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mercoledì 18 luglio 2007

VOTO AI SEDICENNI PER DIFENDERE I GIOVANI?


Siamo in molti a dire che gli interessi dei giovani sono poco rappresentati nella nostra vita politica e sindacale (vedesi vicenda scalone e pensioni, ancora aperta). Il peso degli over 50 e over 60 è crescente, in parte per motivi semplicemente demografici, cioè di fatto, senza che ci sia una volontà crudele di qualcuno. Si sta però cominciando a discutere se sia il caso di introdurre il voto ai sedicenni, a partire magari dalle elezioni amministrative. Questo servirebbe, senza dubbio, ad abbassare l'età media del corpo elettorale (attualmente intorno ai 46 anni). Ma è giusto?
Il nascente partito Democratico aprirà le elezioni primarie del prossimo 14 ottobre anche ai sedicenni e diciassetteni. La Voce pubblica un articolo di Alessandro Rosina (professore di demografia alla Cattolica di Milano), "Sedici anni, l'età per votare", favorevole a questa ipotesi. A favore cita, appunto, la necessità di riequilibrare il peso politico delle varie classi di età, favorire il ricambio generazionale, e premere sulle decisioni che riguardano la spesa sociale.
L'articolo di Rosina cita anche, senza condividerle, le ragioni "contro": i giovani a 16 anni non sarebbero maturi, devono concentrarsi sullo studio, e forse non sono neanche così interessati a partecipare alla vita politica.

Io non ho ancora un'opinione così netta, ma mi interrogo. Mi ricordo che quando si diede il voto ai 18enni (1978) questi ultimi si battevano come leoni per averlo; oggi vedo meno interesse, anche se i sondaggi dicono che tre ragazzi su quattro sarebero "contenti" di poter votare. Certo, se loro si battessero...forse li vedrei diversamente, ma per ora gli unici che parlano di patto generazionale, di largo ai giovani, sono dei quasi cinquantenni piuttosto interessati e ipocriti. E come ho già detto, non ne condivido la linea.
Inoltre, è vero che i 16 enni hanno oggi più competenze e fonti di informazione di un tempo, però questo non è assolutamente sinonimo di maturità: anzi, da un punto di vista strettamente antropologico, si potrebbe sostenere che nella specie umana l'adolescenza si stia prolungando: la vita media si allunga e , quindi, il tempo che serve ai "piccoli", ai cuccioli d'uomo, per raggiungere la maturità si sposta in avanti.
Da un punto di vista politico, infine, credo che anche le generazioni mature dovrebbero essere in grado di vedere qual è l'interesse complessivo della società, ma questo non avviene neanche per i veri anziani, i vecchi non autosufficienti, che in Italia non sono praticamente considerati dalla spesa pubblica (e che invece sono un vero, grande, problema della nostra società e degli stessi giovani). Quindi? Il dibattito è aperto.

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