QUOZIENTE FAMILIARE :-(
I numeri fanno girare la testa? A qualcuno può darsi. Ma quando ci si entra dentro e se ne capisce il senso diventano più eloquenti di tanti discorsi. Vorrei richiamare qui i conti elaborati dal Sole24 Ore sull’applicazione di un ipotetico quoziente familiare, che a quanto pare è nel programma del governo. L'articolo è di Tonino Morina e Marco Peruzzi (ma per ora non c'è un link, mi dispiace. Quello che però conta è la tabella).
Attenzione però: nel programma del governo c’è anche l’incentivazione e l’agevolazione del lavoro delle donne, e non potrebbe essere altrimenti perché questo è uno degli obiettivi dell’Europa, sanciti nell’accordo di Lisbona. L’Italia, lo abbiamo ricordato altre volte, è il paese europeo con il più basso tasso di occupazione delle donne (a parte Malta). Ci batte la Spagna (e questo ormai è scontato) e ci batte anche la Grecia. Gli economisti hanno calcolato che un aumento del lavoro delle donne farebbe automaticamente aumentare il Pil dell’Italia, quindi nessun economista, nessun governo può dire diversamente.
La tabella sul Sole 24 Ore è chiara (cioè...forse la foto qui sopra è illegibile, però non sono riuscita a fare di meglio. Di seguito però ve la racconto): a parità di reddito, un single (magari donna) pagherebbe al Fisco più di un uomo che convinca la propria moglie a non lavorare. Nel primo caso, un reddito lordo di 40 mila euro versa un’imposta di 11.520 euro, nel secondo il marito con moglie a carico pagherebbe solo 9.600 euro. E’ come se lo Stato regalasse a questa coppia duemila euro affinché la donna non cerchi un lavoro. I figli qui, come si vede, non c’entrano.
Qualcuno lo riterrà legittimo. Qualcuno sarà entusiasta. Ma non mi venite a dire che questo è un sistema per favorire il lavoro delle donne. Invece di fare gli asili nido, invece di favorire la parità sul lavoro, invece di promuovere una cultura di crescita delle persone, si "pagano" i mariti che riescono a tenere a casa le mogli. Mi sembra tremendo.

