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venerdì 14 marzo 2008

AL NORD, AL NORD!

E' il Nord il protagonista di queste elezioni politiche: il Nord come realtà da conquistare, come mercato politico da capire e interpretare. Il Nord anche come punto di forza, come avanguardia della nostra modernità. Questo Nord nessuno lo può dare per scontato.
Ma in particolare è per la sinistra che rappresenta un problema. E mentre sta per uscire a quanto pare un libro di Riccardo Illy "Così perdiamo il Nord", che appunto ammonisce la sinistra, io voglio parlare di un altro libro, che ho trovato particolarmente acuto, un vero libro di "politica": "Nord terra ostile. Perché la sinistra non vince" di Marco Alfieri, Marsilio.
Marco Alfieri è un giornalista che aveva una ventina d'anni quando Berlusconi è entrato in politica, e che negli anni della lotta all'ultimo sangue tra il Pci e il Psi di Craxi stava forse finendo le elementari. Eppure, citando le note di Tonino Tatò, braccio destro di Berlinguer, individua la nota dominante della sinistra che arriva fino a noi oggi: "...la famosa diversità berlingueriana, il mito dell'alterità antropologica del Pci rispetto ai fratelli coltelli del Psi; l'autocontemplazione morale in cui la diversità diventa lo spleen insuperabile per spegnere qualsiasi riformismo autentico, postideologico, di sinistra liberale. A farne le spese - continua Alfieri -
e a uscire paurosamente svuotata è la capacità di interpretare le nuove composizioni sociali che specie al nord andavano affermandosi, il rapporto con la piccola impresa diffusa, la modernizzazione dei consumi, l'atomizzazione dei lavori e l'esigenza di un autonomismo federalista appena decente" (p. 90). Giù giù fino a oggi, la cultura di ciò che è rimasto della sinistra dopo gli anni '90, e del nuovo partito democratico, dice ancora Alferi: "è un deficit pauroso di parole nuove, strumenti e linguaggi moderni". Nelle sezioni del Pd si rinvengono ancora vecchi volumi sulla storia dell'Unione Sovietica, l'enciclopedia del marxismo e altri reperti. Non ci sono, o non erano lì a fare storia, anche se certo i quadri giovani del partito li avevano a casa, Rawls, Amartya Sen, Darhendorf, Tocqueville. Tutti autori, aggiungerei perché me lo ricordo bene, che invece circolavano tra i riformisti di sinistra negli anni '80.
Il libro è ricco e complesso, non posso certo riassumerlo qui. Ma va citata una frase dell'introduzione: "O saprà costruire davvero una nuova cultura politica capace di interpretare questi mondi a capitalismo diffuso in cui la qualità delle infrastrutture, la competitività dell'azienda in cui si lavora, il rapporto con il fisco e con la burocrazia diventano fattori decisivi delle scelte di voto, oppure il Pd non servirà a nulla" (p.22).
Il libro è stato scritto probabilmente quando ancora non si sapeva che si sarebbe andati a votare ad aprile. Ora la grande sfida del Pd al Nord è cominciata, il tempo è poco, ma si vede che il tentativo di uscire dalle vecchie pastoie c'è. La sinistra oggi sogna di tornare ad essere quello che era tanto tempo fa: la parte politica che cavalcava l'onda del nuovo, dei fenomeni emergenti, dei giovani. Oggi è capace di recuperare l'onda di rinnovamento, può conquistare i settori più moderni e vitali della società italiana, è capace di portare l'Italia tra i paesi più dinamici d'Europa? Queste sono le domande che tanti elettori della sinistra si sono posti in questi anni. La risposta non sempre è stata positiva. E la sfida è molto difficile.

domenica 29 luglio 2007

IL CANDIDATO "CONFUSO" SUL MESSAGGERO



E così "Confuso" si è guadagnato anche una citazione semiseria su un grande giornale, tra i candidati "seri" del nascente Partito Democratico. Lo nomina sul Messaggero di oggi Mario Ajello, bravissimo giornalista politico, semiserio anche lui. D'altra parte è chiaro che gli italiani chinano sempre la schiena davanti ai potenti ma non li considerano propri rappresentanti. Meno che mai li stimano o li ammirano. Abbiamo sempre la sindrome dell'invasore. "Confuso" quindi potrebbe rappresentare una specie di Masaniello. Se continua così rischia di trovarsi candidato sul serio e allora saranno ....zzi suoi! Gli chiederemo conto di tutte le sue promesse.

venerdì 27 luglio 2007

PERSONALITA' CONFUSA CANDIDATO: SGRAVI FISCALI PER I BLOGGER?


