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giovedì 14 aprile 2011

Appuntamento a Torino il 15 APRILE 2011 alla Biennale Democrazia


15 APRILE 2011 A TORINO
TEATRO GOBETTI ORE 21,30
v. Gioacchino Rossini 8




Nelle giornate di Biennale Democrazia 2011 “Tutti. Molti. Pochi”
LA SFIDA DEGLI OUTSIDER
NewTO intervista
Michel Martone, docente di Diritto del lavoro presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Teramo
Angela Padrone, Vice caporedattore centrale del quotidiano «Il Messaggero», autrice de La sfida degli outsider (Marsilio, 2009)
...e Irene Tinagli, docente all'Università Carlos III di Madrid, autrice di Talento da svendere (Einaudi, 2008)

Per NewTO intervengono: Davide Fuschi, Francesca Gambetta e Paolo Verri

Ingresso libero - Info 011 0768038 info@newto.eu

Chi sono gli outsider nell’Italia dei primi decenni dell 2000?
I giovani, che hanno rappresentato in passato un’icona vincente e ora sono in crisi d’identità, stanchi, sfiduciati? O le donne, che nel XX secolo si sono battute per la parità di diritti e hanno scoperto che quando si sale sul palco è dura strappare i ruoli principali? O i migranti, che pur presenti in grande numero nel nostro Paese sono poco rappresentati e solo parzialmente integrati.
In ogni caso energie potenzialmente nuove che il nostro sistema socio-produttivo tende a penalizzare anziché valorizzare, ritrovandosi di giorno in giorno più stanco e afflitto.

Ma lo sport ci insegna che l’outsider è quell’atleta che riesce ad affermarsi pur avendo inizialmente scarse probabilità di successo e che, escluso dal numero dei favoriti di una gara, ne risulta a sorpresa il vincitore o uno dei maggiori protagonisti...

Con Michel Martone, Angela Padrone e Irene Tinagli, NewTO lancia un richiamo agli outsider italiani, che possono costituire il vero motore della ripresa nel nostro Paese. Per loro, è giunto il momento di conquistare un ruolo nell’Italia che cambia.

martedì 22 dicembre 2009

"Siamo tutti outsider?" di Michel Martone


Vi regalo un estratto della presentazione di Michel Martone al mio libro La Sfida degli Outsider. Per chi vuole leggerla tutta c'è sempre il libro, che si può anche comprare online qui accanto.
"(...) Una società nella quale prosperano gli insider, di fronte alla crisi economica, può anche avere l’impressione di poter sopravvivere sacrificando ulteriormente gli outsider. Ma poi rapidamente declina fino alla stagflazione. Perché, se i primi a impoverirsi sono gli outsider, che già hanno poco e in genere sono donne e giovani, poi, inevitabilmente, la crisi contagia l’intero sistema.
Basta guardare i dati sull’occupazione 2008-2009 richiamati nelle sue considerazioni finali dal governatore della Banca d’Italia. Quando arriva la crisi economica, i primi a rimetterci sono i neolaureati, perché le imprese smettono di assumere. Poi, cominciano a perdere il posto di lavoro anche i più tipici degli
outsider, ovvero i lavoratori precari, che immediatamente
riducono i loro consumi, perché non hanno ammortizzatori sociali. Così l’economia rallenta ulteriormente e, dopo un po’, cominciano a diffondersi i licenziamenti collettivi degli insider, ovvero di quei lavoratori che hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato e sono assistiti dall’articolo 18, che
però non vale a scongiurare le riduzioni di personale per motivi economici. Conseguentemente aumentano la precarietà, il lavoro nero e la disoccupazione, i consumi si riducono ulteriormente e il sistema entra in recessione. Quando il sistema entra in recessione, gli outsider, che siano disoccupati, precari o neolaureati, cominciano ad arrabbiarsi, perché vedono che
altre categorie di lavoratori possono contare su ammortizzatori
sociali ben più generosi, mentre a loro viene negata persino la speranza di un’occupazione a tempo indeterminato. E se non trovano i canali per riscattarsi dalla propria condizione attraverso l’impegno e il merito, è facile che diventino violenti, prima verbalmente e poi, magari, persino fisicamente. E così
la crisi economica, che in origine doveva colpire solo gli outsider, contagia l’intera società.
Il pericolo oggi è quanto mai attuale, visto che l’Italia registra il più basso tasso di mobilità sociale dei paesi occidentali, s’impoverisce giorno dopo giorno ma, ciononostante, non trova il coraggio di adottare quelle riforme di cui si discute da decenni. Riforme, come quella degli ammortizzatori sociali o del mercato
del lavoro, e liberalizzazioni, dalle professioni ai servizi pubblici locali, che Angela Padrone, coraggiosa sostenitrice del riformismo nostrano, ripropone con forza nelle pagine conclusive del libro, per abbattere quei muri e quelle barriere che, costringendo le donne e i giovani ai margini della nostra economia, compromettono il futuro del nostro paese."

