le bugie hanno le gambe corte, e un giorno una bimba più intelligente di me, all’uscita da scuola, chiese a mio padre “Ma sua figlia è inglese?” e lui rispose “No, è cinese!”Volevo sprofondare dalla vergogna.E da quel giorno decisi che avrei studiato lingue ma non avrei detto più bugie. E così fu.
L'AMORE PER LE LINGUE E IL TURISMO
Ai tempi dei miei studi non esistevano le facoltà di comunicazione e scienze turistiche che ancora oggi sento come un tassello mancante per la mia formazione completa. Frequentai l'istituto Tecnico per il turismo e dopo la maturità mi iscrissi di nascosto alla famiglia agli esami di selezione per la scuola interpreti Silvio Pellico di Milano. Li superai brillantemente con inserimento direttamente al secondo anno, ma la scuola era privata e il costo annuale decisamente eccessivo per la mia famiglia.Con grande rammarico fui costretta a rinunciare ma non mi perdetti d’animo e cominciai a scrivere a tutte le agenzie di incentives trovando subito lavoro in una nota Agenzia di Incentive di Milano, tutt'ora operativa.Diventai un'esperta di viaggi, incentives, comunicazione, business travel, eventi, conventions e congressi. Ebbi l’opportunità di girare il mondo anche con residenze all'estero per mesi.Ho vissuto tre anni in Grecia, dove credo di aver trovato le mie vere origini. Lì mi sono sentita a casa come in nessun altro posto. Un giorno vi ritornerò, forse da vecchia, chissà.
Per molti anni mi sono dedicata alla libera professione lavorando come capo area per diverse agenzie, selezionando gli staff che poi ho gestito in Egitto, Grecia ecc. Mi sono dedicata anche all'organizzazione di viaggi accessibili per persone disabili. Quest’ultimo aspetto del mio lavoro è stato fonte di grande soddisfazione sia professionale che morale. Leggere la felicità che sprizza dagli occhi di un ragazzo, bloccato su una carrozzina, che può esaudire il sogno impensabile di partire per un safari in sud africa, mi ha ripagato abbondantemente delle fatiche organizzative.
LE RAGIONI, E LE DISFATTE, DEL CUORE
Ma la vita personale, quella intima dei sentimenti, non mi è stata benigna.Una scelta sbagliata, un uomo insensibile, forse le mie fragilità a lungo represse, mi hanno fatto cadere in un vortice di depressione che a fatica ho superato dopo 3 anni, ma che ancora oggi devo tenere sotto controllo senza mai abbassare la guardia.
In questo periodo tetro sono uscita dal giro del lavoro. Rientrata dopo qualche tempo, ho faticato a restarci. Troppo faticoso, troppe apparenze senza sostanza. Mi sono fatta forza e ho imparato a gestirli. Il bisogno di lavorare, per guadagnare, per dimostrare a me stessa che sono in gamba mi ha dato sempre dato la spinta a non mollare mai. Così, travestita di sorrisi, ho continuato. Ma non dura. Forse sono cambiata io o forse i tempi, fatto sta che non riesco ad adattarmi all’ambiente che ruota intorno a questo lavoro. Mi sembra tutto falso, abbagliante, luccicante di lustrini ma pieno di nulla.
Ho un grande amore. Il mio gatto.Un amore che dura da 23 anni. Non me la sento più di lasciarlo da solo, è stanco e pieno di acciacchi.Pensare di lasciarlo due giorni da solo per me è insopportabile.
Ed ecco la decisione: rispondo ad alcune inserzioni, solo quelle che indicano la sede di lavoro, abbastanza vicina a casa e mi rispondono quasi immediatamente.
UN CONTRATTO DI DUE MESI
Un test attitudinale, un colloquio, una presentazione all'azienda, un altro test attitudinale in sede, un colloquio con la psicologa e un altro test psicologico sulla personalità.L'iscrizione al corso interno di 15 giorni, un esame finale e finalmente il primo giorno di lavoro con un contratto a tempo di 2 mesi.
Alla fine dei due mesi, penultimo giorno di lavoro, ormai convinta che non avrebbero rinnovato il contratto, ricevo una chiamata che mi informa che mi avrebbero fatto una proposta per lavorare direttamente con l'azienda (e non più con l'interinale). Vengo assunta a tempo determinato per 6 mesi e, alla scadenza, per un altro anno che scadrà il prossimo 18 febbraio 2008.Quella è la data definitiva, come la chiamiamo noi, del “dentro o fuori” e visto e considerato la mia tenera età (39 compiuti il 19 giugno), e considerato il fatto che non assumono più, probabilmente resterò a casa e dovrò pensare di partire per qualche paese straniero come capo centro (sebbene non penso che potrà essere fattibile perchè dovrei abbandonare il mio vecchio gatto che ha bisogno di me in questi suoi ultimi anni, lustri, decenni di vita).
