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giovedì 9 ottobre 2008

UN OTTO? VALE COME UN DISTINTO!


Mia figlia mi ha comunicato di avere preso un bellissimo voto in Geografia, un 8. ”Otto corrisponde a Distinto, lo sai mamma? E Distinto non lo danno quasi mai!” Ecco come i ragazzi reagiscono alle novità della scuola, niente di clamoroso, loro si adattano a tutto anche se ogni cambiamento un po’ li spiazza” E dire che noi invece traducevamo il ”distinto” in voti.

Tutto questo per dire che le riforme della Gelmini, su cui si sta scatenando l’inferno, al punto che i professori arringano gli studenti e li montano contro il ministro, mi sembra una tempesta in un bicchiere d’acqua. Lo stesso per un altro refrain dell’anno: ”Quest’anno i professori saranno più severi, colpa della Gelmini”. Davvero? Ma allora prima non facevano il loro lavoro, si potrebbe obiettare. La verità, mi sembra è che il nocciolo duro della questione scuola non sia stato affrontato: come garantire la qualità degli insegnanti e il valore delle ore passate a scuola? Questo è il punto vero della discussione sulla scuola, tutto il resto ha un sapore terribilmente marginale. Perfino la discussione sul maestro unico, che ha certamente un fondamento, si dovrebbe ricondurre alla domanda: come facciamo a sapere se i maestri sono all’altezza del compito che svolgono? Non è un delitto di lesa maestà domandarselo, spero, oppure tutti i maestri e professori si sentono offesi solo dalla domanda? Intanto assistiamo alla sollevazione di insegnanti e soprattutto sindacati, che hanno proclamato lo sciopero per il 30. Ma io stento a capire veramente intorno a cosa ci si accapigli. Si vuole ridurre il numero degli insegnanti, si sottolinea. Qualcuno addirittura ci legge un ”attacco” all’occupazione femminile, visto che nella scuola gli insegnanti sono quasi tutti donne. Ma stiamo scherzando? La scuola non è un ufficio di collocamento per disoccupati. Negli altri Paesi, nei quali i prof sono pagati meglio che da noi, il loro numero è più basso, e la mole di lavoro forse superiore. Ripeto: non dovremmo piuttosto chiedere che vengano reclutati e valutati secondo quei criteri di merito e di valore che si vorrebbero poi ritrovare nelle classi? Il ministro Brunetta getta un ennesimo sasso nello stagno, come è suo costume: gli insegnanti lavorano poco e, per quello che fanno, guadagnano anche troppo. Può sembrare una provocazione, perché gli stipendi degli insegnanti sono veramente bassi. Ma discutiamone, se siamo capaci.

mercoledì 10 settembre 2008

PRIMO GIORNO DI SCUOLA. Diario di bordo




Seconda media, primo giorno di scuola dell'era Gelmini.





La scuola comincia mentre infuriano le polemiche su giornali, radio, tv e web. I genitori e i ragazzi hanno scoperto fortunosamente che il rientro in classe era stato fissato, durante l'estate, al 10 settembre. Peccato che alla fine dell'anno scolastico tutti pensavano che le scuole a Roma ricominciassero il 15. Tanto peggio per chi aveva deciso di fare le vacanze nella prima metà di settembre (negli uffici le vacanze si pianificano verso maggio).
I giorni precedenti al rientro sono stati occupati dai preparativi e, per molte famiglie, dalla pianificazione dei pomeriggi che ci aspettano, con incroci difficili tra orari scolastici, palestra, musica, e altre attività che la scuola non garantisce a sufficienza (per esempio lingua straniera, gruppi scout, eccetera), nonché orari di lavoro dei genitori, arruolamento di baby sitter, nonni, eccetera. Ma il primo scoglio si è presentato proprio oggi: a che ora usciranno i ragazzi? Ci sarà un orario provvisorio, si sono detti i genitori, che si illudevano di basarsi su un empirica esperienza pluridecennale (la propria di studenti e di genitori). Nessuna comunicazione ufficiale della scuola, nessun cartello sul portone (perfino Martin Lutero, in tempi ante-internet aveva usato questo sistema per diffondere le proprie tesi e lo aveva trovato abbastanza comodo). Diciamo il minimo. No, l'unica era svolgere un'inchiesta personale e, stamattina, la voce ufficiale della scuola è stata un gentile bidella (ma forse chiamarla così è scorretto, me ne scuso) che, interrogata, comunicava gioiosamente che la scuola faceva subito l'orario pieno con la mensa e tutto. I ragazzi delle sezioni a tempo pieno, quindi, usciranno alle 16,10. Il motivo di tanta efficienza? "Gli insegnanti quest'anno ci sono tutti!" La Gelmini ha fatto il miracolo, e questa sembra una bella notizia.

Però. Però ci potremo chiedere se per i ragazzi sia giusto cominciare fin dal primo giorno con un orario così lungo, o se invece, non fosse meglio partire con tre-quattro ore di lezione e poi passare, nel giro di pochi giorni, all'orario pieno. Questo non se lo chiede nessuno. "Gli insegnanti ci sono". Gelmini o non Gelmini, la scuola ruota, questo è il punto, intorno agli insegnanti: se loro non ci sono, tanto peggio per i ragazzi e le famiglie; se ci sono, tutti sui banchi per otto ore fin dal primo giorno. Ma cosa è meglio per gli studenti? Vogliamo chiedercelo?

