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lunedì 31 marzo 2008

CALL CENTER, NUOVA CIRCOLARE DI DAMIANO

AGGIORNATO CON IL LINK

ALLA CIRCOLARE SUL SITO ADAPT

Una nuova circolare del ministro del Lavoro (dopo quella del 2006) per "spiegare" e applicare la legge Biagi nei call center: anche gli operatori outbound (cioè quelli che fanno le telefonate al cliente, e non quelli "inbound" che semplicemente rispondono al telefono, che erano già stati stabilizzati) ora dovranno essere assunti come lavoratori dipendenti, tranne che in casi e condizioni di lavoro specifiche, nelle quali sia provata una vera autonomia di lavoro. C'è un termine per queste procedure di regolarizzazione, che è quello del prossimo settembre.


Tutti contenti, a quanto pare: destra, sinistra e sindacati. E questo dovrebbe finalmente placare le polemiche su questi benedetti call center, incubo e delizia di chiunque parli del lavoro "precario".


Sarei più curiosa invece di sapere cosa ne pensano gli interessati e se, o in quale modo, il loro lavoro è cambiato.

giovedì 1 novembre 2007

LA SAI L'ULTIMA SULLA LEGGE BIAGI?








Se non fosse tragico. sarebbe veramente comico.... Sulla legge Biagi se ne sono dette tante che sfido qualunque giovane di media cultura, qualunque cittadino non particolarmente esperto, a capirci qualcosa. Dopo le Iene, Grillo, parole in libertà e comici assortiti, si potrebbe fare una rubrica umoristica della serie "la sai l'ultima sulla legge Biagi?"
Le ultime le racconta Michele Tiraboschi, giuslavorista esperto quanto pochi altri sulla legge e certo poco incline a buttarla a ridere. Potete leggerlo sull'ultimo bollettino Adapt.

Una è che Diliberto, riprendendo un articolo del Manifesto, ha sostenuto che la legge Biagi è stata condannata dall'Ilo, un'agenzia dell'Onu. Addirittura. Tiraboschi, citando invece il verbale dell'Ilo, fa notare che le parole di critica della legge erano di una rappresentanza di sindacalisti italiani, verbalizzati dall'Ilo...! Errore di fatto o manipolazione che sia il risultato uscito sulla stampa (per fortuna in questo caso incredula) è stato che anche l'Onu attaccava la legge...!?
La seconda viene addirittura da Innocenzo Cipolletta, presidente delle Fs, il quale (secondo me in buona fede e con le migliori intenzioni, va detto) sostiene che la premessa della legge va in direzione opposta a quanto previsto nella legge e da Biagi stesso. Anche qui Tiraboschi rileva una contraddizionen e per dimostrarlo non fa che citare il testo. Nel decreto legislativo di attuazione si parla di "disposizioni (...) finalizzate ad aumentare (...) i tassi di occupazione e a promuovere la qualità e la stabilità del lavoro, anche attraverso contratti a contenuto formativo e contratti a orario modulato compatibili con le esigenze delle aziende e le aspirazioni dei lavoratori". Ugualmente nell'articolo uno della legge 30 vera e propria (perchè ciò che viene definito legge Biagi comprende sia una legge delega che un decreto di attuazione e numerosi altri decreti e circolari, vedi Riforma Biagi su Adapt), si parla di "garantire trasparenza del mercato del lavoro (...), di migliorare le capacità di inserimento professionale dei disoccupati e di quanti sono in cerca di una prima occupazione". Non si trova contraddizione, né ovviamente niente di tutto ciò di cui la legge è sempre accusata. Anzi, a leggerla, la legge Biagi sembra il manifesto di lotta dei precari.

sabato 20 ottobre 2007

RIFORMISTI UNITI NELLA LOTTA...O NO?







Una giornata dedicata al lavoro dei giovani, ma di giovani se ne sono visti pochi. In compenso si sono viste e sentite cose degne di una commedia di Shakespeare: peccato che i protagonisti facciano finta di non rendersene conto.

Cominciamo dal pomeriggio: come previsto, un sacco di gente ha sfilato per Roma per dire "basta alla precarietà". Non poteva accadere niente di diverso: è come quando si chiede a qualcuno se preferisce il tempo bello o il tempo brutto, la povertà alla ricchezza: ovvio che la precarietà, nel suo senso peggiore, non piaccia. Ma come affrontarla? In piazza il tema è di difficile analisi. Il diritto del lavoro, l'innovazione nel mercato, ecc, si prestano poco alla soluzione tramite slogan.

Invece, la mattina, se ne è parlato approfonditamente, con esperti e politici, sia di destra che di sinistra al convegno "Dare valore al lavoro". E tutti sono arrivati alla conclusione che per combattere il senso di precarietà bisognerebbe assolutamente completare la legge Biagi, lasciata a metà, con ammortizzatori sociali (che significa sussidi e formazione), investimenti, innovazione, e poi affrontare alcuni nodi che riducano la dualità del mercato del lavoro. Insomma, riforme che modernizzino un mercato asfittico, quello che Biagi per primo definiva "il peggior mercato del lavoro d'Europa".
Purtroppo, mi dicono che alla manifestazione di Roma c'erano tutte persone di una certa età, quindi lavoratori e forse perfino pensionati, mobilitati evidentemente dalle organizzazioni tradizionali della sinistra. Il problema del lavoro e della flessibilità, invece, ricade quasi tutta sui giovani.
Anche al convegno di stamattina al Capranica di Roma l'età media era molto alta e c'erano pochissime donne (meno male che una mia amica ha portato la figlia di due anni: ha abbassato la media!). Purtroppo gli interessati, quindi, non erano nel pubblico.
A un certo punto, mentre sul palco si analizzavano le leggi del lavoro, si è materializzato un gruppetto con uno striscione che diceva: "Siamo così giovani che non possiamo aspettare", slogan carino ma dal significato oscuro. L'aspetto surreale era che questi ragazzi, che si professavano di Rifondazione Comunista, e che sono stati espulsi dalla sala in quattro e quattr'otto, rappresentavano (oggettivamente) una componente di governo, lo stesso governo che ha approvato il pacchetto del welfare, che loro criticavano. Viceversa, in sala, il pacchetto welfare veniva difeso da rappresentanti dell'opposizione che, a loro volta, si trovavano meravigliosamente d'accordo, con altri esponenti di quello stesso governo. Insomma, una commedia degli equivoci.
In sala c'era Gianni De Michelis, ex ministro socialista di grande intelligenza politica (anche se si è sempre attirato molte critiche) che diceva caustico: "Ma se i riformisti di destra e di sinistra si ritrovano d'accordo, perché allora non governano insieme? Che ipocrisia è questa?". L'amara conclusione di molti in sala era che, purtroppo, il riformismo in Italia non ha mai avuto molto successo . Da noi hanno sempre prevalso le ideologie più "forti" anche se, secondo me, meno ancorate alla realtà. Agli italiani piace così.