Attualmente gestisco anche i flussi di chiamate dei clienti Alto Valore. Credo che su questo incarico abbia inciso la mia esperienza di lavoro a contatto con personaggi e manager capricciosi, inclusi i loro budget miliardari, con operazioni ad altissimo rischio commerciale, che si sa, alterano il valore delle cose decuplicandolo.Ogni tanto, seduta alla mia postazione, mi sento un pesce fuor d'acqua, ma sono testarda e non mollo.Certo non è il massimo, considerato che mi sembra di aver fatto un salto all’indietro, ma attualmente mi sta bene e preferisco guardare gli aspetti positivi che questo lavoro mi offre piuttosto che fare recriminazioni sterili e inutili.
IL LAVORO NEL CALL CENTER
Il mio luogo di lavoro è confortevole anche se si potrebbe sempre migliorare.Ci sono molte regole che trovo necessarie per la buona convivenza e un rendimento maggiore. E' vero che la severità e la mancanza di flessibilità negli orari ai quali siamo tenuti potrebbe essere fastidiosa, ma ritengo che sia un ottimo modo per garantire l'ordine. Siamo in tanti e non è possibile fare deroghe su deroghe. I giovani imparano così a essere puntuali e precisi, allenamento dovuto e non una schiavitù come qualcuno pensa. I miei colleghi non sono tutti italiani e provengono dai luoghi più disparati: Egitto, Marocco, Spagna, Sud America… Alcuni dei miei capi potrebbero anche essere miei figli e alcuni colleghi sono già nonni. La selezione è ferrea. Siamo controllati scrupolosamente in tutto quello che facciamo allo scopo di migliorare la qualità del servizio. Cosa che condivido avendo gestito per un anno e mezzo un piccolo call center di recupero crediti.Spesso chi telefona crede che tra una chiamata e l'altra ci siano stereo, balli sui tavoli mentre i telefoni squillano all'impazzata. In realtà sono le solite dicerie di gente poco informata o in malafede. Restiamo sempre in postazione e in cuffia. Non sono ammesse riviste, non si mangia in postazione, ci si deve vestire in modo decoroso. Le pause sono preventivamente stabilite e ogni variazione deve essere segnalata ai coordinatori. E' umano che tra una chiamata e l'altra tra colleghi ci scappi una chiacchierata ma mai a scapito del cliente che telefona e che ha la precedenza assoluta su tutto. Periodicamente si frequentano dei corsi di aggiornamento obbligatori in orario di lavoro che permettono di essere in linea con le direttive aziendali ma soprattutto per darci un feed back di come stanno andando le cose. Il tutto con test finale e generalità di chi lo compila.Tutti noi dobbiamo essere preparati e non possiamo permetterci di non restare al passo con gli altri.
Un lavoro serio e per molti versi divertente.Io mi diverto tra i numerosi applicativi, più scopro cose che non conosco e più imparo. Quando a freddo ripenso alle mille domande tutte diverse che mi pongono i clienti mi stupisco del fatto che a tutte riesco a trovare una risposta e una risoluzione a volte con l'aiuto di un coordinatore.
PRONTO, CHI PARLA?
Le chiamate che arrivano sono le più variegate. Confesso che essendo abituata a trattare con un certo tipo di persone, preferisco comunque il capriccioso ma signore, rispetto al cafone arrogante. Almeno nel primo caso posso sperare di cogliere un velo di intelligenza, nell’altro invece devo essere particolarmente carica e reattiva per sfondare il muro della stupidità.L'impegno a trattare con certi clienti mi porta spesso ad avere mal di testa, ma il più delle volte riesco a gestirli senza “sforare” in comportamenti poco professionali. Fortunatamente i maleducati non sono molti. Il più delle volte i clienti sono persone per bene che ringraziano e con qualcuno ci scappa pure la risata.Ecco, è proprio questo il lato più bello del mio lavoro. Sentire magari che una persona è angosciata da qualcosa o magari ha poco credito (e chissà quando può fare una ricarica perchè non se la può permettere in quel momento) e spiegare che invece non è come crede risolvendogli un problema piccolo ma allo stesso tempo enorme per lui, per me è come dare un pezzetto di paradiso a chi ne ha bisogno.Non sarà nulla in questo mondo consumistico, ma per me è moltissimo.

