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mercoledì 16 gennaio 2008

C'ERA UNA VOLTA L'UFFICIO DI COLLOCAMENTO





Certo nessun ventenne di oggi, ma forse neanche nessun trentenne, si può ricordare degli uffici di collocamento. Uffici tristi e polverosi dove ci si andava a iscrivere per avere la patente di disoccupato, e che non hanno praticamente mai collocato nessuno, sicuramente nessun laureato o diplomato in cerca di un buon lavoro.



Dieci anni fa, con la legge Treu, gli uffici di collocamento furono aboliti e da allora cominciarono a nascere gli uffici di lavoro interinale. Ancora poco utilizzati, rispetto al totale delle forze lavoro, ma comunque un'opportunità in più per chi vuole lavorare. Leggete il bel servizio su"I 10 anni che hanno cambiato il lavoro", su è lavoro dell'Avvenire di oggi (Purtroppo su internet trovate solo la prima pagina e non l'articolo in questione). I lavoratori interinali in Italia oggi sono circa 600 mila (quasi l'1% della forza lavoro), mentre in Francia sono il 2%, in Gran Bretagna il 5%. Il 35% dei lavoratori interinali entro un anno riesce a diventare lavoratore dipendente dell'azienda utilizzatrice. Il tema è spesso citato, ma forse poco conosciuto.


Proprio per questo rivolgo un pubblico appello a Gianni Bocchieri (qui un suo intervento a Radio Radicale su questo tema,, legge Treu e legge Biagi) di Assolavoro, associazione delle agenzie private del lavoro, che ha raccontato la sua storia con le agenzie interinali dagli anni '90 in poi, e che sarebbe bello riassumere qui. Spero anzi che lui stesso la racconti.


lunedì 3 settembre 2007

MI RICORDO.... IL LAVORO NEGLI ANNI '80



Piccola esperienza personale...(oggi mi rifiuto di affrontare teorie)...

Quando avevo 20 anni, negli anni '80, nei cortei e ai dibattiti si gridava "No alla disoccupazione, no al lavoro nero". Oggi questi slogan sono caduti in disuso, vorrei che qualcuno dicesse un po' perché o ci riflettesse su. E' sparita la disoccupazione, è sparito il lavoro nero?
Quando mi laureai (sempre in quei "favolosi" anni '80) rimasi disoccupata per un po' e cominciai a fare un lavoro volontario, gratuito, all'università: un contrattino, uno stage, una borsa di studio? No, non esisteva niente di tutto ciò, o meglio era già un miraggio poter trovare qualcosa del genere.

Conobbi delle persone che lavoravano alla Rai: quasi mai avevano il contratto da giornalista, bensì da programmista. Quasi mai avevano un contratto a tempo indeterminato: spesso erano contratti di tre o sei mesi, dopo i quali dovevano stare senza lavorare per qualche mese e poi se erano fortunate, venivano richiamate. Ma anche quello per me era un miraggio. Non esistevano mica i concorsi per quelle cose! Solo le conoscenze. Era il 1985..... e la parola precariato, le leggi Treu e Biagi non se le sognava nessuno.

Un anno, in vacanza, mi trovai a discutere con un ragazzo americano: da noi è difficile trovare lavoro, anche solo per un periodo, gli spiegavo. Chi ce l'ha se lo tiene stretto, e chi non ce l'ha peggio per lui. Lui faceva delle facce sgomente, strabuzzava gli occhi. Ma come, un lavoro, un lavoretto, un lavoro temporaneo, anche questo è difficile? Sì, gli rispondevo, perchè se qualcuno ti vuole prendere per sei mesi, poi ti deve tenere tutta la vita... non ti può più mandare via. Lui era sempre più sgomento. Siete pazzi, diceva, siete pazzi. E io intanto ero disoccupata.

Nella foto vedete un'immagine di manifestazioni a favore del referendum per il punto unico di scala mobile, 1984. Per fortuna, i sindacati che vollero il referendum persero, il punto unico di scala mobile non tornò, l'inflazione calò, e i lavoratori invece "vinsero", almeno un po'.
Ciò detto, e senza voler trarre nulla di particolare da questi frammenti di ricordi, vi lascio per un paio di giorni. A mercoledì.

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