Eppure sarebbe stato bello se la giornata di oggi avesse potuto segnare l'inizio di un dialogo sulla legge Biagi tra chi la contesta e chi la difende. In fondo oso sostenere (vedi "Legge Biagi, l'ora del dialogo" sul Messaggero)che sembrano volere entrambi la stessa cosa: il benessere dei lavoratori e dell'economia di questo zoppicante paese. O no?

venerdì 19 ottobre 2007

IL LAVORO, TRA OPPORTUNITA' E ZAVORRA




AGGIORNATO

E' il giorno delle manifestazioni pro e contro la legge Biagi. Forse potevamo risparmiarci queste contrapposizioni. Il mio auspicio è che non esasperino gli animi, ma servano perché i due schieramentI si ascoltino. E' possibile?
Al Capranica ci sarà il convegno organizzato dal Comitato per la legge Biagi con grande entusiasmo. Il titolo è "Dare valore al lavoro". Qui si può trovare il programma.


Intanto parliamo di stipendi. Oggi siamo tutti un po' più poveri? Siamo più poveri perché precari? Ci sentiamo più poveri perché abbiamo aspettative e necessità sempre un po' più elevate? Queste sono in fondo le domande di questi tempi, alle quali spesso cerchiamo di rispondere. Diciamo che spesso stipendi bassi e lavoro temporaneo non hanno una relazione così stretta: la differenza tra gli stipendi più bassi e quelli più alti è aumentata in tutto il mondo negli ultimi decenni. Nessun governo democratico ha ancora trovato una soluzione a questo. Si può trovare una carrellata di buste paga-tipo e un'analisi di questi temi nell'articolo di Emilio Marrese sul Venerdì di oggi. Il discorso si dipana con l'ausilio di Giuseppe Roma, del Censis, il quale giustamente sottolinea l'importanza delle percezioni, delle sensazioni che si fanno spesso più pesanti delle cifre in sé e per sé. Marrese ha anche avuto la bontà di chiedermi , in questo contesto, che senso ha la mia ricerca sui giovani e il lavoro e gli ho risposto che le mie storie possono servire in qualche modo da guida a chi cerca lavoro. Esempi, esperienze, anche errori di altri, spesso possono far scattare la lampadina in chi sta ancora cercando la propria strada. A patto di non arrendersi prima di cominciare. A patto di non fare errori clamorosi, che invece in tanti fanno. Insomma, se la flessibilità non sempre è "buona", l'importante comunque è cercare di sfruttarla, di cogliere le occasioni. Perché comunque ci sono. La colpa delle cose che non funzionano in questo mercato? Non certo della legge Biagi. Roma la sintetizza così: "La colpa è del sistema complesso e zavorrato, che non distingue chi merita tutela. L'Italia non produce perché non si modernizza". Condivido.

sabato 13 ottobre 2007

L'ACCORDO SU LAVORO E PENSIONI

E così, tra scaloni aboliti, lavoro a chiamata e contratti a termine, si è accesa una nuova fiammata di caos. Tanto per alimentare le contrapposizioni in vista del 20 ottobre (in programma due manifestazioni opposte pro e contro la legge Biagi), che sembravano quasi essere state disinnescate. Io spero che gli animi si plachino, perché da questo muro contro muro nessuno ha da guadagnare .

Probabilmente si toccheranno anche questi temi martedì prossimo a Milano alla presentazione di Precari e contenti (qui sopra l'invito)

venerdì 7 settembre 2007

"SVENTURATO IL PAESE CHE HA BISOGNO DI UN COMICO COSI'"



Non so se Walter Veltroni aderisca veramente al V-day, come si dice sul sito di Beppe Grillo: nel video si vede un Veltroni imbarazzato che dice di essere d'accordo con la proposta di legge di non ammettere più in parlamento i politici condannati in via definitiva. E chi non è d'accordo? Walter non dice di più. Ma il V-day è certamente di più: è la prova generale della forza politica di Grillo, l'ex strepitoso-comico ora tribuno-del-popolo che predica bene e razzola male. Domani ha convocato il suo popolo nelle piazze per mandare "affanculo" i politici e quant'altro. Sicuramente sarà un successo e si dice che poi probabilmente Grillo si candiderà al Parlamento Europeo nel 2009. Vista la sua attuale popolarità io credo che non gli convenga, e lui lo sa. Io ho già detto che Grillo mischia di tutto nel suo calderone: giuste denunce (casi Parmalat e Telecom) e demagogia da quattro soldi. Purtroppo la politica italiana è talmente mal ridotta da avere lasciato tutti questi spazi vuoti... e gli italiani che lo seguono non vedono l'ora di lasciarsi andare a sfoghi ribellistici, un po' come lo sciopero fiscale di Bossi che fa leva sulla stanchezza di tutti noi che paghiamo le tasse anche per gli evasori e per chi spende e spande i soldi pubblici. Masaniello è sempre nel nostro dna: ci comportiamo sempre come il popolo oppresso dall'invasore e mai come artefici del nostro destino. Se qualcno accenna a ragionamenti un po' più complessi o analisi che vanno in direzione opposta ai luoghi comuni nel migliore dei casi lo ignoriamo.
D'altra parte, come scrive Emilio Marrese sul Venerdì di oggi, "gli italiani non aspettano altro che essere trattati come povere vittime del sistema".
Pazienza poi, come si legge nello stesso articolo, che la società di Grillo Gestimar abbia usufruito del "condono tombale" di Tremonti per chi aveva evaso le tasse...pazienza che Grillo (prosegue l'articolo) sia stato condannato a un anno e tre mesi per omicidio colposo per un disgraziato incidente d'auto nel quale morirono tre persone, pazienza che Grillo sia stato accusato da un suo ex collaboratore, Piero Ricca, di averlo sfruttato in nero e poi cacciato, nonostante la battaglia di Grillo per i poveri precari.... "Sventurato il Paese che ha bisogno di un comico così", dice il settimanale tedesco Spiegel, citato sempre dal Venerdì.
Sui precari tra l'altro, due giuristi di alto livello come Michele Tiraboschi e Pietro Ichino, hanno criticato duramente il libro fatto di testimonianze "Schiavi moderni". Tiraboschi, come già raccontato qui, si è indignato per una prefazione "alla Caruso", nella quale si dice che la legge Biagi ha introdotto in Italia la "peste bubbonica del precariato"; ha anche contestato che le storie raccontate siano pertinenti. Ichino invece ha perfino sfidato Grillo a un confronto pubblico, sostenendo che neanche una storia di quelle contenute nel libro fosse addebitabile alla legge Biagi. Ma non mi risulta che il comico abbia raccolto nessuna delle due critiche, né la sfida a un pubblico confronto. Molto più facile invitare gli italiani al tipico sfogo del "vaffanculo-day". Ma ricordiamo che se ci sono politici condannati in Parlamento la colpa è di chi li ha eletti (oltre che dei partiti che li hanno candidati).
E visto che agli italiani piace dire "vaffanculo" e poi tornare a casa soddisfatti e tenersi tutti i vizi nazionali, Grillo li accontenta.

lunedì 3 settembre 2007

MI RICORDO.... IL LAVORO NEGLI ANNI '80



Piccola esperienza personale...(oggi mi rifiuto di affrontare teorie)...