Nei giornali prendiamo tutto sul serio. Quindi la politica....e il mio post del 23 su Coalizione generazionale è serio. Però mi ha fatto veramente impazzire una candidatura-burla, che tra l'altro riguarda un protagonista molto noto nel mondo dei blog e, guarda caso, uno dei personaggi del mio libro che uscirà ai primi di settembre: Personalità Confusa, o Confuso altrimenti detto.
La sua "candidatura" per il Pd è stata lanciata dal sito giornalettismo militante e la trovo illuminante di come tanti di noi, di voi, vedono i riti della politica. Ovviamente Confuso ne ha dato notizia, a modo suo, sul suo blog, e come al solito ha fatto scatenare i suoi fans, concludendo il post con il motto "Ich bin ein Blogger".

La mia domanda a Confuso, in quanto candidato, è: ha intenzione di impegnarsi a favore di sgravi fiscali a favore dei blogger, soprattutto se donne? Se la risposta è sì, allora lo voterò.

mercoledì 18 luglio 2007

VOTO AI SEDICENNI PER DIFENDERE I GIOVANI?


Siamo in molti a dire che gli interessi dei giovani sono poco rappresentati nella nostra vita politica e sindacale (vedesi vicenda scalone e pensioni, ancora aperta). Il peso degli over 50 e over 60 è crescente, in parte per motivi semplicemente demografici, cioè di fatto, senza che ci sia una volontà crudele di qualcuno. Si sta però cominciando a discutere se sia il caso di introdurre il voto ai sedicenni, a partire magari dalle elezioni amministrative. Questo servirebbe, senza dubbio, ad abbassare l'età media del corpo elettorale (attualmente intorno ai 46 anni). Ma è giusto?
Il nascente partito Democratico aprirà le elezioni primarie del prossimo 14 ottobre anche ai sedicenni e diciassetteni. La Voce pubblica un articolo di Alessandro Rosina (professore di demografia alla Cattolica di Milano), "Sedici anni, l'età per votare", favorevole a questa ipotesi. A favore cita, appunto, la necessità di riequilibrare il peso politico delle varie classi di età, favorire il ricambio generazionale, e premere sulle decisioni che riguardano la spesa sociale.
L'articolo di Rosina cita anche, senza condividerle, le ragioni "contro": i giovani a 16 anni non sarebbero maturi, devono concentrarsi sullo studio, e forse non sono neanche così interessati a partecipare alla vita politica.

Io non ho ancora un'opinione così netta, ma mi interrogo. Mi ricordo che quando si diede il voto ai 18enni (1978) questi ultimi si battevano come leoni per averlo; oggi vedo meno interesse, anche se i sondaggi dicono che tre ragazzi su quattro sarebero "contenti" di poter votare. Certo, se loro si battessero...forse li vedrei diversamente, ma per ora gli unici che parlano di patto generazionale, di largo ai giovani, sono dei quasi cinquantenni piuttosto interessati e ipocriti. E come ho già detto, non ne condivido la linea.
Inoltre, è vero che i 16 enni hanno oggi più competenze e fonti di informazione di un tempo, però questo non è assolutamente sinonimo di maturità: anzi, da un punto di vista strettamente antropologico, si potrebbe sostenere che nella specie umana l'adolescenza si stia prolungando: la vita media si allunga e , quindi, il tempo che serve ai "piccoli", ai cuccioli d'uomo, per raggiungere la maturità si sposta in avanti.
Da un punto di vista politico, infine, credo che anche le generazioni mature dovrebbero essere in grado di vedere qual è l'interesse complessivo della società, ma questo non avviene neanche per i veri anziani, i vecchi non autosufficienti, che in Italia non sono praticamente considerati dalla spesa pubblica (e che invece sono un vero, grande, problema della nostra società e degli stessi giovani). Quindi? Il dibattito è aperto.

