Visualizzazione post con etichetta pensioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pensioni. Mostra tutti i post

mercoledì 4 marzo 2009

In pensione dopo, ma non "a gratis"

Le carte sono partite. Il governo italiano ha mandato a Bruxelles il suo piano per l’innalzamento graduale dell’età di pensionamento delle donne che lavorano nella pubblica amministrazione. Come era stato promesso, dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea che condannava l’Italia per disparità di trattamento.
Trattandosi solo delle dipendenti pubbliche, il risparmio che è stato stimato, sarà di appena 2,3 miliardi di euro in otto anni. Un piccolo passo per le casse dello Stato. Ma per le donne potrebbe essere, se ben capito e sfruttato, un grande balzo. La cosa più sbagliata, invece, che le donne possano fare, è di lasciar passare questo momento senza chiedere niente in cambio. Perché se l’equiparazione dell’età (per ora solo nel pubblico impiego) è sacrosanta, però va affiancata allo stesso tempo, con delle azioni forti per promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, come hanno ripetuto in Parlamento donne e uomini di destra e di sinistra, a partire da Emma Bonino, che propone da anni l’equiparazione dell’età pensionabile. Le donne devono pretendere pari opportunità di inserimento professionale e di carriera. Cose che oggi invece sono lontanissime.
Se, per esempio, i soldi risparmiati con le pensioni venissero utilizzati tutti per un grande piano nazionale di asili nido, l’impatto sull’occupazione femminile sarebbe fortissimo. E’ alto infatti il numero di donne costrette a lasciare il lavoro con la nascita del primo e soprattutto del secondo figlio, a causa delle difficoltà di cura del bambino. La diffusione degli asili nido, inoltre, libererebbe molte energie anche per quelle donne che, pur convinte di rimanere al lavoro nonostante i figli, fanno tutti i giorni le funambole per gestire l’ingestibile, tra tempi di lavoro e tempi di famiglia. E questo è solo un esempio. Se in futuro si deciderà di cominciare una discussione più ampia sull’età pensionabile delle donne (e degli uomini) rendendola magari sempre più flessibile e soggetta alle scelte individuali, si dovrà ancora di più sottolineare come i risparmi vadano utilizzati per le politiche attive di inserimento delle donne al lavoro e ai livelli più alti delle carriere, fino ad oggi, di fatto, a loro quasi precluse. Non è un’opinione, i numeri stanno lì a testimoniarlo: nei Cda delle aziende, nella dirigenza delle banche, ai vertici dello Stato in Italia le donne sono delle mosche bianche. La presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, una di queste mosche bianche, lo ha ricordato più volte a partire dal suo insediamento: un numero crescente di donne nell’economia significherebbe immediatamente una crescita del Pil, cosa di cui in tempi di crisi abbiamo particolarmente bisogno.
Alle donne che si preoccupano e si rammaricano che ora venga loro tolto ”anche” il privilegio di andare in pensione di vecchiaia anticipatamente, va detto: non vivete questa decisione come l’ennesima penalizzazione della vostra vita. Piuttosto, consideratela come la tappa di un cammino ancora lungo verso la piena dignità e il riconoscimento (prima della pensione, non dopo) delle vostre potenzialità. Per voi, le vostre figlie e i vostri figli.
(Pubblicato sul Messaggero il 4/3/2009)

martedì 13 gennaio 2009

LE PENSIONI, LE DONNE E L'AUTOCRITICA DEGLI UOMINI (MA QUANDO?)


”Forse noi uomini dovremmo fare un po’ di autocritica. Finora abbiamo costretto le donne a farci da badanti, da infermiere e da baby sitter. E’ ora che le cose cambino”. E se la fa un uomo, questa riflessione finisce per avere un peso, ahimé, maggiore. Il ministro Renato Brunetta lo ha dichiarato, giustificando la sua scelta di allinearsi il prima possibile alla sentenza della Corte di Giustizia Europea sull’equiparazione dell’età pensionabile per le donne nella pubblica amministrazione.

L’età della pensione anticipata per le donne è una doppia fregatura. Fa diventare le donne più povere. E le rinchiude nel loro ruolo di dispensatrici di welfare gratuito. Viceversa, spingere le donne a lavorare di più sul mercato, significa riequilibrare i ruoli di cura in famiglia, spingere gli uomini a occuparsi di più di figli, genitori anziani (e anche di se stessi), e garantire alle donne livelli di reddito più alti. Significa anche, un passo più in là, garantire una maggiore crescita alla ricchezza del Paese, una crescita dei posti di lavoro nei servizi, una crescita del tasso di natalità (che infatti è più alto nei paesi dove le donne lavorano di più) e alla fine più libertà per tutti.

Ecco perché le donne dovrebbero essere le prime a chiede l’innalzamento dell’età pensionabile. Ma. Ma, con i soldi risparmiati, devono pretendere che sia agevolata la vita delle famiglie e quindi reso più facile il lavoro delle donne stesse. Questo significa: asili nido, assistenza agli anziani, congedi parentali per gli uomini, e azioni positive per agevolare il lavoro delle donne nelle aziende. Siamo pronti per questo. C’è poco da fare: Brunetta sembra di sì, ma per ora non sono molti quelli che lo seguono fino in fondo.

lunedì 15 dicembre 2008

CARITA' PELOSA






Là dove anche chi è in cuor suo d’accordo, si è messo paura e sta zitto, è partito lancia in resta Renato Brunetta. Alzare l’età delle pensioni per le donne, portarla a parità con quella degli uomini. Ce lo chiede l’Unione Europea, ce lo impone una sentenza della Corte di Giustizia Europea, lo chiede l’equità e l’interesse stesso delle donne.



