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martedì 25 marzo 2008

IL CALL CENTER DI VIRZI'

AGGIORNATO


"Un viaggio nell'inferno della sotto-occupazione italiana, un viaggio nella nostra attualità, nella vita dell'Italia di oggi. Ma lo sguardo non è apocalittico, perché c'è l'apocalisse di sempre, basata sull'ingiustizia, forse più beffarda del solito. Se c'è un'apocalisse, è comunque allegra». Così Paolo Virzì presenta il suo ultimo film "Tutta la vita davanti". L'ho visto ieri in anteprima a Roma e devo prima dire che il film non è male, gli attori sono bravi e ogni personaggio ha una sua carica che lo rende interessante. Il regista, Sabrina Ferilli, Isabella Ragonese, Massimo Ghini, valerio Mastrandrea, Micaela Ramazzotti, Elio Germano... bravi, bravi tutti.
Ciò detto, la sensazione di deja vu di fronte ai call center, ai giovani sgrammaticati e innamorati dei miti tv e del Grande Fratello, è angosciante. In questo quadro non si salva nessuno, neanche il sindacalista di buona volontà, costantemente sbeffeggiato dai giovani tritatutto del call center. Si salva solo, un po', la protagonista: una bella ragazza acqua e sapone, intelligente ma sognatrice, laureata in Filosofia con 110 e lode e una tesi su Heidegger, che recita un po' a pappagallo di fronte a una commissione di anziani professori, decisamente fuori dal mondo e assolutamente non interessati al suo futuro. La protagonista, Marta, non si sa cosa vuole fare, forse la ricercatrice. Comunque si trova un po' per caso in mezzo ai moderni "Mostri" e, soprattutto per buon carattere, accetta di misurarcisi. Ma poi si capisce che il suo animo si lega più a una bimba piccola e a un'anziana pensionata, anche loro personaggi decisamente fuori moda.
Ma allora, questo "mondo" lo vogliamo buttare? Dopo il film di Virzì la risposta è decisamente sì. Oppure ci vogliamo ritirare tutti in campagna? Sìììì! Ma siccome un po' mi conoscete, la mia risposta non può essere questa. Ecco perché ho scritto un altro pezzo, sul Messaggero, che domani potrete anche leggere QUI.

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