Nel tempo libero mi dedico al mio gatto Mas e alla mia cricetina Polpetta, che ho dovuto far operare per un tumore maligno che me l'avrebbe portata via in quindici giorni, mi diverto a creare template e a sognare la mia futura azienda di cui fatico a vedere una possibilità di realizzazioneMa si sa, i sogni son duri a morire e per fortuna non mi abbandonano. Guai se non ne avessi."

lunedì 16 luglio 2007

"E VAI, SI COMINCIA..." STORIA DI ANNA, ORMAI EX PRECARIA


Questa è la storia di Anna, una che non è mai stata una precaria, neanche quando lavorava a progetto...il bello è che lei si è resa conto di quanto sia stata "brava" solo recentemente. Lei vorrebbe difendere quelli che, diversamente da lei, sul lavoro non ce la fanno, quelli che si ritrovano sempre precari. Ma credo che il miglior aiuto venga dalla sua esperienza e dalla sua capacità di non arrendersi mai.
Scrivetevi su un post-it il suo proverbio cinese...

" E' sempre difficile parlare di se stessi, delle proprie esperienze.... Allora, mi chiamo Anna, ho 38 anni, d'origine pugliese (prov. di Brindisi) e abito a Roma e lavoro da 11 anni. Mi sono laureata nel 1994 a Lecce in Scienze Biologiche e dopo l'anno di tirocinio mi sono iscritta all'albo dei Biologi.
Nel 1997 mi sono trasferita a Roma (per ragioni di cuore) e così è cominciata la mia avventura lavorativa romana.
Il mio primo lavoro? Operatrice telemarketing (all'epoca si cominciava appena a parlare di call-center). alla 3 F.
Premetto che, nonostante la laurea, non ho mai avuto problemi di accettare i vari lavori (tutti sono dignitosi e costruttivi), non me lo potevo neanche permettere, avevo appena comprato casa con relativo mutuo!!
(Dico questo perché conosco persone, soprattutto al Sud che preferiscono rimanere disoccupati piuttosto che fare un lavoro non consono ai propri studi!! Diciamo disoccupati e contenti, a questo punto). Lavoravo tre ore al giorno dalle 18 alle 21. Vendevo corsi per computer via telefono !!!! Incredibile ma ci riuscivo veramente!!!!! Contratto di Collaborazione Occasionale, paga L.400.000 netti. Nel frattempo mi guardavo intorno e mandavo curricula a destra e sinistra. Ho lavorato per circa due mesi, poi mi sono licenziata in quanto ho trovato un primo impiego da biologo.
E vai si comincia, mi sono detta. Primo laboratorio di Analisi Cliniche sull'Appia Nuova. Contratto di Collaborazione Coordinata e Continuativa. Paga L. 800.000 per 4 ore al giorno. Mi interessavo della patologia clinica!!! Ci sono stata un anno, il direttore è stato per me un padre, ma proprio per questo prima poi da casa bisogna andar via. Mi stava stretto nonostante mi aumentasse lo stipendio decisi di cambiare. Avevo voglia di conoscere altre realtà e guadagnare maledettamente di più.

