lunedì 10 settembre 2007

PRECARI E CONTENTI SU ISORADIO


Ho tentato di spiegare cosa c'è dietro a questo libro in un'intervista a Isoradio, in onda domani martedì 11 settembre alle 14,10. Sono tre minuti con Carlo Bravetti, nei quali parlo di ammortizzatori sociali, di scuola, di call center e, soprattutto, di passione. ;-) Sembra strano ma senza passione credo che non si possa fare assolutamente niente.
Mi dicono che a Roma Isoradio si sente in Fm su 103.450 - 103.500

"LARGO AI GIOVANI".... FA VERAMENTE RIDERE




Non vorrei parlare di Grillo: leggendo i giornali di ieri e oggi...sono contenta di avere scritto quello che c'era da dire il giorno prima.


Insisto che Grillo è lo specchio di noi italiani: incarniamo proprio i vizi che critichiamo, come Grillo. Poi, come ho detto, non credo che lui ora fondi un partito: il suo partito funziona benissimo così, non rischierà di sottoporsi a regole che lo penalizzerebbero. Quindi, basta con Grillo per ora.




Sono stata invece colpita da un articolo sul Sole 24 Ore di ieri a cui purtroppo non ho il link perché ieri il mio computer era fuori uso...Allora, Elsa Fornero, docente di Economia a Torino ed esperta di pensioni e previdenza, firma sul Sole: "Noi vecchi di 59 anni non ci sentiamo da rottamare". Il ragionamento è quello che avevo fatto in un mio post di qualche tempo fa sul Patto generazionale: tutti invocano l'"eliminazione" dalla scena politica e dai posti di responsabilità dei sessantenni, per fare largo ai giovani, poco rappresentati, costretti ancora a fare anticamera a 40 anni. Poiché in Italia si procede per slogan e con sprezzo del ridicolo, va di moda (anche tra i settantenni) dire "largo ai giovani". Attenti, perché questi atteggiamenti rischiano di finire in una sorta di razzismo, per non dire di peggio. L'argomento è di quelli che mi appassionano, anche se per fortuna sono ancora abbastanza lontana dal traguardo della rottamazione (ma il tempo corre , nn so se ve ne siete accorti!) e ci ho dedicato parecchi post. Tra questi vi segnalo quello su Coalizione generazionale, che invece mi trova del tutto d'accordo ed è un'iniziativa di giovani che si danno da fare per conquistarsi spazio.

Allora, scrive Elsa Fornero (che se aprite la sua pagina web vi guarda con aria quasi da ragazzina, altro che vecchia): "Non posso nascondere il mio sconforto: con 59 anni faccio parte della fascia d'età incriminata, sono donna e ho dedicato la mia vita professionale (universitaria) all'insegnamento dell'economia (ricavandone grandi soddisfazioni), e allo studio dei sistemi previdenziali (ricavandone talvolta l'impressione di fare qualcosa di socialmente utile e non di predicare soltanto). Dovrei lasciare? Ne avrebbe qualche vantaggio la società?" Giustamente prosegue: il merito e la capacità non si dividono per categorie", cioè, non è che i giovani sono sempre ok e i vecchi sempre un peso. Per di più una donna già ha vissuto su di sè varie forme di discriminazione: "Le donne della generazione di mezzo - scrive Fornero - sono state vittime di gravi esclusioni: dal mercato del lavoro perché era naturale che stessero a casa a fare e allevare figli; dalle progressioni di carriera, perché c'era sempre un maschio più meritevole; dal potere economico e dalla politica perché questa era, ancora per definizione, una faccenda da uomini. Ora che la sensibilità sta cambiando e qualche porta si apre anche per queste donne, bisognerebbe chiuderla subito per fare largo ai giovani". Assurdo. Folle, direi criminale. L'ultima considerazione è la più ovvia ma non si sa perché nessuno la considera: ma come, si discute di alzare l'età pensionabile, si auspica un allungamento della vita lavorativa, si prevede un ulteriore allungamento della vita media, (oggi Veronesi prevede per le bambine degli anni 2000 103 anni di aspettativa di vita) e poi si vogliono rottamare persone di 60 perfettamente sane e vitali, forti del loro carico di conoscenze ed esperienza! ?




