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sabato 22 dicembre 2007

GIOVANI E DONNE VI GIUDICANO




Qui potete ascoltare la puntata del 14 dicembre della trasmissione "In panchina vacci tu" su Radio Radicale. Al microfono, condotto da Valeria Manieri, si alternano Michel Martone, docente di diritto del lavoro e autore di "Governo dell'economia e azione sindacale", Francesco Delzio, direttore dei giovani della Confindustria e autore di "Generazione Tuareg", Federico Mello, fondatore di generazioneblog e di "L'Italia spiegata a mio nonno" , Giuliano Gennaio di Coalizione Generazionale, e la sottoscritta.
Non so quando, ma prima o poi, sentirete su Radio Radicale una seconda puntata, nella quale potrete ascoltare dalla viva voce dei protagonisti l'intenzione di mettere sotto esame scuola, università, comunicazione, giornali e tv, politica.
Il punto di vista che ci riunisce è quello di chi vuole allargare il cerchio delle idee e del potere anche alle nuove generazioni e alle donne, generalmente tenute ai margini (o che si fanno tenere ai margini).


Spero che avrete apprezzato la vignetta natalizia di Arnald

mercoledì 19 dicembre 2007

FUOCO INCROCIATO DEI BAMBOCCIONI SUL PROTOCOLLO



Il famigerato protocollo sul welfare non è stato tenero con i giovani. In parte ha ignorato i loro bisogni, in parte li ha presi per il naso, facendo ricadere su di loro la famigerata abolizione dello "scalone", che poi era il motivo principale per cui si è fatto il protocollo. (Chi mi segue sa quanto io abbia preso a cuore la vicenda, inutilmente). Queste poche righe, secondo me, basterebbero. Però c'è chi ci si è dedicato più lungamente e approfonditamente. In particolare vorrei segnalare le analisi di due giovani molto attrezzati: uno è Federico Mello, blogger e autore di "L'Italia spiegata a mio nonno", che ha scritto "Il protocollo sul welfare visto dai Bamboccioni (incazzati)". L'altro è Alessio Maniscalco, anche lui blogger, collaboratore di giornali e "cultore" di diritto del lavoro, che ha scritto sul Bollettino Adapt "Un contrasto generazionale? Riflessioni sul Protocollo Welfare del 23 luglio scorso".Sono due punti di vista politicamente opposti: Mello si definisce Verde, comunque dichiaratamente di sinistra e a volte strizza l'occhio ad alcune frange di antipolitica e di sinistra radicale (lui nega). Maniscalco invece si capisce che ha qualche simpatia per il centro destra, tanto è vero che nel suo scritto loda ampiamente il "Patto per l'Italia" stipulato dal governo Berlusconi con una parte del sindacato, al quale riconosce uno "spirito innovativo", a fronte dell'"inerzia riformatrice" del Protocollo Prodi. Potrebbero sembrare punti di vista inconciliabili.Eppure non è così. Anzi, le conclusioni sono in gran parte simili nella sostanza.Nonostante le lodi di Maniscalco, il Patto per l'Italia è rimasto lettera morta. Così come è rimasta in larga misura inattuata la legge Biagi nelle parti in cui prevede nuovi ammortizzatori sociali e tutele, nuovo impulso all'apprendistato, alla Borsa Lavoro nazionale. Il passato viene rivisitato anche da Mello, il quale ( anche lui) cita Biagi, che nel libro Bianco sottolineava: "La struttura della spesa sociale italiana denota un'accentuata caratterizzazione pensionistica ed una bassa incidenza tanto dei trattamenti di disoccupazione quanto di quelli assistenziali a favore di soggetti in età lavorativa (...)". Nessuno in realtà ha fatto niente per cambiare questo stato di cose.
Anche stavolta, quindi, si sono privilegiate le pensioni. Sette miliardi e mezzo per evitare lo scalone, finanziati paradossalmente gravando sulle spalle di più giovani, con maggiori contributi e con altre amenità a lungo termine. patetica la rimodulazione dei contratti a termine. Diversamente da Mello non penso che si dovesse "fare di più", sarebbe stato più dignitoso non fare niente. Anzi, in questo seguo il ragionamento di Maniscalco sulla eccessiva rigidità del nostro mercato del lavoro, che scarica tutta la flessibilità sulle spalle dei giovani. In paesi diversissimi come Gran Bretagna e Danimarca questo non succede e la flessibilità non viene vissuta in maniera drammatica.Alla fin fine i due testi, partendo da posizioni politiche lontane, convergono: Maniscalco cita l'egoismo generazionale" di cui parla Michel Martone: ..."Viviamo in un Welfare State ammalato di egoismo generazionale - dice Martone - Nel quale i privilegi dei padri vengono pagati con il futuro dei figli, sul quale grava il terzo debito pubblico del mondo...."E Mello: "Evidentemente scrivendo questoprotocollo sul welfare, chi sta al potere ha scelto a cuor leggero la strada dello scontro generazionale, del bullismo dei nonni sui nipoti, in luogo di politiche lungimiranti..."Insomma, visto che i trentenni convergono nonostante alcuni persistenti pregiudizi, forse sarebbe bene che si parlassero e superassero gli ideologismi che già hanno fatto parecchio male a questo Paese. Il che non vuole dire che si debba buttare via una sana partigianeria politica, sale di ogni dibattito pubblico. Ma che sia a posteriori, non a priori!

