venerdì 20 febbraio 2009
martedì 30 ottobre 2007
CONTRO IL SOFFITTO DI VETRO

Da oggi nasce un mio nuovo blog, "Soffitto di vetro" sul sito del Messaggero.it
Il "soffitto di vetro" è la metafora della barriera invisibile che le donne incontrano nei luoghi di lavoro, quando tentano di salire ai "piani alti". E' stata utilizzata per la prima volta nel 1986 in un articolo sul prestigioso giornale finanziario americano Wall Street Journal. Da allora si è diffusa in tutto il mondo ed è stata utilizzata molto anche in Italia: in particolare due libri analizzano il problema delle donne al potere e del soffitto di vetro (Soffitto di vetro e dintorni. Management al femminile, di Maria Cristina Bombelli, e Oltre il soffitto di vetro, di Linda Austin) .Utilizzerò questa immagine per parlare di donne e lavoro, ma non solo. Si parlerà anche di giovani. Anche loro, infatti, vivono la loro condizione di nuovi arrivati sul mercato del lavoro, di precari, di paria della società, di bamboccioni (come si dice ora), esattamente con lo stesso stato d'animo: come se davanti a loro ci fosse una barriera invisibile e invalicabile. Il problema è come affrontarla. E su questo forse non siamo tutti d'accordo.
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angela padrone
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venerdì 8 giugno 2007
BEPPE GRILLO, FURBETTO DEI PRECARI
Stavolta Grillo ha esagerato. Il tribuno del popolo sfrutta senza delicatezza un argomento sensibile, le difficoltà dei giovani sul mercato del lavoro. Attacca la legge Biagi a colpi bassi, e utilizza le stesse parole d'ordine di chi infanga la memoria di un professore (che aveva a cuore la difesa dei giovani), ucciso in modo non solo barbaro, ma soprattutto inconcepibile. Michele Tiraboschi, allievo di Biagi e suo continuatore, dopo avere letto la prefazione al libro di Grillo "Schiavi moderni" (fatto semplicemente mettendo insieme lo sfogo di tante persone sul blog di Grillo, e premettendo una smilza e frettolosa introduzione) ha deciso di fargli le pulci. Nel bollettino della fondazione Biagi n. 23 , questa settimana scrive:
"Come prova lampante dei misfatti della legge Biagi - quella legge che per Grillo ha inventato il precariato, e cioè quella "moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori (che) prima non c'era adesso c'è" (sic) - si riporta la testimonianza di un ragazzo che però, se leggiamo con attenzione, ha iniziato le sue peripezie nel mercato del lavoro nel lontano 1994. Ebbene a noi risulta che la legge Biagi sia entrata in vigore nel 2003. Qualcuno allora non sa contare o, se sa contare, è chiaramente in malafede. Ma c'è di più. Questo ragazzo cita anche il caso, più recente, della fidanzata che "lavora gratis, da più di un anno" nella Pubblica Amministrazione "con una promessa di avere un contratto Biagi!" Forse il ragazzo non lo sa, ma il Tribuno del popolo dovrebbe saperlo: la Biagi non trova applicazione nella Pubblica Amministrazione!" Continua Tiraboschi esasperato: "Certo avremmo potuto fare finta finta di niente anche questa volta e stare zitti, consapevoli che sfidare i Tribuni del popolo è sempre difficile se non impossibile. Si tratta pur sempre di potenti, e Beppe Grillo è sicuramente un uomo non solo influente ma anche molto potente (la multinazionale dei furbastri, direbbe in questo caso una nostra cara amica). E così abbiamo fatto in questi giorni , cercando di consolarci con il recente rapporto Ocse (vedi post e link del 4 giugno su questo blog) sull'Italia, dove si legge a chiare lettere che le riforme del lavoro degli ultimi anni hanno contribuito "in modo impressionante" (non da sole, ovviamente) a creare oltre due milioni e mezzo di posti di lavoro. (...) Tutti sono liberi di pensare quello che credono della legge Biagi e ovviamente anche di contestarla e disprezzarla. Sarebbe però importante intervenire su questo tema così complesso e delicato solo quando si ha qualcosa di valido e serio da sostenere. Messaggi deresponsabilizzanti e mistificatori, che esasperano gli animi, non solo non aiutano a risolvere i problemi, ma possono anche convincere qualcuno, come di fatto è avvenuto, che tutto sommato la morte di Biagi era qualcosa di scontato e comprensibile."
Tiraboschi aggiunge una testimonianza che fa venire lo scoramento: qualcuno gli ha mandato pochi giorni fa il libro di Biagi con questo messaggio: "Grazie Marco, sarai sempre in tutti i cuori dei disoccupati" Ora, se c'è una legge che può avere tutti le colpe del mondo ma non quella di aver creato disoccupati, è la legge Biagi. Però attenzione: quando in una società si individua un capro espiatorio, si può superare qualsiasi limite. Ebrei, musulmani, streghe, untori, e chi ne più ne ha più ne metta. In questo caso il limite si è già superato, perché Biagi è morto, ma al peggio non c'è mai fine, soprattutto se chi ha potere rilancia certe falsità, da vero furbetto del quartierino.
Aggiungo che nel bollettino Adapt troverete anche la testimonianza di un collaboratore di Grillo, Piero Ricca,( di cui ho parlato anch'io in un post dell'11 aprile), precario sfruttato e poi scaricato da Grillo. Della serie: quando il tribuno predica bene e razzola male...
