martedì 1 luglio 2008

CULLE VUOTE, PADRI ASSENTI


L’Europa ha le culle vuote, scrive il NewYork Time Magazine di questa settimana. L’America si preoccupa per il vecchio continente e studia la situazione di un enorme territorio dove la natalità è bassa, la mortalità anche, l’invecchiamento veloce e, in fondo, l’immigrazione non è certo sufficiente a mantenere i livelli di popolazione, nonché il vecchio sistema di welfare state funzionante. L’analisi maturalmente va anche più in profondità e si nota come ci siano grandi differenze tra un paese e l’altro d’Europa. Tanto per fare degli esempi (non a caso), l’Italia ha il tasso di natalità più basso d’Europa, mentre l’Olanda per esempio sta molto meglio. Da che cosa dipende? Alcuni studi hanno notato la correlazione tra il basso tasso di attività delle donne sul mercato del lavoro e il basso tasso di natalità: infatti l’Italia è anche il paese d’Europa nel quale le donne lavorano meno fuori di casa. Però tra i due fenomeni c’è certamente una correlazione, non è detto però che ci sia un rapporto diretto di causa ed effetto. Lo stesso articolo del NYTM nota che non solo in Italia l’aiuto alle famiglie (in termini di asili nido, bonus e quant’altro) è più basso che in altri paesi, ma c’è un altro fattore cruciale.Il punto chiave è che quando nasce un bambino, la cura e la responsabilità di questo bambino è tutto sulle spalle della madre. Tranne rare e lodevoli eccezioni, i genitori non si dividono alla pari i compiti domestici e di cura. Ecco perché un secondo figlio, anche se la madre lavora (e quindi ci sarebbero in teroria i soldi per mantenerlo), diventa un carico di lavoro insopportabile, tutto sulle spalle delle donne. In Olanda, invece, tanto per continuare nell’esempio, oltre alla ampia diffusione del part-time, i padri si fanno carico di una bella fetta di compiti di cura. Conclusione dell'Economist: serve più flessibilità del mondo del lavoro, ma serve anche che i padri cambino di più i pannolini. ”Non sembra difficile (it doesn't sound like rocket science), ma le vecchie abitudini sono dure a morire". Chiosa di un lettore: ”Sembra che i macho italiani abbiano sempre meno rampolli di cui andare fieri.

9 commenti:

TIZIANO TESCARO communicator,Vicenza ha detto...

Anche secondo me il problema è economico, mantenere un figlio E VIZIARLO, perchè la società italiana è carica di pubblicità che inneggia a vestire i figli firmati, mandarli in vacanze onerose, bagaglio scolatico tutto fuirmato etc.. Povere famiglie già un figlio è un mutuo figuriamoci due o tre...Buona giornata da Tiziano

Dario ha detto...

Io sui padri assenti avrei più di un dubbio, soprattutto per chi ha famiglia in giovanissima età. Sarebbe interessante fare un'analisi generazionale su questo punto. In epoca di precariato diffuso tra i giovani il carrierismo perde appealing o meglio non è certamente un'opportunità a cui credere, come ci credevano gli uomini 15-20 anni fa.. Sono più le lavoratrici in età adulta a lamentare la distanza di un supporto maschile e non è un caso che l'età media dei manager sia da noi molto molto alta..

La Rampante ha detto...

Avere un figlio, al giorno d'oggi, spaventa molto di più! Siamo tutti più individualisti e un figlio è sinonimo di sacrificio. E chi al giorno d'oggi ha voglia sacrificarsi? Non siamo più come le nostre nonne; vogliamo tempo per noi stesse, tempo libero, siamo abituate ad avere tutto, o quasi, e sarebbe impensabile avere un figlio al quale non poter offrire lo stesso. Non credo sia una questione economica, i miei nonni avevano tutti 4 o 5 fratelli e nel 1920 non erano di sicuro più ricchi di noi, ma non avevano nulla e non pretendevano nulla, non esattamente come noi oggi che vogliamo e pretendiamo sempre di più. Credo piuttosto che si tratti di maggiori esigenze. Non fraintendetemi, non voglio dire con questo,che in passato fosse meglio d'adesso. Vorrei solo riflettere sul cambiamento e cercare di capirne l'origine. Grazie per lo spazio di dialogo. :-) E complimenti per il video che hai messo è simpaticissimo

Alex ha detto...

@la rampante
Dimentichi che ai tempi dei nostri nonni lavorava soltanto il maschio, che manteneva tutta la famiglia con un solo stipendio. La donna stava a casa (a scuola c'erano tra le materie i "lavori femminili", il contrario di oggi dove la sarta é una figura ricercatissima) o a fare la spesa. I piú ricchi avevano la governante.
Certo magari le case non avevano il bagno in casa, si mangiava carne solo la domenica né si usava ascensore o automobile.

Purtroppo non accadrá mai che qualche Prime piazzi un asilo aziendale nella sua ditta. Sarebbe chiedere troppo. Né che un governo costruisca piú case dello studente per i giovani (i milioni di metri cubi di aree dismesse a Milano sono stati tutti svenduti ai vari Ligresti e immobiliaristi vari)

prime ha detto...

@alex
nelle ditte di quelli dei prime che hanno delle ditte, non serve l'asilo aziendale, semplicemente perchè le donne che vi lavorano non hanno nel loro contratto alcun vincolo di orario o di permanenza nell'ufficio, ma lavorano con scadenze temporali, e possono lavorare se vogliono anche da casa.
Così il problema è eliminato alla radice.

;-)


@la rampante
Ci fossero molte più persone come te, questo mondo e in particolare questo paese sarebbe diverso.

Complimenti vivissimi (ad Angela non ne facciamo + altrimenti poi si esagera qui ... )

:-))

angela padrone ha detto...

un saluto a tutti dall'Irlanda, qui fanno tutti un sacco di figli e l'eta' media e' bassissima....e non ci sono neanche tanti asili nido;-)
cerchero' di fare presto un post da qui bye bye a tutti!

giancarlodoc ha detto...

E' anche e soprattutto un problema culturale: quando i padri hanno chiesto più diritti (vedi l'affido condiviso) ci sono state parecchie resistenze (soprattutto femminili) e sono state necessarie ben 4 legislature per vararlo.
Perciò appare stucchevole dare sempre la colpa ai padri

Anonimo ha detto...

Non è affatto vero che i padri sono assenti anzi è vero il contrario, sone le madri a non essere più quelle di una volta non essendo più disponibili a fare sacrifici prese da altri interessi, il parrucchiere, le creme di bellezza, la palestra, la pizza con le amiche e quant'altro. I poveri padri fanno quel che possono anche perche, di solito, sono impegnati al lavoro per molto tempo.

francesca ha detto...

Bisognerebbe trovare il modo, il coraggio, i mezzi, per tornare a fare figli, ma soprattutto per riscoprirne il valore e la ricchezza.
Lavorando nella scuola primaria, vedo sempre più genitori preoccupati perché non riescono a soddisfare tutti i desideri dei figli, mossi talvolta da un diffuso senso di colpa dovuto alla loro poca presenza nel quotidiano.
Sarà mica che l'economia, basata ormai soprattutto sul bene surrogato (quello non necessario alla sopravvivenza fisiologica, per capirci, ma legato alla sopravvivenza d'immagine), sta cambiando i valori del nostro Paese?
Percepisco un lento abbassamento del livello culturale, un decadimento dei valori profondi...
Ahi Ahi.. Un saluto!

Google