Passo a lavorare per un centro medico più grande, una grossa realtà romana zona Parioli. Ci sono stata quasi 3 anni. Sono veramente cresciuta professionalmente e come persona qui, bellissimi ricordi. Avevamo messo su, insieme con altri colleghi una nuova sezione:Analisi e Qualità degli Alimenti. Contratto inizialmente Co.Co.Co. poi Partita Iva professionisti.Tutto sommato mi andava bene, però c'era qualcosa, forse che la biologa in realtà non mi piaceva farlo? Mi sono venute le crisi del periodo universitario, della serie, ma io che centro con biologia? La ricercatrice non mi piaceva farlo, ai tempi dell'Università andavo a seguire con una mia amica (che studiava economia) le lezioni di marketing. Mi piacevano tantissimo.
Una mattina decido che avrei cambiato lavoro. Mi licenzio; tutti i conoscenti mi dicono che ero matta perché la paga era buona e che andavo a fare un lavoro esasperante, che non centrava niente con quello che avevo studiato.Alla fine sono assunta da una multinazionale americana di Assicurazione con CFL nel ruolo d'impiegata commerciale. In sostanza mi trovavo io i clienti a cui dovevo vendere assicurazioni sulla vita. Ci riuscivo anche bene!!!!Credo che sia stato il lavoro che mi ha completamente cambiato, sia dal punto di vista umano (ho conosciuto tantissime situazioni e persone incredibili, amici che ancora frequento) che professionale. Ci sono stata 1 anno. L'azienda poi, era in odore di ristrutturazione, mi ha offerto dei soldi per andar via e subito ho accettato e dato le dimissioni.

Nuovamente in cerca di lavoro, dopo una settimana di riflessione ho deciso di rientrare nel mondo scientifico, per lo meno nella materia per cui avevo studiato. Mi hanno offerto un posto di biologa presso una Casa di Cura privata sulla Cassia. Via si ricomincia con le provette, ma ormai non mi soddisfaceva più, ero abituata a parlare di quote di mercato, ecc. Che fare?? Qualcuno dei miei conoscenti mi suggerisce il mercato farmaceutico. Mi licenzio e decido di entrare nel mondo dell'Informazione Scientifica del Farmaco (ISF). Dopo alcuni colloqui ricomincio a lavorare.Ho subito lavorato per una piccola Azienda italiana, poca formazione da parte loro ma tantissima esperienza personale sul campo. Della serie: questi sono i farmaci, questi i tuoi clienti, buon lavoro!!! Contratto iniziale per sei mesi Co.Co.Co. con la promessa di una trasformazione ad un contratto tipico di legge dei chimici.Prima della scadenza avevo trovato già un'altra Azienda, Italiana sì ma multinazionale (Gruppo SIGMA-TAU).
Contratto a tempo indeterminato, e questa volta ho dettato io le condizioni!!!! Finalmente. Ora è più di 5 anni che ci lavoro. Mi piace, sono contenta della mia Azienda, massimo rispetto per il personale e in più guadagno anche bene.

