MADRI INGLESI
La Gran Bretagna è un paese che in quasi tutte le classifiche internazionali sta molto più avanti dell’Italia. Per quanto riguarda la condizione delle donne nella società e nel lavoro, sembrerebbe anni luce davanti a noi. In Italia lavora solo il 46% delle donne, in Gran Bretagna invece sono molto vicini (con un 56% circa) all'obiettivo minimo fissato dalla Ue (il 60%), si fanno più figli che in Italia, e gli uomini sembrano molto più propensi degli italiani a svolgere ruoli ”misti”: il mito del macho latino non li ossessiona. Eppure in Gran Bretagna si discute di diritti delle donne proprio come da noi, anzi forse di più. Il governo sta progettando di estendere il diritto all’aspettativa facoltativa per le madri (dai 9 mesi a un anno). Attenzione, è saltata su l’Authority per le pari opportunità inglese: si rischia di rendere meno attrattivo per le aziende l’assunzione di una donna, e quindi si può ottenere l’effetto contrario, come già qualche segnale sembra indicare. E badate che in Gran Bretagna molte donne usufruiscono del part-time, che consente di svolgere bene il ”doppio ruolo” madre e lavoratrice, ma certo non permette grandi voli di carriera.Il punto di domanda è: ma insomma, le donne non avranno mai vere pari opportunità? Anche in Gran Bretagna resiste sempre lo stereotipo della donna-madre e del padre-lavoratore? Sia su The Times che sull’Independent, il tema è stato analizzato e discusso. Ancora una volta, più che sulle donne, l’attenzione sembra concentrata sugli uomini. (Si veda qui un riassunto della legislazione in tema di astensione dal lavoro per maternità-paternità(Non è il loro nuovo ruolo (ammesso che riesca ad affermarsi il ruolo di uomo-padre-casalingo), più di ogni altra cosa, quello che farà la differenza nelle famiglie, nelle aziende e nella legislazione?

