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sabato 7 marzo 2009

Stupri, infamie e discriminazioni

Lo stupro è un’infamia, sempre, dice il presidente Napolitano, non importa la nazionalità. Grazie presidente. Però in fondo è una banalità. Ci mancherebbe altro che lo stupro non fosse un’infamia, sempre. Immaginate uno che dicesse l’omicidio è un’infamia, a prescindere dalla nazionalità. Ovvio. Magari uno lo può anche dire, all’interno di un discorso. Ma perché i mass media lo riprendono con enfasi? Un’enfasi molto maggiore di quella che viene tributata all’altra frase detta da Napolitano nella stessa circostanza, e ben sottolineata dal suo intero discorso, nonché dal contesto: le donne sono ancora discriminate nel lavoro, nella vita civile! Che notizia è una banalità a fronte di un gravissimo fatto, evidentemente ancora non universalmente riconosciuto, e al quale la politica potrebbe, se volesse, applicarsi? Mentre lo stupro è già aborrito e condannato dalle leggi, purtroppo la discriminazione avviene senza grave scandalo e senza allarme sociale, questo è il guaio.
Nel giorno dell’8 marzo, questa noia tremenda dell’8 marzo, io ci trovo una logica vecchia: le donne ridotte alla loro fisicità, come nello stupro, sono più ”interessanti” delle donne nella loro dimensione civile. Come il Vaticano che si chiede se per le donne ha fatto di più la lavatrice o la pillola. E si risponde: la lavatrice. Questo non mi stupisce, ma attenzione, la domanda è sbagliata, ma se proprio vogliamo rispondere, io direi la democrazia. Come per gli uomini, guarda un po'.
Forse, dopotutto, Napolitano ha ragione: non è ovvio per tutti che lo stupro sia sempre un’infamia inconcepibile.

giovedì 19 luglio 2007

LE DONNE LAVORANO TROPPO, E GUADAGNANO POCO




Sappiamo com'é in Italia: lei accompagna i bambini a scuola, lavora in ufficio come da contratto, fa la spesa, torna a casa, sistema, cucina, spesso lava e stira, e magari assiste un genitore non autosufficiente. Il dato medio è di 16 ore di lavoro in casa a settimana. I loro compagni maschi invece lavorano in casa, mediamente, appena due ore alla settimana. Complimenti all'Italia. Il Commissario Europeo per l'occupazione, Vladimir Spidla, però, si è appellato a tutti gli europei: contribuite di più ai lavori domestici. Non ha fatto discriminazioni, ma va detto che più pigri dei maschi italiani, secondo la ricerca di Bruxelles, sono solo turchi e croati.

In tutta l'Europa comunque le donne lavorano (in modo retribuito) meno degli uomini, anche se il 60% di loro è diplomata e il numero delle laureate che entra nel mercato del lavoro è superiore alla percentuale dei maschi. Gli stipendi delle donne sono mediamente più bassi di quelli degli uomini europei del 15%., e quando si arriva alla pensione le donne rischiano più degli uomini di finire povere (sono in questa condizione il 20 per cento delle pensionate, contro il 20% degli uomini). La Commissione europea definisce in sintesi "inaccettabile" questo divario di condizione sul mercato del lavoro.
Senza parole.

giovedì 21 giugno 2007

LA MATURITA' SENZA MERITO E IL CAOS DELL'UNIVERSITA'



Negli esami di maturità cominciati ieri a Roma si è verificato un piccolo incidente: a oltre 300 privatisti, all'ultimo momento e senza preavviso, è stato impedito di fare la prima prova scritta. Forse si riuscirà a farli recuperare, chissà. Io ho scritto un commento su "Osservatore politicamente scorretto" e tra le risposte queste due mi hanno colpito:
1- "E' meglio che si abituino perché all'università le cose non cambieranno. Attese, file, esami spostati, ritardati....ah scusate, i ritardati sono quelli che gestiscono l'universo scolastico!"IlCrea
2- "Se lo spirito della legge è quello di evitare la corsa alla maturità facile non la trovo sbagliata...Insomma non capisco il nesso tra il sostenere un esame da privatista e la meritocrazia!" Ilcretinoinsintesi
Bene, io credo che un appuntamento importante come un esame di Stato, non possa e non debba essere soggetto agli improvvisi soprassalti della addormentata burocrazia. Che questo avvenga , è esattamente il contrario di quello che un paese fondato su un minimo di certezze, trasparenza e, quindi anche merito, dovrebbe essere. I privatisti sono aspiranti raccomandati e quindi devono "morire"? Mi dispiace, ma sono contraria ai pregiudizi. Fino a prova contraria ognuno ha diritto a un trattamento equo, tutti hanno diritto a uguali opportunità, e i migliori, quelli che hanno impiegato meglio le loro energie, devono essere premiati. Se questa filosofia è sistematicamente calpestata e, peggio ancora, ignorata, non c'è speranza.
Per chi fosse interessato all'università, comunque, domani nell'Aula Magna della Sapienza di Roma (ore 16) ci sarà un convegno sul "Ruolo dell'università nello spazio europeo dell'istruzione e della ricerca". Ci sarà Mussi, il rettore Guarini e vari rappresentanti di istituzioni universitarie europee. Per chi si vuole divertire (si fa per dire)...