domenica 6 dicembre 2009

Intervista su Dillinger.it (La pettinatura da outsider)

La pettinatura era da vera outsider! D'altra parte il tempo manca per certe frivolezze....

Questa l'intervista che mi hanno fatto i ragazzi di Dillinger.it la sera della presentazione del libro! Dopo il corpo a corpo con Brunetta, Bonino, Napoletano e last but not least Michel Martone!

mercoledì 25 novembre 2009

Presentazione La Sfda degli Outsider

Ed ecco il video con tutta la presentazione, registrata e postata sul sito di Radio Radicale.

Presentazione degli Outsider (Gli spietati)


Ecco l'articolo che ha scritto Umberto Mancini sul Messaggero, dopo la presentazione di martedì sera del libro:



"Lei lo definisce un «libro spietato». E in effetti «La sfida degli outsider, donne e giovani insieme per cambiare l’Italia» (Marsilio, 174 pagine) di Angela Padrone, giornalista e scrittrice, è una analisi cruda e impietosa di come proprio le giovani generazioni e le donne siano state lasciate indietro, emarginate, dimenticate da un mondo del lavoro dove il predominio maschile, almeno in Italia, resta un totem assoluto. Un muro insuperabile. Del resto il nostro Paese è considerato insieme a Portogallo, Spagna e Grecia una delle «pecore nere» in Europa: un «pigs». L’acronimo identifica le nazioni che hanno meno investito nel proprio capitale umano e che hanno un basso tasso di crescita del Pil. Che, in una parola, non valorizzano l’apporto che donne e giovani possano dare. Privilegiando una organizzazione sociale che si fonda su vecchi schemi e poca flessibilità. Dove le rendite di posizione, le corporazioni, l’impermeabilità del sistema sono inscalfibili. Ma il libro della Padrone non è solo una analisi dettagliata, densa di cifre ed esempi concreti. E di citazioni illuminanti, ironiche e profonde, dai blog a Baudelaire. E’ sopratutto - come hanno sottolineato il ministro Renato Brunetta, Emma Bonino e Michel Martone che hanno presentato il volume - un punto da cui partire. Per superare l’immobilismo e dare una nuova chance ad un Paese ripiegato su se stesso. Come? Approfittando della crisi per fare la vere riforme. «Come - dice Brunetta - quella realizzata con l’aumento dell’età pensionabile per le donne, che consente di liberare risorse per asili nido e le persone non autosufficienti». O quella - avviata faticosamente nella pubblica amministrazione - di dare al merito un ruolo centrale. Dai medici ai magistrati, ai dirigenti, a prescindere dal sesso. Una rivoluzione - si legge ancora nel libro della Padrone - che si deve coniugare con la voglia di mettersi in gioco e rischiare, scommettendo su se stessi, contro tutti e tutto. «Gli outsider - chiosa il ministro - devono in fondo essere un po’ irresponsabili». Contribuendo così a cambiare - aggiunge la Bonino - una Italia ingrippata. Spazzando via ogni tipo di discriminazione, la retorica del precariato, il lamento sterile, gli insider ipergarantiti. Quel patto sociale perverso che non premia chi vale di più, chi più studia e si impegna, ma che guarda solo al passato. La Padrone offre gli strumenti culturali per avviare un percorso innovativo. Invitando giovani e donne a prendere in mano il proprio destino. Da outsider vincenti e coraggiosi."


