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venerdì 26 settembre 2008

DILEMMA ALITALIA

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Domanda: ma se i piloti Alitalia dicono no all'accordo, e se poi quando la nuova società proporrà loro un posto di lavoro alle nuove condizioni loro rifiuteranno, è giusto che godano della cassa integrazione? Il ministro Sacconi aveva detto che no, secondo lui non andrebbe applicata (anche se poi lo sarà). Pietro Ichino, giuslavorista e senatore Pd oggi dai microfoni di Radio Radicale, insiste anche lui: in nessun paese chi rifiuta un posto di lavoro ha diritto agli ammortizzatori sociali. Naturalmente nessuno di noi vorrebbe che i piloti o altri dipendenti siano sottoposti a condizioni capestro...insomma, il problema è fondamentale per il modo in cui non solo si intendono i rapporti di lavoro, ma soprattutto gli ammortizzatori sociali. In Italia hanno sempre favorito solo alcuni, trascurando tutti gli altri e rendendo il mercato del lavoro italiano particolarmente "bastardo". Allora?

Segnalo, nel corso dell'intervista che abbiamo fatto a Ichino in "In ginocchio da te", con Valeria Manieri e Michel Martone, anche la questione del lavoro femminile, tema di cui in questi mesi non si discute più. Sottolinea Ichino: su 5 milioni di lavoratori che in Italia mancano all'appello, 4 milioni sono donne. E questo descrive sinteticamente alcuni fra i più gravi problemi strutturali della nostra economia.

giovedì 13 dicembre 2007

RAGAZZI, DOVE VI SIETE RINTANATI?






Peccato per chi non c'era. Perché è stato un incontro molto divertente, pieno di idee e di energia. Garantisco che i partecipanti (da sinistra in alto Francesco Delzio, Federico Mello, Michel Martone e, sotto, io) erano tutti più belli di come si vedono in foto (compresa la sottoscritta, che è venuta gigantesca rispetto agli altri, ma solo per mia incompetenza tecnica)



Dunque, a Scienze Politiche, La Sapienza, c'è stato l'incontro "AAA speranza di futuro offresi", condotto brillantemente da Giuliano Gennaio di Coalizione Generazionale e aperto dal professor Giovanni Somogyi. Partirei quasi dalla fine, perché tra il pubblico c'era Daniele Buzzurro, giovane imprenditore, che ci ha raccontato il suo calvario, quando cerca qualche giovane da inserire nella sua azienda: non li trova, o comunque non trova quelli con il profilo giusto e quel minimo di umiltà che serve per entrare in un posto di lavoro. E credo che questa piccola testimonianza abbia colpito (almeno spero) molti dei giovani presenti.



A parte ciò, riassumere tutti gli interventi sarebbe lungo e, francamente, dopo una lunga pedalata in bici con il freddo, una pizza e un bicchiere di vino....
Alcune delle domande che ci hanno attanagliato:



1)questa dei giovani trentenni (e anche ventenni) è una generazione non interessata al proprio destino? Poco propensa a fare politica? Rassegnata a farsi gestire dai soliti politici, tanto criticati? Alcuni lo hanno detto, altri pensato, soprattutto constatando che il pubblico non era proprio oceanico.


2)perché per esempio i giovani sono addirittura scesi in piazza in difesa dell'abolizione dello scalone, che è una delle mosse che più li ha danneggiati negli ultimi anni, mentre con quei soldi si potevano fare sussidi pepr giovani disoccupati, (la famosa flexicurity)? Sono preda di ideologie cieche e autodistruttive? Sono poco informati? Risposta abbastanza affermativa.



3)L'Italia ha un pessimo mercato del lavoro, un'economia frammentata, bassi salari, crescita praticamente zero, produttività stagnante, ecc. su questo siamo tutti d'accordo. Di chi è la colpa? Del debito pubblico. Ma anche di tutti noi che viviamo sereni con i soldi dei genitori, siamo figli unici, erediteremo la casa dei genitori...insomma non è proprio così, ma poco ci manca.


4) Qualche autorità superiore ci restituirà certezze sul lavoro, nelle pensioni, nel welfare? No, nessuna, inutile sperare. Non resta che riboccarsi le maniche.