venerdì 1 giugno 2007

IL PATTO GENERAZIONALE? UNA SCIOCCHEZZA







Sapete cosè il patto generazionale? Per chi lo sa, dirò subito che mi sembra una patetica dichiarazione di impotenza e soprattutto una colossale ipocrisia.






Per chi non lo sa, dirò che il primo firmatario è Luca Josi, ex giovane socialista e ora imprenditore tv. Il patto generazionale è stato lanciato ormai alcuni mesi fa e consiste, brevemente, nella constatazione che l'Italia è governata da una cosiddetta gerontocrazia, i cui rappresentanti non hanno nessuna intenzione di mollare il potere. Nel testo si fa riferimento con una certa invidia a paesi che hanno leader quarantenni o cinquantenni (Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti). E infine, visto che non si può, e non si vuole, obbligare nessuno a scendere dal trono con le cattive maniere, un gruppo di "giovani" (si fa per dire visto che l'età media credo sia più vicina ai 50 che ai 40) fa una proposta per il futuro: chi firma si impegna a lasciare cariche di responsabilità allo scoccare dei 60 anni.

Avendo sentito Luca Josi alla radio stamattina, sono andata sul sito pattogenerazionale.it , ho letto l'appello, ho scorso un po' i nomi degli aderenti. A parte che è esilarante, perché ci sono anche dei sessantenni... Primo firmatario è Luca Josi, secondo (ed è sorprendente) Alessandro Profumo (nella foto), classe 1957, presidente della Superbanca nata dalle nozze tra Unicredit e Capitalia. Dispiace solo che nel testo Josi dichiari democratico interesse per le opinioni di chi legge, mentre poi si scopre che l'unico modo per interagire con il sito stesso è...aderire! Non sono previsti spazi per dissentire o, semplicemente, comunicare le proprie considerazioni. Bella prova, cari futuri sessantenni democratici.

Il patto generazionale, veramente, ha dei lati positivi oltre che dei lati negativi. Dividerò gli uni e gli altri in due gruppi.

A favore del patto:

  1. Mette in discussione chi è al potere. Questa è sempre un'opera meritoria e non facile. Fare gli esami a chi comanda dà fastidio. Domandargli se si sente ancora titolato a fare quello che fa, attira perfino disprezzo. Per questo il patto merita un bel 10.

  2. Affronta il tema dell'invecchiamento e dell'età. Credo che sia uno dei temi fondamentali della nostra società. Nessuna delle stagioni della vita è rimasta uguale a 20-30 anni fa. E' bene parlarne, anche se non è proprio l'obiettivo del patto. Comunque un 6+ di incoraggiamento.

  3. Dà visibilità a chi lo sottoscrive. Visto che l'obiettivo è scalzare chi governa e prendere il suo posto, uno dei modi è farsi conoscere. Per questo si è tentati di firmare comunque. Voto 5 e 1/2.
Contro il patto:
  1. E' ipocrita. Nessuno può credere sul serio che la maggioranza dei firmatari, se raggiungesse posizioni di potere, le lascerebbe di propria volontà a 60 anni. Ma come, dopo che ci sono arrivati così tardi! Voto 5

  2. L'età media si alza in tutti i paesi del mondo. L'Italia è il paese (insieme al Giappone) con la più alta aspettativa di vita. La percentuale degli anziani è in tumultuosa crescita. L'età media dell'elettore è 46 anni e nel giro di pochi anni supererà i 50. Perciò si parla, con ragione, di alzare l'età della pensione. A 60 anni di solito si è in buona salute, ancora si crede nel sesso, e si spera di vivere all'incirca altri 30 anni. Voto 3