Quando avevo 20 anni, negli anni '80, nei cortei e ai dibattiti si gridava "No alla disoccupazione, no al lavoro nero". Oggi questi slogan sono caduti in disuso, vorrei che qualcuno dicesse un po' perché o ci riflettesse su. E' sparita la disoccupazione, è sparito il lavoro nero?
Quando mi laureai (sempre in quei "favolosi" anni '80) rimasi disoccupata per un po' e cominciai a fare un lavoro volontario, gratuito, all'università: un contrattino, uno stage, una borsa di studio? No, non esisteva niente di tutto ciò, o meglio era già un miraggio poter trovare qualcosa del genere.

Conobbi delle persone che lavoravano alla Rai: quasi mai avevano il contratto da giornalista, bensì da programmista. Quasi mai avevano un contratto a tempo indeterminato: spesso erano contratti di tre o sei mesi, dopo i quali dovevano stare senza lavorare per qualche mese e poi se erano fortunate, venivano richiamate. Ma anche quello per me era un miraggio. Non esistevano mica i concorsi per quelle cose! Solo le conoscenze. Era il 1985..... e la parola precariato, le leggi Treu e Biagi non se le sognava nessuno.

Un anno, in vacanza, mi trovai a discutere con un ragazzo americano: da noi è difficile trovare lavoro, anche solo per un periodo, gli spiegavo. Chi ce l'ha se lo tiene stretto, e chi non ce l'ha peggio per lui. Lui faceva delle facce sgomente, strabuzzava gli occhi. Ma come, un lavoro, un lavoretto, un lavoro temporaneo, anche questo è difficile? Sì, gli rispondevo, perchè se qualcuno ti vuole prendere per sei mesi, poi ti deve tenere tutta la vita... non ti può più mandare via. Lui era sempre più sgomento. Siete pazzi, diceva, siete pazzi. E io intanto ero disoccupata.

Nella foto vedete un'immagine di manifestazioni a favore del referendum per il punto unico di scala mobile, 1984. Per fortuna, i sindacati che vollero il referendum persero, il punto unico di scala mobile non tornò, l'inflazione calò, e i lavoratori invece "vinsero", almeno un po'.
Ciò detto, e senza voler trarre nulla di particolare da questi frammenti di ricordi, vi lascio per un paio di giorni. A mercoledì.

lunedì 27 agosto 2007

OCCUPATI: PIU' 2. 600. 000 DISOCCUPATI: MENO 900. 000



Un milione e 700 mila donne in più hanno trovato lavoro negli ultimi 10 anni. Questo è il fatto più clamoroso degli ultimi dati Istat sulla forza lavoro in Italia. Siamo uno dei paesi dove l'occupazione femminile partiva da più indietro, e ancora è molto al di sotto della media europea (noi siamo al 45%, l'Ue vicina al 60%) ma indubbiamente un milione e 700 mila posti di lavoro in più cominciano a fare una bella differenza . Le donne hanno ancora molta strada da percorrere. Comunque in questi anni non siamo state ferme e questo è un grande risultato per tutti. .... E questa è la prima considerazione sui dati Istat.
La seconda è per chi sostiene che in Italia il lavoro va sempre peggio. Non è vero: in dieci anni gli occupati sono cresciuti complessivamente di 2,6 milioni, e gli occupati sono diminuiti di circa 900.000 unità.
L'Ansa parla di vero e proprio "boom". Ma, senza voler esagerare, mi sembra un buon risultato. Soprattutto per chi, come me, ricorda quanto fosse alta la disoccupazione negli anni '80 e '90, soprattutto tra i giovani. Per chi ama i numeri, nel 2006 il numero di occupati è stato pari a 22.988.000, in crescita di 2.660.000 rispetto ai 20.384.000 del 1997 (anno in cui è entrato in vigore il pacchetto Treu, ndr). Se per le donne c'è stato un grande balzo avanti, per gli uomini l'aumento dell'occupazione nel decennio è stata pari a 1.022.000 persone. I disoccupati sono diminuiti dai 2.584.000 del 1997 ai 1.673.000 del 2006, sempre in media d'anno, grazie a un calo di 479.000 disoccupati tra le donne e 431.000 tra gli uomini. In crescita anche le forze di lavoro in generale (la somma tra gli occupati e coloro che sono alla ricerca di un impiego) passati complessivamente da 22.968 del 1997 a 24.662 nella media 2006.
I problemi di cui ci si lamenta sempre non sono improvvisamente spariti ma, per un giorno, parliamo dei risultati positivi.

Ultima considerazione: qualcuno dice che questi posti di lavoro sono di cattiva qualità, perché ci sarebbe stata la diffusione di lavoro a termine. Il lavoro a termine è certamente cresciuto, anche se sembra che sia cresciuto di più prima della legge Biagi, e non dopo. Io sono tra quanti sono convinti (vedi anche Comitato legge Biagi) che, proprio grazie alle riforme di Treu e Biagi, tante persone in più abbiano trovato un lavoro. La disoccupazione oggi è scesa al 6%, il che è un dato record. Se i lavori a termine improvvisamente sparissero è possibile che si tornerebbe a livelli di disoccupazione ben più alti.
Ripeto, rimangono tanti nodi. Ma questi sono dati positivi.

venerdì 24 agosto 2007

LAVORO A CHIAMATA, TUTTI NE PARLANO...



Nell'accordo sul welfare siglato tra governo e sindacati c'è l'abolizione del lavoro a chiamata, bestia nera di coloro che mettono la flessibilità tout court sotto l'etichetta del precariato. Ora, di tutti i tipi di lavoro temporaneo, il lavoro a chiamata risulta essere poco utilizzato, quindi la sua abolizione non inciderà un granché sulla vita della maggioranza dei precari italiani. Su di esso si dispone di pochissimi dati, ma lavoce.info tenta un primo bilancio, analizzando le cifre che riguardano una regione-campione, il Veneto. Risulta che questo tipo di contratto viene usato soprattutto nel settore alberghiero, nella ristorazione e nei servizi turistici e culturali, dove tradizionalmente si creano esigenze di lavoro temporaneo, stagionale, a volte anche per periodi brevissimi, e per supplire a improvvise carenze di personale. Dalle cifre risulta che i lavoratori chiamati in questo modo sono soprattutto giovani sotto i 25 anni e donne, oltre il 60%, in massima parte senza precedenti esperienze. La domanda, dal punto di vista delle aziende è: se questo contratto risponde a delle esigenze particolari, di attività non continuative, è davvero giusto abolirlo? La domanda dal punto di vista del lavoratore, invece, è sostanzialmente: queste persone, che comunque hanno potuto trovare una attività saltuaria, saranno ora assunte con contratti diversi, più vantaggiosi? o non rischiano piuttosto di ricadere nel vecchio sistema del lavoro nero (o nella disoccupazione)? Per ora una risposta con forti dati di fatto sembra che nessuno sia in grado o voglia darla.

martedì 21 agosto 2007

IL COMITATO LEGGE BIAGI


E' nato il sito del Comitato per la difesa della legge Biagi . Su questa legge, sventolata come vessillo negativo di tutti i problemi del lavoro in questi anni, si è scatenata una guerra ideologica assolutamente sconcertante e vergognosa, che non tiene conto della realtà. Mi consola quindi vedere che le adesioni al Comitato sono di personalità di tutti gli schieramenti politici. Per una volta, forse, c'è la possibilità di uscire da una logica "partitica" nel senso peggiore. Forse si può parlare di contenuti.


