Visualizzazione post con etichetta felicità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta felicità. Mostra tutti i post

domenica 24 febbraio 2008

L'ECONOMIA, I BLOG E LA RICERCA DELLA FELICITA'


"Ci sono novità nei media. E ci sono novità nella scienza economica". Poiché ognuno legge i libri a modo proprio, cercando e scoprendo quello che gli serve in quel momento, è da qui che io comincerei a leggere "Economia della Felicità", Feltrinelli, di Luca De Biase, giornalista, e blogger molto attivo e ben più esperto di nuovi media di chi scrive.


E cosa c'entrano questi due fenomeni uno con l'altro? Sono, scrive De Biase, "due aspetti di una grande trasformazione che impone una ricerca di senso...L'economia segnala il bisogno di una rivalutazione dei beni relazionali. E i media si ristrutturano proprio in base alle relazioni tra le persone"(p. 143).


Da questo punto si può partire per un nuovo viaggio, che è anche quello che io sto facendo, nel mondo dei giovani, delle donne e del lavoro. E che ho segnalato già con "Il denaro fa la felicità?", qualche giorno fa.


Naturalmente nel libro di De Biase c'è molto altro, in particolare su Internet e il valore dell'informazione che circola sulla rete, sui blog, eccetera. In fondo la verità è che il blog, per noi giornalisti, è un po' una perdita, in cambio di un guadagno. Si perde un po' quella distanza, quella alta professionalità che abbiamo sempre riversato (o pensato di riversare) nel nostro lavoro, in cambio di un rapporto più diretto con chi ci legge. Io, personalmente, senza rinunciare al mio solito lavoro, investo tempo (rubacchiato, strappato a tutto il resto) anche in questo, proprio perché valuto parecchio questo rapporto. Diciamo che il blog ci fa guadagnare un po' di quelle relazioni umane che in questi anni abbiamo costantemente perso, in rapporto ai nostri lettori, e non solo. Mi sembra un bel punto di partenza su cui riflettere. E presto vi dirò anche che cosa c'entrano i giovani e le donne (oppure ditemelo voi...). E occhio alla storia di John Baffo!

domenica 17 febbraio 2008

FELICITA' E LAVORO/2 LA FLESSIBILITA'



Riprendo il tema del lavoro e della felicità, ma prima voglio ringraziare quelli che lo hanno commentato. Credo di aver toccato un tasto molto sensibile e che mi sta molto a cuore. Siamo in molti a essere soffocati dal lavoro e forse anche dal pensiero del lavoro.
Quindi, ricapitolando, nel libro di Leonardo Becchetti "Il denaro fa la felicità?" si parla di "un effetto indiretto negativo del reddito sulla felicità". Ciò avviene perché l'aumento del reddito ha "un impatto negativo sul tempo speso in beni relazionali, il quale riduce a sua volta l'effetto positivo di questi [cioè del poco tempo speso in relazioni personali] sulla felicità. In parole povere: in Occidente guadagniamo di più perché lavoriamo di più, ma proprio per questo non abbiamo tempo per noi stessi e per gli altri. E il cerchio è chiuso.
L'altro tema che vorrei tirare fuori da questo libro ricco di spunti, è quello del rapporto tra felicità e lavoro. Si parte dalla constatazione che "nel vecchio sistema taylorista...il lavoro materiale e individuale era particolarmente spersonalizzante penoso...". Invece "nel mondo della flessibilità e della continua innovaziobne di processi e di prodotti il lavoro diventa certamente più creativo, ma richiede anche uno sforzo intellettuale di gran lunga superiore, unito a una capacità di lavoro in team...Nel vecchio modello non era necessario per l'impresa conquistare mente e cuore del lavoratore...Nel nuovo modello invece solo una forte motivazione intrinseca può garantire quel surplus di applicazione e di sforzo utili a far scaturire l'idea innovativa e a garantire all'impresa il salto di qualità e di produttività!. Quindi, sostiene Becchetti, le imprese hanno ora "l'esigenza di conciliare felicità e produttività (ovvero di conquistare il cuore e la mente dei dipendenti). (p. 59). Non sempre, va detto, ci riescono.
C'è poi in questo libro un'importante paragrafo sul rapporto tra felicità e globalizzazione del lavoro (pp. 61-62 e sgg). In un periodo storico in cui l'innovazione e la flessibilità offrono le condizioni per un lavoro più "felice", perché più basato sulla creatività e meno sulla ripetitività dell'organizzazione del lavoro taylorista, paradossalmente, la globalizzazione mette a rischio proprio questa possibilità. La globalizzazione sembra rendere certi lavoratori più infelici. Mentre alcuni, pochi, i cosiddetti "talenti" diventano superstar, più pagati e coccolati dalle imprese, la necessità di competere con mercati del lavoro molto più flessibili, dove il costo del lavoro è notevolmente più basso, mette a rischio le tutele e la stabilità dei lavoratori non specializzati dei Paesi più industrializzati, riducendo la loro felicità sul lavoro" (p. 61). E questo dà conto della contraddizione insanabile tra una flessibilità "buona", ricca di opportunità, e la sensazione di nuove e più forti costrizioni che si fa strada tra tanti lavoratori contemporanei, specie se giovani.

