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martedì 10 giugno 2008

SCUOLA DEL MERITO...E DEL DEMERITO



I nostri giovani sono in grave ritardo rispetto a quelli di altri paesi.. Le loro competenze in matematica sono indietro almeno di un anno, la differenza tra Nord e Sud, nell’insegnamento e nei risultati, è molto ampio. Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, è tornato con queste parole sul tema giovani e scuola, proprio nel giorno in cui il ministro Gelmini ha presentato il suo piano.

Per la prima volta da molti anni, un ministro non ha presentato ingegnerie strutturali (tipo progetti, piani, riorganizzazioni dell’insegnamento tipo 3+2, 5+3, 8-1), ma ha detto che bisogna pagare di più gli insegnanti e far valere il merito nella scuola. Si è aggiunto anche il ministro della Funzione Pubblica, renato brunetta, il quale ha anunciato: gli insegnanti italiani dovranno essere i più pagati della Ue. Bene: questo implica che il loro numero cali drasticamente, e che vengano reclutati con sistemi diversi da quelli utilizzati finora, con immissioni periodiche di precari sfiancati. Vedremo.
Intanto, visto che parlare di scuola conduce anche a parlare di Università, segnalo il link a un interessante pezzo su Noise from amerika sul sistema universitario americano e sull’annoso problema se in Italia dovremmo abolire il valore legale del titolo di studio, far pagare di più le tasse universitarie o no.
Un’unica considerazione conclusiva: è chiaro che se si reintroduce la concorrenza e il merito, ci sarà qualcuno che sarà premiato e qualcuno che sarà castigato...siamo pronti per questo?

sabato 31 maggio 2008

DRAGHI E I GIOVANI "MORTIFICATI"

AGGIUNTO IL LINK DELLA RELAZIONE

L’Italia non cresce. Ma è ora che torni a farlo se non vuole scivolare sempre più indietro rispetto agli altri paesi europei. E’ un punto chiave daella relazione di Mario Draghi nelle Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia. Chi vuole può leggere qui la relazione integrale.
I principali elementi negativi che aggravano il nostro sistema, ha sottolineato Draghi sono il Mezzogiorno e i giovani. Questi ultimi, in particolare dovrebbero essere protagonisti della ripresa. Ma sono spesso ”mortificati -testuali parole del governatore - da un’istruzione inadeguata, da un mercato del lavoro che li discrimina a favore dei più anziani, da un’organizzazione produttiva che non premia il merito, non valorizza le capacità”.
Scuola, conflitto giovani-anziani, merito, capacità. Sono tra i punti sui quali spesso ci arrovelliamo qui. Ecco perché credo importante mettere in risalto le parole del governatore. Che non hanno risposte facili, e neanche soluzioni indolori, va detto. E che si sommano a tutte le altre difficoltà, legate al debito pubblico, al sistema finanziario, e, aggiungerei io, a un paradigma culturale per certi aspetti arretrato.
Ma se i giovani stessi non si batteranno perché questi siano i temi sui quali va concentrata l’attenzione (di tutti: del governo delle imprese e delle stesse famiglie), saranno loro i primi sconfitti, e tutto il resto del Paese insieme a loro.

giovedì 31 maggio 2007

IL CAPITALE UMANO? SIETE VOI


Capitale umano. E’ un solo grido, dai sette colli alle Alpi, da Roma a Trento. Capitale umano significa persone, lavoratori. E’ su di loro, su di voi, che le economie più avanzate devono puntare. Ne parla da ieri il festival dell’economia di Trento, e ne ha parlato oggi il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, nelle sue Considerazioni finali, appuntamento tradizionale del 31 maggio.

Capitale umano significa formazione, punto chiave che interessa i giovani e meno giovani in guerra tutti i giorni sul mercato del lavoro. Sento tanti ragazzi che si lamentano e dicono: ma che abbiamo studiato a fare, ma che ci facciamo con la laurea, le imprese non ci vogliono...quasi quai preferiscono i diplomati, con meno aspettative e più disponibilità.
Ma a Trento ieri Corrado Passera , ad di Intesa-SanPaolo, ha detto che l’Italia è in emergenza. Sapete perché? Perché abbiamo poca formazione, poca istruzione, pochi laureati. Sembra una contraddizione. «Non è solo una questione di numero di laureati - ha detto Passera - bensì di occupabilità di questi laureati. C’è poi un problema di formazione lungo tutto l’arco della vita». Oggi, sempre a Trento, ha fatto una relazione sulla formazione Brian Keeley, economista inglese: "In Italia un lavoratore si aggiorna per quattro ore l'anno, in Svezia per 40 ore...."Quale sintesi migliore del nostro scarso investimento in formazione?
L’altro tasto su cui ha battuto Passera ieri è «l’assenza di meritocrazia e la totale mancanza di mobilità sociale». Insomma, il punto è: cosa si studia, come si finalizza, quante occasioni ci sono di valorizzare le conoscenze. Ma questo, certo, non dipende dai singoli, che possono solo cercare la loro strada stretta verso le posizioni migliori.
E oggi a Roma Draghi, in uno dei passaggi chiave del suo discorso, ha chiesto un forte investimento nella scuola: un «forte cambiamento», che coinvolga docenti (il reclutamento, la distribuzione geografica e i percorsi di carriera sono governati «da meccanismi che mescolano precarietà e inamovibilità») costi (le risorse per studente destinate all'istruzione scolastica «sono più elevate in Italia che nella media dei paesi europei») e gli atenei («dovrebbero potersi fare concorrenza nell'attrarre studenti e fondi pubblici»). Il governatore ha ricordato che l’Italia è ancora uno dei paesi dove è più basso il tasso di occupazione: sono pochi gli italiani che lavorano o anche solo che ”cercano” un lavoro, soprattutto tra le donne. La nota positiva è che l’economia è in crescita. Ma per chi cerca un lavoro, ora e non domani, è come veder partire un treno mentre arriva in stazione. Riuscirà a prenderlo?

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