(Pubblicato sul Messaggero del 25/11/2009)

lunedì 23 novembre 2009

Oggi 24 novembre la presentazione a Roma














Vi aspetto oggi alla presentazione della Sfida degli Outsider, Marsilio editore, a Roma.
L'appuntamento è vicino a piazza di Spagna, in via Alibert 5/A, nella sede di Roma Eventi alle ore 18,30.
Ci saranno il ministro Renato Brunetta, la vicepresidente del Senato (nonché autrice della prefazione al libro) Emma Bonino, e il professor Michel Martone (autore della Presntazione sugli Outsider all'inizio del volume). Modera il direttore del Messaggero Roberto Napoletano. E ci sarà la vostra Autrice, cioè io.
Vi aspetto.

venerdì 26 settembre 2008

DILEMMA ALITALIA

aggiornato link

Domanda: ma se i piloti Alitalia dicono no all'accordo, e se poi quando la nuova società proporrà loro un posto di lavoro alle nuove condizioni loro rifiuteranno, è giusto che godano della cassa integrazione? Il ministro Sacconi aveva detto che no, secondo lui non andrebbe applicata (anche se poi lo sarà). Pietro Ichino, giuslavorista e senatore Pd oggi dai microfoni di Radio Radicale, insiste anche lui: in nessun paese chi rifiuta un posto di lavoro ha diritto agli ammortizzatori sociali. Naturalmente nessuno di noi vorrebbe che i piloti o altri dipendenti siano sottoposti a condizioni capestro...insomma, il problema è fondamentale per il modo in cui non solo si intendono i rapporti di lavoro, ma soprattutto gli ammortizzatori sociali. In Italia hanno sempre favorito solo alcuni, trascurando tutti gli altri e rendendo il mercato del lavoro italiano particolarmente "bastardo". Allora?

Segnalo, nel corso dell'intervista che abbiamo fatto a Ichino in "In ginocchio da te", con Valeria Manieri e Michel Martone, anche la questione del lavoro femminile, tema di cui in questi mesi non si discute più. Sottolinea Ichino: su 5 milioni di lavoratori che in Italia mancano all'appello, 4 milioni sono donne. E questo descrive sinteticamente alcuni fra i più gravi problemi strutturali della nostra economia.

sabato 22 dicembre 2007

GIOVANI E DONNE VI GIUDICANO




Qui potete ascoltare la puntata del 14 dicembre della trasmissione "In panchina vacci tu" su Radio Radicale. Al microfono, condotto da Valeria Manieri, si alternano Michel Martone, docente di diritto del lavoro e autore di "Governo dell'economia e azione sindacale", Francesco Delzio, direttore dei giovani della Confindustria e autore di "Generazione Tuareg", Federico Mello, fondatore di generazioneblog e di "L'Italia spiegata a mio nonno" , Giuliano Gennaio di Coalizione Generazionale, e la sottoscritta.
Non so quando, ma prima o poi, sentirete su Radio Radicale una seconda puntata, nella quale potrete ascoltare dalla viva voce dei protagonisti l'intenzione di mettere sotto esame scuola, università, comunicazione, giornali e tv, politica.
Il punto di vista che ci riunisce è quello di chi vuole allargare il cerchio delle idee e del potere anche alle nuove generazioni e alle donne, generalmente tenute ai margini (o che si fanno tenere ai margini).


Spero che avrete apprezzato la vignetta natalizia di Arnald

venerdì 14 dicembre 2007

ITALIANI DEPRESSI? IN PANCHINA VACCI TU







L'Italia è un paese triste e depresso, scrive Ian Fisher sul New York Times. E' vero. Inutile la difesa d'ufficio di Napolitano. Basta guardarsi intorno per la strada, si vedono certi musi lunghi... per non parlare delle cifre: crescita quasi zero, crescita della produttività zero, giovani al potere sotto zero, donne al potere idem, investimenti su scuola, ricerca e sviluppo, pochissimi. I ragazzi cominciano a parlare della loro paura del precariato prima ancora di aver finito la scuola, e invece di sognare di cambiare il mondo, sognano le vacanze organizzate e la pensione (su questo hanno ragione: se la sognano, la pensione, ma anche un po' per colpa loro). In Precari e contenti" ho scritto: "Ascoltandoli si ricava la convinzione che la depressione sia una malattia socialmente trasmissibile, che viviamo in un paese dove il bicchiere viene visto sempre mezzo vuoto e dove, di fronte alle difficoltà, invece di tirare fuori l'orgoglio i giovani depongono le armi. Oppure sono preda di una rabbia incontrollabile, cieca, impotente, dalla quale non riesce a emergere nessuna forza propositiva, solo nichilismo" (Come chiamate il vaffa..day di Grillo?!)
Partendo da questo spunto siamo tornati a parlare di giovani, lavoro, donne e politica alla trasmissione "In panchina vacci tu" di Radio Radicale, con Francesco Delzio, Giuliano Gennaio, Michel Martone, Federico Mello. Conduceva Valeria Manieri. La trasmissione dura un'ora ma il gruppo è vivace e ben assortito, io credo che sia interessante.
A parte ciò, tornando sulla depressione, è di oggi la notizia di un ricercatore che ha fatto importanti ricerche nella cura contro i tumori e che però ha deciso di lasciare l'Italia per disperazione: si chiama Antonio Porro, 28 anni e se ne va in Svizzera. E' di oggi anche il richiamo della Banca centrale europea: con la Finanziaria 2008 l'Italia ha mostrato scarsa ambizione, il risanamento dei conti non procede. Già. E quel debito pubblico, tra le altre cose, pesa come un macigno sulle spalle degli italiani, ma soprattutto sulle spalle dei giovani e delle donne: perché per quel macigno non si possono fare più asili nido, sussidi alla disoccupazione, assistenza agli anziani, tutto ciò che libererebbe energie vitali per il nostro Paese. Perché è chiaro: non è che siamo tutti depressi! Se ascoltate la trasmissione a Radio Radicale vi rendete conto che ci siamo divertiti un sacco a incontrarci e a discutere (La Compagnia si è data appuntamento di nuovo a Radio Radicale la settimana prossima). Ma restano casi individuali. Collettivamente, l'Italia fa acqua da tutte le parti.
Forse è ora veramente di fare ricorso a risorse nuove, e non parlo di soldi, ma di idee.

