lunedì 16 novembre 2009

La "Sfida degli outsider" a Ultime da Babele



Si parla della Sfida degli outsider su Radio Uno , nel programma Ultime da Babele, di Giorgio Dell'Arti, alle 8,30 di martedì 17 novembre. Lancerò una proposta, tra le dieci contenute nel libro.

venerdì 13 novembre 2009

La recensione di Incorvaia








Antonio Incorvaia, autore, insieme ad Alessandro Rimassa, di Generazione Mille Euro e di Jobbing, ha scritto una lusinghiera ma soprattutto intelligente recensione di La sfida degli Outsider. Vi consiglio la lettura, anche perché mi ha ricordato tanto " Quo usque tandem abutere...? "eccetera eccetera qui: "Quanto dovremo aspettare affinché (anche) in Italia i Giovani e le Donne non siano più trattati da "outsider"?..."

mercoledì 11 novembre 2009

La Prefazione di Emma Bonino a La sfida degli Outsider

Esce oggi La sfida degli Outsider - Donne e giovani insieme per cambiare l'Italia", di Angela Padrone, Marsilio, 176 pagine, 12 euro.
Questi sono estratti dalla prefazione di Emma Bonino:


"Da tempo sono convinta che l’Italia, parafrasando
il titolo di un film, «non sia un paese per donne».
Oggi il libro di Angela Padrone ci avverte che non
è neanche «un paese per giovani».
Donne e giovani italiani creano un esercito numeroso,
ma senza armi e con poca voce. Sono gli esclusi
da un sistema che negli anni ha accumulato errori,
privilegiando le pensioni alla creazione di ammortizzatori
moderni ed equi, la cooptazione alla meritocrazia,
l’attaccamento a stereotipi femminili obsoleti
alla creazione di servizi sociali utili e funzionali.
È il ritratto di un paese in stallo che vede da un lato
una parte privilegiata e molto protetta, composta in
gran parte da uomini anziani e «potenti», e dall’altro
una parte esclusa sia dalle opportunità offerte dal
mondo del lavoro, sia da una reale protezione sociale,
composta da giovani e donne.
Altri paesi ci hanno dimostrato che si può migliorare
se si fa qualcosa. Un esempio: la Spagna nel
1994 aveva solo il 30,7% di donne occupate, contro
il 37,4% dell’Italia, ma nel 2007 la Spagna ha registrato
il 54,7% di occupazione femminile, con un aumento
dell’80%, rispetto a un modestissimo 46,6%
dell’Italia

(...)
Non mi pare che si sia attivata alcuna iniziativa
per scalfire questo contesto culturale, né sul piano
istituzionale né da parte dei media, che continuano
a proporre stereotipi femminili francamente impresentabili.
(...)

Questo quadro così spietato, ma dipinto con freschezza
e umorismo da Angela Padrone, è salutare,
perché mette tutti gli attori davanti a scelte che sono
oramai improrogabili. L’autrice non è compiacente
né con i potenti né con gli esclusi e, senza cedere
alla lamentela priva di proposte, richiama tutti alla
discussione e all’azione politica (...)
"

lunedì 9 novembre 2009

L'ITALIA NON PUO' RINUNCIARE AGLI OUTSIDER


ITALY CANNOT GO WITHOUT ITS OUTSIDERS

(testo italiano originale a seguire)

Italy is different. It is different from the country so many dream about, the country which casts its spell on the foreigners on holiday, the country we would like to live in. Italy is hard on those who "don't count", it is not a country used to worship the self made man (or woman). Rather the opposite, those who come from the lower circles, those who see things differently are looked upon with suspicion: who do they work for, what do they really mean?
But this is actually the most interesting part of the country: Italy's Outsiders. It's the 60% of the population, mostly women and young. Here in Italy, if you are not a male, and aged, you are not taken into account, not really. Maybe you are good for fun, for a distraction, but not for a real Change (if you know what I mean).
Power, and all that it implies (politics, money, education, culture, social rank, balance in the family) is all in the hands of a little group of a few thousands males, aged males, 60 years old on average. They go on choosing, as consultants, as possible successors, people who look exactly like them. Their conform. Those who are different can be smart, but if they are outsiders, hardly will they ever be listened.
What could be said is: too bad for them! We live in democracies, why don't these people step forward? They have the strenght, the possibility to do so. So, it is also their fault, if nobody listens! They just complain!
I don't agree: it is too bad for Italy! Italy goes along without more than half of its own resources, and the people who are younger, stronger, new energies, new ideas! Italy needs its outsider to make things work better, to make the economy, politics, the labour market, work. This is what "LA SFIDA DEGLI OUTSIDER", "outsiders' challenge" is about.
I have decided to write about them, maybe because I still feel as an outsider myself, even though for decades I thought it was not so. We, "girls", we often delude ourselves saying that opportunities are equal for everybody. We thought we fought on an equal footing. Then, in the end, we realize it is not so. At the beginning we are not considered because we are too young and unexperienced, afterwards because we are women.
La sfida degli outsider, the outsiders' challenge, is a political book, a book that calls for an alliance, for a battle. If we win, Italy will thank us.



