domenica 9 dicembre 2007
lunedì 1 ottobre 2007
KEN LOACH E IL PRECARIATO
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lunedì 3 settembre 2007
MI RICORDO.... IL LAVORO NEGLI ANNI '80
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venerdì 15 giugno 2007
VI PRESENTO I PRECARI DI 20 ANNI FA
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lunedì 4 giugno 2007
LAVORO, RISULTATI IMPRESSIONANTI
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venerdì 18 maggio 2007
DONNE: COMINCIAMO BENE..., MA CONTINUIAMO MALE

Ieri sono stata ospite a un'interessante trasmissione su Rai Tre: "Cominciamo bene", condotta da Elsa Di Gati e Fabrizio Frizzi. La puntata era sulle donne e il lavoro, titolo "La parità che non arriva". Si partiva dall'esempio delle operaie della fabbrica di pantaloni vicino Napoli, di cui ho parlato in un precedente post. Si è discusso molto di discriminazioni "pesanti": operaie licenziate perché erano state in maternità, infermiere licenziate dopo una malattia, impiegate comunali licenziate perché donne. E si è parlato soprattutto di Sud, di lavoro nero, di concorrenza delle fabbriche cinesi. Temi duri per la televisione, di cui non è facile occuparsi.
Il tempo purtroppo non è bastato per approfondire anche di quella discriminazione, meno clamorosa ma ancora più diffusa, che tiene a casa oltre la metà delle donne italiane. Tante di quelle con figli. Lo sapete che alla domanda "pensate che un figlio soffra se la madre lavora?", in Italia il 77% delle risposte è "Sì"!? In Danimarca la risposta è affermativa solo nel 18% dei casi! Fossero madri degeneri queste danesi? Però fanno più figli di noi.
Ma in Italia non ci sono i nidi, non si aiutano le donne a lavorare, prima di tutto non le aiutano i loro mariti (il 77%del lavoro familiare spetta alle donne), figuriamoci lo Stato o le imprese... in Italia si fanno pochi figli, mentre nei paesi in cui le donne lavorano di più, nascono più bambini. E, ironia della sorte, sono spesso anche più educati dei nostri vezzeggiati e tutelati figli unici.
Ecco un po' dei dati che avevo preparato per la trasmissione, ma come spesso capita in tv, non c'è stato tempo per parlarne.
- IN ITALIA LAVORA IL 45% DELLE DONNE - LA MEDIA IN EUROPA E' DEL 60%
- AL SUD SOLO 4 DONNE SU 10 HANNO UN LAVORO
- TRA LE DONNE DEL SUD CON BASSA ISTRUZIONE SOLO UNA SU 3 HA UN IMPIEGO
- TRA LE DONNE CON FIGLI PICCOLI SOLO IL 53% LAVORA
- DOPO LA NASCITA DI UN FIGLIO SOLO IL 30% DI CHI LAVORAVA RIPRENDE IL LAVORO
- I BAMBINI CHE VANNO AL NIDO SONO IL 13,5% - AL SUD IL 5,4%
- TRA LE DONNE DI 35-44 ANNI ACCOPPIATE E CON FIGLI LAVORA IL 68,2% AL NORD - TRA LE SINGLE IL 91%
- AL SUD LAVORA IL 36,5% DELLE DONNE TRA I 35 E I 44 ANNI ACCOPPIATE E CON FIGLI- TRA LE SINGLE DEL SUD LA PERCENTUALE E' DEL 70,5%
- IL TASSO DI NATALITA' IN ITALIA E' 1,2 FIGLI PER DONNA
- IL TASSO DI NATALITA' IN FRANCIA E' DI 2 FIGLI PER DONNA
- IL TASSO DI OCCUPAZIONE DELLE DONNE CON FIGLI MINORI DI 6 ANNI IN ITALIA E' DEL 53%
- IL TASSO DI OCCUPAZIONE DELLE DONNE CON FIGLI MINORI DI 6 ANNI IN FRANCIA E' DEL 65%
- IL RAPPORTO TRA POSTI NIDO E NUMERO BIMBI IN ITALIA E' DEL 10%
- IL RAPPORTO TRA POSTI NIDO E BAMBINI IN FRANCIA E' DEL 40%
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domenica 13 maggio 2007
STIRATRICI PRECARIE? MAGARI...PER LORO IL LAVORO E' NERO