giovedì 13 dicembre 2007

RAGAZZI, DOVE VI SIETE RINTANATI?






Peccato per chi non c'era. Perché è stato un incontro molto divertente, pieno di idee e di energia. Garantisco che i partecipanti (da sinistra in alto Francesco Delzio, Federico Mello, Michel Martone e, sotto, io) erano tutti più belli di come si vedono in foto (compresa la sottoscritta, che è venuta gigantesca rispetto agli altri, ma solo per mia incompetenza tecnica)



Dunque, a Scienze Politiche, La Sapienza, c'è stato l'incontro "AAA speranza di futuro offresi", condotto brillantemente da Giuliano Gennaio di Coalizione Generazionale e aperto dal professor Giovanni Somogyi. Partirei quasi dalla fine, perché tra il pubblico c'era Daniele Buzzurro, giovane imprenditore, che ci ha raccontato il suo calvario, quando cerca qualche giovane da inserire nella sua azienda: non li trova, o comunque non trova quelli con il profilo giusto e quel minimo di umiltà che serve per entrare in un posto di lavoro. E credo che questa piccola testimonianza abbia colpito (almeno spero) molti dei giovani presenti.



A parte ciò, riassumere tutti gli interventi sarebbe lungo e, francamente, dopo una lunga pedalata in bici con il freddo, una pizza e un bicchiere di vino....
Alcune delle domande che ci hanno attanagliato:



1)questa dei giovani trentenni (e anche ventenni) è una generazione non interessata al proprio destino? Poco propensa a fare politica? Rassegnata a farsi gestire dai soliti politici, tanto criticati? Alcuni lo hanno detto, altri pensato, soprattutto constatando che il pubblico non era proprio oceanico.


2)perché per esempio i giovani sono addirittura scesi in piazza in difesa dell'abolizione dello scalone, che è una delle mosse che più li ha danneggiati negli ultimi anni, mentre con quei soldi si potevano fare sussidi pepr giovani disoccupati, (la famosa flexicurity)? Sono preda di ideologie cieche e autodistruttive? Sono poco informati? Risposta abbastanza affermativa.



3)L'Italia ha un pessimo mercato del lavoro, un'economia frammentata, bassi salari, crescita praticamente zero, produttività stagnante, ecc. su questo siamo tutti d'accordo. Di chi è la colpa? Del debito pubblico. Ma anche di tutti noi che viviamo sereni con i soldi dei genitori, siamo figli unici, erediteremo la casa dei genitori...insomma non è proprio così, ma poco ci manca.


4) Qualche autorità superiore ci restituirà certezze sul lavoro, nelle pensioni, nel welfare? No, nessuna, inutile sperare. Non resta che riboccarsi le maniche.


