DISOCCUPAZIONE AL 5,6%: L'ITALIA COME IL NORD EUROPA
Stavolta abbiamo un dato positivo, molto positivo, talmente positivo che qualcuno forse non ci può credere. L'ultima rilevazione Istat ci dice che la disoccupazione in Italia è al 5,6%. Una percentuale che non si ricorda a memoria d'uomo. Per trovare percentuali analoghe bisogna risalire ai favolosi anni Sessanta, forse. Forse, perché l'Istat ci informa, correttamente, che questo è il miglior dato dal 1992. Na la limitazione all'anno 1992 è solo dovuta al fatto che è da quella data che l'Istat ha serie storiche confrontabili per legge, dopo che l'Istituto stesso fu riorganizzato. Però perfino io mi ricordo che negli anni '80 la disoccupazione era intorno all'11%, se non oltre.
Siamo quindi ormai vicini ai dati di paese "moderni", come l'Irlanda, la Gran Bretagna, la Danimarca...pazzesco, se si pensa alle lamentazioni che si alzano da tutte le parti: la gente ha il gusto di lamentarsi? Non credo. Credo però che non abbiamo l'esatta percezione di ciò che succede.
Per chi fosse scettico, l'Istat ci informa anche che il numero degli occupati è salito di 416 mila unità (metà dei quali sono immigrati). Quindi siamo a 23 milioni e 416mila occupati. E il tasso di occupazione sul totale della popolazione è salito un po': è al 59,1%. Ancora lontano dagli obiettivi della Ue, perché la situazione delle donne nel lavoro è scoraggiante: il dato dell'occupazione femminile è così basso rispetto ad altri paesi che ovviamente fa crollare la media. Se poi si vanno a guardare i dati scorporati si scopre che, come al solito, il Meridione dà risultati molto al di sotto della media. Però passi avanti ci sono, sarebbe folle non vedere.
Sull'ultimo numero di Panorama, intanto, c'è un servizio sui precari contenti....quelli che sono ben felici di usufruire delle possibilità di un mercato più flessibile rispetto al passato, quelli di cui parlo anche nel mio libro. Insoma, in Italia non tutto fa così schifo, anche se la sensazione di insoddisfazione generale va capita bene: e forse è ora di sfruttare queste "occasioni" che abbiamo, e non solo liquidarle come inutili. Credo per esempio che sempre più spesso incontreremo dei lavoratori post-moderni, flessibili o come li vogliamo chiamare, che guarderanno dall'alto in basso i loro colleghi con un misero posto fisso. E che non capiranno.