5) Le " quote"potrebbero servire a qualcosa ? Sì, alla fine l'ammissione è liberatoria. Dopo anni nei quali tutti noi siamo stati contrari alle quote, ormai per giovani e donne non resta altro da tentare. Non è una conclusione unanime, ma in molti oggi intorno a quel tavolo abbiamo detto che forse è una strada. Non possiamo aspettare altri mille anni. Non possono aspettare né i giovani né le donne. E' una dichiarazione d'impotenza? Forse sì, ma è l'unico modo per portare una ventata vera di novità, per sconvolgere una situazione ammuffita che rischia di andare avanti all'infinito, quando a dirigerci saranno solo anziani maschi (meritevolissimi, per carità, forse più bravi di noi, però...anche noi vorremmo provarci) E siccome l'età media dell'elettore italiano si sta alzando vertiginosamente, partiti e sindacati ormai non hanno nessuna possibilità di fare gli interessi dei giovani. E le donne? Tema rinviato.




Quanto ad altre iniziative, per parlare di giovani, donne, lavoro, flexicurity, si è pensato a un calendario con le foto di noi giovani scrittori e cantori del precario (che vuole essere) felice, oppure a una compagnia di giro che rappresenti una specie di Porta a Porta per la riscossa dei giovani e delle donne. Noi siamo candidati. Intanto ci rivediamo e risentiamo tutti domani a Radio Radicale, grazie alla brillante Valeria Manieri (vediamo se trovo una foto... non ce l'ho, ma me la procurerò). Ascoltateci numerosi.

giovedì 27 settembre 2007

PARLIAMO DI DONNE (e pensioni)



Domani a Radio Radicale parleremo di pensioni, e di donne. Emma Bonino da un bel po' di tempo si batte per l'equiparazione dell'età pensionaibile di uomini e donne a 65 anni. Sembra paradossale: una storica paladina dei diritti delle donne chiede una cosa che sembra aggravare un po' le donne, ora "privilegiate" (almeno in questo, dicono tante) dall'età della pensione di anzianità a 60 anni, rispetto ai 65 degli uomini. Ma è proprio così? E' un vantaggio per le donne andare in pensione a 60 anni ?






I radicali hanno presentato una mozione alla Camera nella quale sotto la dicitura "Equiparazione dell'età pensionabile..." sono indicati 18 punti che riguardano quello che oggi va di moda chiamare welfare, e che sono politiche sociali. L'aumento dell'età pensionabile per le donne è solo uno di questi punti. Cerco di riassumere gli altri: aumentare la spesa per il welfare fino al 2,3% del Pil entro il 2010; incentivare la creazione di asili nido; promuovere gli asili nido aziendali; riduzione delle rette degli asili; incentivare il lavoro femminile attraverso riduzioni fiscali; attivare il lavoro occasionale per la cura di casa, bambini e anziani con dei voucher; incentivi alle imprese family friendly (orario flessibile, telelavoro, asili nido aziendali, ecc); liberalizzare gli orari di apertura di esercizi commerciali e banche; promuovere i congedi di paternità; orari flessibili e part time sul lavoro per entrambi i sessi; telelavoro; formazione per il reingresso nel mercato del lavoro soprattutto per le donne in maternità; rilancio dell'imprenditorialità femminile.






La domanda di fondo è: voi donne, che andate in pensione prima (e forse di questo siete contente, ma chissà) ma di solito con una pensione bassa (perché avete versato pochi contributi in confronto a un uomo), non scambiereste quei 5 anni per tutte queste altre cose, che migliorerebbero tutta la vostra vita? Non pensiamo infine che queste linee guida migliorerebbero la vita non solo delle donne, ma anche quella degli uomini? Insomma io credo che tutto ciò sia piuttosto interessante. Anzi, direi meravigliosamente rivoluzionario per la nostra società ingessata. Anche se qualche piccolo dubbio lo vorrei introdurre...ma stasera ne discuteremo a Radio Radicale. La trasmissione andrà in onda domani venerdì 28 intorno alle 15 (replica alle 23)

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