L'ITALIA NON PUO' RINUNCIARE AGLI OUTSIDER

L’Italia è diversa. E’ diversa da quel paese che in tanti sognano, quello che credono di vedere gli stranieri che vengono in vacanza, quello nel quale noi vorremmo vivere. L’Italia è dura con chi non fa parte dei gruppi che contano, e non è un paese abituato ad ammirare chi viene fuori dal nulla. Anzi, chi propone una visione diversa dal previsto viene guardato sempre con sospetto: chissà che cosa ”veramente” vuole dire....
Eppure questa Italia di Outsider è l’Italia più interessante. E’ composta da oltre il 60% della popolazione e per lo più da donne e ragazzi, che contano poco o niente, contrariamente a quello che succede nel resto del mondo occidentale. Lo sguardo diverso, qui da noi, non è gradito. Se non si è maschi, e "di peso", non si viene presi sul serio. La novità, il fuori dal coro, può suscitare tutt’al più un effimero divertimento. Ma non un cambiamento.
Il potere, con tutto ciò che ne consegue (e cioè la politica, i soldi, la cultura, l’importanza sociale e perfino in famiglia) appartiene per lo più a un gruppo di poche migliaia di maschi intorno ai sessant’anni. E loro continuano a scegliere, come collaboratori e come possibili successori, i loro simili. Questo è un problema oviamente per tutti quelli che non riescono a sfondare questo muro. Possono essere, bravi, bravissimi, volenterosi, pieni di energia, ma se sono outsider, difficilmente riusciranno perfino a farsi ascoltare.
Ma si potrebbe dire che la colpa è di queste persone, che questi outsider che cosa fanno per farsi avanti? SI lamentano e basta? PEGGIO PER LORO! No, purtroppo è peggio per l'Italia, che rinuncia a oltre la metà delle proprie risorse, che non utilizza idee nuove, energie nuove, anzi le lascia marcire, ripercorrendo sempre le stesse strade. Gli outsider servono al Paese per far funzionare l'economi,a i servizi, la politica. Ecco di che cosa si occupa La sfida degli Outsider.
Di loro ho deciso di occuparmi. Forse perché anche io mi sento un’outsider. Per decenni ho creduto che non fosse così. Noi ”ragazze” spesso ci illudiamo che ci siano per tutti le stesse opportunità. Che anche noi combatteremo ad armi pari con tutti gli altri. Poi, a poco a poco, ci accorgiamo che non è così. E che se prima non trovavamo abbastanza credito perché troppo giovani, dopo succede perché donne.
Ecco perché ho scritto LA SFIDA DEGLI OUTSIDER, un libro ”politico”, che vorrebbe incitare anche tanti di noi a non accettare passivamente di essere tali, a riconoscere i pochi (ma ci sono, qua e là), i pochi segnali di cambiamento e premiarli. Alleiamoci, combattiamo, rompiamo le scatole. E’ l’unico modo. E poi l’Italia ci ringrazierà.

venerdì 6 novembre 2009

OUTSIDER. La nuova avventura


Aprii questo blog due anni e mezzo fa, mentre lavoravo al mio primo libro, "Precari e contenti". Volevo raccontare il mondo del lavoro dei giovani dal punto di vista di quelli che, pure tra tante difficoltà, riescono a trovare la loro strada, riescono a fare ciò che amano, grazie alla passione, alla testardaggine.

Il mercato del lavoro italiano, dicevo, non funziona. Non funzionava neanche quando ero una giovane laureata io, negli anni Ottanta. Già allora i giovani si dibattevano e si disperavano perché non trovavano opportunità.
Però, con "Precari e Contenti" volevo indicare una strada di riscatto personale e uno spiraglio per tutti: in fondo in questo mercato, sembrerà strano, ci sono molte opportunità che bisogna imparare a cogliere, ci sono novità positive che bisogna sviluppare , e on soffocarle.

Da quel libro sono nate tante esperienze, tanti incontri, tante riflessioni. Tutte girano intorno al tema delle opportunità, alle storie di giovani di quest'Italia che non sempre sembra quel Paese moderno e nel quale sarebbe bello vivere come a tutti noi piacerebbe. La mia attenzione nei confronti del mondo del lavoro, e delle relazioni tra mondo del lavoro, politica e vita di tutti i giorni, si è approfondita.

