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lunedì 18 giugno 2007

UN LAVORO NEI BENI CULTURALI? SVEGLIA!



E' bello avere una cultura, è bello lavorare nel settore della cultura e dell'arte....però preparatevi a soffrire. E poi non dite: ma allora che cosa ho studiato a fare!? Perché per chi affronta lo studio di materie umanistiche e artistiche, trovare un lavoro nel suo campo sarà ancora più difficile che per gli altri. Quasi impossibile. E ciò nonostante la grande fioritura di corsi di laurea e master "specialistici" in gestione dei beni culturali e simili.
Per chi poi un lavoro lo trova, si prospettano stipendi bassi (eufemismo) e contratti mooolto temporanei. A volte volontariato.
Lo dice la stessa associazione di settore Civita, che ha steso un rapporto dal titolo ottimistico "La formazione vale un Patrimonio".
Ogni anno in Italia si laureano in beni culturali tra i 2.800 ed i 3.200 giovani. Ma «solo 16 su 100 troveranno in un futuro prossimo un lavoro nel loro specifico settore», avverte Civita. Ancora meno, quelli che possono sperare in una occupazione nel comparto pubblico del settore.
Situazione confermata dai dati Istat, secondo i quali in confronto alla media i dottori in conservazione dei beni culturali, hanno più difficoltà a trovare lavoro dopo la laurea e presentano un più alto tasso di disoccupazione. Oltre al fatto che l'occupazione nel settore dei beni culturali si caratterizza per una maggiore incidenza del lavoro volontario e di quello atipico, part-time e stagionale. Non bastasse, le retribuzioni sono in media più basse del 13,5%, con una media di 1.087 euro nel 2004 contro i 1.257 euro di un laureato generico.
Malgrado queste difficoltà, pare che laureati in beni culturali si scoraggiano meno degli altri, tanto che la percentuale di coloro che si ritirano dal mercato del lavoro in questo settore è dell'11,1% contro il 13,4% del totale dei laureati.
Parecchi problemi emergono anche nel campo della formazione, dove il moltiplicarsi delle offerte ha fatto in qualche caso scendere il livello della qualità. Nella seconda sezione del rapporto - dedicata alle opinioni degli esperti dei principali settori professionali - traspare ad un sguardo complessivo , sottolinea Civita, «un certo pessimismo riguardo alla qualità della formazione fornita dalla Università Italiana, complici la recente riforma e il moltiplicarsi delle classi di laurea attinenti al settore dei beni culturali, che impediscono in molti casi l'approfondimento e la specializzazione adeguate». Tra i punti dolenti, la distanza e la mancanza di rapporti tra Università, Scuole di Alta Formazione e mondo del lavoro."L'università non ha mai ritenuto necessaria la collaborazione del'associazione" lamenta il presidente di Civita, Gianfranco Imperatori. Quindi, anche le università dovrebbero svegliarsi!

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