Quando mi sono messa a studiare direttamente le condizioni nelle quali i giovani si arrabbattano per trovare un lavoro, il "loro" lavoro, mi sono accorta di quanto i luoghi comuni che circolano fossero deleteri e in gran parte sbagliati. Per chi ha memoria delle condizioni dell'economia e del lavoro negli ultimi 30 anni (e non solo degli ultimi 5), molte polemiche hanno il tono di chi sbaglia completamente mira. La maggior parte dei problemi del mercato del lavoro in Italia sono il risultato di vecchie incrostazioni e inadeguatezze piuttosto che dei tentativi di adeguamento, modernizzazione e tutela degli ultimi anni. Ma è più facile trovare un capro espiatorio e arringare le masse: secondo questa linea chi ha delle difficoltà sul lavoro non ha che da prendersela con la legge Biagi, no?.
Poi è ovvio che qualunque legge è perfettibile. In questo caso bisognerebbe dire qualunque "corpo" di leggi, visto che il mercato del lavoro non è certo regolato da un'unica legge. Più ancora contano i comportamenti diffusi, la cultura, le strutture, l'economia, e gli uomini. Se si dovesse vedere tutto ciò che di buono, e di non applicato, c'è in questa come in altre norme regolatorie, non si finirebbe più. Sarebbe bello che su questo tema si smettesse di fare il tifo, si smettesse di parlare per luoghi comuni e per ideologie, dividendosi in buoni e cattivi. E fregandosene, molto spesso, dei problemi reali di chi entra nel mercato del lavoro o ci vive male, per motivi spesso opposti.

Un tema solo voglio qui sottolineare, a mo' di esempio: la mancanza di trasparenza del mercato, che peggiora le possibilità di lavoro dei più svantaggiati, e crea difficoltà anche a chi ha capacità e competenze di alto livello. Resta così campo libero per il malcostume del familismo, del nepotismo, della raccomandazione. La legge Biagi aveva affrontato questo problema, ma è poco applicata. Perché?
Per questo seguirò qui il sito del Comitato, e il dibattito che dovrebbe nascerne. In questo credo, più ancora che nella contromanifestazione del 20 ottobre. Spero solo che tutto ciò serva ad informare e non ad arroventare ancora di più gli animi.

giovedì 16 agosto 2007

GRILLO ACCETTERA' LA SFIDA DI ICHINO?




Vedremo se Grillo raccoglierà la sfida del professor Ichino a discutere pubblicamente di precariato e di legge 30...ho visto che anche sul sito di Grillo molti lo incitano ad accettare. Però poi ho continuato a leggere...e devo dire che il blog di Grillo sembra l'arena degli antichi romani. Apparentemente mancano i leoni, ma è un posto da bestie feroci. Adesso si è inventato il V...day, che sarebbe il vaffanculo day. Ma vi sembra tanto trasgressivo? Vi sembra tanto furbo fare numero per mandare a...chi poi ? chi governa? Purtroppo è come mandare a quel paese...se stessi. E l'impressione che ricavo leggendo i post di molti sul blog di Grillo è esattamente questa: di persone che mandano a quel paese se stessi, che giocano al tanto peggio tanto meglio e che non hanno mai avuto la sensazione che il mondo in cui vivono dipende anche da loro. Si invocano grandi riforme, palingenesi, dirigismo stile sovietico, tutto e il contrario di tutto. E sempre questa necessità di trovare "un" colpevole che liberi tutti gli altri dalle colpe. Sempre la ricerca della vittima sacrificale, del capro espiatorio. Eppure parliamo di tanti giovani che si vantano di avere studiato, che forse hanno viaggiato, ma che sentono per lo più l'esigenza di vomitare sul prossimo, su stessi, su tutto. Soprattutto che non si sentono parte di una comunità, che non si sentono responsabili in prima persona di ciò che accade a loro stessi e al loro paese. Grillo sfrutta tutto ciò con una maestria quasi ipnotizzante, a un altro verrebbe il capogiro. Adesso sarà contento perché porterà una bella folla a gridare "vaff..." Complimenti. E poi? Tutte queste persone si ritroverano più tristi e incattivite di prima,...e che avranno ottenuto? Già, ma che gliene importa a Grillo? Scusate lo sfogo.

giovedì 9 agosto 2007

CARUSO, GRILLO E IL BENE DEI LAVORATORI


Le morti sul lavoro, come molti esperti hanno sottolineato, nascono dall'illegalità, dal lavoro nero e dalla mancanza di misure di sicurezza (previste nelle leggi), sulle quali ci sono troppo pochi controlli. Come in molti altri casi italiani, le leggi ci sono, il guaio è che troppa gente le calpesta, chi deve controllare a volte non lo fa, o non viene messo nelle condizioni di farlo. Su questo è difficile dissentire. Per combattere i rischi sul lavoro bisogna che il lavoro non sia illegale, si svolga in sicurezza, tuteli il lavoratore.
Cosa c'entra tutto ciò con Marco Biagi e Tiziano Treu? Come può questo Francesco Caruso dire delle frasi di cui non riesce neanche a valutare il peso, ammesso che ne valuti il significato? Ho molto tentennato prima di scrivere, oggi. Ho sentito che Caruso ha detto che Treu e Biagi sono degli "assassini" e che è colpa loro se avvengono incidenti mortali sui luoghi di lavoro. Ero molto incerta se scrivere, per vari motivi.
Primo: quella frase, quel concetto è una tale enormità, rivolta a due persone delle quali una è morta, uccisa, e ancora spesso tirata in ballo indebitamente per i problemi del mercato del lavoro che aveva cercato e voluto contribuire a risolvere o quanto meno migliorare; è una tale enormità pronunciare una frase del genere che verrebbe voglia di tacere, chiudere gli occhi e sperare che la gente dimentichi. Ma non sarebbe giusto.
Secondo: le leggi sul lavoro di Tiziano Treu e di Marco Biagi hanno tentato, e solo in parte sono riuscite, a "regolamentare" il lavoro, a far emergere il lavoro nero, a dare tutele ai lavoratori più deboli e una cornice di legge a nuove figure lavorative emerse in tutto il mondo . Il loro intento, in modi e misure diverse, era proprio dare garanzie, aiutare il lavoratore. Se ci sono realtà illegali nelle quali la legge non viene rispettata, la colpa non è certo di chi ha fatto la legge, al contrario.
Terzo: purtroppo gli incidenti sul lavoro avvengono in tutto il mondo, occidentale e non. In Italia sono in leggera diminuzione, grazie alle leggi e alle campagne anche di stampa, degli ultimi anni. E' stata ora varata una nuova legge (anche se credo che nulla valga i controlli). Perché non ci si concentra sulle cause di queste terribili vicende, invece che parlare a vanvera? Si crede di fare un favore a qualche lavoratore? Temo di no.
Ultimo punto: il presidente Napolitano è intervenuto per dire che è indignato per le parole di Caruso. Meno male. Avrebbe forse dovuto anche leggere, prima di far scrivere un bigliettino di ringraziamenti formale al suo ufficio pubbliche relazioni, il libro di Beppe Grillo "Schiavi moderni", nel quale si scrive che la legge Biagi è la "moderna peste bubbonica che ha introdotto il precariato in Italia". Questa frase non è molto diversa da quella di Caruso. E non aiuta neanche un solo lavoratore. E' solo demagogica, tende a consolare chi ha delle difficoltà, senza porsi il problema di come si può migliorare. A me, che negli anni non ho mai smesso di prendere a cuore le vicende di tanti giovani che vogliono entrare nel mondo del lavoro, dà una tristezza infinita.