Queste considerazioni sono talmente evidenti che avvilisce doverle fare. Eppure, anche qui, come nel caso di Grillo, lo slogan, la frase fatta funziona meglio di un piccolo ragionamento. Avanti ai giovani, e via. Credo invece credo che se in Italia i giovani non trovano spazio è colpa di un sistema troppo rigido e poco meritocratico. E' per questo che i giovani dovrebbero battersi: più flessibilità a tutti i livelli e più meritocrazia, altro che posti garantiti a scapito dei sessantenni. Facciamo ridere il mondo. Ah, dimenticavo: quella è la nostra specialità (vedasi vignetta di Arnald)

venerdì 7 settembre 2007

"SVENTURATO IL PAESE CHE HA BISOGNO DI UN COMICO COSI'"



Non so se Walter Veltroni aderisca veramente al V-day, come si dice sul sito di Beppe Grillo: nel video si vede un Veltroni imbarazzato che dice di essere d'accordo con la proposta di legge di non ammettere più in parlamento i politici condannati in via definitiva. E chi non è d'accordo? Walter non dice di più. Ma il V-day è certamente di più: è la prova generale della forza politica di Grillo, l'ex strepitoso-comico ora tribuno-del-popolo che predica bene e razzola male. Domani ha convocato il suo popolo nelle piazze per mandare "affanculo" i politici e quant'altro. Sicuramente sarà un successo e si dice che poi probabilmente Grillo si candiderà al Parlamento Europeo nel 2009. Vista la sua attuale popolarità io credo che non gli convenga, e lui lo sa. Io ho già detto che Grillo mischia di tutto nel suo calderone: giuste denunce (casi Parmalat e Telecom) e demagogia da quattro soldi. Purtroppo la politica italiana è talmente mal ridotta da avere lasciato tutti questi spazi vuoti... e gli italiani che lo seguono non vedono l'ora di lasciarsi andare a sfoghi ribellistici, un po' come lo sciopero fiscale di Bossi che fa leva sulla stanchezza di tutti noi che paghiamo le tasse anche per gli evasori e per chi spende e spande i soldi pubblici. Masaniello è sempre nel nostro dna: ci comportiamo sempre come il popolo oppresso dall'invasore e mai come artefici del nostro destino. Se qualcno accenna a ragionamenti un po' più complessi o analisi che vanno in direzione opposta ai luoghi comuni nel migliore dei casi lo ignoriamo.
D'altra parte, come scrive Emilio Marrese sul Venerdì di oggi, "gli italiani non aspettano altro che essere trattati come povere vittime del sistema".
Pazienza poi, come si legge nello stesso articolo, che la società di Grillo Gestimar abbia usufruito del "condono tombale" di Tremonti per chi aveva evaso le tasse...pazienza che Grillo (prosegue l'articolo) sia stato condannato a un anno e tre mesi per omicidio colposo per un disgraziato incidente d'auto nel quale morirono tre persone, pazienza che Grillo sia stato accusato da un suo ex collaboratore, Piero Ricca, di averlo sfruttato in nero e poi cacciato, nonostante la battaglia di Grillo per i poveri precari.... "Sventurato il Paese che ha bisogno di un comico così", dice il settimanale tedesco Spiegel, citato sempre dal Venerdì.
Sui precari tra l'altro, due giuristi di alto livello come Michele Tiraboschi e Pietro Ichino, hanno criticato duramente il libro fatto di testimonianze "Schiavi moderni". Tiraboschi, come già raccontato qui, si è indignato per una prefazione "alla Caruso", nella quale si dice che la legge Biagi ha introdotto in Italia la "peste bubbonica del precariato"; ha anche contestato che le storie raccontate siano pertinenti. Ichino invece ha perfino sfidato Grillo a un confronto pubblico, sostenendo che neanche una storia di quelle contenute nel libro fosse addebitabile alla legge Biagi. Ma non mi risulta che il comico abbia raccolto nessuna delle due critiche, né la sfida a un pubblico confronto. Molto più facile invitare gli italiani al tipico sfogo del "vaffanculo-day". Ma ricordiamo che se ci sono politici condannati in Parlamento la colpa è di chi li ha eletti (oltre che dei partiti che li hanno candidati).
E visto che agli italiani piace dire "vaffanculo" e poi tornare a casa soddisfatti e tenersi tutti i vizi nazionali, Grillo li accontenta.