Mi sono fermata un attimo, dice il mio compagno di vita. Già, perché nel frattempo ho avuto anche una bambina, la bellissima Federica, che mi prende tanto quando torno a casa da "lavoro mamma" come dice lei.
Ho in mente però un progetto, mi piacerebbe mettere su un'attività in proprio. Comincio a pensarla, a plasmarla, ancora sulla carta... D'altronde le opportunità bisogna crearle, non aspettarle chissà da chi. Bisogna avere bene in mente quello che si vuole fare e poi agire, non farsi schiavizzare!!!
Ognuno di noi ha dentro di sé le risorse e le capacità giuste per risolvere e creare, mai accettare compromessi perché pensiamo di non valere niente!!! Non è vero!!! Quando sono giù io mi avvalgo sempre di un proverbio cinese che mi ha lasciato il segno nel cuore quando l'ho letto: scava dove ti trovi e troverai un tesoro.
Cordialmente Anna alias ladypiterpan"

mercoledì 6 giugno 2007

PRECARI E CONTENTI, IL CALL CENTER E' IL MIO REGNO

AGGIORNATO

Se credete di sapere tutto sui call center, definiti da tante parti moderne miniere di carbone, luoghi di schiavismo contemporaneo, fucine di precariato senza speranza, leggete l'esperienza di Dory.

" Ciao Angela,
sai, la mia storia è del tutto simile a quella di chiunque può dire di aver fatto un minimo passo avanti nei call center. Io ne conosco tanti come me. Mi sono laureata a 23 anni in Scienze Naturali. Ho avuto subito la fortuna di essere accolta sotto l'ala protettrice del mio correlatore di tesi, tanto che mi è stata data l'opportunità di lavorare nel Museo della mia città a contrattini intermittenti di poche lire al mese. E' andata così per tre anni, non c'è stata continuità, di certo, dato che lavoravo tre mesi sì, due no ecc. senza poter pretendere nulla.Nel frattempo ho trovato lavoro in questo call center. Sono entrata come operatrice telefonica. E' stata la mia prima esperienza lavorativa vera e propria, in ritenuta d'acconto (non sapevo nemmeno che fosse...). Mi sono barcamenata tra i due lavori per un annetto e mezzo circa, perchè non volevo perdere nessuna delle due opportunità: in museo aspettavo che arrivasse finalmente il mio turno (un concorso), in call center speravo di togliermi quanto prima "dai telefoni". Ti dico subito che però ho sempre fatto in modo di essere la persona più disponibile, di esserci sempre per entrambi i lavori. Ci sono stati mesi in cui entravo da una parte alle 8 del mattino e uscivo dall'altra alle 10 di sera, lavorando anche al sabato! Io penso che la costanza e la serietà siano sempre premiate. Se dipende solo da te. Pertanto al museo l'opportunità è volata: al museo il concorso è arrivato, ma l'ha vinto un'altra persona (che non ci aveva mai lavorato...). Quella è stata una cosa che mi ha fatto male, mi ha delusa, tanto che pian pianino, senza rendermene conto, ho cominciato ad accantonare i sogni da studente e ad alimentare quelli da lavoratrice vera.

Suona strano, lo so, ma è stato come crescere, maturare. Come niente vedevo che qui in call center i responsabili mi davano sempre più lavori da fare. C'è stato l'ultimo periodo come operatrice in cui rispondevo contemporaneamente a 9 numeri verdi diversi! e col tempo arrivavano responsabilità in più e il telefono si allontanava sempre più :-) Dopo due anni da operatrice sono diventata "supervisore" della sala e l'anno successivo "responsabile di progetto". Ora coordino (per dirla in "damianese") una sala intera, pianifico le attività e mi relaziono con i committenti. Credo di essere arrivata al punto d'arrivo, perchè come dicevo puoi essere lavoratrice indefessa quanto vuoi, ma ad un certo punto le dinamiche di carriera diventano altre. E quando il futuro non dipende più da te è più difficile pianificarlo, anche se diventa una sfida più bella.




