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domenica 27 gennaio 2008

ANCORA SUI MASTER...E UN MBA!


A proposito di master, tema controverso: servono o no...e quali? Vi suggerisco di leggere questo articolo di Gianluca Salvatori dal titolo "Jurassic master". La tesi è che il classico Master in Business Administration fosse cucito su misura per un tipo di manager e di impresa in via di estinzione. L'alternativa non è certo chiara né facilmente praticabile. Certo non rincuorerà, ma darà qualche straccio di spiegazione a chi, come Max Cosmico canta "Ho un a laurea e un MBA..." e non si capacita che le difficoltà ancora gli si parino davanti. Tra l'altro pare che il problema non riguardi solo l'Italia, anzi.

mercoledì 7 novembre 2007

I MASTER SERVONO VERAMENTE?






Spesso si sente dire: ho un master, io! Il mio amico Max Cosmico, nel suo "Mille euro blues" canta: "Ho una laurea e un Mba (Master in Business Administration)" Eppure, non sempre chi lo dice è molto soddisfatto dei risultati di questi master. Perché ? Ma allora si potrebbe invece dire che il master non serve a niente? La verità è che non si può generalizzare: come per la laurea, il pezzo di carta, tanto caro a una tradizione italica, non basta. Bisogna vedere la qualità dello studio che si è fatto, dove, con chi, con quali risultati. Le ricerche di Almalaurea sull'utilità occupazionale dei master non danno risultati chiari: a volte, in alcuni settori, il master aumenta le probabilità di lavoro; in altre non fa differenza; in altre ancora si può dire che può essere anche dannoso, perché rimanda ancora di più l'ingresso sul mercato del lavoro.

Sull'inserto di Avvenire di oggi ,"è lavoro", c'è un bell'articolo di Mauro cereda sui "Masterizzati del Sud", dal quale risulta che la maggior parte dei giovani laureati che frequenta master al Nord, proviene dal Sud. Da una parte è una scelta giusta, perché ovviamente chi ha studiato in aree più svantaggiate pensa di fare un buon investimento lavorativo andando al Nord. Ma l'importante, non si finirà mai di dirlo, è valutare l'istituzione che propone il master, i possibili sbocchi occupazionali, capire se ci sono aziende coinvolte (che quindi possono avere interesse ad assumere chi ne esce con buoni risultati). L'articolo conclude: un master ben fatto è garanzia di occupazione".

Ma, aggiungerei, un master mal fatto è peggio che inutile: provoca solo frustrazione, fa spendere soldi e crea aspettative che rischiano di andare deluse.

lunedì 6 agosto 2007

L'ALTO APPRENDISTATO PER IL LAVORO: E' ORA DI PRESENTARE LE DOMANDE


Specializzarsi e trovare un lavoro già all'università. E' uno dei percorsi privilegiati, previsti dalla legge Biagi e poco applicati. L'idea è che la scuola, l'università, dovrebbero essere i canali migliori per l'inserimento dei giovani nel mercato. Le tradizionali roccaforti del sapere "puro" dovrebbero "imparare" che tipo di profili professionali cercano le imprese, e riuscire a formare giovani che rispondano a queste richieste. E' quello che la legge chiama "alto apprendistato". Ne ho già parlato, in uno dei primi post di questo blog, intitolato "Pamela, Stefano, Sergio e la legge Biagi", e in un articolo uscito sul Messaggero il 22 marzo 2007 "Iscritti al master e già assunti grazie alla legge Biagi".

Quando ho incontrato quei ragazzi che facevano un master di alta formazione all'università di Modena e che avevano cominciato a fare esperienza di lavoro nei bar, nei self service delle aziende che poi li avrebbero assunti, li ho quasi invidiati. I loro lavoretti estivi, il loro periodo a lavare i piatti non era solo "una esperienza", come quella che molti di noi hanno fatto nella propria vita (durante una vacanza dopo la scuola io spennavo tacchini e impacchettavo carne surgelata in una fabbrica nel Nord dell'Inghilterra). Ma era "l'esperienza" necessaria al loro futuro lavoro. E tanto peggio per chi non lo aveva capito e aveva rifiutato quel posto, credendo che fosse troppo poco per un laureato.

Ora l'Università di Modena e il centro Marco Biagi fanno una nuova selezione, per reclutare giovani laureati, da inserire poi nella direzione del personale di aziende di livello nazionale e internazionale, attraverso percorsi di "alta formazione in alternanza", come prevede la legge. Le candidature vanno inviate, da quello che mi risulta, entro il 28 agosto all'indirizzo mail: csmb@unimore.it. Le selezioni dovrebbero tenersi il prossimo 3 settembre a Modena. Allo stesso indirizzo si può scrivere per avere informazioni su questo e altri master e sui programmi per altri corsi di alta formazione dell'università. Certo, non tutti riusciranno ad entrare, ma conoscere questo tipo di master e cercarli nelle università di tutte le regioni italiane può fare una enorme differenza nella vita di chi vuole inserirsi nel mondo del lavoro alle migliori condizioni. Per ora solo cinque regioni hanno attivato a pieno regime le iniziative di alto apprendistato (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna e provincia di Bolzano). Altre però ci stanno lavorando e, se gli studenti si informeranno e faranno pressioni, probabilmente potrebbero accelerare la creazione di inziative analoghe. A chi è interessato ad approfondire il tema (sia per iscriversi, sia per imparare qualcosa su quello che prevede la legge Biagi sull'apprendistato, come Arnaldo che ne ha parlato sul suo blog) raccomando la lettura di un intero dossier del centro Adapt (Newsletter in edizione speciale n. 20 del 4 giugno 2007, nella quale troverete anche un commento di Michele Tiraboschi, sempre particolarmente attento ai percorsi scuola-lavoro come antidoto al precariato): le sperimentazioni di alto apprendistato sono oltre 60 in tutta Italia, di cui 40 già avviate, altre in corso di realizzazione. Si parla finora solo di 650 giovani coinvolti, in una sperimentazione che ne prevedeva un migliaio. Io la mia parte l'ho già fatta, raccontando l'esperienza del gruppetto iscritto a Modena, proveniente da varie regioni, ma sarebbe bello se arrivassero anche altre testimonianze.