  3. Il potere bisogna conquistarlo. I giovani hanno sempre fatto le rivoluzioni, almeno ci hanno provato. Hanno inventato dei nuovi modelli di vita da raggiungere. Niente di tutto ciò si vede in Italia. Non c'è nessun nuovo modello che i giovani vogliano imporre. Anzi, a volte si lamentano di volere più sicurezze. Il patto generazionale suona come l'ennesima lamentazione di una generazione che non ha saputo lasciare la propria impronta. Voto 1
3.bis E le donne? Loro sono discriminate sempre: dai 70 enni e dai 40enni. Eppure scommetto che la maggior parte dei firmatari è contrario alle quote rosa..... Voto 0

domenica 20 maggio 2007

DONNE E DISCRIMINAZIONE - LA VENDETTA. TRENTA COSE DA SAPERE


Sul Corriere della Sera di oggi c'è un notevole pezzo di Gian Antonio Stella sulle donne in politica. Anzi, sull'assenza delle donne italiane nella politica e nei posti di governo, in un confronto a dire poco pietoso con il governo di centrodestra del francese Sarkozy e con tutto il resto del mndo civilizzato. Meno male che l'ha scritto un uomo, un bravo giornalista: Qualunque disgraziata avesse fatto altrettanto si sarebbe guadagnata i soliti sospiri di sopportazione e magari qualche frase paternalistico o, peggio, l'etichetta "femminista", usato come un epiteto.

Na, caro Stella, come stupirsi che nella politica italiana le donne non contino niente? E' così in tutta la società: con il solito alibi dellle società maschiliste secondo il quale in casa la "regina", quella che comanda veramente è lei. E lì stia. E' ancora così. Avevo cominciato a snocciolare i dati su donne, lavoro e figli. Qui ne ho altri. Riguardiamoli tutti insieme, perché fanno impressione. e si comincia a delineare un significato: forse le donne stanno utilizzando contro la società italiana l'unica arma loro rimasta. Sono discriminate e si vendicano non facendo figli.



  1. IN ITALIA LAVORA IL 45% DELLE DONNE - LA MEDIA IN EUROPA E' DEL 60%


  2. IL77% DELLE ATTIVITA' DOMESTICHE IN ITALIA E' SVOLTO DALLE DONNE


  3. LE DONNE IN ITALIA LAVORANO IN MEDIA 8 ORE AL GIORNO, GLI UOMINI INVECE 7 ORE AL GIORNO


  4. SOLO 1/4 DEL LORO LAVORO E' REMUNERATO, CONTRO I 2/3 PER GLI UOMINI


  5. UNA DONNA SU DUE NON E' REMUNERATA PER IL LAVORO CHE SVOLGE


  6. AL SUD SOLO 4 DONNE SU 10 HANNO UN LAVORO


  7. TRA LE DONNE DEL SUD CON BASSA ISTRUZIONE SOLO UNA SU 3 HA UN IMPIEGO


  8. TRA I 15 E I 24 ANNI LE LAUREATE SONO IL 60% - I MASCHI IL 49%


  9. A TRE ANNI DALLA LAUREA IL GUADAGNO DEI LAUREATI SUPERA DEL 29% QUELLO DELLE LAUREATE


  10. SOLO IL 3,6% DELLE LAUREATE APPARTIENE ALLA CATEGORIA "LEGISLATORE, DIRIGENTE, IMPRENDITORE".... GLI UOMINI SONO L'11,7%


  11. TRA LE DONNE CON FIGLI PICCOLI SOLO IL 53% LAVORA


  12. DOPO LA NASCITA DI UN FIGLIO SOLO IL 30% DI CHI LAVORAVA RIPRENDE IL LAVORO


  13. IL 18%TRA I 25 E I 34 ANNI LAVORA IL 58,8% DELLE DONNE - MA TRA GLI UOMINI 25-34 ANNI IL TASSO DI OCCUPAZIONE E' DELL'80%


  14. I BAMBINI CHE VANNO AL NIDO SONO IL 13,5% - AL SUD IL 5,4%


  15. AL NORD TRA LE DONNE DI 35-44 ANNI ACCOPPIATE E CON FIGLI LAVORA IL 68,2% - TRA LE SINGLE IL 91%


  16. AL SUD LAVORA IL 36,5% DELLE DONNE TRA I 35 E I 44 ANNI ACCOPPIATE E CON FIGLI- TRA LE SINGLE DEL SUD LA PERCENTUALE E' DEL 70,5%


  17. SI CALCOLA CHE 100 MILA DONNE AL LAVORO IN PIU' FAREBBERO AUMENTARE IL PIL DEL 0,28% LA SPESA PUBBLICA


  18. PER LA FAMIGLIA POTREBBE CRESCERE DEL 30%


  19. PER RAGGIUNGERE LA MEDIA EUROPEA DOVREBBERO LAVORARE IN ITALIA 900 MILA DONNE IN PIU'


  20. IL LAVORO NERO O IRREGOLARE IN TUTTA ITALIA E' STIMATO VICINO AL 14%, CIRCA TRE MILIONI DI PERSONE - AL SUD E' OLTRE IL 22%


