DIFENDIAMO I DIRITTI DEGLI UOMINI, IN NORVEGIA
Più di dieci anni fa, scrissi sul Messaggero un pezzo dal titolo «Noi, poveri uomini discriminati». Era un articolo scritto quasi per scommessa, in un periodo in cui mi sembrava che le donne dovessero smetterla di lamentarsi e cominciare a considerarsi abbastanza forti da difendere anche i diritti degli uomini, quando ce n’è bisogno. Molti miei colleghi erano scettici, ma si inchinarono alla riuscita della scommessa. Allora i padri erano discriminati ancora rispetto ai congedi parentali, più di oggi lo erano nell’affidamento dei figli, e anche in altri settori. A distanza di tempo ammetto che la scommessa, sul lungo periodo, si è rivelata fallace. Non basta smettere di lagnarsi e lavorare come dannate, quando di fronte hai il network (oggi si chiama così, no?) dei maschi che semplicemente detengono il potere. Oggi credo perfino nelle quote rosa, che mai e poi mai nella mia vita avrei pensato di appoggiare.
Ma una buona notizia c’é: in Norvegia i maschi hanno bisogno di essere difesi. Vanno peggio a scuola, stanno peggio in salute, sono sfavoriti in vari settori. Perfino in politica sono diventati minoritari. Ma le potenti donne norvegesi hanno deciso di correre ai ripari: la ministra per le pari opportunità, Karita Bekkemellem, ha creato una commissione di saggi (32, tutti maschi) che avranno il compito di elaborare delle proposte e sollevare una discussione nell’opinione pubblica sui diritti e le pari opportunità degli uomini. Ah, le donne, sono sempre troppo buone, ma fanno bene: ci mancherebbe altro che, prendendo il potere, non dimostrassimo che la differenza c'è, ed è importante.

