venerdì 26 settembre 2008

DILEMMA ALITALIA

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Domanda: ma se i piloti Alitalia dicono no all'accordo, e se poi quando la nuova società proporrà loro un posto di lavoro alle nuove condizioni loro rifiuteranno, è giusto che godano della cassa integrazione? Il ministro Sacconi aveva detto che no, secondo lui non andrebbe applicata (anche se poi lo sarà). Pietro Ichino, giuslavorista e senatore Pd oggi dai microfoni di Radio Radicale, insiste anche lui: in nessun paese chi rifiuta un posto di lavoro ha diritto agli ammortizzatori sociali. Naturalmente nessuno di noi vorrebbe che i piloti o altri dipendenti siano sottoposti a condizioni capestro...insomma, il problema è fondamentale per il modo in cui non solo si intendono i rapporti di lavoro, ma soprattutto gli ammortizzatori sociali. In Italia hanno sempre favorito solo alcuni, trascurando tutti gli altri e rendendo il mercato del lavoro italiano particolarmente "bastardo". Allora?

Segnalo, nel corso dell'intervista che abbiamo fatto a Ichino in "In ginocchio da te", con Valeria Manieri e Michel Martone, anche la questione del lavoro femminile, tema di cui in questi mesi non si discute più. Sottolinea Ichino: su 5 milioni di lavoratori che in Italia mancano all'appello, 4 milioni sono donne. E questo descrive sinteticamente alcuni fra i più gravi problemi strutturali della nostra economia.

1 commento:

Alex ha detto...

Che in Italia ci fossero lavoratori di serie A e B non è una novità. Come diceva Mussolini, "il numero è potenza", se i licenziati o i disoccupati sono tanti, ci sarà sempre qualche politico che si commuoverà e li sistemerà in qualche modo (prepensionamento, posto pubblico, ecc.). Accade anche in altre nazioni (in India hanno una lobby del pubblico impiego peggiore della nostra). Pensate alle categorie (tassisti, farmacisti, panettieri, banchieri, ecc.) che hanno fermato le liberalizzazioni di Bersani.

Mi sembra però che ormai l'angelapadrone-pensiero stia diventando "Anche gli statali piangono" (potremmo farci un bel manifesto con questo slogan, con una foto d'un impiegato allo sportello che legge il giornale). Oggi tocca a quelli e ai parastatali, domani magari (se toglieranno gli scandalosi finanziamenti pubblici ai giornali) licenzieranno mezza redazione de "Il messaggero" e costringeranno l'altra metà a fare l'intero lavoro a metà stipendio. Si promuoverà il giornalista inetto e servile che liscia il pelo al politicone di turno e si licenzierà quello che faceva le inchieste scomode. Ma la stakanovista Angela se la caverà e manterrà marito e figli lavorando in un call center inglese la mattina, facendo la badante di pomeriggio e scrivendo articoli per i più prestigiosi quotidiani italiani ed esteri la sera, non si lamenterà come le sue pigre colleghe di aver dato i migliori anni della sua vita a un quotidiano affondato dal direttore incompetente di turno scelto per le tessere di partito [NB: non voglio offendere nessuno, descrivo solo un malcostume diffusissimo in Italia, nel pubblico e nel privato!].

Battute a parte, se è giusto che i dipendenti privilegiati paghino, possibile che i Cimoli e tutti quei politici che hanno usato Alitalia (e aziende, enti, ospedali, beni statali, ecc.) la facciano sempre franca? Quei politici che hanno sussidiato aeroporti-caccola come Albenga, Taranto, Cuneo (che toglievano paseggeri agli aeroporti di Genova, Bari, Torino, ecc.) pagheranno il fio? Che dire del fatto che chi valuta il valore dei beni Alitania sono gli stessi che comprano (come se io comprassi una casa popolare grazie al politico amico, la valutassi 10.000 e poi la rivendessi a 10.000.000)? Che molti della cordata di CAI sono palazzinari e immobiliaristi che in cambio del loro "aiutino" avranno appalti a tutto spiano (magari renderanno il Parco del Circeo area edificabile)?

Sono il primo che vorrei veder premiato il merito, che cambierei la cassa integrazione con un ammortizzatore sociale del tipo nordeuropeo, ma finché il pesce puzza dalla testa ciò non avverrà mai.
Pensate alle risorse che abbiamo: se per esempio banche come Intesa San Paolo o Unicredit Capitalia prestassero i loro capitali a imprese come Piaggio e Ducati perché facessero le motociclette più belle e tecnologiche del mondo, spazzeremmo via perfino colossi come Yamaha, Suzuki, Honda e Kawasaki. Invece i soldi dei correntisti finanziano cemento selvaggio e monopoli pubblici dati a privati che aumentano i prezzi e risparmiano sulla manutenzione. A che serve che uno si spacchi la schiena per fare il vino più buono del mondo se quello che non fa il vino al metanolo non viene punito? Se "Prime" paga le tasse e non fa lavorare gente in nero, reggerà la concorrenza di chi lo fa?
Odio quegli pseudointellettuali che descrivono CHIUNQUE abbia una partita IVA come buzzurri arricchiti, evasori fiscali, sfruttatori di manodopera in nero, inquinatori e tangentari. Ma non si può negare che in Italia ci sia un'emergenza giustizia, manchi l'etica del capitalismo, si invidia lo spacciatore di droga che gira in Ferrari e si deride il poliziotto che non può nemmeno permettersi di comprare un paio di pantaloni nuovi.

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