giovedì 6 settembre 2007

AVREI BISOGNO DI UNA ...MOGLIE?!


Spesso ho parlato di donne e lavoro, di quanto le donne finiscano per lavorare più degli uomini, se sono costrette ad occuparsi del proprio lavoro e anche dell'accudimento di una famiglia. Su un sito molto ben fatto, humanitech, che si occupa appunto di lavoro, è cominciato un discorso sulla paternità. Inevitabilmente credo che verrà allargato al confronto tra uomini e donne, ma anche (forse inaspettatamente) a quello con i nonni, tornati ad essere figure centrali di una famiglia spossata dagli impegni. Mi piacerebbe rilanciare il tema anche qui, e vediamo che succede... Tra l'altro, cercando una foto per questo post (ma poi ne ho trovata una che mi sembra meglio..;-) mi sono imbattuta nel sito e nel libro "Casalingo e contento" di Diolaiuti (nomen....) & Tironi, che chi frequenta la tv più di me sicuramente conosce (non so con quale giudizio, ma...) e che mi sembra in tema.
Aggiungo, come provocazione ma non troppo, che essendo io una mamma-single, credo di conoscere un po' tutti i risvolti della faccenda (come tentare di fare la madre, come tentare di fare il padre, e quanto contano i nonni)....ma soprattutto sappiate che molto spesso, sopraffatta dalla quantità di cose a cui pensare, mi sono trovata a gridare: "Quanto vorrei una moglie!" Leggete anche quello che scrive Livio Martucci...

mercoledì 5 settembre 2007

GUARDIAMO COSA SUCCEDE IN FRANCIA, STANNO PEGGIO DI NOI


Vorrei partire da quello che scrive Pier, mio lettore che saluto e ringrazio caldamente, nel suo commento al precedente post. Concorda sul fatto che un mercato del lavoro più flessibile dà comunque "qualcosa" (mentre in passato era facile incontrare il "nulla"), ma giustamente si lamenta perché ha l'impressione che i suoi stage si susseguano senza che ne nasca né vera formazione né passi avanti verso una maggiore competenza sul lavoro. Questo è un problema di cui si sente parlare molto, però i casi andrebbero analizzati uno per uno.
In linea generale, uno stagista che sa fare poco e che impara poco ad un'azienda non serve (o serve molto poco, ammesso che gli faccia fare che so, le fotocopie - ma ormai se le fanno da soli anche i capi). Uno stagista bravo e che impara molto invece gli serve parecchio e l'azienda avrebbe tutto l'interesse di tenerselo. Tra questi due estremi, ovviamente, c'è l'esperienza quotidiana e più varia delle aziende e dei giovani, che si lamentano per motivi opposti gli uni degli altri. Purtroppo la capacità di un sistema di offrire, come si dice ora, "occupabilità", dipende da molti fattori: il sistema di istruzione e formazione, i collegamenti tra scuola e mondo del lavoro, la rigidità del sistema economico e del lavoro.
Su quest'ultimo punto vi segnalo un articolo interessante di un collaboratore della voce.info sulla situazione in Francia. A volte studiare gli altri aiuta a capire meglio se stessi. Intanto, va detto che l'autore dell'articolo, Olivier Blanchard, è un economista francese che ha studiato e lavorato in prestigiose università degli Stati Uniti. Dichiara di aver sempre votato per i socialisti, ma stavolta ha puntato su Sarkozy. E uno dei motivi per cui lo ha preferito alla candidata Segoléne Royal, è appunto la dichiarata volontà di Sarkozy di riformare il mercato del lavoro.
La Francia ha, per certi versi, gli stessi problemi dell'Italia. Uno dei problemi più gravi è la disoccupazione e la sottocupazione di molti giovani. Ora, i giovani francesi hanno rifiutato un paio di anni fa il contratto di primo impiego (foto di una manifestazione in Francia), e ne sono molto orgogliosi, ma questo non ha fatto altro che aumentare la rigidità del mercato e il rischio di disoccupazione. Anche in Francia, come in Italia, c'è una forte frattura tra chi è super-protetto con il contratto a tempo indeterminato e chi lo è poco, con il contratto a termine. Blanchard propone il contratto unico, con un'indennità crescente a seconda dell'anzianità del lavoratore che venga licenziato. E propone di rendere più facili i licenziamenti per tutti. Sarkozy sembra avviato proprio su questa strada. Vedremo se riuscirà a realizzare qualcosa. Leggete comunque tutto l'articolo di Blanchard, ha anche altri aspetti e proposte molto interessanti.