Eppure è una delle battaglie più impopolari che si possa combattere. A destra come a sinistra. Però ha ragione Brunetta: studiate, leggete, informatevi, cercate di capire come stanno le cose. La pensione anticipata non è un favore alle donne. E’ l’ennesima discriminazione per mandarle a casa (da oltre un secolo, il solito posto dove si vuole tenere le donne in Italia) a fare da badanti in primis ai poveri mariti, poi agli anziani e magari anche ai figli bamboccioni, che quando le madri hanno sessant’anni i figli ormai sono autonomi e si spera che facciano la loro vita, lavino, stirino e buttino la spazzatura.


Naturalmente quelle donne che gli ipocriti a destra e a sinistra vogliono ”proteggere” mandandole in pensione prima, hanno delle pensioni da fame, perché durante la loro vita hanno cominciato a lavorare (mediamente) tardi, avevano stipendi bassi, contributi ancora più bassi, carriere discontinue e comunque stoppate verso l’alto. Ecco perché molte donne se può già restano al lavoro oltre la data in cui potrebbero andarsene.

Chi dice di fare il loro interesse, chi gli vuole lasciare questo piccolo privilegio fa solo carità pelosa. No grazie.


I radicali, ”rompiballe” in senso buono della destra e della sinistra, lo vanno dicendo da un paio d’anni: alziamo l’età della pensione. rendiamo anche in questo le donne uguali, ma diamogli più opportunità durante la vita ativa: congedi obbligatori per i padri (sapete quanto io personalmente batta su questo tasto), asili nido per tutti, assistenza agli anziani, e un vero welfare per chi perde il lavoro o è precario. Tutto si può discutere, ma questo è quello che anche Brunetta intende. Io la chiamo modernizzazione.


Per chi ama le sintesi: ecco il commentino sul Messaggero di domenica 14/12/2008

giovedì 11 dicembre 2008

LA CRISI E LE DONNE

(pubblicato sul Messaggero di mercoledì 10/12/2008)

L’ETÀ della pensione per le donne, per ora, non si tocca. La condanna della Corte di Giustizia Europea, che bacchetta l’Italia per la diversa età minima alla quale donne e uomini possono prendere la pensione di vecchiaia nel settore pubblico, non basta a spingere il governo italiano a modificare le regole. Però ha spinto Destra e Sinistra a trovarsi unite di fronte alla malattia che affligge il lavoro delle donne in Italia: un livello già bassissimo (intorno al 47%) rispetto a tutti gli altri Paesi europei (media al 60%) in anni di crescita e che adesso, con la Crisi, rischia di scendere ancora di più. Toccato il fondo, a quanto pare, alle donne italiane non resta che ”scavare”.
«Abbiamo dimenticato l’emancipazione economica delle donne», ha provocato Emma Bonino, che sul tema ”In pensione quando, al lavoro come?” ha messo insieme nella stessa sala del Senato non solo il ministro Maurizio Sacconi e il suo opponente ”ombra” Pietro Ichino, ma anche l’economista Fiorella Kostoris e il giuslavorista Michel Martone, Valeria Fedeli della Cgil e Renata Polverini dell’Ugl, Luca Paolazzi della Confindustria e Milena Carone dell’Udi, e poi Anna Bonfrisco, Benedetto Della Vedova, Giuliano Cazzola del Pdl, e Francesca Marinaro e Donatella Poretti del Pd. Ospite d’onore perfino la centenaria Rita Levi Montalcini. Tutti, sostanzialmente, d’accordo che la situazione del lavoro delle donne in Italia è insostenibile e che l’arrivo della Crisi avrà due effetti: 1)la situazione delle donne peggiorerà; 2) si aprirà un’opportunità per cambiare qualcosa. Si sente il bisogno di una ”spallata” ha detto Ichino, difendendo la proposta di ridurre le tasse sul lavoro femminile. E anche chi non era d’accordo con lui ha apprezzato l’immagine della spallata.
In Italia ci sono 4 milioni di donne che sono fuori dal mercato del lavoro e che per questo non hanno gli stessi diritti degli uomini. Ci sono milioni di altre donne che lavorano e non ricevono nessun supporto dallo Stato, perché mancano gli asili nido, perché gli orari di lavoro delle aziende non sono flessibili e mal si adattano alla gestione della vita familiare, perché le donne faticano a fare carriera, guadagnano mediamente meno degli uomini, e infine, quando vanno in pensione, rischiano di ritrovarsi sull’orlo della povertà.
Se con un colpo di bacchetta magica, le donne italiane lavorassero nella stessa misura delle altre europee, il Pil dell’Italia farebbe un balzo del 15%, ha detto Luca Paolazzi, direttore del Centro Studi di Confindustria. Anche Emma Marcegaglia lo disse nel suo primo discorso da presidente. Anche alle imprese il lavoro delle donne serve. Anzi, servirebbe se ci credessero con convinzione.
Di più, ha sottolineato Milena Carone dell’Udi, la si smetta di parlare di ”aiuti alle donne”. Perché si continua a dire che gli asili nido sono ”per le donne”, quando in realtà sono per i bambini e per un’intera società che deve investire su di loro? Valeria Fedeli ha rincarato: «Dico no alla ”conciliazione”, (cioè a quelle politiche che dovrebbero permettere alle donne di lavorare e allo stesso tempo farsi carico degli impegni familiari), ma dico sì alla ”condivisione”». Che tradotto vuol dire: donne e uomini dovrebbero imparare a condividere carichi di lavoro e carichi familiari. Alla pari.
Ecco, tutto questo è venuto a galla a partire da quella sentenza sull’età pensionabile delle donne. Tema che Emma Bonino e i radicali utilizzano da tempo come ”leva” per affrontare un problema che è una vera emergenza nazionale e che, invece, spesso viene trattato come ” colore”.
Il ministro Sacconi non si è sottratto. Di mettere mano alle pensioni però non vuole parlare. Fa i calcoli e afferma che nel pubblico impiego le donne già tendono a lavorare più del minimo necessario e che, in fondo, l’equiparazione per legge dell’età tra donne e uomini, sarebbe una piccola cosa anche in termini di risparmio per il bilancio dello Stato: non più di 250 milioni di euro.
Sacconi però sa che in Italia il numero dei lavoratori è troppo basso e che questo, oltre a essere ingiusto nei confronti delle categorie penalizzate (le donne in primis), danneggia il nostro sistema economico. «Dobbiamo puntare alla flessibilità dell’orario di lavoro - ha sottolineato - e sull’offerta di servizi per le madri». Cioè asili nido, ma non solo: anche tagesmutter dice lui, cioè baby sitter di condominio o di quartiere, sulle orme dell’esperienza tedesca.
Ma basta? Sul Corriere della Sera di ieri Maurizio Ferrera ha messo in guardia dal rischio che la crisi penalizzi ancora di più gli outsider (donne e giovani), mentre partiti e sindacati continuano a pensare a chi già è protetto. Meno tasse alle donne, più ammortizzatori sociali per i lavoratori che rischiano il posto e non hanno cassa integrazione (e sono soprattutto donne), asili nido e servizi all’infanzia, congedi di paternità obbligatori. Tutto ciò servirebbe a fare argine contro un rischio sul mercato del lavoro delle donne. Le “tagesmutter” non bastano di certo.

