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giovedì 21 febbraio 2008

RICERCA, UNA NOTIZIA BUONA E UNA CATTIVA


Ricerca e innovazione, chiavi di volta della crescita. In Italia siamo ultimi in Europa per crescita, e la situazione della ricerca non è delle più rosee. Ma non soltanto per mancanza di fondi (come è ovvio), bensì anche per le procedure burocratiche e inadeguate a premiare il merito con giustizia e velocità. Segnalo sul sito di Gianluca Salvatori la lettera di protesta dei ricercatori-cervelli rientrati dall'estero e l'articolo dello stesso Salvatori (pubblicato anche sul Messaggero di oggi) che spiega l'elaborazione e l'entrata in vigore di un nuovo tipo di contratto, applicato in Trentino agli istituti di ricerca. Speriamo che sia l'inizio di una valanga (in senso buono)

giovedì 18 ottobre 2007

IL 5 PER MILLE ALLA RICERCA: PUNTIAMO SUL FUTURO


Quante volte abbiamo detto che le imprese italiane puntano troppo poco sulla ricerca, che la ricerca in Italia non è abbastanza finanziata, che senza ricerca non c'è sviluppo, non si può investire sul talento, sul merito, e così via? Ecco ora un'occasione per fare qualcosa: è stata lanciata una petizione per assicurare il finanziamento alla ricerca attraverso la stabilizzazione del famoso "5 per mille" che è stato introdotto nella finanziaria nel 2006. Scienziati, ricercatori e persone impegnate nel mondo dell'innovazione chiedono che il cinque per mille resti e non abbia tetti, non abbia limiti. Che gli italiani possano donare quella piccola quota del loro reddito alla ricerca, che possano investire sul futuro!. Potete leggere il pezzo di Gianluca Salvatori, promotore dell'iniziativa, sul Sole 24 ORE di oggi. E potete aderire andando sul suo blog, Der Zauberberg (ah, un giorno parleremo di questo libro....) o sul sito della petizione.

venerdì 22 giugno 2007

INVESTIRE NELLA CONOSCENZA O SPROFONDARE

AGGIORNATO

«Forse è esagerato parlare di declino dell'Europa della conoscenza; ma è certo che il mondo corre e che la Ue fatica a tenergli dietro». Lo dice il ministro Mussi. E se la Ue fa fatica, purtroppo l'Italia arranca.


Oggi c'è stato il convegno di cui dicevo ieri su 'Il ruolo delle università nello spazio europeo dell'istruzione e la ricerca" nell'aula magna del rettorato dell'Università di Roma "Sapienza". Mussi ricorda che «la Ue spende poco per la sua ricerca e per le sue università: investimenti in ricerca scientifica e in sviluppo tecnologico sono inferiori al 2% del Pil contro il 2,7 degli Usa e il 3,2 del Giappone. Inoltre, la spesa complessiva per l'alta formazione in Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna non supera l'1,1% del Pil. E e in Italia, udite udite, è perfino inferiore allo 0,9% contro il 3,6% degli Stati Uniti».
Tra ricerca e istruzione, quello che viene definito "pacchetto conoscenza", i dati dell'Italia sono un pianto. Secondo i dati Ocse, in Italia non raggiungono il 2,5%. In Francia, Gran Bretagna e Germania sono vicini al 4% del Pil mentre in Giappone assommano al 5,0% e negli Usa toccano addirittura il 6,6% del Pil.
Tutto ciò, ammette il ministro, si traduce in un imperativo per l'Italia e per l'intera Europa: «Non possiamo pensare di poter vincere come singoli paesi la sfida della conoscenza: o vinciamo insieme, e possiamo vincere, o perdiamo tutti». E non è bello sapere che, anche nella squadra perdente, l'Italia è guardata storto.

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