lunedì 21 luglio 2008

I SALDI E L'ANIMA DEL COMMERCIO



In Italia si piange sui saldi flop. La conclusione è che gli italiani si sentono poveri, la crisi incombe, il disastro è vicino. Ma avete provato ad avvicinarvi a qualche negozio del centro di Roma, anche se con i saldi? Tutti noi abbiamo gli armadi pieni di vestiti pagati troppo, e spesso passati di moda. Io ormai mi faccio attirare un po' solo dalle bancarelle...e poi l'Irlanda.


In Irlanda ho comprato moltissimo, senza volerlo! Si entra nei negozi del centro e ci sono prezzi incredibili: dai 2 ai 20 euro a pezzo. Poi , magari, quando arrivi alla cassa, ti fanno un altro po' di sconto.


Ho passato un pomeriggio in un magazzino continuando a prendere roba bellissima e a buttarla dentro una sacca con una voluttà consumistica pazzesca: magliette, pantaloni, biancheria intima, calzini (bellissimi, a righe, disegni, colorati, di cotone, perfetti), felpe, giacche, impermeabili (faceva freddo e non avevo niente di pesante). Alla fine ho speso 100 (dicasi cento) euro. In un altro negozio un giorno ho comprato un paio di occhiali da sole e una maglietta, tutto scontato: credevo di spendete sui 18 euro. Alla cassa ho speso 9,75. Ripeto: ovviamente la gente spende, i negozi, benché anche lì si parli di crisi e disoccupazione, lavorano, e sui giornali non ci sono lamentele dei commercianti. Sicuramente qualcuno mi spiegherà che sbaglio.

1 commento:

Alex ha detto...

Probabilmente in Italia avviene come in una gag di Paola Cortellesi in "Mai dire lunedì": interpretava un'avida commerciante che riscriveva i prezzi di scarpe e vestiti "made in China" aggiungendoci uno o due zeri.
Credo che sia un po' una fissa italiana quella che un abito debba per forza essere carissimo per essere di qualità.
Però anche al mercato in Italia vedo che cercando bene si trovano vestiti scontatissimi,(camicie a 5 euro, scarpe di cuoio a 30 euro..), probabilmente anche quelli di provenienza asiatica.

Ci sarebbe poi da ricordare che il negoziante in Italia è asfissiato da regolamenti e leggine, da affitti stratosferici, servizi (energia e telefonia) carissimi, e subisce la concorrenza dell'extracomunitario che stende un lenzuolo sulla piazza e vende senza uno straccio di licenza o partita IVA (altro che Visco e fisco!). Leggetevi il bellissimo e istruttivo libro di Luigi Furini "Volevo solo vendere la pizza", e guardatevi il servizio di "Report" sulle difficoltà di aprire un negozio in Italia facendo click sul mio nickname.

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