sabato 15 novembre 2008

DONNE E PENSIONI /2

Torno sull'argomento donne e pensioni, per riportare qui l'articolo che ho scritto in proposito sul Messaggero.
Aggiungo, rispondendo ad alcuni commenti al post precedente, alcune osservazioni:
1) nessuno può essere "compensato" per tutto ciò che gli tolgono durante la vita, soprattutto se c'è ancora tempo per rimediare. Meglio dare prima il giusto e poi trattare tutti uguali.
2) le donne (e non "la donna" che per fortuna non esiste) sono per l'appunto stufe di fare il doppio o il triplo lavoro, consentendo così a qualcun altro di dedicarsi completamente a uno solo, e èpoi magari fare carriera o coltivare i propri hobby
3) è necessario che tutti vengano trattati in modo paritario, rimuovendo gli ostacoli che impediscono alle donne, nel corso della loro vita, di avere le stesse chance dei maschi anche sul lavoro
4)anche i maschi dovrebbero fare tutta la loro parte di secondo e terzo lavoro, occupandosi di figli e anziani parenti
5) le donne alle quali viene graziosamente concesso di andare in pensione prima non si rendono conto che poi saranno povere, perché gli assegni sono bassi e lo diventeranno ancora di più dopo 20 anni.

giovedì 13 novembre 2008

DIVERSE ETA' DELLA PENSIONE PER UOMINI E DONNE. CONDANNATA L'ITALIA


La Corte di Giustizia Europea ha condannato l'Italia per la discriminazione tra uomini e donne, dovuta alla diversa età di accesso alle pensioni di vecchiaia: 60 er le donne 65 per gli uomini. Ne avevamo già parlato qui a proposito della campagna dei radicali: equiparare, innalzare.

domenica 15 giugno 2008

DONNE, PENSIONI E TROGLODITI (NON FELTRI PERO')


Oggi Vittorio Feltri su Libero , con la sua solita penna, oltre a fare l'elogio di Brunetta e oltre a spronarlo ad andare avanti con la scure nella pubblica amministrazione, avanza anche la semplice proposta di alzare l'età pensionabile delle donne a 65 anni, la stessa degli uomini. Fantastico, è il pezzo che ho scritto due giorni fa, sul Messaggero e qui. Feltri commette un solo errore, secondo me: si dimentica di dire che per ogni donna forte ed emancipata, capace dell'impossibile, ce n'é almeno un'altra che va "aiutata" a non sobbarcarsi tutto il fardello di attività che gli uomini scaricano su di lei: cura della famiglia, dei figli, degli anziani, di se stessi...


Per il resto concordo pienamente con il Direttore, soprattutto con l'appello: "Trogloditi, scendete dalla pianta!"

lunedì 10 settembre 2007

"LARGO AI GIOVANI".... FA VERAMENTE RIDERE




Non vorrei parlare di Grillo: leggendo i giornali di ieri e oggi...sono contenta di avere scritto quello che c'era da dire il giorno prima.


Insisto che Grillo è lo specchio di noi italiani: incarniamo proprio i vizi che critichiamo, come Grillo. Poi, come ho detto, non credo che lui ora fondi un partito: il suo partito funziona benissimo così, non rischierà di sottoporsi a regole che lo penalizzerebbero. Quindi, basta con Grillo per ora.




Sono stata invece colpita da un articolo sul Sole 24 Ore di ieri a cui purtroppo non ho il link perché ieri il mio computer era fuori uso...Allora, Elsa Fornero, docente di Economia a Torino ed esperta di pensioni e previdenza, firma sul Sole: "Noi vecchi di 59 anni non ci sentiamo da rottamare". Il ragionamento è quello che avevo fatto in un mio post di qualche tempo fa sul Patto generazionale: tutti invocano l'"eliminazione" dalla scena politica e dai posti di responsabilità dei sessantenni, per fare largo ai giovani, poco rappresentati, costretti ancora a fare anticamera a 40 anni. Poiché in Italia si procede per slogan e con sprezzo del ridicolo, va di moda (anche tra i settantenni) dire "largo ai giovani". Attenti, perché questi atteggiamenti rischiano di finire in una sorta di razzismo, per non dire di peggio. L'argomento è di quelli che mi appassionano, anche se per fortuna sono ancora abbastanza lontana dal traguardo della rottamazione (ma il tempo corre , nn so se ve ne siete accorti!) e ci ho dedicato parecchi post. Tra questi vi segnalo quello su Coalizione generazionale, che invece mi trova del tutto d'accordo ed è un'iniziativa di giovani che si danno da fare per conquistarsi spazio.