Aggiungerò, forse provocatoriamente, che troppo spesso la precarietà è lamentata da persone che per loro fortuna vivono ben lontane da questo tipo di problemi. (Nella foto "Le stiratrici" di Degas)
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venerdì 20 aprile 2007
VIOLAZIONI DELLA LEGGE BIAGI ALLA FIERA DI MILANO
MILANO, 20 APR - Gli investigatori della Guardia di Finanza avevano fatto scattare il loro blitz durante due delle manifestazioni più attese e affollate alla nuova Fiera di Rho, il Micam e il Mipel, il 21 settembre scorso. Bloccati gli ingressi, identificati tutti gli addetti alla viabilità interna della Fiera, ricostruiti in seguito tutti i rapporti di lavoro in questo settore - appaltato ad una importante azienda romana di service -, i militari del comando provinciale della Gdf hanno scoperto ben 313 lavoratori in nero. Si tratta di lavoratori italiani e stranieri, in parte dipendenti dell'azienda romana, gli altri "somministrati" alla "capomaglia" da altre nove società di lavoro in affitto, tutte lombarde. Sei euro e cinquanta centesimi l'ora la retribuzione netta dei lavoratori che - secondo i risultati delle indagini - erano impiegati con orari di lavoro definiti «massacranti». «In qualche caso - hanno detto gli investigatori - con turni di servizio che hanno superato le 20 ore consecutive». Questo piccolo esercito di lavoratori erano 'All Blacks' (per citare il nome dato dai militari all'operazione), cioè non esistevano letteralmente nel libro paga e nel libro matricola dell'azienda titolare del servizio: 308 totalmente in nero, 5 irregolari nel senso dell'evasione dei contributi previdenziali. Da una parte - fanno notare gli investigatori - erano applicate specie contrattuali che violano il dettato della cosiddetta Legge Biagi. Dall'altra l'evasione: per l'Inps non esisteva nessuno di questi lavoratori, così come nessuno esisteva per il fisco che non ha potuto assoggettare a tassazione almeno 100.000 ore prestate. I rappresentanti delle società coinvolte sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Milano per il reato di somministrazione abusiva di manodopera (vedi bollettino speciale del centro studi Marco Biagi) con l'aggravante della fraudolenza, in violazione dei precetti della Legge Biagi. Il totale dell'ammenda applicata ammonta invece a 700.000 euro. Esclusa ogni responsabilità dell'Ente Fiera Milano. «È solo con l'ultima Finanziaria - spiegano gli investigatori - che le aziende che appaltano settori della propria attività sono tenuti a verificare l'operato di chi assume l'appalto». Intanto la vigilanza degli ingressi e la viabilità interna della Fiera di Rho è ancora affidata alla stessa azienda "capomaglia" pesantemente multata. «Anche il Milan è stato penalizzato di punti, ma sta ancora in Champions League», spiega con una metafora calcistica il generale Rosario Lorusso, comandante provinciale della Gdf di Milano. «Si presume - aggiunge - che, dopo le sanzioni, si siano messi in regola». Da parte sua Fiera Milano ha fatto sapere di aver appreso di queste irregolarità dalla conferenza stampa di oggi e ha ribadito «il proprio impegno a contrastare con la massima determinazione il fenomeno del lavoro illegale» mentre «si riserva di intraprendere tutte le iniziative idonee a tutelare la propria immagine, ritenendosi in primis danneggiata da simili comportamenti». (ANSA).
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