
AGGIORNATO
Chi di noi, di fronte ai ripetuti scioperi del personale Alitalia nei mesi scorsi, non si è chiesto quale logica perversa guidasse queste agitazioni? Una compagnia sull'orlo della catastrofe, che dovrebbe solo sognare un salvatore su un cavallo bianco, perché deve affossarsi ancora di più con le proprie mani? Questo concetto, da me espresso molto rozzamente, viene sviluppato magistralmente da Pietro
Ichino sul Corriere di oggi. La domanda chiave della riflessione di Ichino, in sostanza, è: perché il sindacato moderno non cerca di sfruttare i vantaggi della globalizzazione, chiedendo ai migliori imprenditori del mondo di farsi avanti, e chiedendo di discutere anche nuove e più avanzate soluzioni nell'organizzazione del lavoro, nelle relazioni industriali, nell'entità e nella struttura delle retribuzioni? Non si potrebbe in questo modo fare il bene dei lavoratori, invece di costringerli sempre ad adattarsi e a subire le novità, senza averle minimamente governate? La domanda purtroppo finisce per essere retorica .
In proposito vorrei qui raccontare un esempio illuminante: una mia amica è "quadro" in una grande banca che una volta era pubblica e ora ha visto l'ingresso di un importante gruppo francese. Molti suoi colleghi hanno prima subito il cambiamento con preoccupazione, poi con qualche svantaggio e rassegnazione. Per lei, che è brava, intelligente, flessibile e conosce varie lingue, è stata una grande occasione di crescita. Lavora più di prima ma la sento sempre molto soddisfatta. Ecco, mi sembra che questa sia la differenza tra governare i cambiamenti sul lavoro, e sfruttarli, o subirli.