Allora, scrive Elsa Fornero (che se aprite la sua pagina web vi guarda con aria quasi da ragazzina, altro che vecchia): "Non posso nascondere il mio sconforto: con 59 anni faccio parte della fascia d'età incriminata, sono donna e ho dedicato la mia vita professionale (universitaria) all'insegnamento dell'economia (ricavandone grandi soddisfazioni), e allo studio dei sistemi previdenziali (ricavandone talvolta l'impressione di fare qualcosa di socialmente utile e non di predicare soltanto). Dovrei lasciare? Ne avrebbe qualche vantaggio la società?" Giustamente prosegue: il merito e la capacità non si dividono per categorie", cioè, non è che i giovani sono sempre ok e i vecchi sempre un peso. Per di più una donna già ha vissuto su di sè varie forme di discriminazione: "Le donne della generazione di mezzo - scrive Fornero - sono state vittime di gravi esclusioni: dal mercato del lavoro perché era naturale che stessero a casa a fare e allevare figli; dalle progressioni di carriera, perché c'era sempre un maschio più meritevole; dal potere economico e dalla politica perché questa era, ancora per definizione, una faccenda da uomini. Ora che la sensibilità sta cambiando e qualche porta si apre anche per queste donne, bisognerebbe chiuderla subito per fare largo ai giovani". Assurdo. Folle, direi criminale. L'ultima considerazione è la più ovvia ma non si sa perché nessuno la considera: ma come, si discute di alzare l'età pensionabile, si auspica un allungamento della vita lavorativa, si prevede un ulteriore allungamento della vita media, (oggi Veronesi prevede per le bambine degli anni 2000 103 anni di aspettativa di vita) e poi si vogliono rottamare persone di 60 perfettamente sane e vitali, forti del loro carico di conoscenze ed esperienza! ?




Queste considerazioni sono talmente evidenti che avvilisce doverle fare. Eppure, anche qui, come nel caso di Grillo, lo slogan, la frase fatta funziona meglio di un piccolo ragionamento. Avanti ai giovani, e via. Credo invece credo che se in Italia i giovani non trovano spazio è colpa di un sistema troppo rigido e poco meritocratico. E' per questo che i giovani dovrebbero battersi: più flessibilità a tutti i livelli e più meritocrazia, altro che posti garantiti a scapito dei sessantenni. Facciamo ridere il mondo. Ah, dimenticavo: quella è la nostra specialità (vedasi vignetta di Arnald)

lunedì 30 luglio 2007

IL DECLINO DELLA POPOLAZIONE...DI FRONTE AGLI SPAGHETTI AGLIO, OLIO E PEPERONCINO



"E' imbarazzante, ma dopo la nascita del primo figlio, il marito spesso non aiuta in casa, e questo fa sì che la moglie si preoccupi di non avere un secondo figlio". Questo è principalmente un atteggiamento culturale. I maschi sono accuditi a casa dalle loro madri e si aspettano lo stesso trattamento - niente pannolini, niente bucato - più tardi, dalle loro mogli. Inoltre al lavoro ci si aspetta che gli impiegati lavorino fino a tardi. ...Ecco perché serve una politica che incoraggi non solo più donne a lavorare, con più servizi per gli anziani, asili nido, orari flessibili e così via. Bisogna rendere la vita migliore e più facile sul lavoro anche per gli uomini".
A parte quest'ultima parte, frutto di menti abituate a guardare i problemi nella loro interezza (cosa che non ci appartiene), nessuno potrebbe dubitare che si parli dell'Italia. Invece è la citazione tratta dall'Economist di questa settimana, sull'invecchiamento e il declino della popolazione in Giappone.
Comunque Giappone e Italia, come sottolinea l'Economist nel suo editoriale, in questo si somigliano profondamente. Lo leggevo stasera mentre cucinavo a notte fonda, tornata dal giornale, un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino...purtroppo mi mancava il prezzemolo. (Ma garantisco che, se fatti come si deve, anche senza prezzemolo possono essere sublimi: l'importante è che la pasta sia al dente, e scolata con la forchetta, che l'aglio sia cotto al punto giusto né troppo ma neanche troppo poco, che alla fine nell'olio sia stato messo un bel pezzetto di peperoncino, che io coltivo sul balcone perché non mi piace tanto quello secco nei barattoli. Il segreto è salare al punto giusto la pasta ma, importantissimo, anche l'olio. ;)
Leggevo quindi l'editoriale del mio giornale-mito, intitolato How to deal with a falling population. L'ho anche schizzato un po' d'olio... Ci sono un sacco di problemi sintetizza l'Economist, e i primi paesi a provarli sono Italia e Giappone, paesi che hanno in comune una forte cultura tradizionalista, che ha come corrispettivo il crollo della fertilità all'avanzare della modernizzazione. Nelle società meno tradizionaliste, invece, nelle quali il lavoro è compatibile con la famiglia e i figli, la fertilità resiste.
I consigli per i paesi che si trovano ad affrontare l'invecchiamento e il declino della popolazione sono quattro: 1) Spingere la gente a lavorare più a lungo. 2) Salari più flessibili e non rigidamente ancorati all'anzianità. 3) Più immigrazione. 4) Incoraggiare le donne a lavorare "fuori casa" con più aiuti per i figli e congedi parentali..
In mancanza di questi correttivi, nel giro di pochi anni la disponibilità di lavoratori giovani e con un alto livello di istruzione si ridurrà in modo allarmante, prospettando un grave declino dell'economia e dell'innovazione, mentre il sistema pensionistico rischia di saltare. Ce n'era abbastanza per mandare di traverso anche i migliori spaghetti del mondo, e ho dovuto aiutarmi con una intera lattina di birra.