E sempre di più mi sono resa conto che i giovani fanno parte di un gruppo di outsider, che potrebbe dare molto di più, se avesse e sfruttasse le occasioni.. E sempre più mi sono dovuta arrendere alla constatazione che le donne, più della metà della nostra società, non hanno pari opportunità, non hanno pari dignità, non hanno peso in questa società. Soprattutto, lo voglio sottolineare, questi due gruppi, che sono maggioranza, sono delle enormi risorse, economiche e politiche. Potrebbero fare il bene del nostro Paese se fossero ben sfruttati, e potrebbero crescere umanamente ed economicamente, se fossero stimolati. In questo sono nella stessa condizione dei giovani, anche se le donne sono tante: se si rendessero conto del proprio potenziale potrebbero rovesciare l'Italia. Invece non lo fanno.



Ecco, questo è l'inizio del viaggio, La Sfida degli Outsider , in libreria dall'11 novembre 2009.




ENGLISH VERSION
OUTSIDERS. THE NEW ADVENTURE

I started this blog two years and a half ago, while working at my first book, ”Precari e contenti”. I intended to tell stories about young people and the labour market, from the point of view of those who, amidst lots of difficulties, find their way, thank to their passion, and their strong will. Those who succeed, at las, in finding the job they love. The italian labour market has always been a difficult one: it didn’t work well when I was a young graduate, in the Eighties. At the time, young people already struggled to find job opportunities, perhaps more than now. Writing ”Precari e contenti” I wanted to show a way of personal ”rescue” and a path for everyone: even in a difficult market as the italian one, there are opportunities. We have to make them more, not crush them.

From that book on, many things sprang out: reflections, experiences, new people I have met.

This new voyage is all about the opportunities that are, or are not, to be found at this time in Italy, a country which is not always the beautiful country we all would like it to be. In th last two years I have deepened my knowledge of the labour market and I have learnt more and more about the relations between the labour market, politics, and everyday life.

More and more I have come to realize that the young are outsiders in the italian society. And more and more I have come to accept the hard truth about women in our society: they have not equal opportunities, they have not equal dignity, they don’t count. The condition of women and young is similar. The only difference is that women are a lot: if they realized how powerful they could be, they could overturn Italian power. But they don’t.


Together, these two groups are a formidable resource, but they are not recognized as such and there are two few active policies for them.

So, this is the beginning of this new journey, with ”La sfida degli Outsider”, ”Outsider’s Challenge”, on sale in bookshops and on the internet from November 11th 2009.