lunedì 3 settembre 2007

MI RICORDO.... IL LAVORO NEGLI ANNI '80



Piccola esperienza personale...(oggi mi rifiuto di affrontare teorie)...

Quando avevo 20 anni, negli anni '80, nei cortei e ai dibattiti si gridava "No alla disoccupazione, no al lavoro nero". Oggi questi slogan sono caduti in disuso, vorrei che qualcuno dicesse un po' perché o ci riflettesse su. E' sparita la disoccupazione, è sparito il lavoro nero?
Quando mi laureai (sempre in quei "favolosi" anni '80) rimasi disoccupata per un po' e cominciai a fare un lavoro volontario, gratuito, all'università: un contrattino, uno stage, una borsa di studio? No, non esisteva niente di tutto ciò, o meglio era già un miraggio poter trovare qualcosa del genere.

Conobbi delle persone che lavoravano alla Rai: quasi mai avevano il contratto da giornalista, bensì da programmista. Quasi mai avevano un contratto a tempo indeterminato: spesso erano contratti di tre o sei mesi, dopo i quali dovevano stare senza lavorare per qualche mese e poi se erano fortunate, venivano richiamate. Ma anche quello per me era un miraggio. Non esistevano mica i concorsi per quelle cose! Solo le conoscenze. Era il 1985..... e la parola precariato, le leggi Treu e Biagi non se le sognava nessuno.

Un anno, in vacanza, mi trovai a discutere con un ragazzo americano: da noi è difficile trovare lavoro, anche solo per un periodo, gli spiegavo. Chi ce l'ha se lo tiene stretto, e chi non ce l'ha peggio per lui. Lui faceva delle facce sgomente, strabuzzava gli occhi. Ma come, un lavoro, un lavoretto, un lavoro temporaneo, anche questo è difficile? Sì, gli rispondevo, perchè se qualcuno ti vuole prendere per sei mesi, poi ti deve tenere tutta la vita... non ti può più mandare via. Lui era sempre più sgomento. Siete pazzi, diceva, siete pazzi. E io intanto ero disoccupata.

Nella foto vedete un'immagine di manifestazioni a favore del referendum per il punto unico di scala mobile, 1984. Per fortuna, i sindacati che vollero il referendum persero, il punto unico di scala mobile non tornò, l'inflazione calò, e i lavoratori invece "vinsero", almeno un po'.
Ciò detto, e senza voler trarre nulla di particolare da questi frammenti di ricordi, vi lascio per un paio di giorni. A mercoledì.

sabato 1 settembre 2007

QUANTO CI COSTANO I FANNULLONI...




