mercoledì 18 giugno 2008

STABILIZZAZIONE PER I SOMMINISTRATI

Dalla viva voce di Gianni Bocchieri, vicepresidente di Assolavoro, associazione delle agenzie di lavoro: ecco cosa ambia dopo gli accordi tra rappresentanti dei lavoratori e delle agenzie.


3 commenti:

prime ha detto...

Tutto interessante e corretto, a parte la domanda finale sul ruolo del Sindacato:
a nostro avviso da indicazione della vision arretrata sulla questione da parte non tanto di chi risponde, ma di chi domanda.

In particolare ci colpisce molto la parola "contratto collettivo" in casi come questi.

Stiamo sempre parlando di un organismo dove una buona % di iscritti sono pensionati e ricordano il mondo del lavoro come era negli anni 70/80/90, e il cui peso nel mondo del lavoro è - a nostro parere fortunatamente - sempre in maggiore discesa.

Claudio Resentini ha detto...

Partendo al punto di vista dei lavoratori e dando per scontato il “bicchiere mezzo pieno” (si tratta in definitiva di un percorso, sui generis, di “stabilizzazione”), diamo però un’occhiata anche al “bicchiere mezzo vuoto”.
Innanzitutto, checché ne dicano i ferventi cultori della precarizzazione spinta del lavoro, con questo acoordo si resta completamente nell’alveo della legislazione precedente che da oltre 10 anni prevedeva il lavoro “in affitto” anche a tempo indeterminato. I lavoratori vengono “stabilizzati” nelle agenzie e non nelle imprese che ne utilizzano il lavoro: non viene meno dunque il principio cardine dell’interposizione di manodopera, legalizzata dal pacchetto Treu, con tutti i problemi che ciò comporta e sui quali si è ampiamente dibattuto.
Si introducono invece alcuni pericolosi principi, in linea con alcune delle proposte in discussione in questo periodo tra gli addetti ai lavori, sui quali si potrebbe avviare in questo settore una sperimentazione che potrebbe preludere ad una estensione ad altre ben più tutelate categorie di lavoratori.
Le cavie, pardon, i lavoratori in somministrazione potranno essere di fatto sottoposti ad un periodo di prova di tre o quattro anni prima di essere assunti a tempo indeterminato. E ciò nonostante, potranno anche essere licenziati nei primi 12 mesi a tempo indeterminato se l’agenzia non riuscirà a ricollocarli. Altro che stabilizzazione! Rischio di impresa ridotto ai minimi termini e arbitrio sostanzialmente illimitato nell’utilizzo delle risorse umane. Lavoratori ricattabili per anni e alla completa mercé di imprese e intermediari.
Certo, si obietterà, è così anche ora e pure peggio. Vero, ma bisogna tener conto che le agenzie prevedono di ampliare il proprio mercato con queste strategie e non va sottovalutato il rischio di una futura estesa applicazione di queste pericolose modalità di “stabilizzazione” anche ad altri lavoratori …
Chiedo scusa per la lunghezza del commento, ma la materia e complessa e ci sarebbe anche molto altro da dire…

Anonimo ha detto...

E proprio partendo dalle ragioni del sig. Resentini che un certo numero di Agenzie per il lavoro ha abbandonato l'associazione di categoria Assolavoro. Per non firmare ed aderire ad un contratto che, nella sua massima espressione di idiozia, consente che la stabilizzazione non debba essere regolamentata in capo all'utilizzatore, ma in capo alla stessa Agenzia. A parte che tutto ciò snatura la ragion d'essere delle Agenzie, come si può immaginare di stabilizzare un numero n di lavoratori che poi dipenderanno, per il loro futuro, dalla possibilità che l'Agenzia abbia o meno opportunità di lavoro?. E' vero: l'Agenzia può licenziare dopo 12 mesi, ma nel frattempo al lavoratore deve comunque essere garantito il salario (ma il nuovo CCNL non dice quale).
Tutto questo non è altro che il frutto di uno scambio fra alcune Agenzie (che così facendo tendono a mettere fuori mercato il 70% della concorrenza) e le OOSS che si sono accontentate di una soluzione di facciata, buona per i media, ma nulla sotto il profilo delle garanzie per i lavoratori. E poi nessuno dice che le Agenzie che stabilizzano si portano a casa un certo numero di quattrini (pochi o tanti che siano) con buona pace di tutti.

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