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martedì 20 maggio 2008

ANCORA DUBBI SULLA DETASSAZIONE DEGLI STRAORDINARI


AGGIORNATO CON NUOVI LINK

Sul tema della detassazione degli straordinari, accompagnata apparentemente dall'unanime accordo di sindacati, Confindustria e governo, registro nuovi dubbi: oggi quelli di Boeri e Garibaldi sulla voce.info con "Grandi intese o grandi elusioni fiscali?"


Ricevo poi da Noise from Amerika la segnalazione di una lettera dell'ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco. Fa seguito al post dello stesso sito sulla dubbia efficacia della detassazione degli straordinari dal punto di vista fiscale. L'argomentazione è un po' complessa, ma riporto qui il link per i più volenterosi.


Aggiungo doverosamente il link all'articolo di Michele Tiraboschi "Un banco di prova da verificare", che chiede un effettivo periodo di "prova" per la detassazione degli straordinari, prima di criticarli senza appello. E mi sembra ragionevole, anche se i miei dubbi restano.


Segnalo anche sullo stesso sito l'introduzione dello stesso Visco al libro Bianco sull'Irpef, che fa capire quanto siano illusorie alcune categorie e credenze sull'imposizione fiscale. Per cui l'imposizione fiscale è concentrata tutta sui soliti noti, non rispettando neanche l'apparente progressività degli scaglioni, che si rivela più pesante del dichiarato. Buona lettura

martedì 13 maggio 2008

MA DAVVERO E' GIUSTO DETASSARE GLI STRAORDINARI?

(Stachanov)

Coro unanime a favore della proposta di detassazione degli straordinari. Strano, visto che in Italia non si trova mai un accordo su niente. Eppure i dubbi sono legittimi. Già mi era chiaro che gli straordinari li possono fare solo alcuni lavoratori e, statisticamente, sono frequentati soprattutto dai lavoratori maschi. Come ha sottolineato Pietro Ichino, è una misura maschilista, che amplierà il gap tra le retribuzioni degli uomini e quelle delle donne.
Ma oggi devo segnalare due interessanti articoli che allargano ancora di più il campo dei dubbi. Su Noisefrom Amerika, l'intervento di Alberto Lusiani che avanza l'ipotesi secondo la quale la detassazione degli straordinari alla fine andrà a svantaggio dei redditi medio-bassi e, alla fine comporterà un aumento delle imposte per i lavoratori. Strano, ma vero.
Ancora più interessante mi sembra l'articolo di Matteo Richiardi su lavoce.info, che mette in luce una tale serie di effetti negativi da rimanere sgomenti.
Sintetizzando, in Italia non è che si lavori poco, dice Richiardi, piuttosto sono pochi quelli che lavorano. E sono poche le donne che lavorano. Aumentando il numero delle ore di chi ha già ha un lavoro, si approfondisce il problema. Si aggravano anche i problemi di quelli che già lavorano troppo, e non sono pochi: tra le altre cose i workalcoholics si ammalano di più e, alla lunga, rappresentano un costo per la società. Inoltre, non possono prendersi cura dei figli e dei familiari in genere. Le nuove tendenze nel mondo del lavoro vanno quindi nella direzione opposta.

Aggiungerei che, al di fuori delle fabbriche, non è detto che chi lavora più a lungo "produca" anche di più. Bisognerebbe piuttosto guardare i risultati.

La controproposta è semplice: perché non abbassare le tasse su tutto il lavoro? Qualcuno potrebbe rispondere che in Italia abbiamo bisogno di aumentare la produttività, ma ripeto: non credo che la detassazione degli straordinari aumenti la produttività oraria (anzi, potrebbe essere anche il contrario). In Italia comunque la media di ore lavorate a settimana è di 37 ore, superiore di gran lunga a Olanda, Germania, Danimarca, Belgio, Irlanda, Svezia, canada, Australia, Francia e Gran Bretagna. Viceversa abbiamo uno dei tassi di occupazione più basso del mondo occidentale. 59,4% : meno di noi lavorano solo in Polonia.

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