martedì 20 marzo 2007

PAMELA, STEFANO, SERGIO E LA LEGGE BIAGI


Pamela Secci ha solo 25 anni, viene da Asuni, un paese in provincia di Oristano, in Sardegna. Ha grinta, determinazione, umiltà. Ha la stoffa di una vera manager e io scommetto che ce la farà.
DA LETTERE A LAVAPIATTI
Dopo la maturità ha lasciato il paese e si è buttata nella grande città, anche se con delle idee un po' vaghe. Voleva fare la giornalista. Si è iscritta a Lettere all'università di Roma. Ma durante gli anni dell' università si è rimboccata le maniche e ha sempre lavorato: bar, ristoranti, pub, alberghi, ha fatto la cameriera, la lavapiatti, ha sistemato le camere, ha pulito banconi. Tranquilla. "Alla fine - mi ha raccontato - quando mi sono laureata avevo la possibilità di andare a lavorare in un ufficio di assicurazioni a Roma. Ma un giorno mi ha telefonato mia zia, che aveva saputo di un master della Cremonini". Il master è nato da un accordo dell'università di Modena con la Regione e la Cremonini, una nota azienda alimentare. Questi accordi sono previsti dalla legge Biagi (e c'è chi dice che crea solo precarietà) e consentono un percorso di studio e di formazione finalizzato all'assunzione in azienda. Anzi, di più: chi supera gli esami di ammissione e poi si impegna nello studio e negli stage, al momento del diploma viene assunto con decorrenza dal primo giorno di iscrizione al master. E nel frattempo, visto che studia e lavora, prende una retribuzione, commisurata a un "contratto di apprendistato di alta formazione" (un po' lungo, ma si chiama così): 900 euro al mese circa.
LA MANAGER FA IL CAFFE'
"Ho partecipato alle selezioni - continua Pamela - e quando ho saputo di essere stata presa ho dovuto fare una scelta. Il fatto è che a me piace comandare". I suoi amici, che avevano ascoltato in silenzio, a quel punto sghignazzano, perché loro lo sanno bene che a Pamela piace comandare. Ma le vogliono bene lo stesso.
Così Pamela ha deciso di tentare la carriera da manager: ha fatto le valigie ed è andata a vivere a Firenze. Da lì viene a Modena, quando c'è da seguire le lezioni o fare gli esami, ma soprattutto da lì parte per andare a lavorare in azienda. Ha cominciato nei punti "Moto", sull'autostrada: otto ore dietro a un bancone a fare caffè, tost, pizzette. Lavora al bar. Strano per una futura manager? No. " E' un lavoraccio, all'inizio ero spaventata perché erano ritmi a cui non ero abituata. Si lavora in turni di otto ore, e a volte capita anche di fare la notte, perché i "Moto" sono aperti 24 ore su 24. Impari ad avere mille occhi, a pensare cento cose. Non hai mai il tempo di riposarti. Però ti rendi conto delle esigenze del personale, dei turni, di come vanno organizzati. Impari veramente la gestione delle risorse umane. E i colleghi più anziani mi hano aiutata tutti". L'hanno aiutata, anche se presto Pamela li comanderà, perché uscirà dal master con la qualifica di assistant manager, cioè vicedirettore di punto vendita. E poi, chissà: Pamela, come i sui compagni di corso, punta a diventare presto almeno direttore e potrebbe salire ai piani alti dell'azienda.
GLI SCALATORI...
Lo stesso percorso sta facendo Sergio Castellano, di Torre del Greco, laureato in Scienze e Tecnologie Alimentari alla Federico II di Napoli, (ha già abbandonato la macchina del caffè ed è stato acchiappato dalla Cremonini, per dei compiti delicati nella sede di Modena) che per questa opportunità ha rinunciato a un altro dottorato già vinto. E ha una forte determinazione anche Stefano Ponticella, di Gaeta, laureato in Scienze politiche, avvistato alla stazione Termini di Roma mentre preparava dei corroboranti caffè per i passeggeri in transito, e già si preparava alla prossima esperienza dietro ai banconi di "Pizza e Vizi" e di McDonald's.
Pamela, Stefano e Sergio fanno parte di un gruppo di 15 ragazzi, che stanno facendo questo primo master in alta formazione e che così hanno trovato un lavoro interessante.
...E I RINUNCIATARI
All'inizio però erano in 35. Che fine hanno fatto gli altri 20? Quando gli hanno dato il grembiule e li hanno messi dietro al bancone se la sono data a gambe. Il perché, se devo immaginarlo, non è molto lusinghiero. Ma forse è semplicemente perché avevano la possibilità di fare lavori migliori. Beati loro.

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