venerdì 20 luglio 2007

MAX COSMICO: SONO CADUTO DALLO SCALONE


Dopo la solita sceneggiata in notturna, governo e sindacati hanno sostituito lo scalone del sistema pensionistico (per gli attuali ultra cinquantenni) con scalini e quote. A tutti noi che andremo in pensione, forse, più in là, non resta che un po' di invidia. Costo stimato: 10 miliardi. Accordo con tanti insoddisfatti e molte complicazioni in più per i calcoli. Non è sicuro che questo accordo reggerà a tutti i passaggi parlamentari e alle consultazioni sindacali, comunque la notizia per i giovani la sintetizza il nostro Max Cosmico, autore dell'ormai noto "Mille euro blues" con una nuova canzone che presenterà in concerto il 25 luglio a Montefiore Conca (Rimini): "Sono caduto dallo scalone"!!! Appena avrò il video ve lo mostrerò in anteprima.

martedì 17 luglio 2007

SCALONE, L'AUT AUT DELLA BONINO...E LA MIA COMMESSA PREFERITA

AGGIORNATO


Scalone. La Bonino ha preso sul serio il significato della trattativa sulle pensioni, e ha posto una specie di aut aut a Prodi: valuta tu se la mia posizione è compatibile con la trattativa che il governo vuole condurre in porto con i sindacati sullo scalone. Non si dimette, ma mette Prodi di fronte alle sue responsabilità. Alla luce di quello che ha detto anche Draghi il giorno prima, ha il suo bel peso. Finalmente le generazioni più giovani hanno trovato qualcuno che le difende sul serio. Grande Emma.



Precari e contenti. Domani Francesca Venturo, già segnalata su questo blog per la sua storia di precaria di buona volontà e autrice della Sindrome della Commessa, sarà ospite alla trasmissione di Maurizio Costanzo "Stella", su Sky alle 12,30. Complimenti e in bocca al lupo.

domenica 8 luglio 2007

LO SCALONE E UN LIBRO DI FANTAPOLITICA SU GIOVANI E PENSIONATI: BOOMSDAY



Il dibattito su pensioni, scalone e giovani si arroventa. Bene. Praticamente tutti i quotidiani hanno dei commenti interessanti. Segnalo sul Messaggero Casavola con "Il merito, i padri, i figli e la capacità di decidere", che dice "senza meritocrazia non si lasciano speranze ai giovani". Sottolineo l'editoriale domenicale di Eugenio Scalfari su Repubblica, particolarmente in vena, "Quando il sindacato si accordò con Maroni", nel quale oltre a parlare di una paese immobilizzato dalle diverse caste, paragona Bertinotti a Storace: l'uno non vuole che scompaia la sinistra antagonista, l'altro la destra. Dei giovani e degli anziani, aggiunge Scalfari, non gliene importa niente. Segnalo poi su vari giornali le interviste di Franceschini (Messaggero), e di Rutelli (Sole 24 Ore), che ancora cercano di difendere i giovani lavoratori dall'assalto all'arma bianca dei 57enni. Ma soprattutto non vi dovete perdere il pezzo di Chiara Saraceno, bravissima studiosa del mondo contemporaneo e delle donne in particolare, sulla Stampa. Comincia mettendo le mani avanti: "Sono tra coloro che protestarono quando venne introdotto lo scalone" dice, ma poi prosegue con chirurgica e impietosa precisione: "Il negoziato sullo scalone segna ancora una volta l'enorme distanza tra l'Italia e gli altri paesi europei sul piano culturale". Allora, mentre all'estero si parla di flessibilità lungo tutta la vita lavorativa, da noi ancora si sta a parlare dell'età minima per andare in pensione. All'estero i coefficienti di trasformazione dei contributi in pensione vengono corretti automaticamente, da noi sono soggetti a defatiganti trattative sindacali. Altrove ci si preoccupa del basso tasso di attività degli ultracinquantenni, da noi li si vuole mandare a riposo il prima possibile. La Saraceno giustamente propone che si leghi la pensione a parametri obiettivi, lasciando anche ai diretti interessati la possibilità di scelta se avere una pensione più bassa o continuare a lavorare [o cominciare anche un lavoro diverso, aggiungo io], ma senza scaricare sulle generazioni future gli oneri di certi privilegi.. Ora invece - aggiunge la Saraceno - il tesoretto se ne va inghiottito da provvedimenti sulle pensioni che riguardano una frazione non solo della popolazione, ma anche degli stessi lavoratori. Come lettura per le vacanze, sui conflitti giovani-sessantenni (non anziani, perché neanche loro vogliono essere chiamati così!) vi segnalo un libro americano: Boomsday, di Christopher Buckley, già autore di Thank you for smoking. Lo dovete trovare nelle librerie inglesi o americane o, per chi va in vacanza, se lo procuri all'estero. A Roma per esempio, io l'ho comprato all'Anglo American Bookshop di via della Vite. In America ha spopolato ed è diventato un best seller. E' divertentissimo e aiuta a tenere in esercizio il vostro arrugginito inglese (!).E' un libro di fantapolitica, ambientato in un non lontano futuro, in cui l'America è messa finanziariamente in ginocchio dal peso della spesa previdenziale. I baby boomers, nati nel dopoguerra, (la generazione più numerosa della storia anche da noi) stanno andando in pensione e caricano di tasse i giovani che sono meno di loro, ma li devono mantenere con i loro stipendi. Lo squilibrio rischia di portare gli Stati Uniti alla bancarotta...La protagonista è una giovane brillante che attraverso varie avventure e un suo blog, diventa la leader dei giovani in rivolta, e lancia un'idea paradossale: proponiamo ai baby boomers di suicidarsi all'età di 75 anni, in cambio di benefit per loro stessi (finché sono in vita) e per i loro figli. Un senatore in cerca di celebrità fa sua la proposta, e poi tutto avviene nella migliore tradizione americana. Secondo me questo libro lo ha letto anche Berlusconi (o qualche suo consigliere), visto che ha giustificato la sua parola "stronzate", pronunciata in diretta rivolta a Prodi, con la frase:." è così che parlano i giovani". A cosa mi riferisco esattamente lo scoprirete solo leggendo il libro. Chi risponde esattamente si guadagna il diritto a un post con nome e cognome qui sul blog!Buona lettura and have a wonderful time !
Rinnovo l'invito a farvi sentire con email, telefonate, a Damiano o a chi volete voi (anche al sindacato, perché no?)

mercoledì 4 luglio 2007

I PADRI DIVORANO I FIGLI



Piccola notazione personale: sono un a furia. Ce l'ho con la Telecom che mi ha attivato un abbonamento Voip tutto incluso e poi non funziona niente...e vorrebbero che io stessi a casa da brava casalinga ad aspettare un loro tecnico dalle 13 alle 17! Questo è il nostro mondo dell'innovazione!