lunedì 11 febbraio 2008

IL TEMPO, IL DENARO E LA FELICITA'





Era da un po' che volevo parlare di questo libro, perché tratta di un tema che ci riguarda tutti e che mi appassiona da sempre: Il denaro fa la felicità? di Leonardo Becchetti, Editori Laterza, 2007, 145 pagine, 10 euro. La mia risposta alla domanda è sempre stata no, il denaro non fa la felicità, e ne sono tanto più certa quando vado in bici in mezzo ad automobili lucidissime, o quando il mio sguardo si posa su un certo ragazzo arruffato, in mezzo a troppi incravattati, abbottonati, gessati, scarpe lucidate...E' pur vero che, come diceva quello (forse era Woody Allen), se il denaro non fa la felicità, "figuratevi la miseria!". Insomma, la risposta non è così semplice, e il libretto che vi consiglio analizza la questione dal punto di vista dell'economia delle nazioni, nella miglior tradizione dell'economia politica degli ultimi due secoli. Leggendolo scoprirete come è possibile che, nella classifica dei paesi più felici del mondo, prima sia la Nigeria e che l'Italia si piazzi solo al 50° posto, precedendo di poco la Grecia, la Turchia e tutto un folto gruppo di Paesi dell'Est europeo, che evidentemente si sentono piuttosto giù. Ma che non si dica che è una questione di reddito! E la lettura di questo libro lo spiega .
In particolare, però, ci sono due temi, apparentemente marginali, che mi hanno particolarmente interessato in questo libro. Uno è quello del rapporto tra felicità e lavoro, e fin qui siamo anzi nell'ovvio. L'altro è "il rapporto tra crescita del reddito e costo del tempo". Comincerò da qui.
"Il tempo sta diventando un bene sempre più scarso" (p. 23) Ne segue che i cittadini dei paesi industrializzati sono sempre più ricchi di denaro ma, apparentemente "sempre più poveri di tempo". Come è possibile, visto che la giornata è fatta sempre di 24 ore, come cento anni fa, e anzi oggi disponiamo di molti strumenti che ci aiutano a fare le cose in meno tempo? Il problema dice Becchetti è che "non è il tempo disponibile ad essersi ridotto, ma il suo costo ad essere aumentato vertiginosamente". per cui noi dovremmo più correttamente dire non che non abbiamo tempo, ma che "il nostro tempo costa moltissimo" (p.24). Ma perché, quanto vale un'ora di tempo oggi, rispetto a quento valeva prima? Calcoliamo quanto vale un'ora di lavoro cui rinunciamo per quell'ora di tempo libero:"L'aumento costante della produttività nei paesi industrializzati ha fatto salire alle stelle il costo del tempo libero" (p. 25). Tuttavia Becchetti nota anche che, grazie alla tecnologia, sono aumentate le possibilità di svago, si sono ridotte le incombenze domestiche grazie agli elettrodomestici e all'industria alimentare, ma forse sono aumentati i tempi di percorrenza (ma su questo avrei dei dubbi). Se ne conclude un rapporto difficile tra tempo e relazioni affettive, ma le conclusioni mi sembrano molto lontane dal punto della questione, anche se è interessante sottolineare che se "il tempo è denaro", come diceva Benjamin Franklin (e anche Paperon de' Paperoni), "il tasso di cambio tra le due grandezze è profondamente mutato e di questi tempi "il denaro è molto meno caro del tempo". Ma il motivo, lo devo ripetere, qui non è chiaro per nulla. Va aggiunto che nella classifica dei paesi più felici troviamo in cima alla classifica i paesi nei quali si spende più tempo nel coltivare le relazioni personali (p. 29). Purtroppo, in Occidente, per questo non c'è tempo!. E qui mi fermo, ringraziandovi per la pazienza. Nel prossimo post vi dirò cosa dice il libro su lavoro e felicità.

Google