5) Le " quote"potrebbero servire a qualcosa ? Sì, alla fine l'ammissione è liberatoria. Dopo anni nei quali tutti noi siamo stati contrari alle quote, ormai per giovani e donne non resta altro da tentare. Non è una conclusione unanime, ma in molti oggi intorno a quel tavolo abbiamo detto che forse è una strada. Non possiamo aspettare altri mille anni. Non possono aspettare né i giovani né le donne. E' una dichiarazione d'impotenza? Forse sì, ma è l'unico modo per portare una ventata vera di novità, per sconvolgere una situazione ammuffita che rischia di andare avanti all'infinito, quando a dirigerci saranno solo anziani maschi (meritevolissimi, per carità, forse più bravi di noi, però...anche noi vorremmo provarci) E siccome l'età media dell'elettore italiano si sta alzando vertiginosamente, partiti e sindacati ormai non hanno nessuna possibilità di fare gli interessi dei giovani. E le donne? Tema rinviato.




Quanto ad altre iniziative, per parlare di giovani, donne, lavoro, flexicurity, si è pensato a un calendario con le foto di noi giovani scrittori e cantori del precario (che vuole essere) felice, oppure a una compagnia di giro che rappresenti una specie di Porta a Porta per la riscossa dei giovani e delle donne. Noi siamo candidati. Intanto ci rivediamo e risentiamo tutti domani a Radio Radicale, grazie alla brillante Valeria Manieri (vediamo se trovo una foto... non ce l'ho, ma me la procurerò). Ascoltateci numerosi.

martedì 11 dicembre 2007

NONNI, NIPOTI E LE DOMANDE GIUSTE PER IL 13 DICEMBRE





Questa è la ripetizione di un post sparito! Non c'è di peggio.... :-(




Avevo scritto un lungo pezzo sul libro di Federico Mello "L'Italia spiegata a mio nonno"...ma ora è difficile riscriverlo uguale. Però ci provo.


Intanto confesso che ero partita un po' prevenuta, perché mi sembrava che fin dal titolo il libro fosse della serie "ah, come si stava meglio un tempo", anche se questo tempo non si sa mai qual è.


In effetti, soprattutto nella prima parte Mello fa parecchie concessioni alla retorica del precariato, però è ben documentato e molto correttamente sottolinea il fatto che dieci anni fa, quando fu introdotta la legge Treu, il grande problema dell'Italia non era il precariato, che non si sapeva neanche cosa fosse (falso, si sapeva benissimo, ma non era diventata una parola di moda) perché c'era il grande problema della DISOCCUPAZIONE!

Infatti, uno dei motivi per i quali si è sentito il bisogno di introdurre anche in Italia dei margini di flessibilità legale (perché quella illegale c'è sempre stata), era proprio il bisogno di sbloccare il mercato del lavoro per i soggetti più deboli: i giovani (e le donne).



Il libro diventa ancora più interessante quando parla del gorgo delle pensioni, che garantisce molto gli over 50 ma scivola sotto i piedi dei giovani; è interessante quando parla dei grandi cambiamenti della famiglia, cui la società non si è minimamente adeguata; delle esigenze delle donne che lavorano, che sono ancora troppo poche; di un'Italia di giovani con pochi figli, e così via.

Alla fine, la cosa più stimolante di tutte è che Mello ci invita a porre questi temi al centro dell'agenda politica. E questo è il punto. In questi anni la domanda è sempre stata, da parte di alcune posizioni ideologiche: come abolire la flessibilità (intesa come precarietà)? Invece il libro di Mello spinge secondo me a porre le domande giuste, quelle che i giovani dovrebbero pretendere fossero poste ai politici: come trasformare la società italiana, come sbloccarla, come dare più opportunità a giovani e donne? Come rendere più moderno il sistema delle imprese e l'intero mercato del lavoro? In fin dei conti: come aiutare la società italiana a trasformarsi in un posto dove tutti possono vivere meglio, soprattutto i giovani che finora sono stati invece i più trascurati?


Ecco, queste sono le cose di cui credo che discuteremo giovedì 13 alla Sapienza di Roma, Scienze Politiche, con Mello stesso, con Francesco Delzio (autore di Generazione Tuareg di cui ho già parlato qui) e con Michel Martone, brillante giuslavorista, coinvolto nella questione anche per una questione generazionale, essendo uno dei docenti universitari più giovani d'Italia. Coordina Giuliano Gennaio.
Il dibattito (vedi il video) è stato organizzato da Coalizione Generazionale, e ospitato dal professor Giovanni Somogyi, direttore del Dipartimento di Economia. Ma i veri animatori dovrebbero essere gli studenti, i diretti interessati.

martedì 23 ottobre 2007

UNA COMPLESSITA' IRRIDUCIBILE



Sono stati due dibattiti molto diversi, con pubblico e relatori di culture e background che più lontani non si può, eppure io vedo che le conclusioni convergono, che ci si appelli a Marx o a San Precario.

