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domenica 7 settembre 2008

DONNE, SCUOLA, LA POLITICA A CACCIA DELLA REALTA'
















Le vacanze sono quasi finite. E' ora di riprendere a lavorare e a discutere. Sono due i temi sui quali quest'anno si concentrerà l'attenzione di Cambiamondo: la scuola e le donne. Oltre, naturalmente, ai soliti, i giovani, il lavoro, la produttività, la conciliazione tra lavoro e vita. E chissà che quest'anno non si impongano anche altre questioni. Per esempio, non mi negherò delle incursioni nelle elezioni americane, che potrebbero cambiare il panorama politico non solo negli Usa ma in tutto il mondo.





Intanto, però, la scuola, le donne. Due temi che sembrano avere poco in comune, o forse "troppo". Ma che rappresentano due territori nei quali la politica deve toccare per forza la realtà. E sporcarsi le mani. Sui giornali di questi giorni se ne parla molto. Delle donne, per esempio, su La Stampa Barbara Spinelli tratta con una certa sufficienza e sdegno questa irruzione delle donne nella politica contemporanea. Vi ci vede una sopravvalutazione del "corpo", cui contrappone una politica nella quale la fisicità, il corpo, lo stesso gossip, erano esclusi. Una politica fatta da intellettuali, da politici "puri". Ma ricordiamoci che quella era la politica in cui dominavano le ideologie tradizionali, il fascismo, il comunismo. Oggi l'ideologia non ha più diritto di vita e di morte sulla politica, il che non vuol dire che sia finita. Si può fare idologia su ttto, sulla pancia delle donne, come sulla falce e martello. Un bel groviglio, testimoniato da una visione completamente opposta, che è quella di Antonella Boralevi su Il Messaggero. Se la Spinelli storce la bocca per l'ideologia della "femmina portatrice di novità", la Boralevi ne saluta l'aspetto salvifico. Purtroppo, quando ci sono di mezzo le donne, non si riesce mai a essere normali. Però io non riesco a rimpiangere nemmeno la "normalità" di barbogi incravattati, che parlano di politica come se non riguardasse la vita delle persone.





Un discorso simile vale per la scuola. Qui si deve mettere il dito nella piaga e cercare di toccare la realtà. Ma ci si accorge subito quanto la realtà ci sfugga, annegata nella nebbia dei luoghi comuni, delle inezie, di problemi marginali, di grandi tabu. Un esempio per tutti: sul Corriere della Sera c'è un'inchiesta sugli insegnanti, vecchi, mal pagati, precari a vita. Una fotografia purtroppo esatta, che però vede la realtà solo da una parte di un immaginario vetro magico: quello degli insegnanti. E il punto di vista degli studenti, la loro esigenza di avere in classe professori bravi, preparati, autorevoli, divertenti (e sottolineo divertenti) ? Ignorato. Si racconta solo la triste solfa di professori che hanno cominciato a lavorare a 34 anni, che a 54 ancora non hanno una cattedra fissa (ma siamo proprio sicuri che agli studenti non faccia bene cambiare insegnante ogni anno?), che non sappiamo quanto siano preparati, che selezioni abbiano superato, con quale punteggio, con quali risultati tra i ragazzi. Di ciò nulla si dice. Anzi, è un tabù. Come si potrebbe mai osare di mettere in discussione la preparazione di un insegnante che lavora da 20 anni? Eppure tutti noi conosciamo chi, lavorando da una vita, lavora sempre male. Ecco, come sempre, farò arrabbiare qualcuno, speriamo.

venerdì 6 aprile 2007

PRECARI, CONCORSI E GAMBE TAGLIATE


Il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, ha annunciato che nell'anno 2007-8 saranno "messi a ruolo" (che bello questo linguaggio!) 50 mila docenti precari e 10 mila non docenti. Fioroni ha voluto sottolineare che i precari che saranno stabilizzati sono "docenti vincitori di concorsi che da anni insegnano nelle nostre scuole senza mai aver interrotto il proprio rapporto di lavoro".
Il ministro ha sentito il bisogno di fare questa precisazione perché, evidentemente, sa che qualcuno ha da eccepire sulle stabilizzazioni senza concorso (tanto più che ultimamente si sta, a parole, riscoprendo il "merito"). Io sono una di quelli che eccepisce. Intanto vorrei sapere se questi precari-vincitori sono vincitori di cattedre (e allora perché non sono già di ruolo?) oppure sono "abilitati", o semplicemente "idonei". In questo caso vorrei raccontare che anche la sottoscritta (in una sua precedente vita) fece uno dei rarissimi concorsi nella scuola, ottenendo senza sforzi eccessivi l'abilitazione alle classi di "storia e filosofia" nelle scuole superiori e "italiano, storia e geografia" nelle medie. Allora però già lavoravo, poi ho intrapreso la strada del giornalismo, e la mia abilitazione è finita lì.
Ma io vorrei sapere: quanti brillanti e motivati laureati, usciti dalle nostre università negli ultimi anni, aspirerebbero a fare gli insegnanti? Quanti di questi vedrebbero questo bistrattatissimo lavoro non solo come un ripiego ma come un'impresa (valorosa) cui dedicare energie? Bè, la stabilizzazione dei vecchi precari (mi dispiace dirlo perché mi farò come al solito dei nemici) taglia brutalmente le gambe a questi "giovani". Così una nuova generazione di laureati perderà le loro "belle speranze", e potranno gridare come sempre "governo ladro".

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