
A mente fredda, dopo qualche giorno, vorrei tornare su quello che ha detto Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia. Mi spingono a farlo varie cose:
1) l'incredulità di fronte a quello che hanno, che abbiamo, riportato sui giornali;
3) la lettura di un bell'articolo sul Riformista .
Allora, in primo luogo, i giornali hanno titolato sostanzialmente sui salari ("troppo bassi in Italia rispetto al resto d'Europa") e sui giovani ("il loro problema è la precarietà"). Mi sembrava strano che Draghi avesse detto delle cose del genere, con quel significato che gli è stato attribuito, e cioé: i salari vanno alzati; e i lavori precari devono trasformarsi in lavori non precari...
In secondo luogo, leggendo il testo si capiscono varie cose: primo che Draghi è non solo un grandissimo esperto, ma che ha anche una capacità divulgativa fantastica. E si tira un sospiro di sollievo.
In terzo luogo, sul Riformista di martedì 30 ottobre
Gustavo Piga ha scritto un articolo di sintesi
estremamente efficace, oltre che indignato. Ha sottolineato alcuni passaggi della relazione di Draghi, come quello che dice che dal '92 a oggi, i consumi pro-capite degli italiani sono cresciuti
(come ognuno dotato di memoria può testimoniare) ma meno dei loro redditi. E negli ultimi tempi i consumi sono stagnanti.Piga alla fine suggerisce a Draghi (anzi , più delicatamente dice a via Nazionale), di contattare direttamente il popolo dei blog (!). Forse così sarà capito meglio.
Quanto ai giovani e al lavoro, continua l'articolo, Draghi ha riportato le cifre che chiunque si occupi di questi temi, conosce: dagli anni '90 in Italia l'occupazione è aumentata più che in altri paesi europei, e la disoccupazione è diminuita (anche se l'occupazione totale è ancora al di sotto degli obiettivi).Leggiamo il testo direttamente: "Il tasso di occupazione delle persone di età compresa tra i 25 e i 35 anni è aumentato di circa cinque punti percentuali. Tuttavia, a opportunità di impiego decisamente maggiori (sic) di quelle offerte, alla stessa età, alle generazioni precedenti, si è accompagnata una sensibile riduzione dei salari d'ingresso".
Poi Draghi parla di discontinuità e imprevedibilità dell'esperienza lavorativa dei giovani, enormemente aumentata rispetto al passato, e questo costituisce un freno alla spesa e quindi ai consumi.
Ma qual è il punto? Il punto è che, per far cresce stabilmente il reddito, "la produttività è la variabile chiave". .Non ce ne sono altre.
Continua Draghi: "Le giovani generazioni guadagnano meno delle precedenti perché la loro produttività è meno adeguata al paradigma tecnologico corrente di quanto non lo fosse la produttività delle generazioni entrate nel mercato del lavoro nei decenni passati al vecchio paradigma. Riportare la produttività su un sentiero rapidamente ascendente risolve il problema di offerta dell'economia italiana, consente aumenti retributivi, rafforza la domanda interna."
Ciò detto, un governatore della Banca d'Italia si poteva fermare. Draghi invece va avanti e segnala tre punti d'intervento:
1) l'istruzione
2) strumenti per ripartire equamente i costi derivanti dalla maggiore flessibilità (flexicurity?) 3) innalzamento dell'età effettiva di pensionamento
Infine Draghi conclude così:
"Destinatari e protagonisti di questo processo sono in particolare i giovani. La politica economica avrà successo se li aiuterà a scoprire nella flessibilità la creatività, nell'incertezza l'imprenditorialità".