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giovedì 9 agosto 2007

CARUSO, GRILLO E IL BENE DEI LAVORATORI


Le morti sul lavoro, come molti esperti hanno sottolineato, nascono dall'illegalità, dal lavoro nero e dalla mancanza di misure di sicurezza (previste nelle leggi), sulle quali ci sono troppo pochi controlli. Come in molti altri casi italiani, le leggi ci sono, il guaio è che troppa gente le calpesta, chi deve controllare a volte non lo fa, o non viene messo nelle condizioni di farlo. Su questo è difficile dissentire. Per combattere i rischi sul lavoro bisogna che il lavoro non sia illegale, si svolga in sicurezza, tuteli il lavoratore.
Cosa c'entra tutto ciò con Marco Biagi e Tiziano Treu? Come può questo Francesco Caruso dire delle frasi di cui non riesce neanche a valutare il peso, ammesso che ne valuti il significato? Ho molto tentennato prima di scrivere, oggi. Ho sentito che Caruso ha detto che Treu e Biagi sono degli "assassini" e che è colpa loro se avvengono incidenti mortali sui luoghi di lavoro. Ero molto incerta se scrivere, per vari motivi.
Primo: quella frase, quel concetto è una tale enormità, rivolta a due persone delle quali una è morta, uccisa, e ancora spesso tirata in ballo indebitamente per i problemi del mercato del lavoro che aveva cercato e voluto contribuire a risolvere o quanto meno migliorare; è una tale enormità pronunciare una frase del genere che verrebbe voglia di tacere, chiudere gli occhi e sperare che la gente dimentichi. Ma non sarebbe giusto.
Secondo: le leggi sul lavoro di Tiziano Treu e di Marco Biagi hanno tentato, e solo in parte sono riuscite, a "regolamentare" il lavoro, a far emergere il lavoro nero, a dare tutele ai lavoratori più deboli e una cornice di legge a nuove figure lavorative emerse in tutto il mondo . Il loro intento, in modi e misure diverse, era proprio dare garanzie, aiutare il lavoratore. Se ci sono realtà illegali nelle quali la legge non viene rispettata, la colpa non è certo di chi ha fatto la legge, al contrario.
Terzo: purtroppo gli incidenti sul lavoro avvengono in tutto il mondo, occidentale e non. In Italia sono in leggera diminuzione, grazie alle leggi e alle campagne anche di stampa, degli ultimi anni. E' stata ora varata una nuova legge (anche se credo che nulla valga i controlli). Perché non ci si concentra sulle cause di queste terribili vicende, invece che parlare a vanvera? Si crede di fare un favore a qualche lavoratore? Temo di no.
Ultimo punto: il presidente Napolitano è intervenuto per dire che è indignato per le parole di Caruso. Meno male. Avrebbe forse dovuto anche leggere, prima di far scrivere un bigliettino di ringraziamenti formale al suo ufficio pubbliche relazioni, il libro di Beppe Grillo "Schiavi moderni", nel quale si scrive che la legge Biagi è la "moderna peste bubbonica che ha introdotto il precariato in Italia". Questa frase non è molto diversa da quella di Caruso. E non aiuta neanche un solo lavoratore. E' solo demagogica, tende a consolare chi ha delle difficoltà, senza porsi il problema di come si può migliorare. A me, che negli anni non ho mai smesso di prendere a cuore le vicende di tanti giovani che vogliono entrare nel mondo del lavoro, dà una tristezza infinita.

venerdì 20 aprile 2007

RISPOSTA SUGLI ISPETTORI DEL LAVORO

Ecco la risposta di lavoce.info all'ispettore del lavoro Fabrizio Del Roscio, che, nel commento al mio post del 17-4, contestava la proposta di Tito Boeri e Pietro Ichino (dal titolo "Ipocrisie bianche") per il rafforzamento degli uffici preposti ai controlli, contro gli infortuni sul lavoro:
"Rispondiamo all'ispettore del lavoro. Il trasferimento non deve necessariamente essere fatto a livello dirigenziale. Occorrono anche assistenti degli ispettori che possano gradualmente e sul campo affinare le proprie conoscenze in materia, posto che come collocatori, devono già conoscere la normativa".
Aggiungerei di mio che, ad ogni proposta per risolvere un problema, di solito la risposta è sempre che servono ben altri provvedimenti e che la si fa troppo semplice. E con questa logica, aspettando la palingenesi, di solito non si fa nulla.

martedì 17 aprile 2007

CHI TROPPO E CHI NIENTE: MORTI BIANCHE E LAVORATORI INTOCCABILI


Un giorno di aprile muoiono quattro lavoratori (purtroppo nella media) e il capo dello Stato tuona contro le morti bianche. Risultato, tutti a dire: ci vuole una legge. Risultato bis: servono più ispettori del lavoro.
Che le cose non siano così semplici lo si poteva sospettare subito. Chiunque sa che la normativa sulla sicurezza sul lavoro è copiosa e stratificata, come minimo complessa. Molte imprese risolvono il problema semplicemente ignorandola. Non tutte, ovvio. Ma parecchie. Quindi basterebbe che ci fosse senso civico, rispetto della vita, timore dei controlli, controlli veri e, alla fine, multe certe.
Il sito www.lavoce.info pubblica oggi un'analisi di Boeri e di Ichino dal titolo "Ipocrisie bianche". Oltre alle considerazioni di cui sopra, rivela un dettaglio molto interessante: quando furono ridimensionati gli uffici di collocamento, grazie alla legge Treu, il personale avrebbe potuto essere utilizzato negli ispettorati del lavoro. Trasferimento solo di ufficio, si badi, non geografico, perché molte carenze negli ispettorati del lavoro ci sono ( a quante scrive lavoce) proprio nel Mezzogiorno, dove c'erano uffici di collocamento sovradimensionati. Cosa è successo? Niente, perché gli impiegati non si possono trasferire se non sono d'accordo. Risultato: lavoro nero, niente controlli, pochi ispettori, e altri non ne saranno assunti perché già ci sono esuberi. Ichino e Boeri propongono ora un premio una tantum per quelli che saranno traferiti (senza aspettare che dicano sì). Conclusione, che mi sento di sposare: "Con o senza "premio", dalla rapidità con cui questa operazione verrà concordata e attuata da sindacati e governo - assai più che dalla rapidità con cui verrà emanata l'ennesima legge sulla materia - si vedrà se e quanto la lotta contro gli infortuni sul lavoro costituisca davvero, per i primi e per il secondo, una priorità assoluta".

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