lunedì 6 agosto 2007

L'ALTO APPRENDISTATO PER IL LAVORO: E' ORA DI PRESENTARE LE DOMANDE


Specializzarsi e trovare un lavoro già all'università. E' uno dei percorsi privilegiati, previsti dalla legge Biagi e poco applicati. L'idea è che la scuola, l'università, dovrebbero essere i canali migliori per l'inserimento dei giovani nel mercato. Le tradizionali roccaforti del sapere "puro" dovrebbero "imparare" che tipo di profili professionali cercano le imprese, e riuscire a formare giovani che rispondano a queste richieste. E' quello che la legge chiama "alto apprendistato". Ne ho già parlato, in uno dei primi post di questo blog, intitolato "Pamela, Stefano, Sergio e la legge Biagi", e in un articolo uscito sul Messaggero il 22 marzo 2007 "Iscritti al master e già assunti grazie alla legge Biagi".

Quando ho incontrato quei ragazzi che facevano un master di alta formazione all'università di Modena e che avevano cominciato a fare esperienza di lavoro nei bar, nei self service delle aziende che poi li avrebbero assunti, li ho quasi invidiati. I loro lavoretti estivi, il loro periodo a lavare i piatti non era solo "una esperienza", come quella che molti di noi hanno fatto nella propria vita (durante una vacanza dopo la scuola io spennavo tacchini e impacchettavo carne surgelata in una fabbrica nel Nord dell'Inghilterra). Ma era "l'esperienza" necessaria al loro futuro lavoro. E tanto peggio per chi non lo aveva capito e aveva rifiutato quel posto, credendo che fosse troppo poco per un laureato.

Ora l'Università di Modena e il centro Marco Biagi fanno una nuova selezione, per reclutare giovani laureati, da inserire poi nella direzione del personale di aziende di livello nazionale e internazionale, attraverso percorsi di "alta formazione in alternanza", come prevede la legge. Le candidature vanno inviate, da quello che mi risulta, entro il 28 agosto all'indirizzo mail: csmb@unimore.it. Le selezioni dovrebbero tenersi il prossimo 3 settembre a Modena. Allo stesso indirizzo si può scrivere per avere informazioni su questo e altri master e sui programmi per altri corsi di alta formazione dell'università. Certo, non tutti riusciranno ad entrare, ma conoscere questo tipo di master e cercarli nelle università di tutte le regioni italiane può fare una enorme differenza nella vita di chi vuole inserirsi nel mondo del lavoro alle migliori condizioni. Per ora solo cinque regioni hanno attivato a pieno regime le iniziative di alto apprendistato (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna e provincia di Bolzano). Altre però ci stanno lavorando e, se gli studenti si informeranno e faranno pressioni, probabilmente potrebbero accelerare la creazione di inziative analoghe. A chi è interessato ad approfondire il tema (sia per iscriversi, sia per imparare qualcosa su quello che prevede la legge Biagi sull'apprendistato, come Arnaldo che ne ha parlato sul suo blog) raccomando la lettura di un intero dossier del centro Adapt (Newsletter in edizione speciale n. 20 del 4 giugno 2007, nella quale troverete anche un commento di Michele Tiraboschi, sempre particolarmente attento ai percorsi scuola-lavoro come antidoto al precariato): le sperimentazioni di alto apprendistato sono oltre 60 in tutta Italia, di cui 40 già avviate, altre in corso di realizzazione. Si parla finora solo di 650 giovani coinvolti, in una sperimentazione che ne prevedeva un migliaio. Io la mia parte l'ho già fatta, raccontando l'esperienza del gruppetto iscritto a Modena, proveniente da varie regioni, ma sarebbe bello se arrivassero anche altre testimonianze.

martedì 24 luglio 2007

CONOSCERE LA LEGGE BIAGI


Si parla nuovamente di modifiche alla legge Biagi. Nell'ultimo incontro tra governo e sindacati si sono messi sul tavolo due interventi: 1)un limite al rinnovo dei contratti a termine (per un massimo di 36 mesi) e 2) l'abolizione del lavoro a chiamata, unanimemente riconosciuta forma di lavoro marginale. Per capirci, questo non cambia quasi nulla nel mercato del lavoro o nella vita dei cosiddetti "precari". Si rischia solo di fare aumentare il lavoro nero, dice Michele Tiraboschi, in un intervista sul Messaggero di oggi: ""Si crede che la precarietà derivi dal mercato del lavoro che offre poche opportunità. - dice Tiraboschi - Invece il problema è che l'Italia dovrebbe fare in modo che la scuola produca figure professionali più vicine alle esigenze del mercato. Se il rapporto tra scuola e lavoro è debole, è inevitabile che una volta usciti dal momento della formazione con basi diverse da quelle richieste dal mondo del lavoro vengano a crearsi schiere di precari. La precarietà si batte con percorsi certi di ingresso nel mondo del lavoro""




Voglio segnalare però un'iniziativa meritoria di due amici "ladypiterpan" e "precario a vita?", che sul sito somministrato, hanno iniziato a pubblicare e spiegare la legge Biagi, sempre citata, spesso denigrata, ma pochissimo conosciuta. Un'impresa non da poco, perché le leggi italiane si presentano sempre come un dedalo di oscurità, avvolto in un alone di mistero. Però vale la pena leggerla, questa legge, perché alcune parole sono sorprendentemente chiare, e forse lasceranno a bocca aperta chi la critica senza conoscerla!

Segnalo e raccomando però, per loro e per chiunque fosse interessato, che ciò che viene chiamato "legge Biagi", oltre alla legge 30, comprende anche altre norme, tra le quali un decreto di attuazione. Si può trovare tutto sul sito della fondazione Marco Biagi, a questo link

giovedì 12 luglio 2007

"CARO GRILLO, SONO UNO STUDENTE PRECARIO..."