Lunedì si trattava di un gruppo di persone e di un pubblico molto orientato a sinistra. Una sinistra storica, che affonda le proprie radici nell'operaismo di Mario Tronti, nel Pci da cui viene Aldo Tortorella, nel femminismo della differenza di Ida Dominijanni (giornalista del Manifesto), nel gruppo di Magistratura Democratica di Papi Bronzini, e poi nella storia di Sergio Bologna, docente di storia del movimento operaio a Padova negli anni '70, e autore di "Lavoro autonomo di seconda generazione" e di quest'ultima fatica "Ceti medi senza futuro?" Ognuno dei relatori ovviamente ha svolto un discorso profondo e articolato, quale ormai nei dibattitti non siamo più neanche abituati a sentire: Tronti ha perfino citato i Grundrisse di Marx. Il senso generale però ha girato intorno a un concetto: il mercato del lavoro è diventato più complesso. Non si può più parlare solo di lavoro ma di "lavori" e quei lavori non si possono ridurre tutti al paradigma del lavoro dipendente a tempo indeterminato. Il lavoratore autonomo che non ha un contratto da lavoratore dipendente (e spesso neanche lo vuole, perché così sceglie la propria libertà) è una realtà crescente in tutti i paesi occidentali, negli Usa si parla di un 30% dei lavoratori (che da noi sono in realtà spesso classificati come micro imprese perché hanno la partita Iva). In questo caso, è evidente, non si può tutelare un posto di lavoro, ma si deve tutelare il lavoratore. Il punto è come. La riorganizzazione del welfare sembra l'unica strada. Purtroppo noi stiamo ancora a preoccuparci dello "scalone".



Secondo dibattito, stamattina: il mondo del lavoro che cambia inquieta anche gli studenti della Luiss, che infatti sono venuti in parecchi, anche se in teoria avranno meno problemi di altri. E se Fabrizio Buratto ha fatto di tutto per impersonare il personaggio di giovane precario "scontento", sono sicura che molti di quegli studenti invidiavano la sua posizione di scrittore e di autore televisivo: lui stesso ha spiegato che ha seguito un proprio "demone" evitando giurisprudenza e dedicandosi a studi più "precarizzanti". Quindi il suo risultato è tutto sommato egregio. Strepitoso è stato l'intervento di Pier Luigi Celli, che ha raccontato di quando da ragazzo lavorava come "stradino", e metteva i cubetti di porfido nelle strade per mantenersi agli studi; ha raccontato di quante persone nella sua vita ha dovuto licenziare, di quanti ha assunto; ha parlato della molteplicità di identità di ognuno, dei diversi lavori che affronteremo nella vita, di come niente sia mai lineare, cristallino: bisogna sporcarsi le mani. Il professor Roberto Pessi, preside di Giurisprudenza, con ironia ha ricordato la complessità del sistema produttivo, la difficoltà di un mercato (quello italiano) che non cresce, dove la produttività è praticamente ferma da tempo. E ha detto una semplice verità, che tutti noi continuiamo a ripetere: sarebbe bello se ci fosse lavoro a tempo indeterminato e garantito per tutti, ma la nostra società non lo produce, allora che fare?


Due sono le cose da fare: primo, riuscire a cavarcela come individui, con tutte le cose che scrivo nel libro; secondo: individuare degli obiettivi a livello collettivo, come ha detto molto bene il professore Michel Martone. Perché questa generazione riesce ad avere così poco? Perché non si batte per i propri diritti, per i famosi sussidi, ammortizzatori sociali ecc, e lascia che invece venga abolito lo scalone (per i 58enni?) Perché è vittima di un egoismo generazionale, ha detto Martone, che vede in giro troppa sonnolenza tra i giovani. I lettori di questo blog sanno bene di che si parla: con i 7 miliardi che servono per finanziare l'abolizione dello scalone, moltissimo si sarebbe potuto fare per i i giovani "precari" di oggi e di domani. Ma lo stesso tentativo che io ho fatto di sollevare un po' di rumore su questo, ricordate che è stato accolto tiepidamente. Difficile poi lamentarsi.
Nessuna delle persone con cui ho discusso in questi giorni ha pronunciato la frase "no al precariato", perché ovvia e inutile. Molto ci siamo invece arrovellati sul come.



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