L'altro motivo per cui sono una furia è la faccenda delle pensioni. E non parlo per motivi personali, perché io più o meno so cosa mi aspetta. Certo, non so che cosa darei per essere nelle condizioni degli attuali 57enni che vogliono andarsene in pensione subito e con quasi l'80 % dello stipendio! Io in confronto farò la fame a 70 anni. Ma quello che mi fa veramente imbestialire sono due cose: la follia di Giordano, Ferrero e compagnia bella che con grandissima faccia tosta difendono questa minoranza di privilegiati. Mi fanno pensare ai monarchici di un tempo. O ai padri che divorano i figli (nelle immagini il conte Ugolino di Fussli e Crono che sbrana uno dei figli di Rubens).


Ma ciò che mi fa impazzire è l'inerzia dei giovani: qui ne va del vostro futuro. E nessuno si scalda. Una mia amica mi ha informata che, di fronte all'appello di mandare una email di protesta a Damiano, quelli che si sono mossi di più sono i 50enni! Ma al contrario: non vogliono mica perdere i loro privilegi. E li capisco pure. Ma ce l'hanno dei figli questi 50 enni? Non ci pensano che quando loro saranno così vecchi da non essere più neanche più autosufficienti, i loro figli dovranno lavorare come pazzi fino a 70 anni (e oltre?) per stipendi falcidiati dalle tasse, grazie a un sistema previdenziale nel quale potrebbe essere saltato il banco?!


Sui giornali di oggi questo tema è ripreso da vari commentatori intelligenti. Prima di tutti vi segnalo la splendida analisi di Antonio Golini sul Messaggero "La pensione dei padri ricade sul futuro dei figli. Segnalo poi un altro commento bellissimo: "L'occasione sprecata" dell'economista Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera. Anche lui parla di padri e figli e fornisce una cifra raccapricciante: nel 2050 ogni lavoratore dovrà pagare per il mantenimento di due persone. La sua considerazione: "La verità, come ha scritto Tito Boeri sulla Stampa -e sostenuto Emma Bonino - è che sindacati e sinistra radicale non vogliono alcun innalzamento dell'età: preferiscono un gigantesco scalone - dai 57 ai 70 anni - purché non si applichi a noi ma solo ai nostri figli". Segnalo anche sul Giornale "Il prezzo della follia" di Nicola Porro, il cui titolo mi sembra il più azzeccato. Il giorno prima su Repubblica cose analoghe aveva scritto anche Massimo Giannini in "Se la politica si arrende"


Insomma, non posso che rinnovare l'appello a fare almeno qualcosa: mandate una mail a Damiano [...]




lunedì 2 luglio 2007

MANDIAMO UNA E-MAIL A DAMIANO: NON PENSATE ALLO SCALONE, PENSATE AI GIOVANI


Una cartolina, una email, una lettera, un fax. Se arrivassero migliaia di messaggi al ministero del Lavoro il governo non potrebbe ignorarlo. Ed è del tutto fattibile se tutti quelli che leggono questo blog e i siti linkati lo facessero. Gli indirizzi si trovano sulla homepage del ministero del Lavoro. L'indirizzo della posta eletronica è capo.gabinetto@lavoro.gov.it . Il numero di telefono +39 0648161638-9 . L'indirizzo postale via Veneto 56 - 00187 roma

Il punto è che, dopo quello che ho scritto nei giorni scorsi sullo scalone, che mi sembra una beffa per il suo costo e per il suo valore simbolico negativo, sarebbe un segnale veramente rivoluzionario se i giovani si muovessero per farsi sentire. I vostri problemi futuri sono gravi e hanno bisogno che qualcuno se ne occupi. Ma anche voi...fatevi sentire! Ci sono politici e sindacalisti che vi possono appoggiare, anzi che, almeno a parole, sono dalla vostra parte...aiutateli facendovi sentire. Costringeteli a mostrare le loro carte.

"I soldi per abolire lo scalone non li abbiamo - ha detto Massimo D'Alema, ministro degli Esteri - e anche se li avessimo sarebbe sbagliato mettere 7 miliardi per un'operazione di questo tipo"
"Se dovessimo scegliere - dice Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl - tra scalone e risorse per i non autosufficienti, che sono più di 3 milioni, sceglieremmo la seconda destinazione"

"Al netto dei lavori usuranti - ha detto Walter Veltroni, leader in pectore del nuovo Partito democratico - è un fatto matematico che si debba allungare l'età lavorativa"

"E' evidente che i sindacati hanno torto - dice Giuliano Cazzola, ex sindacalista, ora membro della fondazione Marco Biagi - come nell'84 [ l'anno della dura battaglia per il punto unico della scala mobile, sostenuto dalla Cgil e poi battutto con un referendum ] Non è più sostenibile né equo mandare in pensione i cinquantenni".