PS: Mello se la prende ripetutamente con il ministro Padoa-Schioppa (affettuosamente chiamato Tps) per la frase sui Bamboccioni, per la quale sarà senz'altro ricordato sui libri di scuola. Ebbene, Federico non me ne voglia, ma secondo me prendersela tanto con lui per questo è sbagliato: la mia impressione è che Tps volesse, in fondo, fare qualcosa di positivo per i giovani (spesso, e non da ora soltanto, un po' addormentati: concedimelo). Ma gli è uscita male, quindi è bollato. Ma attenti, perché anche voi sarete per sempre la generazione dei bamboccioni, qualunque miracolo voi facciate. Potere stregonesco e pasticcione della comunicazione nell'era delle veline e dei blog!.

venerdì 14 dicembre 2007

ITALIANI DEPRESSI? IN PANCHINA VACCI TU







L'Italia è un paese triste e depresso, scrive Ian Fisher sul New York Times. E' vero. Inutile la difesa d'ufficio di Napolitano. Basta guardarsi intorno per la strada, si vedono certi musi lunghi... per non parlare delle cifre: crescita quasi zero, crescita della produttività zero, giovani al potere sotto zero, donne al potere idem, investimenti su scuola, ricerca e sviluppo, pochissimi. I ragazzi cominciano a parlare della loro paura del precariato prima ancora di aver finito la scuola, e invece di sognare di cambiare il mondo, sognano le vacanze organizzate e la pensione (su questo hanno ragione: se la sognano, la pensione, ma anche un po' per colpa loro). In Precari e contenti" ho scritto: "Ascoltandoli si ricava la convinzione che la depressione sia una malattia socialmente trasmissibile, che viviamo in un paese dove il bicchiere viene visto sempre mezzo vuoto e dove, di fronte alle difficoltà, invece di tirare fuori l'orgoglio i giovani depongono le armi. Oppure sono preda di una rabbia incontrollabile, cieca, impotente, dalla quale non riesce a emergere nessuna forza propositiva, solo nichilismo" (Come chiamate il vaffa..day di Grillo?!)
Partendo da questo spunto siamo tornati a parlare di giovani, lavoro, donne e politica alla trasmissione "In panchina vacci tu" di Radio Radicale, con Francesco Delzio, Giuliano Gennaio, Michel Martone, Federico Mello. Conduceva Valeria Manieri. La trasmissione dura un'ora ma il gruppo è vivace e ben assortito, io credo che sia interessante.
A parte ciò, tornando sulla depressione, è di oggi la notizia di un ricercatore che ha fatto importanti ricerche nella cura contro i tumori e che però ha deciso di lasciare l'Italia per disperazione: si chiama Antonio Porro, 28 anni e se ne va in Svizzera. E' di oggi anche il richiamo della Banca centrale europea: con la Finanziaria 2008 l'Italia ha mostrato scarsa ambizione, il risanamento dei conti non procede. Già. E quel debito pubblico, tra le altre cose, pesa come un macigno sulle spalle degli italiani, ma soprattutto sulle spalle dei giovani e delle donne: perché per quel macigno non si possono fare più asili nido, sussidi alla disoccupazione, assistenza agli anziani, tutto ciò che libererebbe energie vitali per il nostro Paese. Perché è chiaro: non è che siamo tutti depressi! Se ascoltate la trasmissione a Radio Radicale vi rendete conto che ci siamo divertiti un sacco a incontrarci e a discutere (La Compagnia si è data appuntamento di nuovo a Radio Radicale la settimana prossima). Ma restano casi individuali. Collettivamente, l'Italia fa acqua da tutte le parti.
Forse è ora veramente di fare ricorso a risorse nuove, e non parlo di soldi, ma di idee.