L'Ocse intanto ci informa per l'ennesima volta che la scuola italiana ha prestazioni scadenti, che gli insegnanti da noi sono più numerosi che in altri paesi, che guadagnano meno, lavorano meno e, aggiungiamo noi, nessuno sa più come vengano selezionati. Si parla ora tanto di merito, di qualità...ma chi e come scoprirà se un insegnante è capace di insegnare, se è competente, se sa trasmettere entusiasmo, regole, capacità ai suoi alunni? Su questo, purtroppo, c'è un notevole silenzio. Però si dibatte sul maestro unico. Chiaro che negli anni tutti siamo giunti a pensare che era meglio dividere il rischio attraverso più docenti piuttosto che puntare su un solo maestro che, se incapace, ci sarebbe rimasto sul groppone per molti anni. Insomma il problema vero è la competenza e l'autorevolezza degli insegnanti. Non la divisa, i voti o altri dettagli. Agli studenti, dei problemi dei prof, che siano personali o sindacali, importa poco. Sono i prof che devono interessarsi dei problemi degli studenti e non sarà certo aumentando le ore di lezione fino allo svenimento che migliorerà la preparazione. Lo dimostra il fatto che nelle scuole straniere si passa più tempo a ricreazione e meno sui banchi. Eppure si impara di più. Per approfondimenti, due interessanti articoli in merito al maestro unico sulla voce.info qui e qui.

martedì 25 dicembre 2007

INSEGNANTI, TROPPO MODESTI E MAL PAGATI

LINK AGGIORNATO

Mi pare che il tema della scuola, giustamente, appassioni. E siccome il punto vero da cui partire per un rovesciamento di alcuni vizi italiani credo che sia la condizione di insegnante, prendiamo in considerazione alcuni dati, tratti dall'ultimo rapporto Ocse sull'educazione.

Va detto che mai come in questo caso i dati possono essere interpretati in vari modi, quindi io ne tenterò una lettura, che naturalmente è soggetta a correzioni.

Intanto i livelli di spesa "per studente" in Italia sono più alti della media Ocse: in totale 99.778 dollari per tutta l'istruzione primaria e secondaria. Siamo all'ottavo posto dopo paesi tradizionalmente munifici su questo tema (Austria, Danimarca, Islanda, Lussemburgo, Norvegia, Svizzera e Stati Uniti).

Nell'istruzione superiore invece investiamo poco, con una spesa dello 0,9% del Pil. Siamo l'unico paese Ocse che spende per questo meno dell'1% del Pil. E non è certo un buon segno, visto che ormai siamo nel gruppo dei paesi che dovrebbe dare per scontata l'istruzione primaria e invece puntare con decisione su quella superiore e avanzata.

Tasse universitarie: l'Italia fa parte del gruppo con la tasse d'ingresso più basse, ma pochi godono di borse di studio e/o prestiti. Potrebbe essere un pregio, purtroppo l'alto tasso di abbandoni e la lunghezza dei percorsi universitari, spesso farebbero pensare che tasse più alte spingerebbero gli studenti a sbrigarsi di più. A proprio vantaggio.

Ore annuali di lezione: da noi sono tante, più di 8.000 ore tra i 7 e i 14 anni. La media Ocse è di 6.898 ore. Qui ci si potrebbe dichiarare soddisfatti...eppure io ho la sensazione che tenere i ragazzini inchiodati sui banchi per tante ore (anche otto in una prima media), facendoli spesso annoiare, con scarse motivazioni e entusiasmo, dia risultati controproducenti. Ma ovviamente, è difficile generalizzare. Quello che è certo è che le teste dei ragazzi non sono damigiane, nei quali più si mette e più resta, ma sono organismi che vanno stimolati nel modo più appropriato. E su questo i numeri non dicono nulla.

Stipendi degli insegnanti: da noi sono più bassi della media Ocse. Si calcola che un docente di scuola media con 15 anni di servizio guadagni 8.500 dollari l'anno in meno della media Ocse.

Un insegnante italiano però fa in media meno ore di lezione (735 nella primaria e 601 nella secondaria, contro le 803 e 707 della media Ocse), ha meno alunni (18,3 alunni per classe nella primaria e 20,9 nella secondaria, contro i 21,5 e 24,1 della media Ocse). Questo vuol dire che ci sono più docenti per numero di alunni.

Ecco perché dico che forse in Italia ci sono troppi insegnanti, mal pagati e da cui ci si aspetta a volte troppo poco. Loro stessi sono modesti o fanno troppo i modesti. A questo rispondono i sindacati che è difficile fare paragoni, perché da noi ci sono gli insegnanti di sostegno, e spesso i docenti fanno anche da bibliotecari o assolvono ad altre funzioni di supporto, che all'estero sono svolte da "non docenti". E' anche vero che questa è per l'appunto la descrizione di una realtà sciatta, in cui tutti i gatti sono grigi e non si distingue tra professionalità, competenze e stipendi.

Gli insegnanti non dovrebbero più considerarsi ed essere considerati come povera e derelitta categoria di lavoratori, per fortuna rappresentati da forti sindacati; dovrebbero invece diventare élite del lavoro intellettuale il cui obiettivo principale, anzi unico, sia formare intelligenze e cittadini nuovi. E quindi reclutare i migliori laureati ed essere pagati di conseguenza. Sogno?

Vorrei aggiungere un'ultima idea contraria a quella che è la vulgata , e che secondo me ha danneggiato enormemente gli insegnanti e la scuola nel suo insieme: la gente deve smettere di pensare e credere, perché non deve più essere così, che fare l'insegnante sia per natura un lavoro con cui è possibile "conciliare" la famiglia! Questa è la peggiore iattura della nostra scuola! Fare l'insegnante deve essere un lavoro duro, esattamente come fare il manager... E anche il manager deve poter conciliare il lavoro con la famiglia!



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