  21. IL LAVORO A TEMPO DETERMINATO E' DEL 14,7% PER LE DONNE - DEL 10,5% PER GLI UOMINI


  22. IL PART-TIME TRA LE DONNE E' DEL 26%, MA PREVALENTEMENTE AL NORD - IN EUROPA E' DEL 30%


  23. IL TASSO DI NATALITA' IN ITALIA E' DI 1,2 FIGLI PER DONNA


  24. IL TASSO DI NATALITA' IN FRANCIA E' DI 2 FIGLI PER DONNA


  25. IL TASSO DI OCCUPAZIONE DELLE DONNE CON FIGLI MINORI DI 6 ANNI IN ITALIA E' DEL 53%


  26. IL TASSO DI OCCUPAZIONE DELLE DONNE CON FIGLI MINORI DI 6 ANNI IN FRANCIA E' DEL 65%


  27. IL RAPPORTO TRA POSTI NIDO E NUMERO BIMBI IN ITALIA E' DEL 10%


  28. IL RAPPORTO TRA POSTI NIDO E BAMBINI IN FRANCIA E' DEL 40%


  29. I BAMBINI NATI FUORI DAL MAYTRIMONIO DA NOI SUPERANO DI POCO IL 10%


  30. I BAMBINI NATI FUORI DAL MATRIMONIO IN FRANCIA SONO UNO SU DUE

venerdì 18 maggio 2007

DONNE: COMINCIAMO BENE..., MA CONTINUIAMO MALE



Ieri sono stata ospite a un'interessante trasmissione su Rai Tre: "Cominciamo bene", condotta da Elsa Di Gati e Fabrizio Frizzi. La puntata era sulle donne e il lavoro, titolo "La parità che non arriva". Si partiva dall'esempio delle operaie della fabbrica di pantaloni vicino Napoli, di cui ho parlato in un precedente post. Si è discusso molto di discriminazioni "pesanti": operaie licenziate perché erano state in maternità, infermiere licenziate dopo una malattia, impiegate comunali licenziate perché donne. E si è parlato soprattutto di Sud, di lavoro nero, di concorrenza delle fabbriche cinesi. Temi duri per la televisione, di cui non è facile occuparsi.
Il tempo purtroppo non è bastato per approfondire anche di quella discriminazione, meno clamorosa ma ancora più diffusa, che tiene a casa oltre la metà delle donne italiane. Tante di quelle con figli. Lo sapete che alla domanda "pensate che un figlio soffra se la madre lavora?", in Italia il 77% delle risposte è "Sì"!? In Danimarca la risposta è affermativa solo nel 18% dei casi! Fossero madri degeneri queste danesi? Però fanno più figli di noi.
Ma in Italia non ci sono i nidi, non si aiutano le donne a lavorare, prima di tutto non le aiutano i loro mariti (il 77%del lavoro familiare spetta alle donne), figuriamoci lo Stato o le imprese... in Italia si fanno pochi figli, mentre nei paesi in cui le donne lavorano di più, nascono più bambini. E, ironia della sorte, sono spesso anche più educati dei nostri vezzeggiati e tutelati figli unici.
Ecco un po' dei dati che avevo preparato per la trasmissione, ma come spesso capita in tv, non c'è stato tempo per parlarne.


  • IN ITALIA LAVORA IL 45% DELLE DONNE - LA MEDIA IN EUROPA E' DEL 60%
  • AL SUD SOLO 4 DONNE SU 10 HANNO UN LAVORO
  • TRA LE DONNE DEL SUD CON BASSA ISTRUZIONE SOLO UNA SU 3 HA UN IMPIEGO
  • TRA LE DONNE CON FIGLI PICCOLI SOLO IL 53% LAVORA
  • DOPO LA NASCITA DI UN FIGLIO SOLO IL 30% DI CHI LAVORAVA RIPRENDE IL LAVORO
  • I BAMBINI CHE VANNO AL NIDO SONO IL 13,5% - AL SUD IL 5,4%
  • TRA LE DONNE DI 35-44 ANNI ACCOPPIATE E CON FIGLI LAVORA IL 68,2% AL NORD - TRA LE SINGLE IL 91%
  • AL SUD LAVORA IL 36,5% DELLE DONNE TRA I 35 E I 44 ANNI ACCOPPIATE E CON FIGLI- TRA LE SINGLE DEL SUD LA PERCENTUALE E' DEL 70,5%
  • IL TASSO DI NATALITA' IN ITALIA E' 1,2 FIGLI PER DONNA
  • IL TASSO DI NATALITA' IN FRANCIA E' DI 2 FIGLI PER DONNA
  • IL TASSO DI OCCUPAZIONE DELLE DONNE CON FIGLI MINORI DI 6 ANNI IN ITALIA E' DEL 53%
  • IL TASSO DI OCCUPAZIONE DELLE DONNE CON FIGLI MINORI DI 6 ANNI IN FRANCIA E' DEL 65%
  • IL RAPPORTO TRA POSTI NIDO E NUMERO BIMBI IN ITALIA E' DEL 10%
  • IL RAPPORTO TRA POSTI NIDO E BAMBINI IN FRANCIA E' DEL 40%

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