giovedì 13 dicembre 2007

RAGAZZI, DOVE VI SIETE RINTANATI?






Peccato per chi non c'era. Perché è stato un incontro molto divertente, pieno di idee e di energia. Garantisco che i partecipanti (da sinistra in alto Francesco Delzio, Federico Mello, Michel Martone e, sotto, io) erano tutti più belli di come si vedono in foto (compresa la sottoscritta, che è venuta gigantesca rispetto agli altri, ma solo per mia incompetenza tecnica)



Dunque, a Scienze Politiche, La Sapienza, c'è stato l'incontro "AAA speranza di futuro offresi", condotto brillantemente da Giuliano Gennaio di Coalizione Generazionale e aperto dal professor Giovanni Somogyi. Partirei quasi dalla fine, perché tra il pubblico c'era Daniele Buzzurro, giovane imprenditore, che ci ha raccontato il suo calvario, quando cerca qualche giovane da inserire nella sua azienda: non li trova, o comunque non trova quelli con il profilo giusto e quel minimo di umiltà che serve per entrare in un posto di lavoro. E credo che questa piccola testimonianza abbia colpito (almeno spero) molti dei giovani presenti.



A parte ciò, riassumere tutti gli interventi sarebbe lungo e, francamente, dopo una lunga pedalata in bici con il freddo, una pizza e un bicchiere di vino....
Alcune delle domande che ci hanno attanagliato:



1)questa dei giovani trentenni (e anche ventenni) è una generazione non interessata al proprio destino? Poco propensa a fare politica? Rassegnata a farsi gestire dai soliti politici, tanto criticati? Alcuni lo hanno detto, altri pensato, soprattutto constatando che il pubblico non era proprio oceanico.


2)perché per esempio i giovani sono addirittura scesi in piazza in difesa dell'abolizione dello scalone, che è una delle mosse che più li ha danneggiati negli ultimi anni, mentre con quei soldi si potevano fare sussidi pepr giovani disoccupati, (la famosa flexicurity)? Sono preda di ideologie cieche e autodistruttive? Sono poco informati? Risposta abbastanza affermativa.



3)L'Italia ha un pessimo mercato del lavoro, un'economia frammentata, bassi salari, crescita praticamente zero, produttività stagnante, ecc. su questo siamo tutti d'accordo. Di chi è la colpa? Del debito pubblico. Ma anche di tutti noi che viviamo sereni con i soldi dei genitori, siamo figli unici, erediteremo la casa dei genitori...insomma non è proprio così, ma poco ci manca.


4) Qualche autorità superiore ci restituirà certezze sul lavoro, nelle pensioni, nel welfare? No, nessuna, inutile sperare. Non resta che riboccarsi le maniche.


5) Le " quote"potrebbero servire a qualcosa ? Sì, alla fine l'ammissione è liberatoria. Dopo anni nei quali tutti noi siamo stati contrari alle quote, ormai per giovani e donne non resta altro da tentare. Non è una conclusione unanime, ma in molti oggi intorno a quel tavolo abbiamo detto che forse è una strada. Non possiamo aspettare altri mille anni. Non possono aspettare né i giovani né le donne. E' una dichiarazione d'impotenza? Forse sì, ma è l'unico modo per portare una ventata vera di novità, per sconvolgere una situazione ammuffita che rischia di andare avanti all'infinito, quando a dirigerci saranno solo anziani maschi (meritevolissimi, per carità, forse più bravi di noi, però...anche noi vorremmo provarci) E siccome l'età media dell'elettore italiano si sta alzando vertiginosamente, partiti e sindacati ormai non hanno nessuna possibilità di fare gli interessi dei giovani. E le donne? Tema rinviato.