Mi prendo una tregua dal tormentone-scalone per segnalare una lettera pubblicata su uno degli ultimi bollettini on line della Fondazione Marco Biagi. E' indirizzata a Beppe Grillo. E l'ha scritta uno studente precario, che non si riconosce nella visione apocalittica, ma al tempo stesso conformistica, del vostro tribuno del popolo.
"Gentile sig. Grillo,
mi permetto di scriverle dopo aver letto il Suo intervento, introduzione al libro “Schiavi Moderni”, pubblicato anche sul Bollettino ADAPT, della Fondazione Marco Biagi...
Sono uno studente di quasi 30 anni; ho lavorato (da prima della laurea) sempre con contratti di
collaborazione (alcuni dei quali, peraltro, anche ben remunerati), tuttora - dopo una scuola di
specializzazione triennale ed un dottorato - sto continuando il mio “apprendistato” in università; ed ho subito anch’io l’umiliazione di vedere respinta una richiesta di finanziamento per l’acquisto di un’auto perché “lavoratore precario”. La cosa curiosa è che ho dovuto chiedere ad un amico (insegnante presso una scuola statale) che guadagnava circa la metà del mio compenso di garantire la solvibilità, e solo con il suo intervento ho potuto accedere al finanziamento…
Ecco, da questa vicenda dell’auto emerge un punto della questione che a me sembra sottovalutato: a fronte di cambiamenti sociali ed economici del lavoro (i cambiamenti giuridici dirò poi che non sono così rilevanti) non sono corrisposti analoghi cambiamenti sociali ed economici di ogni altra branca della società: e soprattutto non è cambiata la cultura. Per cui continuano (le banche, i nostri genitori, gli intellettuali, di molti dei quali pur apprezzo il fervore, perché sono persone sincere come Lei, che si atteggiano a difensori di noi giovani) a trattare i nostri lavori come non lavoro: si è innescata una psicologica “trappola della precarietà”,
la cui unica via di uscita per ognuno di noi sembra essere il comodo “posto statale”, magari al comune, così non saremo costretti a fare troppa strada e potremo tornare a pranzo a casa.
Per anni mio padre, a fronte delle esperienze lavorative (tutte molto belle, a mio giudizio) che ho
vissuto, ha continuato a dirmi: “sì, è molto bello quello che fai... ma che ne pensi di fare qualche concorso, così il 27 del mese hai la certezza di una goccia continua?”. Solo qualche tempo fa, affrontando la questione in maniera un po’ più decisa, gli ho fatto presente che era per me umiliante questa sua continua solfa, che implicava un postulato, e cioè che possa dirmi professionalmente realizzato solo se raggiungo l’agognato “posto fisso”.
Questo solo io so: che lavorare, magari non con tutto l’apparato di tutela previsto per il lavoro
subordinato a tempo indeterminato in una grande impresa o al comune, è sicuramente meglio che non lavorare. E che anche lavorando come lavoratore a progetto o co.co.co. non mi è impedito di esprimere le mie capacità e la mia personalità.
Mi permetto poi, senza voler entrare nel merito, far notare che il lavoro parasubordinato non è stato inventato dalla riforma Biagi; che di esso c’è traccia in provvedimenti che risalgono agli anni ’60; che è dal 1995 che sono “esplose” le co.co.co; che la riforma Biagi ha sicuramente introdotto dei vincoli (poi si potrà dire che sono troppi o pochi, ma sicuramente ha introdotto dei vincoli e delle garanzie); che è quanto meno approssimativo (come Lei dice: absit iniuria verbis!) che “la Legge Biagi ha introdotto in Italia il precariato”; che la fuga dalla subordinazione è proporzionale alla rigidità del tipo (tanto più si “blinda” il rapporto di lavoro subordinato tanto più si cerca di evadere dalla onerosità - non solo o non tanto economica - che il tipo ex 2094 c.c. implica). A me sembra che appuntare l’attenzione sul precariato (parola che ultimamente con stupore ho visto comparire anche nelle leggi dello stato) in alcuni ha il solo fine di esacerbare gli animi, contribuendo a diffondere quel meccanismo della trappola della precarietà di cui
dicevo. Piuttosto, è opportuno che ci si inizi ad educare sul valore del lavoro, a percepirlo come possibilità e capacità di costruzione, ad iniziare a sentire il lavoro per quello che è, e cioè espressione della propria personalità o - come dice la nostra Costituzione - “attività o funzione che concorre al progresso materiale e spirituale della società”. Invece, sembra che taluni vogliano dire che questa possibilità sia condizionata solo ad alcuni modi.
Da ultimo, mi permetto di farLe notare che il vero sfruttamento di certe tipologie avviene in maniera veramente odiosa nel pubblico impiego, allo scopo di aggirare i vincoli alle assunzioni che da qualche anno son sempre inseriti in finanziaria; poi, in genere, dopo qualche anno di sfruttamento dei co.co.co. di turno, vengono banditi dei concorsi loro riservati, con ulteriore fraudolenta violazione dell’obbligo costituzionale di assumere tramite concorso. Con l’effetto poi che chi è assunto così, dopo aver superato un periodo di prova che dura anni (e non sei mesi, come direbbe la legge), si trova spesso rancoroso e già sfiduciato…
Inoltre, i lavori “non standard” sono particolarmente diffusi tra quei datori di lavoro il cui
committente è (a volte esclusivamente) l’ente pubblico, che impone come criteri per le commesse quello del minore costo: e le imprese labour intensive, per vincere le gare di appalto abbattono il costo più rilevante, ossia quello del lavoro, anche per preservarsi dalla improvvisa cessazione dell’incarico. Ed io, nella mia pur breve esperienza, non ho mai visto un capitolato d’appalto che imponga determinati standard della qualità del lavoro: evidentemente, certi contratti di lavoro convengono anche (o forse soprattutto) all’appaltante ente
pubblico.
Quindi, forse, gli strali che pur giustamente scaglia, andrebbero indirizzati altrove.
Perdoni questa mia; Le assicuro che non è mero esercizio di stile, è solo che, come dicevo dianzi,
culturalmente c’è qualcosa da cambiare nella percezione di cosa sia il lavoro, cosa sia lavorare (e Glielo dice uno che quando aveva 16 anni non ha disdegnato di fare il manovale, e durante l’università ha di continuo lavorato per mantenersi agli studi); volevo – direi quasi con pudore – esprimerLe il mo fastidio per una certa maniera di parlare del lavoro (e del lavoro degli studiosi che hanno contribuito a redigere la riforma Biagi) e suggerirLe una riflessione secondo un’altra visione prospettica.
Prenda questa mia paginetta come un (umile) tentativo di amicizia…"
…Vincenzo P.



lunedì 18 giugno 2007

LEGGENDARI PRECARI


Semplice semplice, l'articolo di Pietro Ichino sul Corriere della Sera di oggi lunedì 18. Occhiello introduttivo "Il lavoro precario è fermo dal 2001". Semplice, ma da ritagliare e tenere sul comodino.
Ma...se in Italia c'è meno precariato che in altri paesi, se la legge Biagi con il precariato c'entra poco o nulla (e caso mai nel senso di una maggiore tutela), se il precariato c'è oggi come 20 anni fa (e forse meno), cos' è un'allucinazione collettiva questa dei poveri giovani, precari, schiavi, sfruttati, vilipesi, umiliati, traditi.....? Potremmo fare un concorso tra i lettori sugli attributi di questa povera generazione di giovani. Per oggi non dico altro, certe volte mancano le energie. Per favore, leggetevi questo articolo: Le leggende sulla Biagi

venerdì 8 giugno 2007

BEPPE GRILLO, FURBETTO DEI PRECARI



Stavolta Grillo ha esagerato. Il tribuno del popolo sfrutta senza delicatezza un argomento sensibile, le difficoltà dei giovani sul mercato del lavoro. Attacca la legge Biagi a colpi bassi, e utilizza le stesse parole d'ordine di chi infanga la memoria di un professore (che aveva a cuore la difesa dei giovani), ucciso in modo non solo barbaro, ma soprattutto inconcepibile.