"Ci dobbiamo tenere lo scalone - dice Emma Bonino, ministro delle Politiche Comunitarie - non possiamo pagare più tasse"
Ovviamente tutto il centro destra vuole che lo scalone non sia toccato: l'ha fatto il governo della Cdl.
Mentre a sinistra del Pd saltano su, come Cesare Salvi: "Il governo Prodi l'aveva promesso, è nel programma!" Già, tante cose sono state promesse, intanto però si prepara una nuova stretta di tasse, per via della spesa sanitaria che sta sfondando le previsioni, e così via...
A fronte di ciò, per i giovani cosa c'è? 600 milioni di ammortizzatori sociali, che in realtà non riformano il sistema. E' giusto? In parte purtroppo "è giusto", perché il peso politico dei cinquantenni è superiore a quello dei giovani. Questo è l'unico motivo. Ma certo mettereste il governo in un bell'imbarazzo se in tanti gli scriveste per dire: invece che allo scalone pensate alle nostre, di pensioni! Pensate alle nostre tutele. Dateci dei veri ammortizzatori sociali, non delle schifezze!













venerdì 29 giugno 2007

PENSIONI, RAGAZZI SE NON VI ARRABBIATE ORA...

AGGIORNATO

Domani, 30 giugno, è l'ultimo giorno per scegliere se lasciare il proprio Tfr come "liquidazione" oppure metterlo in un fondo pensione, per avere una pensione integrativa. Sono tanti quelli che non hanno scelto e, a seconda dell'azienda in cui lavorano, il loro Tfr finirà in un fondo oppure all'Inps. Ma non scegliere è la cosa peggiore. Io ho scelto il fondo per la pensione integrativa...
Lo so, questo è un blog per giovani che alla pensione, spesso, ancora non ci possono neppure pensare. Eppure, proprio chi è agli inizi può farsi una pensione integrativa decente, che lo salverà da una vecchiaia indigente. E chi ancora ha un lavoro precario dovrebbe veramente scendere in piazza, occupare il ministero del Lavoro o qualche altra cosa...altro che abolizione della legge 30 (che invece vi tutela). Dovete incazzarvi perché si parla di abolire lo scalone per chi oggi ha 57 anni e sta per andare in pensione con un assegno vicino all'80 per cento dello stipendio. Voi quante tasse dovrete pagare per chi va in pensione ora e prenderà la pensione altri 25- 30 anni? E voi quando mai potrete andare in pensione? Verso i 70 anni. E quanto varrà la vostra pensione? Diciamo il 40-45% del vostro ultimo stipendio? Io non parlo per me che prenderò una pensione intorno al 50% dello stipendio e cercherò di integrarla con una pensione integrativa e non potrò andare in pensione prima dei 65...ormai a questo sono rassegnata. Ma voi, che vi incazzate tanto per il precariato. Sbagliate obiettivo.
Leggetevi un bel libro dell'attuale ministro dell'Interno, Giuliano Amato, e di un professore di Scienza delle Finanze, Mauro Marè. Il libro si intitola "Il gioco delle pensioni: rien ne va plus". Il primo e l'ultimo capitolo spiegano perché è urgente riformare le pensioni, per salvare le giovani generazioni, e gli altri spiegano perché è vitale farsi una pensione integrativa. E' pieno di cifre interessanti e paurose. Ma la più paurosa di tutte è questa: in questo momento l'elettore "mediano" ha 46 anni. Il che significa che ancora pensa al futuro incerto, e ancora si sente un po' giovane, e ancora governi e sindacati devono rispondere anche ai giovani per avere i voti. Ma l'età dell'elettore mediano sta salendo rapidamente, in Italia più che in qualunque altro paese europeo. Fra 30 anni questo elettore "chiave" avrà 58 anni. E i governi e i sindacati non potranno più pensare ai giovani, perché saranno troppo pochi. Quindi, se voi non vi svegliate e non protestate perché si pensa solo alle pensioni degli anziani e non a quelle dei giovani, dopo non vi ascolterà più nessuno.Comunque leggete il libro, che vi apre la testa: Il gioco delle pensioni, Amato - Marè, Il Mulino.
Per Max Cosmico: puoi anche descrivere la tua possibile riforma: secondo me è interessante!

mercoledì 27 giugno 2007

NON FATE PROGRAMMI PER IL FUTURO, A 70 ANNI SARETE OCCUPATI


Basta con lo scalone per oggi. Un giorno di tregua: domani riprendono le trattative frenetiche. Intanto la Corte dei Conti ci richiama al rischio di esplosione della spesa previdenziale, ammonisce che l'abolizione dello scalone è un problema per le finanze pubbliche e suggerisce una revisione automatica dei coefficienti. Ci richiama anche la Ue. Il senso è sempre lo stesso: non sperperate il tesoretto, usatelo per ridurre questo maledetto debito che schiaccerà le generazioni più giovani. I problemi più grossi sono quelli dei coefficienti per le pensioni future, e dell'indicizzazioni per quelle passate. Invece non si dà gran pensiero al fatto che, chi oggi ha meno di 50 anni, non può proprio fare nessun programma sulla propria pensione. I giovani, poi... Per loro la speranza più rosea è di riuscire a mettere insieme qualcosa, tra i 65 e i 70 anni. Non dimentichiamo che già oggi, per chi non ha i contributi sufficienti, c'è il traguardo dei 65 anni per la pensione di vecchiaia. Sarebbe interessante dividere la popolazione per fasce, a seconda del tipo di pensione a cui sono interessate.
Per rallegrarci e consolarci un po', oggi mi limito alla vignetta di Arnaldo, del quale, appena il tormentone pensioni- dpef sarà passato, racconterò la storia di lotta per il lavoro.

