venerdì 25 luglio 2008

IL LIBRO VERDE DI SACCONI

Un welfare delle opportunità, dedicato ai giovani e con l'obiettivo di ricostruire la fiducia nel futuro.
Sono questi i primi concetti chiave espressi nella prefazione al Libro verde sul lavoro del ministro Maurizio Sacconi. "La vita buona nella società attiva- Libro verde sul futuro del modello sociale" è il titolo. Come si vede, il lavoro è sullo sfondo. Come scrive Sacconi nella prefazione , la questione del lavoro si inserisce in un contesto di cambiamento sociale, economico e culturale, e "un aumento della qualità dell'occupazione e delle occasioni di lavoro per un arco di vita più lungo si traduce in maggiore salute, prosperità e bene essere per tutti". Si pensa, aggiunge Sacconi, "a un welfare delle opportunità, che si rivolge alla persona nella sua integralità". Un welfare che "potrà offrire migliori prospettive soprattutto a giovani e donne, oggi penalizzati da una società bloccata e incapace di valorizzare il proprio capitale umano".
In questa cornice si sottolinea che il lavoro non deve essere considerato "una maledizione o, peggio, una attesa delusa, ma costituisca fin da subito nel ciclo di vita la base dell'autonomia sociale delle persone e delle famiglie".
La prefazione si conclude indicando come obeiettivi e temi da discutere: le disfunzioni, gli sprechi e i costi attuali; la sfida della transizione verso un nuovo modello che accompagni le persone nell'intero ciclo di vita; la sostenibilità finanziaria di qualunque politica; un sistema di protezione universale, selettivo e personalizzato che misuri su giovani, donne e disabili, in termini di vera parità di opportunità, l'efficacia delle politiche; la possibilità di fondare su questa base grandi programmi di natalità, di politiche della famiglia, della formazione e dell'occupabilità, di prevenzione sanitaria.
Il ministro apre una consultazione su questo libro, che ora tutti possono leggere. Vorrei raccogliere qui , nel nostro piccolo un minimo di dibattito. Mi pare che si prefiguri un modello di flexicurity. Una flexicurity all'italiana forse. Comunque credo che valga la pena leggersi tutto il libro verde (io lo farò nelle prossime ore) e approfondire. Lo trovate sul sito della Fondazione Marco Biagi Adapt.

8 commenti:

Claudio Resentini ha detto...

Che dire? La prima lettura è disarmante. Focalizzo solo alcuni elementi critici, come spunto di prima riflessione e discussione.
Nel documento troviamo una serie di categorie concettuali incerte o vaghe, se non veri e propri ossimori, come il welfare al tempo stesso "universalistico e selettivo" (sic); una sostanziale confusione tra concetti diversi, come l’assistenza e la previdenza; assiomi non dimostrati, ne dimostrabili come quelli sulle presunte conseguenze del peso della spesa pensionistica su altri comparti della spesa sociale; la riproposizione continuista di politiche suicide fondate su familismo, deregolazione, deresponsabilizzazione dello stato. Quest'ultimo, da una parte sembra assurgere a stato etico quando pretende di imporsi sulle scelte individuali e dall’altra abdica al proprio ruolo di regolatore dei rapporti sociali (di lavoro in primis). Il tutto con salti da un argomento all’altro senza apparente continuità logica...
Insomma, si potrebbe sintetizzare: poche idee, ma ben confuse…

flessibili e precari ha detto...

Una moderna vision di stato leggero e con un fuoco grande sulle persone.

Certamente un buon punto di partenza.

TIZIANO TESCARO communicator,Vicenza ha detto...

Sono d'accordo che è sui giovani, sulla nuova generazione Y che bisogna dedicare una grande attenzione...

Claudio Resentini ha detto...

I pentiti.
In una lunga intervista al Foglio dell’ex comunista Giuliano Ferrara, l’ex socialista Maurizio Sacconi spiega molto bene l’ideologia che informa il suo libro verde e aiuta a chiarire anche le cause delle sue contraddizioni interne. L’obiettivo esplicito è quello di “abrogare il sessantotto” e tornare agli anni ’50. “Autosufficienza” è una delle parole chiave: autosufficienza del welfare, della persona, della famiglia, della “comunità” (altra parola chiave). “Fare comunità (…) a partire dalle sue proiezioni essenziali che sono la famiglia, il volontariato, l’associazionismo e l’ambiente di lavoro sino a riscoprire luoghi relazionali e di servizio come le parrocchie, le farmacie, i medici di famiglia, gli uffici postali, le stazioni dei carabinieri” (sic). Insomma un bel quadretto alla “Pane amore e gelosia” o alla “Peppone e Don Camillo” (ma senza Peppone, ovviamente, perchè il muro è caduto 20 anni fa…). Perché tutto ciò? Ma è chiaro: perché la pressione fiscale “oltre certi limiti non può andare”. Insomma (traduzione): arrangiatevi un po’ tra voi poveracci, che i ricchi hanno altro a cui pensare e le tasse non le vogliono pagare. Addio welfare state, addio stato sociale. Ecco risolto il conflitto tipico della modernità tra gemeinschaft (comunità) e gesellschaft (società). Al contrario però: addio società, si torna alla comunità. Abbasso la modernità. Ma il neo-comunitarismo sacconiano non convince molto. Nel testo “gli influssi sono vari” e l’ambizione è quella di ”portare a sintesi varie culture” (antropologia cristiana e “new labour” quelle citate). Ma la sintesi riesce un po’ male ed ecco spiegate le incertezze e le contraddizioni.
Molto più chiaro. Ora, no? Grazie, Ferrara.

piero viscardi ha detto...

Constato ogni giorno sempre di più che non possiamo confrontarci seriamente con questo nuovo mondo del lavoro (o mondo-e-lavoro se preferite)se prima non facciamo detonare uno schietto e maschio "Confronto Generazionale".

angela padrone ha detto...

...maschio?

piero viscardi ha detto...

...maschio.

yuva ha detto...

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