Michele Tiraboschi, allievo di Biagi e suo continuatore, dopo avere letto la prefazione al libro di Grillo "Schiavi moderni" (fatto semplicemente mettendo insieme lo sfogo di tante persone sul blog di Grillo, e premettendo una smilza e frettolosa introduzione) ha deciso di fargli le pulci. Nel bollettino della fondazione Biagi n. 23 , questa settimana scrive:


"Come prova lampante dei misfatti della legge Biagi - quella legge che per Grillo ha inventato il precariato, e cioè quella "moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori (che) prima non c'era adesso c'è" (sic) - si riporta la testimonianza di un ragazzo che però, se leggiamo con attenzione, ha iniziato le sue peripezie nel mercato del lavoro nel lontano 1994. Ebbene a noi risulta che la legge Biagi sia entrata in vigore nel 2003. Qualcuno allora non sa contare o, se sa contare, è chiaramente in malafede. Ma c'è di più. Questo ragazzo cita anche il caso, più recente, della fidanzata che "lavora gratis, da più di un anno" nella Pubblica Amministrazione "con una promessa di avere un contratto Biagi!" Forse il ragazzo non lo sa, ma il Tribuno del popolo dovrebbe saperlo: la Biagi non trova applicazione nella Pubblica Amministrazione!" Continua Tiraboschi esasperato: "Certo avremmo potuto fare finta finta di niente anche questa volta e stare zitti, consapevoli che sfidare i Tribuni del popolo è sempre difficile se non impossibile. Si tratta pur sempre di potenti, e Beppe Grillo è sicuramente un uomo non solo influente ma anche molto potente (la multinazionale dei furbastri, direbbe in questo caso una nostra cara amica). E così abbiamo fatto in questi giorni , cercando di consolarci con il recente rapporto Ocse (vedi post e link del 4 giugno su questo blog) sull'Italia, dove si legge a chiare lettere che le riforme del lavoro degli ultimi anni hanno contribuito "in modo impressionante" (non da sole, ovviamente) a creare oltre due milioni e mezzo di posti di lavoro. (...) Tutti sono liberi di pensare quello che credono della legge Biagi e ovviamente anche di contestarla e disprezzarla. Sarebbe però importante intervenire su questo tema così complesso e delicato solo quando si ha qualcosa di valido e serio da sostenere. Messaggi deresponsabilizzanti e mistificatori, che esasperano gli animi, non solo non aiutano a risolvere i problemi, ma possono anche convincere qualcuno, come di fatto è avvenuto, che tutto sommato la morte di Biagi era qualcosa di scontato e comprensibile."

Tiraboschi aggiunge una testimonianza che fa venire lo scoramento: qualcuno gli ha mandato pochi giorni fa il libro di Biagi con questo messaggio: "Grazie Marco, sarai sempre in tutti i cuori dei disoccupati" Ora, se c'è una legge che può avere tutti le colpe del mondo ma non quella di aver creato disoccupati, è la legge Biagi. Però attenzione: quando in una società si individua un capro espiatorio, si può superare qualsiasi limite. Ebrei, musulmani, streghe, untori, e chi ne più ne ha più ne metta. In questo caso il limite si è già superato, perché Biagi è morto, ma al peggio non c'è mai fine, soprattutto se chi ha potere rilancia certe falsità, da vero furbetto del quartierino.


Aggiungo che nel bollettino Adapt troverete anche la testimonianza di un collaboratore di Grillo, Piero Ricca,( di cui ho parlato anch'io in un post dell'11 aprile), precario sfruttato e poi scaricato da Grillo. Della serie: quando il tribuno predica bene e razzola male...

lunedì 4 giugno 2007

LAVORO, RISULTATI IMPRESSIONANTI


In Italia «il mercato del lavoro ha registrato una performance impressionante», con «una creazione di posti di lavoro notevole che ha portato il tasso di disoccupazione al di sotto dei livelli dei vicini europei». A dirlo è l'Ocse, nel suo Rapporto economico sull'Italia del 2007 . Il merito, dice l'Ocse, è nella moderazione salariale, nella diffusione dei contratti part-time e a termine, nell'impiego di immigrati in posizioni di lavoro spesso rifiutate da italiani.


Lo so che tra il popolo del web questa notizia sarà sommersa da un coro di boo e di fischi, lo so che i precari si sentono traditi e strapazzati...ma mai in Italia si era scesi a un tasso di disoccupazione di circa il 6,6%, più basso di alcuni nostri vicini europei.


E' vero, e sarebbe assurdo non dirlo, che il nostro mercato del lavoro è poco trasparente, è a bassa produttività, investe poco in tecnologia, in ricerca, nella ricerca di talenti e assume pochi laureati. E' tutto vero. Ma purtroppo questo è propio il retaggio del passato. E' ancora l'incapacità di cambiare.


Ma volete dire che è meglio non avere nessun lavoro, piuttosto che averlo a termine? Preferite il lavoro nero? La precarietà è sempre esistita, ma ancora di più esisteva la disoccupazione! Oggi ci sono comunque delle opportunità: di cominciare, di conoscere, di imparare, di muoversi. Di guadagnare qualcosa, invece di niente. Bisogna coglierle. E in tutto ciò la legge Biagi entra poco, sia nel bene che nel male: quello che questa legge doveva fare era "regolare" un mercato altrimenti ingessato, o selvaggio. E purtroppo c'è riuscita solo in parte.







