APPELLO AL GOVERNO: SACCONI E GELMINI LAVORINO INSIEME
Ultimamente qui si è accesa una polemica sugli stage...scusatemi stakastagisti, scusatemi prime, ma vorrei chiedervi di passare a un altro tema. Si tratta di un fatto che dovrebbe colpire tutti voi, un dato emerso da Unioncamere (qui fin troppo citata per gli stage): tra giovani laureati e non laureati, mediamente, c'è una differenza di stipendio media (e sottolineo media) quasi irrilevante. Circa 70 euro al mese.
Ho scritto un commento su questa notizia, che trovate sul Messaggero di oggi (e anche sulla Stampa), nel quale sostanzialmente dico tre cose:
1) La laurea di per sé non garantisce più niente, per ridarle veramente valore bisognerebbe abolirne il valore legale, e mettere in concorrenza facoltà, corsi di laurea, professori, e studenti.
2) Per far incontrare domanda e offerta di lavoro, nel XXI secolo bisogna creare un rapporto stretto tra mondo dell'istruzione e mondo delle imprese. Il che non vuol dire abolire la "cultura" (già li sento...) ma dargli la giusta consapevolezza, far funzionare un sistema del merito, capire il mondo in cui si vive.
3) Faccio un appello formale al nuovo governo e in particolare ai ministri Sacconi e Gelmini: sono i più importanti di questo esecutivo, sono il nostro investimento sul futuro. Se avesse un senso, e lo dico solo per paradosso, darei a loro due (ma solo se si mettono insieme!) il 5 per mille della mia dichiarazione dei redditi. Ministero dell'Istruzione e ministero del Lavoro (non a caso però si chiama Welfare, il che sottolinea anche l'importanza di una visione dei lavoratori al di fuori del "posto" di lavoro, quindi le tutele, la formazione, l'impiegabilità ecc.).
Sia Maurizio Sacconi che Maria Stella Gelmini hanno le qualità per fare delle cose concrete in un senso innovativo. Speriamo che non prevalga la logica della conservazione. Mi spiego: giusto detassare gli staordinari, ma questo funziona soprattutto nelle fabbriche: non è un modo moderno di aiutare il lavoro delle donne e dei giovani, per quello servirebbe più inventiva, più "flessibilità", per esempio, e più innovazione tecnologica. Tornerò su questo concetto: la tecnologia è amica delle donne e anche dei giovani. Faccio un altro esempio, questa volta sulla scuola: va bene tornare ai voti e agli esami di riparazione, ma il punto vero sono gli insegnanti. Finché non verrà restituita loro dignità, soldi e mezzi, in cambio di più lavoro, più meritocrazia e risultati (studenti più preparati e via dalle scuole gli insegnanti non all'altezza) nella scuola, come nell'università, non si sarà fatto niente. E infine, la formazione, il rapporto tra scuola e aziende, gli stessi stage. Tutto va legato in una logica orientata al risultato.
Scusate la lunghezza e la foga, ma il tema è di fondamentale importanza e urgenza, e mi appassiona molto.



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