Quanto ad altre iniziative, per parlare di giovani, donne, lavoro, flexicurity, si è pensato a un calendario con le foto di noi giovani scrittori e cantori del precario (che vuole essere) felice, oppure a una compagnia di giro che rappresenti una specie di Porta a Porta per la riscossa dei giovani e delle donne. Noi siamo candidati. Intanto ci rivediamo e risentiamo tutti domani a Radio Radicale, grazie alla brillante Valeria Manieri (vediamo se trovo una foto... non ce l'ho, ma me la procurerò). Ascoltateci numerosi.

martedì 11 dicembre 2007

NONNI, NIPOTI E LE DOMANDE GIUSTE PER IL 13 DICEMBRE





Questa è la ripetizione di un post sparito! Non c'è di peggio.... :-(




Avevo scritto un lungo pezzo sul libro di Federico Mello "L'Italia spiegata a mio nonno"...ma ora è difficile riscriverlo uguale. Però ci provo.


Intanto confesso che ero partita un po' prevenuta, perché mi sembrava che fin dal titolo il libro fosse della serie "ah, come si stava meglio un tempo", anche se questo tempo non si sa mai qual è.


In effetti, soprattutto nella prima parte Mello fa parecchie concessioni alla retorica del precariato, però è ben documentato e molto correttamente sottolinea il fatto che dieci anni fa, quando fu introdotta la legge Treu, il grande problema dell'Italia non era il precariato, che non si sapeva neanche cosa fosse (falso, si sapeva benissimo, ma non era diventata una parola di moda) perché c'era il grande problema della DISOCCUPAZIONE!

Infatti, uno dei motivi per i quali si è sentito il bisogno di introdurre anche in Italia dei margini di flessibilità legale (perché quella illegale c'è sempre stata), era proprio il bisogno di sbloccare il mercato del lavoro per i soggetti più deboli: i giovani (e le donne).



Il libro diventa ancora più interessante quando parla del gorgo delle pensioni, che garantisce molto gli over 50 ma scivola sotto i piedi dei giovani; è interessante quando parla dei grandi cambiamenti della famiglia, cui la società non si è minimamente adeguata; delle esigenze delle donne che lavorano, che sono ancora troppo poche; di un'Italia di giovani con pochi figli, e così via.

Alla fine, la cosa più stimolante di tutte è che Mello ci invita a porre questi temi al centro dell'agenda politica. E questo è il punto. In questi anni la domanda è sempre stata, da parte di alcune posizioni ideologiche: come abolire la flessibilità (intesa come precarietà)? Invece il libro di Mello spinge secondo me a porre le domande giuste, quelle che i giovani dovrebbero pretendere fossero poste ai politici: come trasformare la società italiana, come sbloccarla, come dare più opportunità a giovani e donne? Come rendere più moderno il sistema delle imprese e l'intero mercato del lavoro? In fin dei conti: come aiutare la società italiana a trasformarsi in un posto dove tutti possono vivere meglio, soprattutto i giovani che finora sono stati invece i più trascurati?


Ecco, queste sono le cose di cui credo che discuteremo giovedì 13 alla Sapienza di Roma, Scienze Politiche, con Mello stesso, con Francesco Delzio (autore di Generazione Tuareg di cui ho già parlato qui) e con Michel Martone, brillante giuslavorista, coinvolto nella questione anche per una questione generazionale, essendo uno dei docenti universitari più giovani d'Italia. Coordina Giuliano Gennaio.
Il dibattito (vedi il video) è stato organizzato da Coalizione Generazionale, e ospitato dal professor Giovanni Somogyi, direttore del Dipartimento di Economia. Ma i veri animatori dovrebbero essere gli studenti, i diretti interessati.

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