giovedì 17 maggio 2007

PRECARIO E CONTENTO, UN BLUESMAN A MILLE EURO


Pubblico, senza modifiche, questa splendida lettera di un "precario e contento", Massimiliano Colosimo, 33 anni, detto Max Cosmico: grazie al lavoro insoddisfacente (dice lui) si sta dedicando anima e corpo alla sua passione, il blues. I risultati mi sembra che non siano niente male, e mi sa che può anche migliorare. Ah, se non ci fosse il precariato, che disastro: avremmo un bluesman in meno e un pantofolaio in più!
" Eccomi qui. Un 33enne del ventunesimo secolo alle prese con le sue frustrazioni e pronto a fare i conti con questa inaspettata precarietà lavorativa.
Inaspettata perché, sui banchi di scuola delle medie, del liceo, dell’università, dei vari corsi post universitari, del master, tutto mi sarei prefigurato tranne che ritrovarmi a 33 anni a fare un lavoro tutto sommato centrato rispetto alle mie ambizioni (mi occupo di consulenza in ambito marketing) ma con uno stipendio di mille (dico 1000) euro al mese. E con un “Co.Co.Pro.” eterno e rinnovato, tale e quale, di anno in anno. Uno stipendio che in senso assoluto può essere decente (diciamo al di sotto dei limiti della sopravvivenza, se si aspira ad un minimo di indipendenza economica e dunque un affitto da pagare) ma che è senz’altro ridicolo se rapportato alle mie competenze, al tempo e al denaro investito in formazione, alle responsabilità di cui il mio lavoro mi investe.
Ridicolo soprattutto guardando i miei compagni di scuola, che hanno trascurato gli studi e che ora guadagnano il doppio (se non il triplo) di me, avendo avuto la lungimiranza di buttarsi subito nella “trincea del lavoro” (inconsapevolmente, hanno fatto – ex post - la scelta giusta). Ridicolo quando mi ritrovo, nel mio lavoro, di fronte ad operai che mi guardano con invidia e sospetto, tutto bello incravattato e sbarbato, pensando che io guadagni chissà cosa, quando so per certo che costoro guadagnano tre volte tanto il mio stipendio, senza contare i fiorfiori di contributi che gli consentiranno una vecchiaia agiata, nel tepore domestico, accanto ai figli che si sono potuti permettere di procreare e persino mantenere.
Ma non tutti i mali vengono per nuocere.
Questa precarietà, questo sfruttamento, questa profonda sperequazione economica mi ha aperto gli occhi. Ha risvegliato in me uno spropositato spirito di riscossa e di rivalsa. Ho incanalato questo rancore, questa insoddisfazione lavorativa in qualcosa di positivo, di artistico. Il precariato mi ha offerto lo stimolo per alzare la testa, per non subire passivamente questo schifo. Per diventare a tutti gli effetti “artefice del mio destino”.
Ho riveduto, a 33 anni, le priorità della mia vita. Basta giacca e cravatta, basta “certo, me ne occupo io”, basta “il progetto sarà pronto entro lunedì”, basta “il nostro obiettivo è la soddisfazione del cliente”, basta “creare valore aggiunto”; il mio obiettivo deve essere prioritariamente la mia soddisfazione, non accrescere il fatturato di qualcun altro.
La legge Biagi mi ha donato, paradossalmente, l’incentivo ad affrancarmi da questo orrendo sistema, mi ha fatto disinnamorare di questo modo di intendere il lavoro. Piuttosto che venir sfruttato per 1000 euro al mese, senza certezze sul futuro, preferisco dedicarmi ad inseguire i miei sogni artistici, trasformando questi nel “mio lavoro”. Quei sogni infantili che cullavo nella mia testa quando avevo 10 anni, di diventare un artista, ricco e famoso.
E così ho ripreso in mano la chitarra, mi sono messo per la prima volta a scrivere canzoni. Canzoni che parlano di sfruttamento, di ingiustizie, di frustrazioni, ma anche di spirito di riscossa. Del resto è lo stesso spirito che animava i primi bluesman.
E sono convinto, oggi, a 33 anni, che questa mia insperata determinazione mi porterà a concretizzare i miei sogni, molto più che titoli di studio e stage e contro-stage per arricchire il mio curriculum vitae (ma non il mio portafoglio).
La legge Biagi mi ha fatto del bene. Mi ha fatto riappropriare delle mie passioni, mi ha spinto a credere fortemente nei miei obiettivi personali. Non gli obiettivi del cliente e del datore di lavoro."

venerdì 20 aprile 2007

VIOLAZIONI DELLA LEGGE BIAGI ALLA FIERA DI MILANO


Mi riallaccio ai post sulle Iene: la legge Biagi ha l'obiettivo di tutelare i lavoratori più deboli, o per lo meno ci prova. Peccato che spesso venga ignorata e che, a furia di parlarne male, sia sia fatta una fama negativa. A Milano invece, nel caso che riporto qui, è stata applicata, ed è scattata un'operazione che ha scoperchiato una situazione di sfruttamento e di lavoro nero: 313 impiegati "inesistenti". Nove società coinvolte. La Guardia di Finanza ha fatto la conferenza stampa solo oggi, ma i fatti risalgono a settembre:
MILANO, 20 APR - Gli investigatori della Guardia di Finanza avevano fatto scattare il loro blitz durante due delle manifestazioni più attese e affollate alla nuova Fiera di Rho, il Micam e il Mipel, il 21 settembre scorso. Bloccati gli ingressi, identificati tutti gli addetti alla viabilità interna della Fiera, ricostruiti in seguito tutti i rapporti di lavoro in questo settore - appaltato ad una importante azienda romana di service -, i militari del comando provinciale della Gdf hanno scoperto ben 313 lavoratori in nero. Si tratta di lavoratori italiani e stranieri, in parte dipendenti dell'azienda romana, gli altri "somministrati" alla "capomaglia" da altre nove società di lavoro in affitto, tutte lombarde. Sei euro e cinquanta centesimi l'ora la retribuzione netta dei lavoratori che - secondo i risultati delle indagini - erano impiegati con orari di lavoro definiti «massacranti». «In qualche caso - hanno detto gli investigatori - con turni di servizio che hanno superato le 20 ore consecutive». Questo piccolo esercito di lavoratori erano 'All Blacks' (per citare il nome dato dai militari all'operazione), cioè non esistevano letteralmente nel libro paga e nel libro matricola dell'azienda titolare del servizio: 308 totalmente in nero, 5 irregolari nel senso dell'evasione dei contributi previdenziali. Da una parte - fanno notare gli investigatori - erano applicate specie contrattuali che violano il dettato della cosiddetta Legge Biagi. Dall'altra l'evasione: per l'Inps non esisteva nessuno di questi lavoratori, così come nessuno esisteva per il fisco che non ha potuto assoggettare a tassazione almeno 100.000 ore prestate. I rappresentanti delle società coinvolte sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Milano per il reato di somministrazione abusiva di manodopera (vedi bollettino speciale del centro studi Marco Biagi) con l'aggravante della fraudolenza, in violazione dei precetti della Legge Biagi. Il totale dell'ammenda applicata ammonta invece a 700.000 euro. Esclusa ogni responsabilità dell'Ente Fiera Milano. «È solo con l'ultima Finanziaria - spiegano gli investigatori - che le aziende che appaltano settori della propria attività sono tenuti a verificare l'operato di chi assume l'appalto». Intanto la vigilanza degli ingressi e la viabilità interna della Fiera di Rho è ancora affidata alla stessa azienda "capomaglia" pesantemente multata. «Anche il Milan è stato penalizzato di punti, ma sta ancora in Champions League», spiega con una metafora calcistica il generale Rosario Lorusso, comandante provinciale della Gdf di Milano. «Si presume - aggiunge - che, dopo le sanzioni, si siano messi in regola». Da parte sua Fiera Milano ha fatto sapere di aver appreso di queste irregolarità dalla conferenza stampa di oggi e ha ribadito «il proprio impegno a contrastare con la massima determinazione il fenomeno del lavoro illegale» mentre «si riserva di intraprendere tutte le iniziative idonee a tutelare la propria immagine, ritenendosi in primis danneggiata da simili comportamenti». (ANSA).

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