martedì 27 ottobre 2009

Donne e economia


"LE DONNE possono salvare l’economia mondiale. Anzi, potrebbero, se gli uomini le lasciassero fare. Secondo uno studio dal titolo ”Le donne vogliono di più” del Boston Consulting Group, citato da Kevin Voigt di Cnn.com, le donne sono la potenza economica che cresce più velocemente nel mondo, nonostante la crisi. Altro che Cina o India. Entro la fine del 2014, stima la Banca Mondiale, il loro reddito personale dovrebbe raggiungere i 18 mila miliardi di dollari, con un incremento di 5 mila miliardi rispetto al reddito attuale. Ma la loro capacità di spesa è ancora superiore, perché sono proprio le donne che spesso decidono cosa e quanto comprare. In Cina le donne sotto i 35 anni sembra che abbiano fatto crescere la spesa, nonostante la crisi, del 15 per cento nei primi nove mesi dell’anno. E entro la fine del 2009, il numero di donne che lavora negli Stati Uniti avrà superato il numero di uomini. Eppure, quelle stesse donne che raggiungono questi risultati, sono ben lontane dall’aver conquistato il potere che ne dovrebbe discendere, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Negli Stati Uniti non solo le donne che guidano una grande azienda sono ancora una minoranza (38 su 400 ”top company”), ma soprattutto ancora guadagnano meno degli uomini: 77 centesimi per ogni dollaro di un uomo. In Italia le donne che lavorano sono appena il 46% del totale, e meno del 5% di chi siede nel Cda di una grande azienda è una donna.Il paradosso a dire il vero non è nuovo. Sono già parecchi anni che gli istituti di ricerca mondiale calcolano di quanto il Pil di un determinato paese o di una regione del mondo potrebbe crescere, se le donne entrassero nel mercato del lavoro e accedessero al management nella stessa misura degli uomini. In Italia si stima che la parità economica delle donne sul mercato del lavoro possa valere almeno 7 punti percentuali di Pil. E esistono studi che rilevano la crescente redditività delle aziende guidate da donne. In Norvegia la legge che impone almeno il 40% di presenze femminili nei Cda delle società quotate è stata osteggiata furiosamente dagli uomini, ma poi si è dimostrata benefica.La cosa più sconcertante, però, è che neanche la crisi mondiale abbia convinto chi ancora detiene il potere economico (e politico), cioè il tipico maschio over 50 (in Italia anche over 60) a valorizzare questa risorsa. Anzi, come rileva la ricerca BCG, nel momento di crisi gli uomini tendono a mettere le donne da parte con la scusa che ”ci sono cose più importanti da fare”. Così, le istituzioni finanziarie e le aziende non si sintonizzano proprio con il loro potenziale miglior cliente, le donne. Un esempio di investimento sulle donne in realtà esiste, ed è nel microcredito. Chi conosce la storia del nobel Muhammad Yunus, sa che proprio le donne nei paesi più poveri sono le persone più affidabili e che lavorano di più per migliorare le condizioni della famiglia e dei bambini. Ed è investendo su di loro che Yunus ha fatto fiorire la sua banca, la Grameen. Tra gli immigrati, poi, sono le donne che mandano le rimesse più consistenti nei paesi di origine. Eppure, perfino nei nostri civilissimi paesi questa lezione ancora non è stata imparata. Le aziende hanno un atteggiamento spesso paternalistico verso le clienti, e le banche in particolare non le prendono molto in considerazione: ”Gli uomini in affari hanno dei mentori, le donne no - dice una rappresentante della Global Banking Alliance for Women, citata da Cnn.com, Teri Cavanaugh - Le donne vogliono avere un rapporto con la loro banca, vogliono informazioni e consigli, ma le banche non sono strutturate in modo adeguato”.E così in tutto il mondo continuano a perdere la loro occasione. "
Questo ho scritto oggi sul Messaggero, riprendendo un articolo su CCC.com. Insieme a questo vi invito a leggere l'articolo scritto da Leonardo Maisano sul Sole 24Ore "Nasce il fondo rosa e punta solo sulle donne", da Londra Pper ora senza link). L'economia e la finanza non possono più fare a meno di una fetta così dinamica della società, ma anche le donne si devono muovere...

lunedì 19 ottobre 2009

Chi non crede nel posto fisso?


Ma che razza di frase è ”Credo nel posto fisso” ? Eppure l’ha pronunciata Giulio Tremonti, ministro intelligente, con l’aria di chi fa una rivelazione epocale.
Ha piantato la sua bandiera su un terreno di battaglia e ora vuole raccogliere i frutti. Ma sono frutti avvelenati, come quelli cercati da chi in passato su questo, posto fisso o flessibilità, ha condotto la sua sporca guerra.

Chi è che messo di fronte alla scelta posto sicuro- posto insicuro, sceglierebbe il secondo? Nessuno in prima persona, se non per paradosso, ovvio.

Ma il punto non è questo. In ogni paese civile è normale, lo è stato per decenni, avere un lavoro. Il lavoro della vita. Più o meno. Ma era anche normale che in alcune circostanze il lavoro non fosse il lavoro della vita, bensì semplicemente un lavoro per sbarcare il lunario. Ma era anche normale voler cambiare, o poter cambiare, migliorare, spostarsi. Tutto ciò è normale.

Mi ricordo che negli anni Ottanta, parlando con un ragazzo americano in Inghilterra, cercavo di spiegargli che in Italia gli studenti universitari non erano soliti fare dei ”lavoretti”, perchè da noi il lavoro era per la vita o non era. Ecco perché molti di noi magari andavano all’estero a lavorare d’estate.

Le cose poi sono cambiate. Negli anni Novanta il lavoro a tempo determinato e poi le collaborazioni sono state regolamentate e sono entrate a far parte ufficialmente del mondo del lavoro (che prima invece contemplava allegramente il lavoro nero come unica alternativa al posto fisso). Si è fornito ai lavoratori e alle imprese un’opportunità in più. Infatti nei successivi dieci anni il numero degli occupati in Italia è aumentato. Ciò nonostante siamo ancora uno dei paesi industrializzati nel quale lavora il numero più basso di persone. Ma questo discorso ci porta lontano.

Cosa è meglio in tempo di crisi? Il posto fisso o il posto flessibile? Che domande. Ma se uno ha perso il lavoro - chiedo- è meglio un posto insicuro o è meglio la disoccupazione?

Ecco, come si vede la realtà è un po’ più complicata di come adesso Tremonti ce la vuole presentare.

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