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venerdì 6 luglio 2007

PRECARI E CONTENTI, STORIA DI UN COPYWRITER CHE NON VOLEVA STUDIARE












"Ciao Angela,mi chiamo Arnaldo e sono nato nel 1975..."


Questa è la storia di un ragazzo, Arnaldo Funaro, che per inseguire i suoi sogni è ancora precario. Aveva un lavoro a tempo indeterminato e, giustamente, lo ha lasciato. Io non condivido alcune sue posizioni, che risentono dei luoghi comuni sul precariato. Però, lui è la dimostrazione vivente che quando si vuole qualcosa fortemente bisogna faticare molto, ma poi si riesce a ottenerla. Arnaldo è ancora precario e magari lo sarà ancora. D'altra parte ha scelto un lavoro difficile. Conosco copywriter bravissimi che sono diventati precari a 45 anni, dopo aver lavorato con successo per grandi campagne pubblicitarie. Comunque si merita un bel in bocca al lupo. Qui vedete alcune delle sue vignette. E ha anche un blog: diversamente occupati, che merita una visitina.


".....La mia storia vorrei farla iniziare dal 1993, al liceo. Ero svogliato in tutto. Dissi a mio padre che non volevo più studiare e che avrei cercato un lavoro. Lui, senza drammi e senza alzare la voce come mi sarei aspettato, mi disse: "Ok, lo capisco. Se non hai voglia di studiare mica posso legarti alla sedia. Ma visto che ci metterai un po' a trovare un'occupazione, intanto lavorerai per me. Sarò io il tuo datore di lavoro". Mi chiese di svuotare la libreria, spolverare i libri, pulire bene gli scaffali e rimettere i libri sopra.

ORA RIFALLO

Dopo un paio d'ore torno da lui e gli dico che ho finito. Mi guarda con la sua solita tranquillità e mi risponde: "Bravo. Ora rifallo". Allora ho capito tutto. Ho capito cosa significa lavorare e non poter scegliere. Lavorare e non poter dire di no. Lavorare e non fare ciò per cui ti senti nato. Lui, mio padre, me lo spiegò senza difficoltà che dovevo battermi contro la mia pigrizia e contro ciò che ti circonda per realizzarmi. Per me è stata una lezione indimenticabile.
Come indimenticabile è stato il momento in cui me lo ritrovai a casa con una racchetta da tennis quando facevo le medie. Mi disse che l'aveva trovata vicino ad un secchio dell'immondizia. A me sembrava nuova. Disse: "Se vuoi domenica andiamo a vedere come si gioca". Ho scoperto, anni dopo, che si inventò questa storia per portarmi, senza obbligarmi, lontano dal "muretto" sotto casa per evitare che frequentassi un certo giro.Insomma, quando cresci con una guida del genere, che ti instilla una serie di input come questi, entrare in una agenzia interinale e veder vanificati i propri studi, le proprie sacrosante aspirazioni e fatiche, è dura da mandare giù.

MA LA LAUREA NON ASSICURA IL LAVORO

Al quinto anno di liceo ho scoperto l’amore per lo studio. La mia curiosità è letteralmente esplosa. Il mio primo amore (tuttora intramontabile) è stato la Storia. Così all’università mi sono laureato con il massimo dei voti in Storia Medievale. Dopo è iniziato il vero calvario.
Il problema è che noi siamo cresciuti in un’epoca in cui tutti ci dicevano che una laurea ci avrebbe garantito un buon futuro lavorativo. Per questo tutti si lamentano e prendono questa bugia come alibi per non mettersi mai in gioco. Io invece, in questo gioco ci sono entrato ben prima della fine degli studi. Per sbarcare il lunario ed essere un po’ indipendente facevo il facchino, il cameriere, il musicista, il bibitaro allo stadio ecc. Lavori che consideravo dei momenti di passaggio. Tuttavia vedevo cosa accadeva nel mondo del lavoro fin dalle categorie più in basso. Vedevo l’involontaria opera d’erosione messa in atto dagli immigrati, che letteralmente si svendevano per poche lire, obbligando tutti a scendere a patti pur di continuare a lavorare. E vedevo i padroni fregarsi le mani alle nostre spalle e godere di questa situazione. Dopo la laurea ho tentato invano il dottorato, ma sapere che tutti i posti sono già ben prenotati ti toglie tutta la benzina.

PUBBLICITA', VERA PASSIONE
Allora ho cominciato a portare avanti in maniera più professionale la mia seconda passione, la pubblicità. Ho cominciato come art director per una piccola agenzia a cui devo molto da ogni punto di vista: nella preparazione professionale e nell’odio sociale. Orari degni di un cinese in fabbrica e stress senza limiti. Poi un anno in giro a cercare di meglio. Finisco dentro una tipografia (grazie a Dio). Ottime persone. Una famiglia che ancora sento mia, la certezza di un contratto a tempo indeterminato. Ebbene si, ma l’ho rifiutato. Non sono pazzo, ma, mentre lavoravo, frequentavo faticosamente un master in scrittura pubblicitaria.

BASTA LAVORO FISSO

A gennaio 2007 mollo la tipografia in ottimi rapporti con i miei vecchi capi. Mi appoggiano, mi danno inaspettatamente una liquidazione, pur lavorando in nero e per farmi respirare i primi mesi di stage. Mi pagavano per intero anche il mese di ferie. Ho trovato un posto in una piccola agenzia di Roma, una vita completamente nuova e 300 euro al mese.Anzi, a dirla tutta l'ha trovato per me uno dei miei vecchi insegnanti che (Dio lo benedica) ha creduto in me.Alla fine di ogni mese impagino un giornale per un’associazione di quartiere. Sono altri 300 euro tutti i mesi. Il lavoro d’impaginazione l’abbiamo organizzato in modo che occupi un giorno solo. Poi nel frattempo decido di sfidare di brutto i tempi bui che ci accompagnano.

IO, LEI E IL "BUCOLOCALE"

Mentre continuo a fare colloqui come copywriter, vado a vivere con la mia ragazza. Adoro la mia casetta in affitto che chiamo "bucolocale". Non ho paura di niente se non di fallire. Io ci credo in me. So che posso emergere perché sono un gran lavoratore che, invece di piangersi addosso, la mattina scende dal letto come un predatore.

Adesso sto in un’altra agenzia, altra chiamata da un vecchio insegnante: L’Armando Testa Roma, uno dei network pubblicitari più grandi d'Europa. Sempre 300 euro al mese. Forse mi tengono hanno detto. Forse no, dico io per scaramanzia. Infine, per esercitarmi, avevo iniziato a fare vignette, perché per un copy è importante scrivere sempre. Lo facevo come esercizio, poi è diventato un modo per stare nella posta dei direttori creativi con continuità. Adesso, dopo tanti mesi, è diventata una vera passione alla quale vorrei dare un seguito".



Arnaldo

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