giovedì 14 febbraio 2008

FANTASMI E STRESSATI ALLA SCRIVANIA


Avevo pronto il secondo post sul lavoro e la felicità, ma soprassiedo un momento, per segnalare un articolo uscito ieri su Job 24, inserto lavoro del Sole 24, firmato da Walter Passerini: "Fantasmi d'ufficio coperti dal silenzio". che comincia già in modo sorprendente: "più si sale, meno si lavora". Devo dire che ho avuto tutta la vita la sensazione opposta, anche se ho incontrato tanta gente che diceva quanto avrebbe voluto migliorare, con le responsabilità, anche la qualità del lavoro, e avere più tempo per un'attività, certo, poco popolare ma molto importante, pensare. La tesi comunque è tratta da un libro uscito in inglese "The living dead", quindi va presa in considerazione.
In realtà, mi sembra di capire che secondo le statistiche in Usa e Gran Bretagna, nelle aziende si annida un 20% di lavoratori "attivamente disimpegnato", in parole povere fannulloni, che non sono quindi solo negli uffici pubblici. Credo che chiunque abbia vissuto in un'azienda possa confermare. E questo è certo uno dei grandi problemi, legati perfino al discorso della flessibilità (in Italia), visto che gli inamovibili fannulloni, rendono tutto più difficile per i flessibili senza garanzie. Anche nel libro si dice però che questo vale soprattutto per le grandi aziende, dove ovviamente è più facile imboscarsi. E comunque sapere che questo avviene in tutto il mondo dà da pensare.
Che però questo riguardi chi ha fatto carriera e ha dei posti di responsabilità, o è giovane e sta cominciando, mi sembra piuttosto difficile. Purtroppo vedo invece gente che lavora ormai senza orario, salta i pasti, si porta il lavoro a casa, perde di vista amici e parenti, e quando incontra se stesso davanti a uno specchio si trova cambiato. Sbaglio io? O sono due facce di una stessa medaglia, per cui qualcuno fa il lavoro per due?

1 commento:

prime ha detto...

Angela, per noi non sbagli. Abbiamo letto quell'articolo e anche noi siamo rimasti colpiti perchè, se da un lato ha un suo fondo di verità, dall'altro ha anche un suo fondo di assurdità.

Forse la verità sta nel mezzo, e cioè: + si sale, + si fortificano i particolarismi lavorativi di ogni persona.

Questo determina che chi era già propenso a fare poco o niente, rafforza questa sua caratteristica, e la enfatizza: sono i "morti viventi" di cui parla il nostro amico nel libro.
Chi invece è sempre stato motivato e molto attivo, usa la nuova posizione per enfatizzare la sua attività, e quindi succede in questo l'opposto, cioè che la persona diventi uno stakanovista.

Probabilmente è la stessa differenza che porta a definire alcune persone flessibili, e altre precarie, perchè i concetti sono abbastanza affini.

:-)

Google