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giovedì 5 giugno 2008

UN EX DANDY RACCONTA




Chissà se qualcuno si ricorda del dandy dei nostri giorni, quel Mario che mi scriveva tempo fa raccontando della sua propensione alla pigrizia, ma anche della sua disillusione in Italia e delle sue esperienze in Giappone? Bè, il dandy si è trasformato e mi ha riscritto, per raccontarmi come anche lui ora si sente uno che in qualche modo ce l'ha fatta. Certo, la strada è ancora lunga e Mario-l'ex-dandy dovrà probabilmente trovare nuove svolte, nuove crisi e certo nuovi successi. Ma almeno ora una cosa la sa:
"CE la si può fare, anche quando la mala sorte sembra impegnarsi davvero...Era l'agosto del 2007 quando il mio coinquilino nippo americano salì in camera mia. Al momento stavo spedendo i curriculum in giro per aeroporti e società di servizi irlandesi e scozzesi in cerca di una paciosa sistemazione come attendente multilingue.
La porta si apre e lui "non voglio che te ne vada". "Ok - rispondo io - che si fa?". Scopro così che stavano cercando nuovo personale nella sua compagnia, la più grande agezia di reclutamento/collocamento del Giappone. Si fissa il colloquio col capo del personale e vado. 4 ore la prima intervista con la HR lady e 4 consulenti. Scavalco il gradino e passo al secondo colloquio. 3 ore con tanto di test pratico di cold calling. Scavalco anche questo. Assunto. Grande traguardo, soprattutto perchè il permesso di soggiorno sarebbe scaduto entro 4 settimane e non avevo poi questa sfavillante esperienza lavorativa, a parte un anno e mezzo di tirocinio in un'azienda elettrica di uno zio prossimo alla pensione.
Poco importa, ero appena entrato seriamente nel mondo del lavoro. Qualche mese di attesa per il regolare visto e il 10 ottobre ho preso servizio.Purtroppo il team francese della mia azienda era l'unico alla ricerca di nuovi consulenti, così Charles, Nicolas, Guillaume e Thierry hanno avuto un nuovo collega da maltrattare. Di lì in poi tante nuove scoperte: la gente mente, la gente se ne frega, la gente vuole solo soldi. Così, chiuso nel puro cliché, della compagnia gestita all'americana ho imparato tanto, soprattutto che la vita lavorativa è dura quando c'è lo spauracchio di una email che ti dice di sgomberare la scrivania e di andare via in mezz'ora. Di lì la mia buona sorte mi ha fatto diventare il pupillo del senior consultant più rispettato, che mi ha preso come figlioccio e tirato via dal gruppo transalpino.
Ora nessuno mi può toccare; le ore di lavoro sono sempre undici, dodici al giorno e si fatica. La soddisfazione è però grande, soprattutto quando diventi "residente a Tokyo", quando mamma non ti manda più i soldini per continuare a fingerti studente, quando non hai più la stretta allo stomaco che qualcuno ti possa chiedere "che fai?" e rispondergli che sei un disoccupato. Era questa la mia più grossa paura, ma averla superata è ora il mio più grosso onore.
Me ne sono andato, ho lasciato tanto ma ho trovato una fiera sistemazione, guadagno molto più dei miei amici e ora non vedo l'ora di incontrare qualcuno che mi chieda che faccio.Sono un consulente del lavoro e vivo a Tokyo.Questo è quello che conta ora.
Mario "

domenica 22 luglio 2007

PRECARI E CONTENTI: UN DANDY A TOKYO

Questa è la testimonianza di un dandy dei nostri giorni. Un giovane rappresentante della vita liquida, condizione nella quale qualcuno si trova a proprio agio, mentre altri soffrono. Anche lui, "Il Crea"(lo trovate tra l'altro su OPS ) dice di aspirare a un placido posto fisso, ma in realtà mi sembra che si trovi abbastanza bene a vivere come fa, lontano dai nostri luoghi comuni. Per ora la sua massima urgenza è trovare un editore: se qualcuno è interessato, si faccia vivo.

Ecco il racconto del Crea:

"24 luglio 2003. Mi sono appena laureato al Dams e il pensiero del lavoro ancora non mi tange. Aspirando a vivere come Lord Byron (nella foto), sperando comunque in qualche anno in più, mi do alla lettura e allo studio dell'inglese, conscio che un annetto sabbatico me lo possa prendere. Mi sono laureato in fretta a 24 anni appena compiuti, così l'idea di lavorare non mi ispira più di tanto. Agguanto qualche certificazione e imparo bene inglese e francese, così mi sento pronto, verso la metà del 2005, a concorrere per un qualche posto. Dedico così le mie attenzioni a un concorso che serviva solo a integrare i precari di una grossa azienda, non lo sapevo, e perdo circa 11 mesi. Ne trovo un altro alla Regione (sono di Cosenza) e mi affido al malcostume del chiedere al potente e affidarsi a lui. Il potente si finge interessato e perdo altri 6 mesi. Scopro un'opportunità nel mio comune di residenza, anche qui il potente si finge amico e via un altro semestre. Un paio di omuncoli e il loro "ci penso io, non preoccuparti" mi portano a un totale di due anni e mezzo di totale, assoluta disoccupazione. Domanda per il servizio civile, pubblicizzato come un'occasione per specializzarsi e pompare un po' il curriculum. Al colloquio il gentile, affabile responsabile mi accoglie dicendomi che non ho la minima possibilità di essere preso, perché mi manca l'esperienza. "Ma il servizio civile non serve a formare?" chiedo. Lui allora riflette, riflette e riflette ancora. Lì la proposta: "perché non fai il volontario per un anno? Dopo ti prenderò perché avrai l'esperienza necessaria." Sembra serio, magari non sta scherzando.Stavolta tocca a me riflettere. Un anno senza retribuzione per poi lavorare altri 12 mesi come servizio civile per circa 350 euro mensili, senza possibilità di impiego futuro... Eccitante! Così sarebbe come guadagnare 175 euro al mese con un contratto biennale. Non male, ma a me l'etichetta di "pollo" sulla schiena non piace, così declino con rammarico e torno a casa ridendo. Trovo finalmente un buon consiglio da uno sconosicuto: "vai all'estero, arraffa una bella specializzazione e impara un'altra lingua". Detto, fatto. Prenoto una scuola di lingue a Tokyo, coinvolgo il mio migliore amico ed eccomi ora a dividermi tra lavori, divertimenti e vita gaudente. Certo, ancora il servizio civile mancato mi rode, ma la vita è imprevedibile. Da quando vivo a Tokyo tengo un diario, la cui versione pulp è un libro ormai in fase di revisione. Se avessi il talento di Bukowski sembrerebbe uno dei suoi racconti, ma purtroppo non sono stato baciato da tanta grazia. E' volgare e blasfemo, quindi difficilmente troverò un editore in Italia: dopo i primi cinque o sei no, lo tradurrò in inglese. Per ora faccio il dandy, poi magari farò altro.
Il Crea"

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