giovedì 28 giugno 2007

IL LAVORO, L'INNOVAZIONE E I VERI CONSERVATORI


Approfitto della tregua sullo sciagurato tema dello scalone per segnalare tre articoli interessanti. Il tema, per come lo vedo io, è un appello alla politica perchè abbandoni il suo volto più conservatore, e sposi una vera filosofia di cambiamento e innovazione. L'occasione la offre la nascita del partito democratico e l'investitura del suo leader in pectore, Walter Veltroni.
1. Il lavoro
Voglio segnalare una sorta di appello di Michele Tiraboschi, direttore del centro studi Marco Biagi, al partito democratico che si autodefinisce partito del lavoro. Quello che Tiraboschi sottolinea in una newsletter speciale proprio sul nuovo partito, è come "la sinistra italiana sia ancora lontana dalla elaborazione di un pensiero nuovo sui temi cruciali del lavoro". Le proposte sul versante della modernizzazione del diritto al lavoro, nota Tiraboschi, sono ancora incerte e nebulose. Finora, aggiunge, si sono sprecate molte occasioni. Finora, aggiungerei io, la sinistra al governo ha avuto paura di sottrarsi a certe parole d'ordine, a certi automatismi ideologici, che sono veramente conservatori e non aiutano affatto i giovani, le donne, e tutto il mercato del lavoro a risollevarsi dalla sua depressione. Quindi, questo è un terreno su cui Veltroni e il partito democratico, dovrà misurare la sua capacità di concretezza e innovazione. E di riprendere, dice Tiraboschi (che però sembra pessimista) anche il cammino interrotto di Marco Biagi.
2. Il merito e l'innovazione
In uno splendido commento sul Corriere della Sera, "Una società immobile che punisce i migliori", l'economista Nicola Rossi si chiede perché la nostra società preferisca soffermarsi sui fallimenti piuttosto che sui successi, perché a volte si manifesti una vera avversione per il merito e per chi si dà da fare. Fa un esempio: "Sono molti gli impiegati pubblici che rendono ai cittadini il servizio che questi si aspettano, e che spesso rendono anche il servizio che dovrebbe essere reso dal loro collega "temporaneamente fuori stanza". Eppure - continua - non riusciamo a rendere loro giustizia trattando come meritano i "nullafacenti", gli assenti, i raccomandati. La spiegazione di Nicola Rossi? "Riconoscere e difendere il merito, indicare il valore ad esempio, proporre il caso di successo come punto di riferimento è possibile solo se non solo non si teme ma anzi si cerca l'innovazione e si desidera il cambiamento, perché nel cambiamento si intravede la possibilità della crescita e del progresso". E Rossi se la prende con la cultura "tanto di destra che di sinistra", che rifiuta spesso e volentieri e in maniera esplicita l'idea del movimento. La logica di questo atteggiamento - spiega, "è intrinsecamente conservatrice, nel senso più autentico della parola".
3. I giovani, di destra e di sinistra
Ci racconta Antonio Signorini sul Giornale che, mentre governo e sindacati si scannano per decidere sullo scalone, i giovani di destra e di sinistra si ritrovano uniti in una protesta "bipartisan". "Ci rubano il futuro", dicono i giovani di Forza Italia riferendosi alle trattative governo-sindacati. Fanno "scelte sopra le nostre teste" dicono i juniores del novello Partito Democratico, e aggiungono: in futuro saremo costretti a versare il 40 - 50 % dei nostri miseri stipendi per garantire una patto di solidarietà tra generazioni sempre più iniquo e insostenibile. Mentre gli azzurrini affermano, non a torto, che le pensioni sembrano essere un diritto di tutti fuorché delle giovani generazioni. L'ipotesi, nemmeno tanto remota, rilevata da Signorini, è di arrivare a manifestare (magari separatamente) "il loro "no" a un accordo che penalizzi le generazioni future per favorire qualche migliaio di 57enni".
Adesso la discussione sullo scalone è rinviata, ma la speranza nei giovani deve restare. Anche se devo dire che a volte, nel sentire certe lamentazioni invece che sogni e progetti, alcuni mi sembrano più conservatori di tanti cinquantenni.

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