martedì 26 giugno 2007

DALLO SCALONE PRECIPITANO LE DONNE



Siccome era urgente abolire lo scalone, e il tesoretto è esiguo, si dovranno rinviare altri problemi. Lo sintetizza egregiamente Tito Boeri sulla Stampa di oggi: "Taglio delle tasse addio". Boeri scrive anche : "Si rassegnino i più giovani, la montagna del debito pubblico non si abbassa". E io direi che si può specificare meglio che il danno è, in generale, per i più giovani e per tutti i contribuenti. Ma, in particolare, vengono ignorate due categorie di problemi: gli aiuti alle donne con figli e gli aiuti ai vecchi non autosufficienti. Anzi, a ben vedere, questi due problemi si concentrano su un unico soggetto: la donna del Sud. E' lei che fa più fatica a trovare lavoro, è lei che ha meno aiuti per i figli, è lei che ha più bastoni tra le ruote (se ha un marito che ha "piacere" che lei si "occupi della famiglia"), è lei che bada agli anziani non autosufficienti. Questo è il soggetto che dovrebbe essere aiutato, incentivato, sgravato dalle tasse, fornito di servizi pubblici e privati, liberando enormi energie per tutta la società. Le donne, e le donne del Sud in particolare, in questo paese non riescono a lavorare e a fare figli. Portano sulle spalle un fardello enorme. Se studiano, sono più brave dei maschi. E se lavorassero farebbero schizzare in alto il reddito del Paese, come hanno dimostrato alcune ricerche già da me citate. (Confrontate in particolare il post del 23 aprile, ma anche quello del 15 aprile, del 4 e del 20 maggio.) Ma anche loro sono scivolate sullo scalone. Purtroppo.

(2./segue)

lunedì 25 giugno 2007

GIOVANI, TREMATE: SPARISCE LO SCALONE




C'è un accordo sulle pensioni. Lo scalone sarà eliminato. Ma a voi ventenni e trentenni questo interessa poco, no? Vi interesserà di più l'ultimo rapporto Excelsior che prevede un'annata di minori assunzioni nelle piccole imprese, che spiega quali sono le professioni preferite, che molto sarà ancora il lavoro a termine.
Eppure la faccenda delle pensioni vi dovrebbe interessare, e molto. Vi dovrebbe preoccupare. Vi dovrebbe fare arrabbiare. Perché, per chi comincia a lavorare oggi, quello scalone, che si trasforma in scalini o in un più comodo piano inclinato, può diventare un burrone.
Gli avvertimenti arrivano da tutte le parti. Qui ne segnalerò due, gli altri in una prossima puntata.
PIU' GIOVANI PENSIONATI, MENO AIUTI A BAMBINI E NON AUTOSUFFICIENTI
Sul Corriere della Sera di oggi c'è l'appello accorato di 4 esponenti del centrosinistra, molto diversi tra di loro (Lamberto Dini, Enrico Morando, Antonio Polito e Nicola Rossi). Ecco uno stralcio dell'appello: "In Italia il numero delle famiglie con bambini al di sotto della soglia di povertà cresce da molti anni. Al tempo stesso, un numero crescente di famiglie deve farsi carico della cura di anziani non autosufficienti. In entrambi i casi lo Stato non è in grado di fornire un aiuto perché la spesa sociale italiana è gravemente squilibrata a favore della componente previdenziale". Il che significa: scusate, non ci possiamo occupare di famiglie con bambini e anziani non autosufficienti, perché dobbiamo pensare ai 58-60 enni.
GLI ULTRASESSANTENNI AUMENTANO SEMPRE DI PIU'
La Repubblica di oggi dà conto di un convegno svoltosi a Monaco su l'Europa e la sfida demografica, , l'allarme è semplice: l'invecchiamento della popolazione è una bomba che sta esplodendo. Ma, guarda un po', l'Italia è il paese dell'Europa con il tasso d'invecchiamento più veloce (nel mondo siamo in compagnia del Giappone). Entro la fine del decennio, si apprende, per la prima volta nella storia dell'umanità la proporzione di abitanti dell'Occidente di età superiore ai 60 anni sarà maggiore di quella delle persone di età inferiore ai 5 anni. E l'Italia, inutile dirlo, ci arriva per prima. E chi finanzierà le pensioni per tutti questi ultrasessantenni? Voi, cari ventenni, cari trentenni di oggi, anche se sarà un'impresa ciclopica, e dovrete pagare una montagna di tasse per poter mantenere tutti questi pensionati... Altro che scalone ci vorrebbe.






...E I RAPPRESENTANTI DEI GIOVANI DOVE SONO?






Ultima notazione per oggi: ma non si era detto che al tavolo con governo e sindacati dovevano sedere anche rappresentanti dei giovani? Mi è sfuggito qualcosa, o non c'erano, questi giovani a difendere i propri interessi? (1./segue)

sabato 5 maggio 2007

GIOVANI E DONNE: LA PENSIONE SI ALLONTANA


Mercoledì si apre il "tavolo" sulle pensioni. Ci sarà il governo, ci saranno i rappresentanti dei sindacati. Era stato promesso che ci sarebbero stati anche rappresentanti dei giovani, molto più interessati di quanto si dice a ciò che sarà deciso. Vedremo. Intanto va letto questo passo dell'articolo di Tito Boeri sulla Stampa di oggi, "Tesoretto e pensioni": se si ridurrà lo scalone e se non si rivedranno i coefficienti di calcolo, "chi oggi inizia a lavorare sarà destinato a devolvere per il resto della vita lavorativa più del 50% del proprio stipendio ai pensionati".
Allo stesso tempo, in un'intervista a Luca Cifoni sul Messaggero, Enrico Morando (Ds), ammette: "Mi sembra ormai arrivato il momento di affrontare il nodo dell'età di uscita delle donne. La mia opinione è che anche per loro il limite di vecchiaia potrebbe arrivare gradualmente ai 65 anni degli uomini: ma i relativi risparmi andrebbero reinvestiti a favore delle donne che lavorano, quindi per pagare contributi figurativi per la maternità di chi ha un'occupazione saltuaria o non a tempo pieno". Ce n'è di che discutere.
Per approfondimenti cfr l'articolo di Vincenzo Galasso "Pensioni: per i giovani il futuro è adesso" su lavoce.info

Google