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sabato 27 ottobre 2007

COSA FRENA LE DONNE AL LAVORO



Al convegno di ieri su donne ed equiparazione dell'età pensionabile (Proteggimi di meno e includimi più) Giulia Bongiorno, avvocato formidabile, ha raccontato questa storia: "Nel corso di uno dei tanti colloqui che faccio per assumere collaboratori per il mio studio (che non riesco mai a trovare, per cui siamo sempre a corto di organico...) ho conosciuto una giovane avvocatessa, bravissima. Dov'è il trucco, mi sono detta? Come mai una persona così in gamba ancora non ha un lavoro? Dopo le mie insistenze la brava avvocatessa ha ammesso il suo problema: ha un figlio piccolo. In uno studio sommerso di lavoro, ovviamente, una dipendente che si deve assentare per il bambino piccolo, malattie e vari piccoli imprevisti, può essere un problema, questa è la verità. Io l'ho assunta e poi ho telefonato alla banca dove lavora il marito, dicendo: io vorrei assumere questa persona, però voi mi dovete garantire che concederete anche al marito di assentarsi per le malattie del figlio, così da dividere l'onere tra me e voi. Altrimenti sarete responsabili della mancata assunzione di questa avvocatessa".

L'avvocato Giulia Bongiorno ha così, in questo aneddoto, efficacemente riassunto alcuni dei problemi delle donne e del lavoro: i costi per le piccole aziende, la condivisione con gli uomini, il supporto sociale, i pregiudizi. Tutto ciò si lega anche alle questioni più generali del mercato del lavoro e dei bassi stipendi per i giovani (e per le donne ancora di più) di cui ha parlato mirabilmente il luminoso Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia.

giovedì 31 maggio 2007

IL CAPITALE UMANO? SIETE VOI


Capitale umano. E’ un solo grido, dai sette colli alle Alpi, da Roma a Trento. Capitale umano significa persone, lavoratori. E’ su di loro, su di voi, che le economie più avanzate devono puntare. Ne parla da ieri il festival dell’economia di Trento, e ne ha parlato oggi il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, nelle sue Considerazioni finali, appuntamento tradizionale del 31 maggio.

Capitale umano significa formazione, punto chiave che interessa i giovani e meno giovani in guerra tutti i giorni sul mercato del lavoro. Sento tanti ragazzi che si lamentano e dicono: ma che abbiamo studiato a fare, ma che ci facciamo con la laurea, le imprese non ci vogliono...quasi quai preferiscono i diplomati, con meno aspettative e più disponibilità.
Ma a Trento ieri Corrado Passera , ad di Intesa-SanPaolo, ha detto che l’Italia è in emergenza. Sapete perché? Perché abbiamo poca formazione, poca istruzione, pochi laureati. Sembra una contraddizione. «Non è solo una questione di numero di laureati - ha detto Passera - bensì di occupabilità di questi laureati. C’è poi un problema di formazione lungo tutto l’arco della vita». Oggi, sempre a Trento, ha fatto una relazione sulla formazione Brian Keeley, economista inglese: "In Italia un lavoratore si aggiorna per quattro ore l'anno, in Svezia per 40 ore...."Quale sintesi migliore del nostro scarso investimento in formazione?
L’altro tasto su cui ha battuto Passera ieri è «l’assenza di meritocrazia e la totale mancanza di mobilità sociale». Insomma, il punto è: cosa si studia, come si finalizza, quante occasioni ci sono di valorizzare le conoscenze. Ma questo, certo, non dipende dai singoli, che possono solo cercare la loro strada stretta verso le posizioni migliori.
E oggi a Roma Draghi, in uno dei passaggi chiave del suo discorso, ha chiesto un forte investimento nella scuola: un «forte cambiamento», che coinvolga docenti (il reclutamento, la distribuzione geografica e i percorsi di carriera sono governati «da meccanismi che mescolano precarietà e inamovibilità») costi (le risorse per studente destinate all'istruzione scolastica «sono più elevate in Italia che nella media dei paesi europei») e gli atenei («dovrebbero potersi fare concorrenza nell'attrarre studenti e fondi pubblici»). Il governatore ha ricordato che l’Italia è ancora uno dei paesi dove è più basso il tasso di occupazione: sono pochi gli italiani che lavorano o anche solo che ”cercano” un lavoro, soprattutto tra le donne. La nota positiva è che l’economia è in crescita. Ma per chi cerca un lavoro, ora e non domani, è come veder partire un treno mentre arriva in stazione. Riuscirà a prenderlo?

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