In questi anni ne ho viste di delusioni, raccomandazioni, discriminazioni e ingiustizie. Ma è esattamente quello che accade in ogni ufficio d'Italia. Il call center è un'azienda normale, forse ancora più bella, perchè tra una chiamata e l'altra abbiamo il tempo di conoscerci e di stringere amicizie. Non è la schiavitù di cui parlano. Non è il lavoro insostenibile di cui dicono. Poi dipende dall'azienda per cui lavori, non parlo di altre realtà. Comunque in tutta questa storia concludo che ho iniziato qui all'inizio del 2000, nel 2001 ho avuto un contratto co.co.co, nel gennaio 2004 sono stata assunta. Tutto è sempre stato chiaro e trasparente. Mai illusioni né promesse non mantenute. Ma cambia poco, perchè come scrivo nel blog, lo stato precario resta, è insito ormai in noi giovani, nel nostro modo di vivere, non riesco ad immaginarmela diversamente. Anzi, c'è chi come me, ci sguazza. Per avere meno pensieri, no? Credo di essere stata anche troppo prolissa :-), pertanto ti saluto Dory. "



Qui aprite il blog di dory

domenica 29 aprile 2007

IL 1° MAGGIO, TERMINE DELLA SANATORIA PER LA STABILIZZAZIONE DEI COLLABORATORI A PROGETTO FITTIZI


Se il lavoro "a collaborazione" è solo un travestimento, dal primo maggio dovrà essere trasformato in lavoro dipendente. Lo prevede l'ultima legge finanziaria, che aveva dato quattro mesi di tempo ai datori di lavoro per mettersi in regola. Ad avviare la battaglia contro le collaborazioni fittizie era stata, già nell'estate 2006, la circolare del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, dedicata al lavoro nei call center. La manovra per il 2007, poi, ha previsto un vero e proprio "condono" per tutti i datori e la possibilità, per i lavoratori, di vedere trasformato un rapporto parasubordinato in assunzione. Per beneficiare della sanatoria, i datori dovevano stipulare un accordo sindacale aziendale o territoriale, che stabilisse la trasformazione dei rapporti di collaborazione in contratti di lavoro subordinato della durata di almeno due anni. L'accordo fa scattare, poi, gli atti di conciliazione individuale, sottoscritti dai lavoratori, dai quali scaturiscono i diritti retributivi, contributivi e risarcitori e al tempo stesso si precludono eventuali accertamenti fiscali per il periodo trascorso come "finti" collaboratori. Al datore spetta, però, l'obbligo di versare all'Inps anche un contributo straordinario integrativo pari alla metà della quota di contributi a proprio carico nel periodo della collaborazione "regolarizzata". Scaduto il termine del 30 aprile, non ci saranno più deroghe. I datori che hanno simulato un rapporto dipendente formalizzandolo con un contratto di collaborazione, e che non avranno aderito alla "sanatoria", incorreranno nelle sanzioni previste dalla legge. Gli ispettori del lavoro, potranno verificare l'eventuale carattere di autonomia dell'attività svolta (e la sussistenza di un reale progetto) o, al contrario, la sostanziale natura di lavoro dipendente. In quest'ultimo caso, procedendo al disconoscimento del contratto "fittizio" e alla ricostruzione del rapporto in forma subordinata. Oltre ad assumere il lavoratore, il datore dovrà pagare le sanzioni e le eventuali differenze retributive e contributive. Ma a rischiare sanzioni è anche il lavoratore, se si dimostra che ha concorso a simulare il rapporto fittizio. A fare da "apripista" sono stati gli accordi stipulati dai call center Atesia, nei quali sono previste, e in parte sono già state realizzate, assunzioni di 16 mila lavoratori che prima figuravano come co.co.pro.. Non tutte sono a tempo indeterminato: anzi, la maggior parte sono part time e a termine. Rappresentano però una stabilizzazione, auspicata probabilmente dalla maggior parte dei lavoratori.

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