Tutti si lamentano delle tasse e in questi giorni si sentono "grida" antifisco, dalla Lega alla sinistra "sotterranea" (quella che non se la sente di venire alla luce). La notizia (i calcoli sono della Cgia) che siamo il Paese dove è più alta la spesa pro-capite per la pubblica amministrazione va ad aggiungere dolore a dolore: 5.564 euro l'anno a testa. Quando siete utenti e avete la sensazione che gli uffici pubblici rispondano male e con lentezza alle vostre richieste, certo non vi fa felici sapere che per questa amministrazione spendete più dei tedeschi e degli inglesi. Ancora meno vi deve dare soddisfazione il pensiero che solo la Francia ha una spesa pro capite per l'amministrazione pubblica superiore alla nostra...la Francia, terra di grandi scuole di Stato, dell'Ena (Ecole Nationale d'Administration Publique) dove il "pubblico" è spesso un modello. Confrontiamolo con il nostro... disastro!


Ma quando si tratta di lavoro, ecco che ancora molti sognano di entrare in questa pubblica amministrazione, dove si lavora poco, si guadagna altrettanto, si sonnecchia, si resiste alle novità, mi spiace dirlo ma parlo per esperienza personale... e l'organizzazione, soprattutto, è pessima. Certo non tutto è così ecc. ecc. Insomma ci hanno provato in tanti ma "pubblico" in Italia significa "non mio", quindi viene lasciato andare in malora.

Ma se quello è ancora lo standard di lavoro che molti sognano per sistemarsi, siamo messi veramente male. L'immagine dei "Fannulloni", anzi "Nullafacenti" di Ichino è sempre lì in agguato, perché purtroppo è vera. Sogno un mondo nel quale la PA non troverà persone che vogliono andarci a lavorare e quindi dovrà per forza alzare standard e stipendi... E' solo primo settembre, lasciatemi il mio sogno di fine estate!

Ecco tutto il testo del "lancio" Ansa, con le cifre:


VENEZIA - La Pubblica Amministrazione costa in media a ciascun cittadino italiano, compresi gli interessi sul debito, 5.564 euro l'anno, una cifra che colloca la nostra burocrazia fra le più 'care' d'Europa dietro solo alla Francia. E' quanto emerge da una ricerca dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha messo a confronto lo 'score' delle principali Pubbliche Amministrazioni europee. In Italia sul totale del costo incide molto la spesa per interessi sul debito pubblico e, in particolare, quella relativa al funzionamento della macchina pubblica (ovvero l'amministrazione e la gestione). Tra i principali competitori economici europei solo la Francia con 5.765 euro per ogni cittadino registra una spesa superiore alla nostra, anche se in termini di efficienza e di performance - osserva la Cgia - il pubblico impiego transalpino "é nettamente migliore" rispetto a quello italiano. La spesa di funzionamento totale - sottolinea la Cgia - è data dalla sommatoria dei costi per il personale, dai costi per l'amministrazione e la gestione e quelli per gli interessi da pagare sul debito pubblico. Dietro Francia e Italia si piazza il Regno Unito con 5.182 euro, poi la Germania (4.115) e, all'ultimo posto tra i principali paesi dell'Europa dei 15, la Spagna con soli 3.247 euro pro capite. "Di fronte a questi risultati - commentano alla Cgia di Mestre - ciò che balza subito agli occhi non è tanto il costo del personale italiano che con 2.660 euro pro capite è ben al di sotto dei dati riferiti al Regno Unito o alla Francia, bensì i costi per il funzionamento della macchina pubblica, che è la più costosa tra i principali paesi Ue nostri competitori". Infatti - precisano - se in Italia il costo si attesta sui 1.763 euro pro capite, in Francia è pari a 1.389 euro, mentre tutti gli altri Paesi sono ben al di sotto di questo importo. Infine, paghiamo ben 1.141 euro pro capite di interessi sul debito pubblico, contro i 752 della Germania, i 739 della Francia, i 638 del Regno Unito e i 379 della Spagna.

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