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angela padrone
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martedì 29 maggio 2007
PRECARI E CONTENTI, EX COMMESSA DI SUCCESSO
Questa è la storia di Francesca Venturo , laureata in arti e scienze dello spettacolo con 110 e lode, con l'idea di fare il lavoro che le piace: l'insegnante. Anche la sua storia, però, come quella di tanti giovani, è cominciata con un lavoro di ripiego. Poi il lavoretto è diventato un lavoro quasi stabile, anche se non era quello che voleva. Ma lei è riuscita a trasformare tutto in un'avventura. Ha scritto un libro esilarante sulla vita da commessa, per il quale sta ancora cercando un editore, e ha trasformato la sua tesi di laurea in un libro serio, "Parola e travestimento nella poetica teatrale di Edoardo Sanguineti", ed Fermenti. Ora fa finalmente la maestra, precaria , ma è il lavoro che voleva fare. C'è riuscita. Qui lei stessa racconta la sua storia:
"Andy Warhol aveva detto che ognuno di noi, nella vita, ha diritto ad almeno quindici minuti di celebrità.Ma la categoria dei precari ha di gran lunga superato le previsioni di Warhol: tutti i giorni si parla di loro, di noi.Gli insegnanti precari che popolano questa nazione non si contano più. Siamo frotte di postadolescenti – perché oggi l’adolescenza sembra non avere mai fine- che hanno sgobbato sui libri, dalle elementari alla laurea, al ritmo incessante e intimidatorio di un adagio che faceva più o meno così: «studia, studia se vuoi farti una posizione nella vita! Mica vorrai andare al mercato a vendere le uova, o in un negozio a fare la commessa! Mica vorrai fare il cameriere o, ancor peggio la PARRUCCHIERA! Studia o non sarai nessuno!».“Qualcuno” di sicuro lo siamo diventati, e non un “qualcuno” qualunque, visto che un giorno si e due no siamo sui titoli delle prime pagine, noi siamo diventati precari qualificati. Poi se ci metti che la tua prof di lettere ti aveva mandato al cinema a vedere l’attimo fuggente e il giorno dopo eri salito in piedi sul banco gridando con la mano sul cuore «oh capitano mio capitano!», il danno è fatto e non c’è più rimedio; ti iscrivi alla facoltà col maggior numero di disoccupati post lauream col cuor leggero.LAUREATA E PORTINAIA
Ed eccoti qua precario, idealista e contento, però hai fatto esperienza, ed è questo che conta nella vita, le esperienze. Dunque: hai sostituito la portinaia durante l’estate e sei riuscito a scoprire che la vecchietta del quinto piano è gelosa del generale in pensione del piano terra perché la nuova inquilina del secondo piano, quella formosetta, quella giovane di cinquantaquattro anni, ogni volta che lo incontra fa cadere le chiavi a terra e si china a raccoglierle proprio davanti a lui; hai fatto la segretaria tutto fare in un sindacato dove non sei mai stata regolarizzata per il bene degli iscritti – i lavoratori veri- altrimenti avrebbero pagato il triplo per l’iscrizione (e qualche buona azione bisogna farla ogni tanto); hai servito il caffè al bar del teatro centrale, però che bello hai conosciuto tanti personaggi anche se ancora non sapevi cosa fosse un contratto; hai lavorato come volantinatrice dove ti pagavano dopo il millesimo volantino consegnato, come cameriera di pub vestita da piccola bavarese col grembiulino turchese, il bustino e la camicetta frou frou, ed infine, con la tua laurea in tasca, sei approdata all’agognato contratto.
QUELLE MAGLIETTINE...
Sì, certo, un contrattino: quello di commessa part-time.Così hai capito: non basta sapere cosa vuoi fare da grande, cosa vuoi diventare, non basta studiare: serve, sia ben chiaro, ma non basta. E mentre lavori come commessa cominci a perdere la pazienza; si perché dopo tre anni di: “scusi magliettine a vulcano?” “senta, avete sopra?” “io sto cercando un’accoppiata” “ma colori meno festivi?” “pantaloni a mezzo sedere?” “mi da qualcosa per sembrare un’altra?” “no questa giacca mi fa troppo Gestapo”, se prima ridevi divertita alle bizzarre espressioni delle madames clienti, ora il cervelletto comincia a litigare col cervellone.
UNA LAVORO SICURO ALLE ORTICHE
Quindi lasci tutto, anche il contratto part-time a tempo indeterminato e ti butti nella mischia: vai a fare la maestra –precaria s’intende- perché otto anni prima avevi superato il concorso e ora incominciano a chiamarti per le supplenze, tua madre, dopo aver appreso la tua eroica decisione, ti urla dietro con un misto di rabbia e preoccupazione: «Non puoi rinunciare ad un contratto di commessa per andare ad insegnare è una follia!» ma ormai la decisione è presa: chi te l’avrebbe mai detto che saresti tornata a scuola? Magari non dietro i banchi perché stavolta i banchi ce li hai davanti, però fa un certo effetto.
INVENTARSI UNA NUOVA VITA
Allora ti inventi una nuova vita, un po’ più a misura, un po’ più calzante: prendi tutte le frasi buffe delle madames, quelle richieste strambe che ti hanno fatto ridere tanto e innervosire un po’ e, durante le ore di buco, le metti insieme e scrivi un libro che fa il giro del web.
E questo è il blog di Francesca: la sindrome della commessa
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angela padrone
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